Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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Qualche riflessione sulla "chiaroudente"

E' una vicenda torbida quella che in questi giorni sta occupando le pagine dei quotidiani. Il cadavere della giovane Chiara Bariffi viene ritrovato grazie alle visioni di una sensitiva, Maria Rosa Busi. Il dibattito si infiamma immediatamente, e mostra errori e orrori tipici di molte discussioni sul paranormale. Vediamo quali.

La medium afferma di aver "sentito", grazie ad una facoltà che chiama "chiaroudenza", che la ragazza si trovava in quel punto. Supponiamo che la Busi possegga davvero queste doti. Innanzitutto è lecito e sacrosanto auspicarsi che la signora le utilizzi per fare del bene. Nelle interviste che rilascia, la signora è rassicurante: "Faccio tutto questo per aiutare chi me lo chiede, non guadagno niente, semmai spendo soldi miei".

E' un primo passo che può tranquillizzare, ma che non risolve i dubbi sull'esistenza e l'eventuale origine di questi poteri; sarebbe auspicabile, infatti, una seconda dote - tipica dei grandi illuminati: l'umiltà, quella virtù che ci fa dubitare di noi stessi, che frena la nostra presunzione e ci salva dal commettere molti errori di valutazione, che ci ricorda la nostra fallibilità e la lunga storia di cantonate che costellano l'evolversi di ogni disciplina. E qui non si tratta di mettere in dubbio la buona fede di un individuo, quanto la sua capacità a "leggere" quanto avviene in lei e intorno a lei prendendo in considerazione molteplici scenari, piuttosto che irrigidendosi in un unico schema.

Su questo punto, in tutti i suoi interventi televisivi la sensitiva ha dimostrato di essere completamente fuori rotta. Dogmaticamente arroccata sulla sua interpretazione delle "voci" che sente, la signora si rifiuta di rispondere perfino alle domande più ovvie, quelle che il bambino più innocente potrebbe rivolgerle: "Come fa a ricevere i messaggi, come riesce a sentire quello che le dicono?". Si arrabbia, rifiuta di confrontarsi con chi non è disposto a crederle ciecamente e se ne va, sbattendo la porta - lo ha fatto platealmente lunedì scorso, durante la trasmissione di Enrico Mentana, Matrix.

In questi casi, viene da pensare a colui che scoprì l'antibiotico; cosa sarebbe successo se avesse deciso di monopolizzarne l'uso, rifiutando di farlo analizzare a chicchessìa? L'impatto "salvifico" dello stesso sarebbe stato infinitamente inferiore. Nel caso della signora, possedere un così grande potere e non affrettarsi a cercare qualcuno in grado di analizzarlo, comprenderlo ed eventualmente scoprire quel fattore X che potrebbe farlo insorgere in un altro individuo è un gesto molto egoista.

Il disagio verso lo scetticismo dimostrato dalla Busi si può comprendere: anche nella più grande buona fede, la rigidità del suo atteggiamento non deve consentirle un rapporto agevole con la possibilità di scoprirsi limitata e fallibile. Fallibile, in fondo, come tutti noi. Se credessi nelle facoltà superiori di questa signora, le consiglierei comunque di verificarne i fondamenti prima di presentarsi in pubblico così sicura di sé. E qui si entra nell'altro aspetto preoccupante della questione.

La signora, infatti, viene citata in lungo e in largo per il successo che ha avuto con il cadavere di Chiara Bariffi, ma soltanto per questo. Non abbiamo nessun dato sui tentativi complessivi che ha fatto in passato, sul rapporto tra i successi e gli insuccessi, sui gradi di libertà delle visioni. Chi è andato a cercare nel suo passato ha individuato successi e insuccessi, ma non viene mai citato alcun numero.

In assenza di dimostrazioni "fisiche" delle capacità della signora, l'unica verifica che si può fare dell'effettiva presenza di "voci dall'Aldilà" nel suo caso passa attraverso l'uso della statistica; confrontando il numero dei suoi successi con quelli che otterrebbero le persone comuni e parametrizzandolo adeguatamente con i gradi di libertà delle sue percezioni, si potrebbero ottenere degli indici statistici molto ben definiti, in grado di stabilire la "qualità" delle sue facoltà - eventualmente attribuibili a veri e propri processi paranormali. Purtroppo non esistono altri mezzi per poter valutare la verità di quanto afferma la signora.

E' del tutto fuori luogo, dunque, la scappatoia che la Busi si è ritagliata: si deve credere in quello che fa esattamente così come si crede nell'esistenza di Dio e della Trascendenza. La fuga nell'ambito metafisico è un tratto tipico dei sensitivi, che non è da legarsi necessariamente alla malafede di chi ne è protagonista, quanto piuttosto ad una modalità diffusissima (già Gustavo Rol ne faceva largo uso) che funziona molto bene come arma retorica, solleticando il lato spirituale dell'uditore e rifacendosi ad un'antiquata considerazione dell'ateismo e dell'agnosticismo come visioni del mondo cattive o negative tout court; nondimeno, dovrebbe essere assolutamente chiaro che nella società in cui viviamo, non basta affermare di possedere una certa abilità, ma si deve essere in grado di dimostrarlo - quanti hanno il coraggio di crocettare sui questionari, accanto alla voce "Conoscenza della lingua araba parlata e scritta", la voce "ottima"?

