Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


La strada dell’Inferno

Diario del Corso per Investigatori del Paranormale - I lezione

La notte è buia e fredda. Ci allontaniamo dal centro e le auto si diradano lungo la strada che ci deve condurre al luogo prescelto.

Alle nostre spalle Torino è ormai solo una luce lontana che si riflette nel cielo carico di una neve malsana che non si decide a cadere.

L’altro compagno di questa avventura ci accenna a una sua oscura attività, connessa con il Vaticano, ma resta - come è naturale - sul vago: nel suo mestiere non si fanno nomi di persone o di luoghi.

Mi assale un dubbio mentre M.T., il nostro autista, sembra confuso circa la strada da percorrere. E’ strano: abita in queste zone ed è già stato sul posto: certo sta cercando di confonderci e con successo. Sono disorientato e dopo una fitta serie di svolte e fermate, pause e inversioni sicuramente non saprei mai ritrovare il cancello che adesso si spalanca a inghiottirci.

La macchina si ferma. Scendiamo e in lontananza vedo del fumo e le fiamme di un falò che lambiscono il cielo e la nebbia. Ombre di uomini sono indaffarate ad accudirlo.

Camminare sul fuoco. Follia. Solo la mia curiosità mi ha spinto a partecipare a questo strano incontro che si ammanta di scetticismo e scienza.

E’ un sabato: il primo appuntamento del corso organizzato annualmente dal CICAP, il famigerato Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale. Un pomeriggio passato in apparente tranquilla allegria a Torino assieme a una trentina di individui e ad alcuni membri dell’organizzazione. Un’unica divinità sembra farla da padrona: la scienza, fredda e senza fronzoli, ma percepisco qualcosa di più oscuro.

Veniamo introdotti in una fabbrica abbandonata. All’interno sono tutti già riuniti e un sedicente giornalista sta spiegando le più raffinate e subdole tecniche mediatiche di persuasione per confutare i cosiddetti creduli, come con disprezzo sono soliti riferirsi a noi, figli dello Spirito: solo la scienza e la tecnologia devono prevalere e certamente prevarranno attraverso il controllo capillare delle convinzioni della gente comune. Mi fingo d’accordo. Sorrido.

E poi tutti fuori, nella notte nebbiosa e gelida. A bassa voce ci avviciniamo al luogo della prova. Il falò continua ad ardere, ma le fiamme si sono abbassate. Ci raccogliamo tutti attorno, un po’ per curiosità un po’ per vincere il freddo che sento mordere dentro di me e certo non proviene solo da questo inverno torinese.

Un personaggio dall’aria astuta e mefistofelica, S.B., ha iniziato a parlare, snocciolando termini oscuri che mescolano termodinamica a strane formule e pratici consigli. Guardo meglio e noto altre persone che non avevo visto. Fra esse noto una donna a sedere che sembra intenta a un lavoro a maglia, quasi ignara di tutto. Ai suoi piedi non un gatto nero, come più le si addirebbe, ma due cani assolutamente imperturbabili davanti alle fiamme. I loro occhi paiono di fuoco.

Solerti assistenti adesso si occupano della legna ardente. Le fiamme si abbassano e si spengono. Restano braci vivide che vengono stese con appositi strumenti a creare un tappeto mortale di fuoco che cova.

Come ordinato, gli adepti si tolgono le scarpe e restano in attesa. Un’ansia inquieta mi attanaglia, ma anch’io seguo il gruppo. A piedi nudi sull’erba gelida.

Un silenzio irreale cala su di noi quando un appartenente all’organizzazione si ferma davanti alla striscia di braci e pare concentrarsi. Il suo sguardo non è rivolto al cielo, ma alle profondità della terra. Forse sta mormorando qualcosa, un’oscura formula: “Ti con uno è pari a ti con zero più kappa…” E poi improvviso scatta verso le braci e con passi sicuri affonda i piedi nudi nel calore infernale. Tratteniamo il respiro e solo vaghi mormorii si levano quando egli si ferma al sicuro immergendo – per prudenza, ci dicono - i piedi in un bacile di acqua pura.

Tocca agli adepti adesso. Guardo i miei compagni con un misto di ammirazione e apprensione. Il primo si pone davanti alle braci e attende il via. Passi più indecisi ma solerti lo conducono alla méta. Poi tocca al prossimo… e al prossimo.

Adesso spetta a me. Non so quale potere sia all’opera, ma nessuno vince l’inferno senza venire a patto coi demoni. La paura rende le mie gambe malferme, ma non posso più sottrarmi, mormoro impercettibili le mie parole di potere: “SATOR AREPO…” e al via mi avvio sul sentiero di fuoco.

Divinità benevole hanno pietà di me e nessuna sofferenza mi assale. Neppure mi accorgo dei miei passi e in pochi istanti mi trovo fra le braccia di un assistente che con cura mi sostiene mentre immergo i miei piedi nell’acqua gelata. Da lui un sorriso che sottintende: “Anche tu adesso sei uno di noi…”.

Il resto è un susseguirsi di figure che attraversano il fuoco. Sono stordito e cerco di riacquistare rapidamente il mio autocontrollo.

E’ fatta, mi sono guadagnato la loro fiducia. Dovrei essere soddisfatto.

Tuttavia da allora niente è più lo stesso e la mia anima brucia del fuoco che in quella notte dannata mi ha risparmiato.

Mike Jannings



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