Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


Intervista a Edoardo Russo

Edoardo Russo, presidente del Centro Italiano Studi Ufologici, con sede a Torino, è tra le poche persone che parteciparono alla storica cena del 1988 a Torino in cui fu costituito il CICAP.

Cosa ti ha portato a interessarti di UFO?

Ho cominciato a interessarmi che non avevo ancora 14 anni, stavo finendo la terza media. In una libreria ho trovato un libro di Peter Kolosimo e dall'archeologia spaziale all'ufologia è stato un passo. Per un paio d'anni mi sono appassionato a tutto l'insolito, il paranormale, l'occulto e il misterioso, comprando e leggendo tutto quello che trovavo. Poi, poco a poco, sono rimasti quasi solo gli UFO, tanto più che ho avuto la fortuna di cominciare a frequentare uno dei più vecchi e seri studiosi torinesi dell'insolito, Gianni Settimo, che mi ha praticamente "adottato" e mi ha fatto crescere e svezzato, costruendo l'Edoardo-ufologo che poi è ancora attivo oggi, dopo 28 anni.

Il Piemonte è terra di avvistamenti? Quali sono stati i casi più interessanti?

Stando alle statistiche, sembrerebbe proprio che il Piemonte sia una delle tre regioni italiane più "ricche" di avvistamenti: oltre mille in cinquant'anni. In realtà è una delle più ricche di notizie archiviate (che sono una cosa diversa dagli avvistamenti), e credo proprio perché nella nostra regione c'è stata una continuità ininterrotta di raccolta di notizie fin dal 1949, con la nascita del Centro Studi Spaziali, poi divenuto Centro Studi Clipeologici, promotore nel 1965 della costituzione di un Centro Unico Nazionale, quello stesso CUN da cui il sottoscritto ha promosso nel 1985 la scissione del CISU. Su più di mille casi, quelli veramente interessanti (con alto "indice di stranezza") sono poco più di una decina. I due più eclatanti sono stati probabilmente il caso radar-visuale di Caselle e l'atterraggio con tracce di San Michele d'Alessandria.
La sera del 30 novembre 1973, diversi piloti di aerei di linea in partenza, atterraggio o transito all'aeroporto di Torino-Caselle segnalarono alla torre di controllo la presenza di una strana luce in cielo, che venne osservata anche da terra e rilevata da almeno quattro radar civili e militari della regione aerea nordoccidentale. Il pilota di un aereo privato, che era in volo, venne guidato dalla torre di controllo fino a ottenere un contatto visivo, e per diversi minuti ci fu una specie di gioco a gatto-e-topo tra il Piper e l'UFO, fin quasi all'altezza di Voghera. Il caso fu oggetto di studio ed analisi anche da parte dell'intelligence militare, ma rimane tuttora non identificato, anche se alcuni degli avvistamenti da terra furono senz'altro del pianeta Venere.
A San Michele, invece, il 14 settembre 1978 un ragazzo aprì la finestra della camera da letto, al mattino, trovandosi davanti, sospeso poco sopra le piante di mais, una specie di sigaro metallico oscillante, che emetteva un suono modulato e che partì improvvisamente in verticale. Sul posto rimase una traccia ovale formata da piante piegate (tutte alla stessa altezza, a 90 gradi) e seccate, come rilevato dal Nucleo di Polizia Scientifica della Questura di Alessandria. Trattandosi di un solo testimone, rimane il dubbio di una burla, ma (a differenza del tipico scherzo, o falso, o burla) il ragazzo è sempre rimasto non solo coerente e assertivo della veridicità della sua testimonianza (anche quando si è tentato a bruciapelo di "fregarlo"), ma tuttora - parlandone con lui, ormai adulto e sposato, 22 anni dopo - ci ha ribadito la sua perplessità su cosa potesse essere quell'oggetto volante.

Il Musiné viene spesso descritto come un centro di avvistamenti con frequenza enormemente superiore alla media. Qual è l’opinione del CISU in merito?

Al di là di come il mito del Musiné sia effettivamente nato (da uno scherzo di uno studioso locale) e poi cresciuto (ad opera dei soliti "veri credenti", quelli che vedono un mistero alieno dietro ogni stormir di fronde; e ancora più dei "mercanti dell'ufo", cioè quelli che sulla sete di mistero di una parte del pubblico hanno costruito una personale fonte reddito), un semplice sguardo ai numeri della casistica piemontese o anche solo della provincia torinese permette di concludere che non ci sono più avvistamenti sopra o intorno al Musiné di quanti ce ne siano - chessò - nei dintorni della Maddalena.
Va però aggiunto che - come mi raccontava anni fa un cronista de "La Stampa" - se in redazione arrivava la telefonata di uno che aveva visto un UFO a Moncalieri, veniva di solito cestinata; se invece arrivava dalla Valsusa, ecco che scattava il tipico meccanismo (noto ai sociologi dell'informazione) del "notizia chiama notizia", con l'inevitabile trafiletto-tappabuchi intitolato a "Un altro UFO sul Musiné". Già, perché il Musiné è diventato un po' il Triangolo delle Bermude subalpino: come ogni incidente aereo o navale avvenuto nell'Atlantico a nord dell'equatore è stato poco a poco "spostato" dagli autori di certi libri e collocato nel famigerato Triangolo, così la Montagna degli Ufo ha poco a poco "calamitato" gli avvistamenti di quasi tutta la Valle di Susa.

