Il ritorno dei vampiri

Riportato agli onori delle cronache dal recente film (già campione d'incassi) di Francis F. Coppola, il vecchio Conte Dracula continua a far parlare di sè. Almeno a giudicare dalla eco internazionale che ha avuto il terzo censimento mondiale di vampiri effettuato da Stephen Kaplan, cui il Manifesto del 7 novembre 1992 dà grande spazio.

Secondo le ricerche di Kaplan, parapsicologo, fondatore del Vampire Research Center di New York, sarebbero infatti 850 gli emuli del conte transilvano sparsi nei quattro angoli della Terra: di questi ben cinque vivrebbero nel Nord Italia.

L'illustre vampirologo ritiene che i vampiri siano individui che devono bere sangue umano, non per qualche tara psicologica, bensì per necessità fisiologica. Contro di loro non valgono nulla croci e corone d'aglio: il loro è un problema medico. Non dormono in bare, non sono morti viventi, non lasciano neppure più i due famosi buchi sul collo delle loro vittime. Sono anzi persone per bene, distinti professionisti, insospettabili colleghi d'ufficio: solo che necessitano di qualche decilitro di sangue a settimana per via della "progeria rovesciata" una malattia che produce un invecchiamento rallentato, ma provoca un forte bisogno di globuli rossi freschi. E per far questo, non uccidono nemmeno più le loro vittime: trovano facilmente dei donatori volontari, pronti ad offrire il proprio sangue all'amante vampiro o a pagare un debito in globuli anzichè in denaro. Insomma: i vampiri sono fra noi e mordono. Ma che nostalgia per il vecchio, caro Dracula, indiscusso divo cinematografico, così romantico nel suo maniero semidiroccato, così melodrammatico nella sua fobia per raggi solari e trecce d'aglio, così appassionante nella sua ricerca della vittima (possibilmente giovane e carina), così orrorifico nelle sue trasformazioni in pipistrello e lupo assetati di sangue. E sì lo si può proprio dire: non ci sono più i bei vampiri di una volta...

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Il conte Dracula visto da Francis Ford Coppola