Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


"Sindone e Scienza" a Genova

Dal 10 al 28 agosto è stato possibile ammirare presso il Centro Commerciale Fiumara di Genova una mostra documentaristica sul telo sindonico dal titolo "Sindone e Scienza - storia mistero ricerca", a cura del Gruppo Biblico Astori.

La Fiumara è già stata in passato sede di esibizioni sugli argomenti più vari e, nonostante la natura intrinsecamente spensierata di un centro commerciale, si è sempre trattato di iniziative molto curate dal punto di vista organizzativo, tanto che, a giudicare dai commenti dei visitatori, hanno spesso raggiunto il meritevole traguardo di accendere l'interesse personale di molti (ricordo con piacere l'esposizione relativa al ben noto Esercito di Terracotta di Xian, che proponeva copie a grandezza reale delle statue dei guerrieri, ordinatamente disposte all'interno di un'area cosparsa di sabbia che rendeva l'effetto ancora più coinvolgente).

E' stato quindi senza il minimo pregiudizio che mi sono recato a visitare la mostra sulla Sindone, anche confortato dalla presenza della parola "Scienza" nel titolo, che lasciava ottimisticamente sperare in un approccio, se non scettico, almeno neutro, che lasciasse insomma alla sensibilità del singolo visitatore il compito di approfondire questa singolare, e per molti versi affascinante, materia.

Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: sì, l'organizzazione della mostra è stata curatissima e impeccabile, e no, l'impostazione non era affatto neutra, al contrario era dichiaratamente di parte e non da quella della scienza.

Ma procediamo con ordine.

Innanzitutto, al centro dello spazio espositivo faceva bella mostra di sé una riproduzione fotografica a grandezza naturale del telo sindonico, ai lati della quale, pure a grandezza naturale, i negativi dei lati frontale e dorsale, ruotati verticalmente in modo da avere una chiara visione delle due immagini ad altezza uomo.

Per chi non ha mai avuto occasione di assistere personalmente all'ostensione del telo originale, era sicuramente una rappresentazione di grande impatto emotivo.

La mostra era idealmente suddivisa in tre sezioni tematiche, per un totale di 74 riquadri con immagini, informazioni tecniche (ad esempio informazioni sul lino e il suo utilizzo nelle varie epoche storiche) e storiche (il percorso della Sindone da Lirey a Torino).

La prima parte, "La Sindone raccontata", seguiva il filo delle vicende storiche del telo, dalle ricerche sul sepolcro all'immagine acherotipa di Edessa, passando per Costantinopoli e i Templari, fino ad arrivare al ritrovamento della Sindone a Lirey e da qui al suo viaggio verso Torino, dove è tuttora conservata; non mancano notizie relative agli incendi e successive riparazioni, e soprattutto l'accidentale scoperta della "negatività ottica" dell'immagine, ottenuta per puro caso dal fotografo incaricato (in realtà avvocato di professione) Secondo Pia.

Le finalità della mostra risultano evidenti fin dai primissimi pannelli: ad esempio l'esistenza della Sindone prima dell'anno 1000 viene presentata come storicamente documentata oltre ogni possibile dubbio, così come descrivendo le ricerche sui pollini di Max Frei-Sulzer (presentato quasi en passant come "collaboratore dell'Interpol", tanto per aumentarne l'autorevolezza) ci si guarda bene dal menzionare il fatto che non esistono più i reperti originali sui quali ha lavorato e che nessuno è più riuscito a replicare i risultati dello studioso svizzero (ovviamente nessun accenno del fatto che l'esimio "collaboratore dell'Interpol", in realtà direttore di un laboratorio di polizia scientifica a Zurigo, avrebbe in seguito dichiarato genuini alcuni diari di Hitler che poco dopo si sarebbero rivelati come un clamoroso falso).

La seconda parte, "La Sindone racconta", descriveva le analogie della figura impressa sul telo con i racconti evangelici: il naso "disassato" e i colpi di randello, la nuca e la corona di spine, la crocifissione e le impronte di mani e piedi, la flagellazione e i segni sul corpo, tutto è interpretato come insieme di prove conclusive dell'identità dell'uomo avvolto nel telo.

Su una grande stampa campeggiava un calcolo matematico delle probabilità il cui risultato era a questo punto scontato: "su 200 miliardi di ipotetici uomini crocifissi UNO SOLO può aver posseduto le stesse identiche caratteristiche".

Nessun accenno di nessun tipo (nemmeno per amore di discussione) al fatto che ovviamente un artefattore medioevale avrebbe tenuto conto dei racconti evangelici per realizzare l'immagine; si dà per certo, assodato e inconfutabile che nel telo sia stato avvolto un cadavere e che questo abbia causato in qualche modo ignoto la formazione dell'immagine.

L'ultima sezione era dedicata al confronto diretto tra fede e scienza: "La Sindone studiata".

Le argomentazioni scientifiche contrarie all'autenticità del reperto vengono qui sbrigativamente screditate senza troppi giri di parole: ad esempio la datazione al carbonio (i cui risultati, ricordiamo, circoscrivono l'età del telo intorno al 1300) viene esplicitamente dichiarata come "priva di affidabilità scientifica per le anomalie procedurali che ne invalidano i risultati" (con riferimento al fatto che i test non vennero effettuati in condizioni di "cieco"; di qui a sostenere che la prova è scientificamente inaffidabile è comunque un bel salto).

Altre affermazioni vengono riferite poi in maniera così categorica da non ammettere discussioni in merito: così ad esempio la trafittura dei chiodi ai polsi anziché al palmo della mano è riportata come "incompatibile con la cultura medioevale" (in realtà esistono rappresentazioni medioevali di crocifissi con i chiodi ai polsi) e la tridimensionalità e l'assenza di direzionalità sono descritte come "impossibili da ottenere per qualsiasi falsario" (mentre sappiamo che l'impressione di un'immagine su un telo ottenuta da un bassorilievo è proprio negativa, sfumata, tridimensionale, adirezionale, superficiale, con effetto retino, proprio come la figura sul telo).

Al termine del percorso era distribuito gratuitamente il catalogo della mostra, che documenta le immagini e le didascalie dell'esibizione: la pubblicazione risulta molto ben realizzata dal punto di vista tipografico e di certo non sfigurerebbe affiancato ad altri volumi sull'argomento nelle librerie degli amici del CICAP (naturalmente nella sottosezione "autenticisti").

In conclusione, un'ottima occasione sprecata, almeno dal mio personale punto di vista: data la cura e l'impegno nella realizzazione della mostra (che ha sicuramente richiesto un notevole lavoro di ricerca e organizzazione) avrei senz'altro preferito un'impostazione meno parziale.

Vanno sempre rispettate le opinioni altrui, ma proprio per questo sarebbe stato auspicabile che, pur non facendo mistero delle proprie convinzioni, fossero state fornite al pubblico tutte le informazioni a riguardo, anche quelle contrarie alle proprie certezze.

Come spesso accade, purtroppo, ciò che viene offerto è un'accurata selezione dei soli dati a favore di questa o quell'altra "verità".

Un po' più di onestà intellettuale non avrebbe guastato.

Fabrizio Marchesano



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