Un indovino catastrofico

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  • 04-04-2016
  • di Giuliana Galati
Nostradamus è considerato da molti uno dei più importanti scrittori di profezie della storia, addirittura il “principe incontrastato della predizione”. Tale fama è dovuta all’aver predetto, a metà del 1500, eventi come il grande incendio di Londra, la rivoluzione francese, l’ascesa al potere di Napoleone, l’invenzione della mongolfiera, il dominio di Adolf Hitler e persino i terribili attentati dell’11 settembre 2001. La fama di grande profeta appare quindi più che meritata.

Nostradamus, il cui vero nome era Michel de Notredame, nacque nel 1503 a Saint-Rémy-de-Provence, nel sud della Francia. A quindici anni entrò all'università di Avignone per conseguire il baccalaureato, ma l’anno seguente l’università chiuse a causa della peste. In seguito studiò medicina, laureandosi a soli 22 anni. Per marcare la sua posizione sociale di medico e studioso, cambiò il suo nome nel latineggiante “Nostradamus”. Per molti anni curò i malati di peste, raggiungendo una grande notorietà per aver creato una “pillola rosa” che si credeva proteggesse dal contagio.

Nel 1547 si stabilì a Salon, dove, avendo perso a causa della peste la prima moglie e i due figli, si risposò con una ricca vedova da cui ebbe sei figli. Iniziò ad allontanarsi dalla medicina e a interessarsi all’occulto, in particolare all’astrologia. Qui scrisse il primo libro di profezie, che fu pubblicato nel 1550. Ma l’opera per cui ancora oggi viene ricordato sono le Centurie, dieci libri che furono pubblicati nel 1555, 1557 e 1558. Le profezie erano composte in quartine, versi ritmati di quattro righe, raccolte in gruppi da cento. In totale si possono leggere 942 quartine, in quanto la quinta Centuria ne contiene solo 42.

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Il grande incendio di Londra del 1666. ©smashinglist.com
Nostradamus ebbe subito un enorme successo, tant’è che alte personalità del regno e nobili iniziarono a rivolgersi a lui per oroscopi e consigli. Incontrò i re Enrico II e Carlo XI e divenne una sorta di consulente esoterico di Caterina de’ Medici, regina consorte di Enrico II di Francia, la quale, poco prima che morisse, lo nominò consigliere e medico del re Enrico III Valois. Ben presto, Nostradamus divenne un uomo ricchissimo: nel suo testamento si legge che egli disponeva di 3444 scudi d’oro e 10 soldi, pari a 10332 livres, una cifra imponente se la si confronta con quello che era il salario annuo di un carrettiere dell’epoca, pari a 15 scudi.

È giunto il momento di leggere, finalmente, alcune delle profezie per cui Nostradamus è così famoso ancora ai giorni nostri.

La prima tra quelle più note riguarda l’incendio di Londra del 1666, predetto nella quartina 51 della Centuria II:

Il sangue del giusto a Londra verrà a mancare
Bruciati dalle folgori di ventitré i sei.
La dama antica cadrà da luogo alto:
Della stessa setta molti saranno uccisi.

Il luogo dell’evento è scritto esplicitamente: Londra, mentre l’anno si ottiene prendendo “tre” da “ventitré”, a cui segue “sei”: tre-sei, ovvero ‘666. Le folgori rappresentano l’incendio. A cadere da un luogo alto, cioè a essere distrutta dall’incendio, è la Cattedrale di St. Paul, che, secondo gli interpreti seguaci del profeta, era per l’appunto soprannominata la “dama antica”, sebbene nessuna fonte storica lo confermi. L’ultimo verso si riferisce alle altre chiese che pure andarono distrutte. Forse ai sostenitori di Nostradamus questi versi possono sembrare una previsione chiara e non ambigua, ma oggettivamente non lo sono davvero. Gli stessi potrebbero essere interpretati in modo meno forzato in relazione alla persecuzione, avvenuta nel 1555, quindi ai tempi di Nostradamus, da parte di “Maria la sanguinaria”, regina cattolica che colpì i protestanti che rifiutavano di convertirsi. Questi venivano bruciati sul rogo in gruppi di sei. Dopo tre anni (e 300 protestanti uccisi) Maria morì di vecchiaia.

L’attentato dell’11 settembre, invece, sarebbe stato previsto da Nostradamus in ben quattro quartine: VI.97, X.72, II.92 e I.87.

