Fine dei miracoli in TV

A proposito di "paranormale religioso", leggiamo su "Il Centro" e volentieri segnaliamo ai lettori di cicap.org:

Si è finalmente conclusa la sconcertante serie "Miracoli", condotta da Piero Vigorelli e Elena Guarnieri. Abbiamo visto personaggi che parlano con la Madonna, i santi, le anime del Purgatorio, angeli custodi e anche "segni" come stigmate, emografie (scritte col sangue), piume dell'arcangelo Gabriele, ecc. Sembrava di essere ripiombati in pieno Medioevo. A discutere di questi prodigiosi eventi, un consesso che non si può certo definire dialettico. Solo sacerdoti, teologi e laici... credenti!
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Il conduttore era cosi appassionato nel sostenere gli eventi miracolosi, che persino don Giovanni D'Ercole, in qualità di ospite, ha dovuto fare il "moderatore" riportando il nostro a terra, e ribadire il primato della parola del Vangelo sui fatti miracolosi o superstiziosi.

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Nell'incipit di quella trasmissione Vigorelli postulava: "... quando la ragione si arrende, c'è un solo modo per definire questi eventi: miracoli!". No, Vigorelli, la ragione non si è arresa, la ragione è stata tenuta fuori dal suo programma. Volutamente. La ragione a volte tollera, altre volte se ne occupa smascherando, come anche nei fenomeni paranormali, fatti che di miracoloso non hanno niente. Si è mai chiesto, lei, perchè sono miracoli solo i fatti che sono "mancanze" o "sottrazioni" non verificabili e non mai le "addizioni", per intenderci, perchè non è mai rinato un arto mancante? I suoi spettatori dovrebbero guardare e leggere altro, ma è appunto questo il problema.
Molti dei teledipendenti non leggono mai, neanche un quotidiano (e a mio giudizio, gran parte del pubblico di Rete 4 non si può certo definire critico.
Parlo per conoscenza diretta). A questi per iniziare si potrebbe consigliare il primo Piero Angela scrittore, nel suo illuminante e per tutti "Viaggio nel mondo del paranormale", ma si torna al problema di cui sopra: la mancanza di lettura e la capacità critica del disincanto.
La convenuta Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, affermava che le donne hanno un rapporto privilegiato con questi eventi. Non so se definire un privilegio la condizione che da sempre contraddistingue la vita di molte donne, la cui unica distrazione allo stare sempre in casa è... andare in Chiesa. E' per questo target che Vigorelli ha confezionato "Miracoli"?
Chi può difendere ed emancipare le donne da questa secolare condizione?

Serena Rosanò (Gissi)

(da Il Centro, sabato 2 giugno 2001)

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