Cosa ne pensi del progetto SETI e del caso Hessdalen?

Del SETI non mi occupo perché, anche se può sembrare strano, esobiologia e ufologia sono due argomenti a mio parere ben distinti: l'una si occupa di cercare intelligenze extraterrestri a casa loro; l'altra si occupa di cose strane viste qua sulla Terra. Ovviamente le due cose potrebbero alla fine rivelarsi la stessa cosa (è quello che credono quasi tutti quelli che sono appassionati agli UFO, in effetti) e allora l'ironia sarebbe nella "presbiopia" di chi cercava altrove i visitatori già arrivati a casa nostra. Ma - al di là di quello che io chiamo "folklore ufologico" - non vi è alcuna indicazione oggettiva (e ancora meno alcuna prova) che i nostri UFO siano una manifestazione di intelligenze extraterrestri. Altrimenti non saremmo qui a discuterne ancora, dopo 53 anni dalla nascita dei dischi volanti (e a meno di voler credere nel "grande complotto" mondiale che vedrebbe i governi di tutto il pianeta ineditamente d'accordo nel nasconderci l'"orribile verità" di un "patto scellerato" con gli alieni).
Hessdalen, più che un caso è un fenomeno in sé: una vallata norvegese in cui fenomeni luminosi ricorrenti sono stati osservati, rilevati strumentalmente, fotografati, filmati, spettrografati, ecc. per quasi vent'anni, dagli appassionati, dai militari, da tecnici e scienziati. Non è unico, perché esistono altre località in cui la tradizione attesta apparizioni ricorrenti di fenomeni luminosi; ma è unico perché c'è stato qualcuno che - sia pure senza risorse economiche adeguate - ha proseguito la raccolta di questi dati e sta cercando di richiamare l'attenzione della comunità scientifica sul fatto che lì c'è qualcosa di insolito e di interessante. C'è chi sostiene che non si tratta affatto di fenomeni ufologici (capirai: rispetto ad un piccolo alieno stupratore!) e chi invece ritiene che quella sia la vera frontiera del progresso dell'ufologia dall'attuale stadio di pre-scienza (in senso Kuhniano: assenza di paradigmi e di procedure uniformi) o addirittura di pseudo-scienza (quando si legge certa letteratura specialistica) ad un auspicabile futuro di "scienza normale", sia pure in un ambito meno sensazionalistico quale quello cui competono le "luci da terremoto" ed altri fenomeni naturali di cui sappiamo ancora pochino.
D'altra parte questo auspicio va nella stessa direzione di quello che potremmo definire "la nostra missione" come CISU: tenere accesa una fiammella, ammassando (anche malamente) dati su un piccolo-grande enigma del XX secolo, nella speranza che qualcuno ci metta mano seriamente 8in questo XXI appena cominciato); un po' come quei naturalisti del '600 e '700 che raccoglievano esemplari di farfalle esotiche senza avere ancora i rudimenti di una tassonomia e di una entomologia che solo più tardi presero poi le mosse, poggiando peraltro anche sul patrimonio di dati raccolti da quei precursori.

Parlando di UFO in generale, quanti sono in percentuale i casi irrisolti? Tra questi, quanti sono dovuti a insufficienza di informazioni e quanti invece sono tali perché non riconducibili a fenomeni noti?

Con i nostri poveri mezzi e con l'esperienza accumulata soprattutto negli ultimi 25 anni, riusciamo senza troppa difficoltà a risolvere una percentuale di avvistamenti che oscilla tra l'80% e il 90% di quelli che hanno dati sufficienti per una valutazione. Quelli troppo poveri di informazioni (il classico trafiletto di giornale: "una donna ha visto una strana luce da Fenestrelle", dove non hai ora, durata, direzione, altezza sull'orizzonte, dimensioni angolari, descrizione della dinamica… nulla!) è come se non ci fossero. Occorre quindi distinguere tra gli "Ufo in senso lato" (oggetti non identificati dal testimone) e gli "Ufo in senso stretto" (oggetti che rimangono non identificati anche dopo analisi competente).
I non-identificati in senso stretto sono quindi tra il 10% e il 20%, senza contare i "dati insufficienti". La percentuale dei dati insufficienti è molto variabile a seconda del campione, e dipende essenzialmente dalla nostra capacità di approfondire le segnalazioni con un'indagine (intervista col testimone, sopralluogo, ecc.). L'ideale sarebbe fare un'inchiesta per ciascuna segnalazione, ma il rapporto costi/benefici porta ben presto a essere selettivi e puntare sui casi più promettenti, trascurando quelli che sarebbero comunque i più probabilmente identificabili: non dimentichiamo che ogni bolide che passa trova almeno un testimone convinto di aver visto un UFO, e dopo un po' che intervisti gente terrorizzata dai fari da discoteca, preoccupata da stelle e pianeti, incuriosita da aerei, be'… un po' ti stufi, un po' cominci a chiederti se in fondo non sarà tutto spiegabile. Il rischio è ovviamente di buttare via il bambino con l'acqua sporca, e su questa sottile linea di confine ci troviamo a muoverci da equilibristi.

