Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


Le origini delle superstizioni

In occasione della Prima Giornata Antisuperstizione abbiamo condotto un'indagine informale alla ricerca delle origini e del significato culturale di alcune tra le più diffuse superstizioni.
Va detto che spesso chi racconta la storia di come sarebbe nata una superstizione non fornisce la fonte o le prove di ciò che afferma, ma si limita a riportare voci sentite altrove. Le spiegazioni si presentano perciò più come “educated guessing” che come ipotesi scientificamente verificabili. In generale, risalire all'origine documentata di una superstizione (come del resto di una leggenda metropolitana) è spesso assai difficile se non impossibile.
In ogni caso, eccone i risultati.

Gatto nero

In Italia, come in gran parte dell'Europa continentale, si dice che un gatto nero porti sfortuna, specialmente al passante a cui attraversa la strada. Non sempre però il gatto infausto è quello nero: nei paesi anglosassoni porterebbe sfortuna un gatto bianco.
All'origine dell'avversione per i gatti neri potrebbe esserci sia la presenza della figura del gatto in culti pagani, sia l'associazione, in diversi contesti culturali, del colore nero all'oscurità.
Inoltre l'attraversamento delle strade non illuminate da parte di gatti neri (quindi meno visibili al buio) potrebbe essere stato in passato un pericolo concreto: il loro passaggio improvviso avrebbe potuto spaventare i cavalli facendoli imbizzarrire e causare quindi degli incidenti.
Ancora un'altra versione farebbe risalire questa superstizione ai pirati e alla loro presunta abitudine di imbarcare proprio gatti neri sulle navi; l'incontro con un gatto nero avrebbe quindi potuto indicare la presenza di pirati nelle vicinanze.

Il sale

Un'azione portasfortuna sarebbe il versare del sale: un tempo questo era preziosissimo per la conservazione dei cibi, oltre che per i normali usi alimentari. Il valore di questa sostanza è attestato anche dall'uso presso i romani di pagari i loro soldati anche in sale (da cui “salario”). Versarne quindi poteva significare sprecare un bene di grande valore.

La scala

La superstizione per cui passare sotto una scala porterebbe sfortuna potrebbe avere un'origine pratica: passare incautamente sotto una scala instabile, o su cui qualcuno sta lavorando, può senz'altro infatti causare incidenti. Il pericolo riguarderebbe non solo chi passa sotto la scala, ma anche chi sta lavorando sopra di essa. Questo pericolo, in ogni caso, sarebbe presente solo nell'immediato!

Il numero 17

L'origine più probabile della cattiva fama del numero 17 è da ricercarsi nell'uso, presso gli antichi romani, di scrivere la parola VIXI ("sono vissuto", quindi sono morto) sulle lapidi delle tombe. Il 17 infatti in numeri romani si scrive XVII, che è un anagramma di VIXI e potrebbe quindi aver portato all'associazione fra il 17 e la morte.
Nella Bibbia inoltre si specifica che il Diluvio Universale ebbe inizio il 17 del secondo mese (Genesi 7,11), aggiungendo quindi un ulteriore significato funesto.
E' da notare che sugli aerei spesso manca la fila numero 17, in alcuni alberghi non c'è la camera 17 e, talvolta, nelle numerazione dei numeri civici (specialmente negli "interni"), il 17 è sostituito da un meno traumatico 16/A.
In altre culture la malasorte è associata ad altri numeri: ad esempio in Giappone il numero 4 è pronunciato come la parola "morte", ed è perciò considerato di cattivo auspicio. Olympus ha chiamato i processori delle sue macchine fotografiche di alta gamma TruePic III, TruePic III+, TruePic V, saltando così il 4.