Il giorno dell’attentato, alla settima posizione nella classifica dei termini più ricercati su Google, dopo “CNN”, “World Trade Center”, “BBC”, “Pentagono”, “NBC” e “Osama Bin Laden”, c’era “Nostradamus”.

La quartina VI.97, tradotta, è la seguente:

Cinque e quaranta gradi cielo brucerà
Fuoco avvicinare alla grande città nuova
All’instante grande fiamma diffusa salterà
Quando si vorrà dei Normanni far prova.

Il riferimento a New York si ritrova espresso in latitudine: quarantacinque gradi, esattamente quella della grande mela, dicono i seguaci del profeta, che però sembrano non aver mai consultato un atlante geografico. Se l’avessero fatto, si sarebbero resi conto che New York si trova a 40° 43’. La quartina potrebbe essere interpretata più correttamente inquadrando, anche in questo caso, il periodo storico in cui viveva Nostradamus, in cui era acceso il dibattito sulla fine del mondo. Egli si schierava tra coloro che sostenevano che sarebbe stato un immenso turbine di fuoco a inghiottire e cancellare la Terra, piuttosto che un diluvio universale. I 45°, infatti, sono quelli da cui proviene il fuoco, ovvero dal cielo e molte altre sono le quartine in cui torna tale argomento.

Un’altra quartina in cui sembrerebbe esserci una previsione degli attentati dell’11 settembre è la seguente:

L’anno millenovecentonovantanove sette mesi
Dal cielo verrà un grande Re di terrore:
Resuscitare il grande Re di Angolmois,
Prima dopo Marte regnare per felicità.

Per chi non è abituato a decifrare le profezie delle Centurie questi versi possono risultare decisamente criptici, ma i sostenitori di Nostradamus non si lasciano scoraggiare, e, sorvolando sul fatto che il profeta avrebbe sbagliato di un paio di anni e un paio di mesi la data dell’attentato, si concentrano sul “grande Re di terrore” che verrà dal cielo, chiara indicazione dei due Boeing 767 che si schiantarono sulle Torri Gemelle. Dopo di che tralasciano gli ultimi due versi.

Ma è la seguente la quartina che più ha riscosso successo sui media dopo l’attentato:

Fuoco color oro visto dal cielo sulla terra
Lanciato da una nave aerea creerà stupore
Sarà fatto prigioniero il gran nipote. Grande strage umana
Spettacolo di morte, sfugge l’orgoglioso.

Per la prima volta l’interpretazione dei versi sembra non lasciare ambiguità: la “nave aerea” che provoca un incendio così grande da essere visto dal cielo, lo “stupore” in tutto il mondo di fronte alla grande strage umana, il nipote che fugge che si potrebbe individuare in Bin Laden... Peccato, però, che la traduzione non rispecchi la quartina originale e sia stata manipolata ad hoc. Nell’originale, infatti, manca del tutto il riferimento alla “nave aerea”:

Fuoco color d’oro di cielo in terra visto
Colpito dall’alto, nato, fatto caso meraviglioso:
Grande eccidio umano: preso del grande il nipote,
Morte di spettacoli fuggito l’orgoglioso.

E i riferimenti a Napoleone, Montgolfier e Hitler che si dice siano stati addirittura citati per nome dal grande profeta? Hitler è in realtà “Hister”, nome latino del fiume austriaco Danubio, Napoleone lo si trova togliendo qualche lettera, aggiungendone altre e anagrammando tre città francesi: Pau, Nay e Oloron, così come Montgolfier viene ricavato con lo stesso metodo da Monte Gaussier...

Insomma, per diventare grandi profeti sembra essere sufficiente scrivere un gran numero di previsioni vaghe e ambigue, ignorare quelle che non si avverano, dare grande risalto a quelle che si avverano. Per massimizzare il numero di previsioni azzeccate è necessario scrivere in modo simbolico e utilizzare ardite metafore. Le immagini di animali o le iniziali possono essere adattate a posteriori in vari modi, quindi adoperarle risulta una tattica vincente. Infine, se volete che il vostro nome rimanga nella storia predite catastrofi. Al resto ci penseranno i posteri vostri seguaci.

Fonti

  • Polidoro, M. "Le profezie di Nostradamus", in: Grandi misteri della storia (Piemme, 2002), pp. 195-215
  • Randi, J. La maschera di Nostradamus, Avverbi 2001
  • Cortesi, P. “Gran deluge et feu du ciel”, Scienza & Paranormale, 18, marzo/aprile 1998
  • Cortesi, P. “Inimmaginabile!”, Scienza & Paranormale, 40, novembre/dicembre 2001