Grafologia: scienza o pseudoscienza?

La validazione scientifica dell'analisi della scrittura: pro e contro

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  • 29-07-2004
  • di Matteo Rampin
La grafologia ha tutti i requisiti per essere annoverata tra le scienze controverse: nessuno studio scientifico ne ha ancora dimostrato l'affidabilità (mentre numerosi studi la mettono in dubbio), ma al tempo stesso essa gode di un forte credito presso la popolazione, gli addetti della selezione del personale e persino nel mondo accademico: in Francia per esempio essa viene utilizzata come metodica standard nella selezione del personale, mentre in Italia esiste un diploma universitario in consulenza grafologica (Università di Urbino), e nel dicembre del 2002 si sono avuti i primi laureati in consulenza grafologica del corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche dell'università LUMSA di Roma.

Ma che cosa si può dire, oggi, a proposito del valore della grafologia come metodo psicodiagnostico?

Argomenti a favore: i presupposti di base della grafologia


Occorre anzitutto ammettere che, almeno a prima vista, è legittimo pensare alla scrittura come a un oggetto adeguato a contenere informazioni relative alla persona che l'ha realizzata. Il comportamento scrittorio, alla pari di altri tipi di comportamento specializzato (come quello che presiede alla realizzazione del linguaggio parlato) è un comportamento molto complesso, e quindi suscettibile di fornire informazioni relative a numerose funzioni dell'organismo coinvolte nella sua produzione. Inoltre, a differenza di altri tipi di comunicazione, quella scritta si concretizza in un tracciato stabile, che può quindi essere analizzato con metodi rigorosi e riproducibili. Si può legittimamente ipotizzare che questo tracciato contenga informazioni relative a funzioni che sono oggetto di studio della linguistica, della psicologia cognitiva, e della neurofisiologia della motricità (è su questa ipotesi che si basa, tra l'altro, l'osservazione della scrittura effettuata dai neurologi nell'esame clinico di pazienti affetti da alcuni disturbi cognitivi e/o motori). Inoltre il tracciato grafico viene realizzato in maniera semiautomatica, e l'attenzione cosciente dello scrittore è focalizzata soprattutto sul contenuto linguistico veicolato dalla scrittura, mentre le caratteristiche formali o strutturali (le variazioni morfologiche degli elementi della scrittura) sono controllate per lo più da sistemi cognitivi che operano senza l'intervento delle consapevolezza. Si può ammettere dunque che nel tracciato grafico vengano registrati molti aspetti del comportamento motorio che possono essere detti inconsci, e che equivalgono agli aspetti della comunicazione che vengono oggi definiti non verbali. La grafologia è stata infatti definita come lo studio degli aspetti non verbali della comunicazione scritta (Cristofanelli, 1989). La comunicazione non verbale, essendo scarsamente auto-monitorata a livello consapevole, offre numerosi elementi utili a informare sull'individuo. Alcuni psicologi, fin dagli anni Trenta, si sono interessati al comportamento espressivo individuale, ossia al peculiare stile che contraddistingue il movimento e il comportamento in generale (inteso come sequenze di movimenti) degli esseri umani. La scrittura si presta bene allo studio dell'individualità espressiva, poiché è noto che ogni individuo presenta una scrittura assolutamente diversa da quella di qualsiasi altro essere umano; sull'individualità dell'autografia si fonda, del resto, buona parte delle transazioni ufficiali tra persone.