Invece di ribadire un concetto assolutamente ovvio - e che, anzi, moltissimi dei sostenitori della signora mettono in pratica maniacalmente quando si trovano di fronte ad un venditore d'auto che ne accentua eccessivamente le prestazioni - i media giocano sull'altalena delle ipotesi, evitando di toccare il punto centrale della questione, che non è "Da dove provengono le voci?", né "E' una voce maschile o femminile?" bensì "Come si fa a sapere se quanto afferma la signora è vero o falso?". Tra l'altro, quasi nessuno ha bisogno che glielo si insegni: tornando all'esempio dell'auto, sono in pochi a presentarsi in una concessionaria sprovvisti di una serie di preziosissimi pregiudizi nei confronti di quanto dirà il rappresentante nei prossimi trenta minuti, già sapendo che quanto verrà detto sarà tutto da verificare, punto per punto, e che mille clausole potrebbero nascondersi tra le righe di un contratto scritto a caratteri microscopici.

Sarebbe sufficiente parlare di questo al pubblico, e magari ricordargli che un errore di valutazione in casi di cronaca come questo possono costare carissimi: un sensitivo improvvisato che per la sua incapacità faccia andare le indagini nella direzione sbagliata può causare ritardi inammissibili.

Il tono della sensitiva va in tutt'altra direzione: intenta a ripetere "A me non interessano le vostre chiacchiere, l'importante è che io l'abbia trovata", gioca ancora con la retorica; il fatto che la ragazza sia stata ritrovata è certo positivo, ma non esiste contrapposizione: le chiacchiere sono altrettanto positive, perché è proprio attraverso queste che è possibile eventualmente andare all'origine di queste facoltà e scoprire che non hanno nulla a che vedere con la casualità. Quelle che la signora disprezza come "chiacchiere" sono in realtà un fertile scambio di professionalità mediche, psichiatriche, fisiche, criminologiche - e perché no? filosofiche, seriamente interessate ad andare al di là dei facili sentimentalismi ai quali si appella la donna, per identificare qualcosa che potrebbe alleviare il dolore di moltissime persone.

Ma la signora non sembra avere questa profondità storica: sembra preminente, in lei, il desiderio di essere creduta. Approfittando del fatto che gran parte del pubblico ignora cosa significhi davvero "dimostrare", la Busi sa che a ripetere "Io l'avevo detto" e "Io lo faccio a fin di bene" ottiene una certificazione popolare infinitamente più grande di quella che otterrebbe in laboratorio. In quest'ottica, non stupisce affatto la manipolabilità delle masse da parte dei mezzi di comunicazione, specie in materia economica e politica: privando il pubblico di una coscienza critica, i media sanno di poterlo indirizzare verso l'uno o l'altro prodotto, stile di vita o colore politico.

Eppure esiste una sensitività diversa. Nel corso degli anni mi è capitato diverse volte di incontrare persone convinte di avere capacità "chiaroudenti". Ricordo bene un rabdomante che, utilizzando un pendolino, era in grado di capire se una persona fosse viva o morta. Mi colpì il suo atteggiamento, totalmente a disposizione dei molti genitori che gli chiedevano informazioni sui propri figli scomparsi. Non lo faceva per fini di lucro, ma sentiva di essere stato "prescelto" e voleva adoperarsi per mettere a frutto nel migliore dei modi questa sua facoltà. Ci aveva contattati perché seriamente interessato a "misurare" le sue abilità; voleva conoscere, infatti, il grado di affidabilità del suo pendolino. "Quando dico a due genitori che questa ragazza è viva", mi chiedeva con una fotocopia sgualcita tra le mani su cui compariva il viso di una graziosa ventenne scomparsa, "quale affidamento posso fare sulle mie parole? Quanto sono credibile? Posso permettermi di illudere una famiglia? Posso fidarmi di quel che sento?".

Quel rabdomante riconosceva i propri limiti. Dubitava umilmente di sé. Le domande che si poneva erano il segno di un atteggiamento di grandissima correttezza nei confronti delle persone con cui aveva a che fare. Il risultato del test è assolutamente irrilevante nel caso in questione: molto più interessante era il suo atteggiamento, anni luce dalla supponenza con cui Gustavo Rol cacciava da casa sua chi osava mettere in dubbio la sua grandezza, e chiuso del tutto di fronte alla possibilità di condividere con chi era seriamente interessato a valutarlo con mente aperta (furono moltissimi i parapsicologi che lo invitarono a farsi studiare) e atteggiamento sincero.

Ben vengano, poi, tutte le discussioni su successi e fallimenti della sensitiva: ma se la Natura dovrà eleggere altri individui per dotarli di "chiaroudenza", speriamo che la scelta ricada su qualcuno dall'atteggiamento più trasparente e disponibile di Maria Rosa Busi.

Notizia pubblicata il 23/09/2005

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