La teoria dell'evoluzione

La teoria dell'evoluzione, una delle scoperte scientifiche che hanno influito più profondamente sulla cultura moderna e sulla concezione del mondo dell'uomo contemporaneo, fu concepita e messa a punto, nelle sue linee essenziali, da Charles Darwin nel corso dell'Ottocento, in un periodo di grandi progressi nelle scienze della natura. Nel XVIII secolo diversi scienziati e filosofi avevano cominciato a mettere in discussione la concezione di un mondo immutabile: ad esempio Kant nel 1775 aveva formulato l'ipotesi secondo cui il sistema solare trarrebbe origine dal moto vorticoso di una nebulosa primitiva; quest'ipotesi sarà ripresa alla fine del secolo da Pierre Simon de Laplace.
Nella seconda metà del Settecento viaggi, spedizioni scientifiche sistematiche ed esplorazioni, seppur motivate principalmente da scopi commerciali, avevano dato un forte impulso alla ricerca in campo biologico e fatto nascere la paleontologia e la geologia che, con gli studi di Charles Lyell e Georges Cuvier, avevano rivelato strati geologici formatisi in tempi successivi, che incorporavano i resti di specie animali e vegetali ormai scomparse da tempo dalla Terra.
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In biologia, lo sviluppo dei metodi di analisi comparata degli organismi rendeva sempre più inverosimile concepire le specie viventi come fisse e immutabili, mentre la scoperta di animali difficilmente classificabili negli schemi esistenti imponeva con sempre maggior forza l'idea dell'evoluzione delle specie. L'evoluzionismo scientifico nacque con il francese Jean-Baptiste de Lamarck (1809: Filosofia zoologica), secondo il quale i caratteri acquisiti durante la vita dell'individuo possono essere trasmessi ai discendenti (ereditarietà dei caratteri acquisiti); oggi questa teoria è stata abbandonata, perché non ha trovato verifiche sperimentali convincenti. Di fondamentale importanza fu l'opera di Charles Darwin (1809-1882) che dedicò tutta la vita a raccogliere materiale di studio, per giungere alla formulazione di una teoria dell'evoluzione che avesse un solido fondamento scientifico. Nel 1831 s'imbarcò come naturalista di bordo sul brigantino Beagle; il viaggio intorno al mondo durò quasi cinque anni, durante i quali Darwin raccolse un'ingente quantità di campioni ed eseguì numerose osservazioni, che costituirono la base per elaborare la teoria dell'evoluzione delle specie, contrapposta alla concezione "fissista". Contributi altrettanto importanti furono dati da Darwin con la messa a punto dei concetti di evoluzione ramificata, che implica la discendenza da un'origine comune di tutte le specie viventi, e di evoluzione graduale, contrapposta a quella a salti (mutazionismo) che sosteneva come una nuova specie si afferma attraverso una singola mutazione. Netta era l'esclusione di qualunque interpretazione di tipo finalistico, sostenuta da altre teorie evolutive (ad esempio quella di Lamarck): nella sua opera principale, On the Origin of Species by Means of Natural Selection, utilizzò sempre l'espressione "discendenza con modificazione", probabilmente perché riteneva che la parola "evoluzione" suggerisse un legame troppo stretto con il concetto di progresso.
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La svolta teorica fu ancora più decisiva con l'affermazione del principio della selezione naturale, che restò a lungo per molti "soltanto un'ipotesi" anche quando la teoria dell'evoluzione era già stata largamente accettata. Secondo Darwin, il meccanismo della discendenza con modificazioni avviene in due fasi: dapprima si ha lo sviluppo di un'abbondante varietà di individui, che vengono poi selezionati tramite il criterio della sopravvivenza del più adatto, o selezione naturale. La prima fase è dominata dalla casualità, la seconda dalla necessità.
La controversia fra le diverse teorie evolutive durò diversi decenni; le ricerche nel campo della genetica (genetica evoluzionista) e, in seguito, della biologia molecolare, fornirono poi molti argomenti a favore del darwinismo. Un notevole contributo venne anche dallo sviluppo di nuovi criteri tassonomici (v. riquadro) e dalla paleontologia. Ormai il darwinismo è accettato quasi unanimemente, almeno in ambito scientifico; il dibattito, a volte anche aspro, verte principalmente sul peso da attribuire ai diversi fattori che agiscono sull'evoluzione.
Nel rapporto fra casualità e necessità, ad esempio, Richard Dawkins e Daniel Dennett privilegiano la seconda, nella convinzione che la selezione naturale regoli tutto ciò che ha qualche importanza nell'evoluzione, riducendo di molto il ruolo ricoperto dalla fase della variazione. Dawkins ha costruito una teoria generale della trasmissione dei tratti culturali, che avverrebbe tramite i "memi", presunti equivalenti dei geni, che si replicano utilizzando le menti umane. In questa concezione è vicino a Edward O. Wilson, padre della sociobiologia, che costituisce un tentativo di spiegare biologicamente la cultura e l'organizzazione sociale.
L'impostazione concettuale che privilegia la fase della necessità viene definita fondamentalismo darwiniano da Stephen Jay Gould e Niles Eldredge che, accentuando invece l'aspetto della casualità, sostengono la teoria degli "equilibri punteggiati": secondo questa teoria l'evoluzione non procede con un cambiamento lento e costante, ma con l'alternanza di lunghi periodi di stasi e repentini cambiamenti, a volte dovuti a eventi catastrofici, come la scomparsa dei dinosauri che sarebbe stata causata dall'impatto di un gigantesco meteorite.
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Il genetista Richard C. Lewontin è molto vicino a Gould nel criticare le posizioni del determinismo genetico e della sociobiologia, e propone una visione dialettica del rapporto fra le parti e il tutto che, tenendo ben salde le conquiste del pensiero scientifico, superi i limiti della concezione riduzionista, consentendoci di vedere tutta la ricchezza delle interazioni che si presentano in natura.
Tutto questo rende la teoria dell'evoluzione un complesso di conoscenze vasto e articolato, che ha fecondato la ricerca in numerosi rami della scienza naturale, ricevendone conferme, occasioni di nuovi sviluppi e correzioni. Anche per il futuro l'evoluzionismo potrà rappresentare il filo conduttore in grado di garantire l'interpretazione dell'immensa quantità di dati raccolti dalla ricerca genetica e in altri rami della scienza.

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