Malattia, morte e destino post-mortem di Leonardo da Vinci

Alcune considerazioni paleopatologiche

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  • 26-04-2019
  • di Francesco M. Galassi
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Fiumi di inchiostro sono stati versati sulla vita di Leonardo da Vinci ed ogni singolo aspetto della sua esistenza, della sua produzione artistica e delle sue scoperte pionieristiche è stato oggetto di attenta analisi e ricerca. Molto, ma non sempre con il dovuto rigore e grado di approfondimento, è stato, invece, detto sugli aspetti mortali, ossia quelli storico-medici e paleopatologici che caratterizzano prima il suo declino fisico e infine il destino delle sue spoglie.

Vediamone alcuni.

a. Leonardo non concluse la Monna Lisa per una paralisi


Nel suo diario di viaggio il canonico Antonio de Beatis, che viaggiava al seguito del cardinale d’Aragona, racconta del suo incontro con Leonardo da Vinci, ormai anziano, ad Amboise. L’autore scrive: «[...] che da lui per esserli venuta certa paralesi ne la dextra, non se ne può expectare più cosa bona. [...] Et benchè il predicto messer Lunardo non possa colorire con quella dolcezza che solea, pur serve ad fare disegni et insignare a gli altri». Certo la possibilità che Leonardo sia stato colpito da una paralisi della mano destra è da considerare come plausibile, ma di quale tipo di paralisi si trattava, quale era l’effettiva gravità del processo patologico? Non è dato sapere. L’espressione usata da de Beatis “certa paralesi” è, inoltre, assai ambigua: va forse interpretata come “una paralisi” o “una certa qual paralisi / un certo grado di paralisi”? Questa sottigliezza filologica è fondamentale giacché permetterebbe di comprendere di quanta abilità di esecuzione ancora disponesse il Maestro. Molto lucide, in questo senso, le osservazioni del grande storico di Leonardo, il britannico Kenneth Clark, secondo cui occorre grande cautela nel valutare il racconto di de Beatis, risalente all’ottobre 1517, poiché esistono numerosi disegni eseguiti in date successive, tra cui un foglio contenuto nel Codice Atlantico risalente al 24 giugno 1518. Se Leonardo fu veramente colpito da paralisi, questa probabilmente non fu una paralisi totale. In ogni modo, non vi è alcuna relazione tra questa menomazione e la mancata conclusione di alcune opere. Che una paralisi gli impedisse di portare a termine la Monna Lisa è senz’altro una spettacolare falsità.

b. Leonardo ebbe certamente un ictus e forse ne morì


Praticamente tutte le biografie leonardesche concordano sul fatto che Leonardo fu colpito da ictus, forse addirittura da ictus multipli e che uno di questi lo uccise. La verità è che non esiste alcuna prova certa, documentale o paleopatologica, del fatto che a colpirlo fu proprio questa malattia cerebrovascolare, assai nota ai giorni nostri, ma presente anche in passato, come recentemente dimostrato dagli studi miei e dei miei colleghi su di una mummia riminese del XVIII secolo. L’ictus in Leonardo è, difatti, solo supposto a partire dalla paralisi della mano destra, giacché è noto come la paralisi di uno o più arti sia una delle conseguenze invalidanti più comuni dell’ictus. La “paralisi” di Leonardo potrebbe non essere stata affatto causata da un ictus e, sulla base di quanto detto sopra, è opportuno anche considerare la possibilità che non si trattasse di una vera paralisi, bensì di una forma, per quanto invalidante, di alterazione muscolo-scheletrica. La fonte poc’anzi analizzata non è per nulla precisa ed esaustiva. L’unica “prova” – considerata certa da alcuni – della paralisi (ma, repetita juvant, non dell’ictus) sarebbe un disegno del Figino conservato presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia che mostra il maestro Leonardo anziano e con la mano destra contratta, quasi fosse effettivamente paralitica. Insieme alla collega storica dell’arte, Roberta Ballestriero (dell’University of the Arts di Londra), ho investigato questa raffigurazione, giungendo alla conclusione che non si tratta di una contrazione della mano. Il disegno di Figino rappresenta Leonardo con le fattezze del filosofo Eraclito, per tradizione raffigurato in lacrime e, pertanto, nell’atto di tenere nella mano un fazzoletto. Se il disegno lascia qualche dubbio, l’equivalente pittorico lascia ben poco spazio all’immaginazione.