La superstizione nello sport

La scaramanzia è molto diffusa fra gli sportivi, anche tra i più famosi, che spesso rimangono legati ad un oggetto per tutta la loro carriera: è il caso di Zambrotta, che infila sempre per prima la scarpa sinistra, o dell'allenatore Renzo Ulivieri, che non può scendere in panchina senza il suo cappotto portafortuna, anche durante la bella stagione, e anche a costo di dover ricorrere ad un medico per un colpo di calore.
In casa italiana, il mondiali del 1982 furono una vera e propria esibizione di riti: tutti ricordano i baffi che Gentile si era fatto crescere, con la promessa di tagliargli se la Nazionale fosse arrivata in semifinale, ma pochi sanno che Tardelli giocò la finale con una immagine sacra all'interno dei parastinchi.
Il record della superstizione spetta però al portiere scozzese Alan Rough, che prima di entrare in campo eseguiva nell'ordine questi riti:

  • non radersi prima della gara;
  • non dimenticare l'anello portachiavi a forma di cardo;
  • portare in campo una vecchia pallina da tennis;
  • mettersi in tasca una scarpetta da calcio in miniatura;
  • portare una piccola maglia a forma di stella;
  • usare sempre il gancio numero 13 negli spogliatoi;
  • indossare la maglia numero 11 sotto la numero 1;
  • far rimbalzare tre volte il pallone nel corridoio che porta al terreno di gioco;
  • calciare il pallone nella rete vuota;
  • soffiarsi il naso più volte possibile durante la gara.

Lo stesso portiere ammise a fine carriera che viveva nel terrore di scordarsi una parte del proprio rito.

Nemmeno Pelé era immune alla scaramanzia: regalò la sua maglia ad un tifoso, e sceso in campo perse una partita, dopo aver giocato molto al di sotto delle sue capacità. Chiese allora ad un amico di rintracciare il tifoso e farsi ridare la maglia "portafortuna"; l'amico ritornò con la maglia, e Pelé poté così tornare a giocare e a segnare fin dalla partita successiva. L'amico però non gli aveva detto che non era riuscito a ritrovare il tifoso, e gli aveva così riconsegnato la stessa maglia della partita precedente…
Per chiudere con il calcio, esistono anche squadre e stadi maledetti: lo stadio del Birmingham sarebbe stato costruito sopra un antico campo nomade. Per poter eseguire i lavori i gitani sarebbero stati scacciati via e avrebbero risposto lanciando una maledizione sul campo da calcio. Una bella scusa per l'allenatore Barry Fry che doveva giustificare gli scarsi risultati della squadra…

La scaramanzia è diffusa in tutti gli sport; il tennis è una vera miniera d'oro di riti curiosi, che diventano dei veri e propri tic: Rafael Nadal, l'attuale numero 1 del ranking mondiale, allinea le bottigliette dell'acqua ad ogni cambio di campo, in modo che le etichette siano sempre perfettamente allineate. John Mc Enroe scelse invece come oggetto per i suoi riti le stringhe delle scarpe, che allacciava di continuo; sempre meglio di Ivan Lendl, che si strappava le ciglia.
Il rischio è un altro fattore scatenante della superstizione e gli sport motoristici ne sono la dimostrazione: molti piloti salgono in auto o in moto eseguendo sempre gli stessi gesti, e soprattutto sempre dallo stesso lato. Tra questi va annoverato anche Valentino Rossi, che di suo aggiunge anche una attenzione particolare per il casco: non deve mai toccare il terreno, altrimenti potrebbe trascinare a terra anche la moto. Il più pittoresco era però il motociclista Marco Lucchinelli, che nel 1981 vinse il mondiale 500 indossando sotto la tuta camicia e cravatta.
Sempre in tema di abbigliamento, Lou Carnesecca, il più grande allenatore di squadre di college negli Stati Uniti, era famoso per i suoi orrendi maglioni colorati, bersaglio dell'ironia della stampa. Tutto iniziò quando in una partita di campionato indossò quasi per caso uno di questi maglioni, perché era raffreddato; la partita era decisiva per la stagione, la sua squadra vinse, e da allora i suoi giocatori lo obbligarono a sfoggiare maglioni dai colori sempre più improbabili ogni volta che scendeva in panchina.

Alcuni di questi gesti possono essere nati come quelli che gli psicologi dello sport chiamano rituali di attivazione, gesti convenzionali che servono allo sportivo per raggiungere la concentrazione voluta; nel momento in cui lo sportivo perde il controllo del rituale, questo diventa una sorta di difesa da non meglio definite “forze esterne”, e si può considerare come una vera superstizione.



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