Quell'orso d'uno Yeti

Tokyo. A fine settembre 2003 alcuni quotidiani hanno diffuso la notizia secondo la quale lo yeti sarebbe semplicemente un orso. A sostenerlo è Makoto Nebuka, un 56enne veterano alpinista giapponese. L'alpinista ha dichiarato: "La romantica ricerca della creatura è terminata: sono assolutamente convinto di aver trasformato questo mistero in un fatto accertato". L'abominevole uomo delle nevi, la terrificante creatura che la leggenda vuole frequenti il massiccio himalayano, non sarebbe altro che un semplice orso bruno. L'alpinista giapponese pubblicherà prossimamente i risultati della sua inchiesta, condotta per 12 anni attraverso Nepal, Tibet e Bhutan, dalla quale risulterebbe che lo yeti altro non è che un comune plantigrado. Secondo lo scalatore "yeti" è una deformazione dialettale della parola tibetana "meti", che indica l'orso bruno himalayano (nome scientifico Ursus Arctos), una specie a rischio di estinzione. Alcuni tibetani venererebbero il "meti" come creatura sacra e terrificante, a causa degli attacchi degli orsi contro i villaggi.

Nebuka afferma di aver fotografato, anni fa, la testa e le zampe di un "meti" conservate come talismano da uno sherpa.

L'ipotesi dell'alpinista giapponese, tuttavia, non sembra molto originale. Nel 1999, infatti, il celebre esploratore Reinhold Messner ha pubblicato un libro (R. Messner, Yeti. Leggenda e verità, Feltrinelli, Milano 1999) in cui racconta di aver più volte osservato lo strano essere durante le sue spedizioni in Himalaya. Nel libro Messner sostiene la tesi secondo la quale lo Yeti altro non sarebbe se non una particolare varietà di orso che ha l'abitudine di camminare in posizione eretta e che, da lontano, può apparire con sembianze umane.