Il topino (poco) ballerino

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  • 19-07-2019
  • di Andrea Berti
Domenica 17 marzo 2019, verso le tre del pomeriggio, mi trovavo presso la Stazione Termini a Roma, in compagnia di Francesco Grassi e Luigi Bavagnoli. Si era appena concluso uno dei sei appuntamenti del Corso per indagatori di misteri del CICAP, evento al quale noi tre eravamo intervenuti in qualità di relatori per parlare di paranormale, luoghi infestati, alieni e tanto altro.

In attesa dell’arrivo del Frecciarossa che ci avrebbe riportato a Milano, la nostra attenzione viene attirata da tre ragazze sedute su una delle panchine lungo il binario. Una di loro tiene in mano un oggetto curioso: un cartoncino sul quale è disegnato Topolino, il celebre personaggio dei fumetti. Nella parte inferiore del cartoncino penzolano due pezzi di spago di colore scuro, lunghi pochi centimetri; a ciascuna estremità libera dei due pezzi di spago vi è infine un piccolo pezzetto di materiale nero di forma quadrata.

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La ragazza che tiene in mano il cartoncino compie ripetutamente un gesto apparentemente senza senso: in pratica vorrebbe che questo rimanesse “in piedi” da solo reggendosi sui due pezzi di spago, come se questi fungessero da zampe d’appoggio rigide. È ovvio che la cosa è impossibile, ma lei continua a provarci. Solleva Topolino di qualche centimetro in modo che i due piedini neri sfiorino la panchina e poi lo lascia andare. Niente da fare, Topolino non ha alcuna intenzione di sfidare le leggi della fisica.

Una delle amiche, intanto, mette della musica sul suo telefono cellulare e lo avvicina al topino. Interviene anche la terza ragazza: «No, prova così... avvicinalo, giralo!».

Io, Francesco e Luigi ci guardiamo in faccia ed è chiaro che tutti e tre stiamo pensando la stessa cosa: «Che diavolo vorrebbero fare?».

Possono tre appassionati di misteri resistere alla tentazione di indagare più a fondo? Ovviamente no! Gentilmente ci avviciniamo e chiediamo spiegazioni. Le ragazze, per nulla imbarazzate o intimorite, ci dicono che quello «è un topo ballerino: se metti della musica lui si muove da solo perché i piedini sono magnetici». Ah, però! Tocchiamo con mano: il topo è fatto di cartoncino, lo spago utilizzato come esili gambette è assolutamente normale (quindi come potrebbe irrigidirsi e sorreggere il tutto?) e i “piedini magnetici” sembrano piuttosto essere di gomma (tipo quella di una camera d’aria per le ruote della bicicletta).

Una delle ragazze, vedendoci alquanto titubanti, ci racconta che il topo balla davvero. Lo hanno visto con i loro occhi danzare a ritmo di musica, almeno fino a che è stato in possesso del venditore per strada. Interviene l’altra un po’ amaramente: «Adesso non funziona più, si è rotto».

Francesco prova a spiegare loro che si tratta certamente di un trucco: il topino “balla” non perché esposto alla musica, ma perché sospeso a un filo sottilissimo mosso da un complice dell’ambulante o tramite qualche altro congegno. A riprova di ciò, facciamo notare che su un lato del topo è attaccato un pezzetto di carta; guarda caso, si viene a creare una specie di gancio. Ma le ragazze non sembrano concordare con noi; loro non hanno visto alcun filo mentre lo acquistavano. E poi una soluzione ce l’hanno già: «La musica dovrebbe essere ad un volume più alto!».

Chiediamo il costo del “geniale dispositivo” e loro ci rispondono che l’hanno pagato solo un euro. Beh, sinceramente pensavamo peggio.

Il treno, intanto, arriva al binario; dobbiamo partire. Dopo aver scattato velocemente una foto al topino, ci congediamo e, ringraziando per la disponibilità, ci avviamo verso la nostra carrozza. Il treno riparte e scatta subito la caccia in rete. In pochi istanti troviamo alcuni video che mostrano questi pupazzetti danzanti. L’effetto è molto simpatico, ma è piuttosto evidente che il movimento ritmico è dovuto all’ondeggiamento di un filo. Cerchiamo ancora e finalmente troviamo un'altra pagina YouTube che mostra il trucchetto. No, decisamente il volume della musica non c’entra.

Costo a parte, com’è possibile che tre ragazze sui vent’anni si siano fatte turlupinare così facilmente? Come hanno potuto credere che un pezzo di cartoncino, due pezzi di spago e dei quadretti di gomma possano mettersi in movimento grazie alla musica prodotta da un impianto stereo? Speriamo almeno che il nostro intervento sia servito a metterle in guardia per il futuro.

Soddisfatti per la degna conclusione di quell’intenso weekend romano, ci rilassammo godendoci il paesaggio che scorreva a folle velocità oltre il finestrino.

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