Quali reazioni hai incontrato più di frequente nell’attività del CISU? Curiosità, indifferenza, ironia?

I "vecchi" ufologi attivi negli anni '60 e nei primi anni '70 mi hanno raccontato che la reazione più diffusa era lo scherno: verso chi raccontava di aver visto qualcosa ("quello che vede i dischi volanti"), ma anche verso chi se ne occupava ("quello che crede ai dischi volanti"). La mia esperienza diretta a contatto del pubblico, a partire dal 1977, è stata invece di una incredibile voglia di credere. Anche chi fa lo scettico, sotto sotto vorrebbe crederci. E' una pulsione profonda, forse ancora più interessante da studiare che non gli UFO in sé, ed invece è ancora abbastanza sottovalutata dagli studiosi di psicologia sociale e di sociologia.
Di mestiere faccio il commercialista, e da un consulente societario e fiscale non ci si aspetta certo che si occupi di UFO, in effetti (ma il "mal d'ufologo" mi ha catturato ben prima che io anche solo immaginassi di andare a frequentare la facoltà di economia e commercio), così che non ho mai esagerato a far proselitismo intorno a me. Ma prima o poi i nodi vengono al pettine, e chi mi vede in televisione, chi mi riconosce nella foto o legge il mio nome sul giornale… e anche i clienti più distratti hanno scoperto di cosa occupo il mio tempo libero. Ironia? Mai. Forse anche perché, appena si fanno due chiacchiere sul tema, scoprono con sorpresa che agli extraterrestri ci credono più loro di me! Restano sempre tutti stupiti di questo apparente paradosso, anche i compagni di scuola dei miei figli.

Quanti sono gli attivisti del CISU in Piemonte?

Con una filosofia come quella che ho descritto, il Centro Italiano Studi Ufologici non può che essere un gruppo elitario e intellettuale, che attira poco il pubblico e perfino gli appassionati (che negli ultimi 6-7 anni sono stati nutriti ad autopsie aliene, crop circles, mutilazioni animali, rapimenti alieni, X-files ed altre amenità). Anche solo il nostro atipico neutralismo, tra credenti e negatori, ci pone in una posizione concettuale difficile da spiegare e difficile da capire, se non per chi abbia seguito un percorso simile a quello fatto da quasi tutti noi: dalla credenza alla disaffezione scettica, per poi riposizionarci in un agnosticismo che ci consente di poter dire che un caso è spiegato senza temere che ci si ritorca contro, epperò anche di poter dire che un altro caso è invece inspiegato, senza temere che ci si accusi di creduloneria.
Comunque su una cinquantina di soci (il "nucleo duro") e duecento collaboratori in tutta Italia, il Piemonte ne alloca una decina di soci e una ventina di collaboratori. Ma va precisato che a Torino c'è la sede storica dell'associazione, con gli archivi, la segreteria e la redazione delle pubblicazioni. Da un lato quindi è più rilevante il numero dei coinvolti attivamente (i soci), dall'altro sono meno motivati i semplici appassionati, anche se la nostra sede è il punto di riferimento locale con riunioni settimanali fin dal 1979: ci sono passate centinaia di persone, ma le attività amministrative, di archivio, ecc. non sono il pane per chi vorrebbe magari venire a chiacchierare sulla forma delle orecchie dell'alieno catturato in Brasile, visto in TV o sulla rivista patinata in edicola.

Quali sono le competenze necessarie per esaminare i fenomeni ufologici?

Si parte da zero, e una delle ragioni di fascino dell'ufologia è proprio questa natura "democratica" (chiunque può diventare un ufologo) e "liberale" (da scienziato rinascimentale: dilettante, autodidatta, interdisciplinare). Ovviamente, se si vuole davvero fare dell'ufologia intesa come studio, occorre studiare (o aver studiato) almeno i rudimenti di alcune materie che poi servono in sede di indagine o di analisi dei casi: un po' di geometria e di trigonometria, un po' di fisica, un po' di astronomia, tanta psicologia (della percezione, della memoria, della testimonianza, dell'intervista), un po' di giornalismo, un pochino di aeronautica, qualcosa sulle tecniche di indagine… e (a parte una buona conoscenza della casistica e della letteratura ufologica) mi dimentico senz'altro qualcosa!

A chi si deve rivolgere chi desidera aderire alla vostra associazione?

Se ci sono dei masochisti, intellettualmente incuriositi dal quadretto che ho (molto sommariamente) tracciato, possono provare a scriverci, telefonarci, faxarci o mandarci un'e-mail ai recapiti sotto indicati:
CISU, casella postale 82, 10100 Torino
tel. 011 3290279
fax 011 545033
e-mail: cisu@ufo.it

La redazione de La Voce Scettica



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