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Un’ulteriore proposta diagnostica, molto interessante, è quella che identifica gli esiti della paralisi nella particolare posizione (al di sopra del cranio) del braccio destro dello scheletro di Leonardo rinvenuto ad Amboise nel XIX secolo, ancora apprezzabile dal disegno della sepoltura eseguito a quel tempo. Anche in questo caso però sorgono spontanee due domande: la posizione del braccio è da collegare ad una paralisi conseguente ad un ictus o ad un semplice fatto tafonomico, ossia ad un evento avvenuto successivamente alla deposizione nella tomba? Inoltre, siamo veramente certi che quello sia lo scheletro del grande artefice vinciano? Già al momento del ritrovamento delle spoglie molti dubbi furono espressi da varie parti. Se questo scheletro fosse rinvenuto e fosse possibile eseguire dei test, la verità sarebbe a portata di mano. Ad esempio, applicando metodologie radiologiche, in particolare ai segmenti scheletrici dell’arto destro, sarebbe possibile individuare un assottigliamento della corticale dell’osso, reperto tipico anche in pazienti contemporanei colpiti da paralisi da ictus e dimostrato, per l’appunto, nella mummia naturale cui si è fatto prima riferimento.

In conclusione, vista l’età avanzata di Leonardo, un ictus, o forse ictus multipli, sono una possibilità da prendere in considerazione. Nondimeno, questa osservazione dettata dal buonsenso clinico non giustifica in alcun modo affermazioni quali “Leonardo rimase paralizzato a causa di un ictus” o “Leonardo ebbe certamente un ictus”.

c. Leonardo morì tra le braccia del re di Francia


L’ultimo grande mito bio-medico su Leonardo è quello che lo vuole morto tra le braccia del re Francesco I di Francia, accorso al suo capezzale. L’origine dell’aneddoto è il Vasari che racconta:

« [...] il re, e presoli la testa per aiutarlo e porgerli favore, acciò che il male lo alleggerisse, lo spirito suo, che divinissimo era, conoscendo non potere avere maggiore onore, spirò in braccio a quel re, nella età sua d’anni LXXV». La scena è stata poi immortalata in dipinti tra cui La Mort de Léonard de Vinci (1818), opera celeberrima di Jean-Auguste-Dominque Ingres. Tuttavia, non è affatto certo che Francesco I si trovasse ad Amboise quel giorno e non fosse, invece, altrove, poiché solo il giorno prima della morte di Leonardo (avvenuta il 2 maggio 1519) aveva emanato un decreto da Saint-Germain-en-Laye. Tuttavia, come osservano alcuni storici, il decreto avrebbe potuto essere emanato anche in assenza del sovrano. Il mistero rimane irrisolto, ma di certo che Leonardo morisse tra le braccia del re non è dimostrato.

Riferimenti bibliografici

  • P. Charlier & S. Deo. “A physical sign of stroke sequel on the skeleton of Leonardo da Vinci?” Neurology. 2017;88(14):1381-1382.
  • K. Clark. Leonardo da Vinci. Penguin, UK, 2015.
  • G. Frizzoni. “Leonardo da Vinci rammentato da viaggiatore contemporaneo”. Nuova Antologia, Roma, vol. CXLIV, serie V, dic. 1909, pp. 631-637.
  • G. Vasari. Vita di Lionardo da Vinci pittore e scultore fiorentino. Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori. In Fiorenza. Appresso i Giunti, 1568.