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Alla luce di questi fatti, non stupisce che anche eminenti scettici come Martin Gardner ammettano che "vi sono prove che dimostrano che alcune caratteristiche generali, o gestaltiche, della calligrafia sono statisticamente correlate a taluni tratti. È ragionevole supporre, ad esempio, che una persona pigra e indulgente non si animi quando prende in mano una penna, oppure che una persona solitamente precisa e ordinata al momento di scrivere una lettera pasticci il foglio su cui scrive. Tanto meno ci si aspetta che un tipo molto convenzionale sviluppi una tendenza a scrivere le maiuscole in fogge eccentriche. (...) La calligrafia è considerata una forma di comportamento espressivo, come il parlare, il camminare le espressioni facciali, il modo di ridere e di dare la mano, e in quanto tale ci si aspetta che abbia qualche relazione con la personalità (255)". Ben-Shakhar, uno studioso che si è occupato di grafologia da una prospettiva critica, ammette che "una scrittura trascurata fa venire in mente una persona trascurata (cioè una persona che manifesta un comportamento trascurato in altre aree), una scrittura artistica riflette una personalità artistica e una scrittura marcata ed energica caratterizza una personalità energica. Queste inferenze, benché richiedano un supporto empirico, rientrano nel senso comune" (1998, p. 175). In effetti, l'idea che la scrittura possa fornire indicazioni sul comportamento in generale è antichissima: Svetonio, ne La vita dei dodici Cesari, narra di come avesse descritto la personalità di Augusto basandosi su un campione di scrittura dell'imperatore. Il primo trattato di grafologia, redatto dal medico bolognese Camillo Baldi, risale al sedicesimo secolo.

Ma i grafologi dichiarano di essere in grado di descrivere aspetti della personalità dello scrivente che vanno al di là di caratteristiche intuitive quali la velocità nei movimenti o l'ordine. Essi si spingono ad affermare che l'analisi della scrittura permette di effettuare veri e propri ritratti psicologici della persona, che contengono descrizioni relative ai suoi istinti, al modo con cui sono gestiti, all'intelligenza, alle attitudini, e così via.

Come stanno le cose?

Argomenti contro: gli studi sulla validità psicodiagnostica della grafologia


Gli studi critici più recenti portano a concludere che la grafologia in generale non sia uno strumento valido nel descrivere la personalità.

Alcuni studi hanno confrontato la descrizione della personalità effettuata dai grafologi e quella effettuata ricorrendo a test di personalità: non si sono evidenziate relazioni statisticamente significative tra analisi del tratto grafico e l' Eysenck Personality Questionnaire (Eysenck e Gudjonsson, 1986; Furnham e Gunter, 1987), né tra analisi grafologica e stima del tipo Myers Briggs (Bayne e ONeill, 1988), né tra risultati del test 16 PF di Cattell e l'analisi della scrittura condotta secondo diversi metodi - come la grafologia della Gestalt, la grafologia dello Psicogramma (Peeples, 1990) e la grafologia del tratto secondo il programma computerizzato Handwriting Analysis (Bushnell, 1997). Casuali sono risultate (Tett e Palmer, 1997) anche le relazioni tra scrittura e personalità utilizzando il metodo grafometrico di Bunker (1979) e il test di Jackson JPI-R (Jackson, 1994). Anche il tentativo di correlare in maniera rigorosa la scrittura e patologie come la depressione (James e Loewenthal, 1990) e l'emicrania (Pradalier et Al., 1998) ha dato esito negativo. Un esame della letteratura sulla validità della grafologia (Greasley, 2000) evidenzia che gli studi effettuati con rigore metodologico (Lester et Al., 1977; Rosenthal e Lines, 1978; Klimoski e Rafaeli, 1983; Neter e Ben-Shakar, 1989; Beyerstein e Beyerstein, 1992) concludono che essa non è uno strumento diagnostico valido.

Secondo Greasley i grafologi si basano sull'analogia, sul simbolismo e sulla metafora percettiva; inoltre essi si baserebbero anche sull'estrazione di informazioni sullo scrivente contenute nel campione di scrittura e sul ben noto effetto Barnum.

Lindeman (1998) individua le ragioni del successo della grafologia presso l'opinione pubblica in alcune caratteristiche che essa condivide con le pseudoscienze. Quest'ultime, rispetto alle scienze, forniscono agli individui l'illusione di comprendere se stessi e il mondo e di controllare la realtà, e permettono quindi di mantenere l'autostima (Janoff-Bulman, 1989; Smith, 1994; Baumeister e Leary, 1995; Stevens e Fiske, 1995). Ciò è possibile perché esse si basano sul pensiero empirico, che, essendo automatico e semplice, viene preferito da molti a quello razionale (che è lento, difficile, imparziale e basato su regole astratte e complesse) (Epstein, 1990; Beike e Sherman, 1994). Questo è vero soprattutto nel settore della descrizione della personalità, oggetto assai arduo da definire operativamente. In questo settore entrano in gioco anche due meccanismi tipici del pensiero empirico, ossia la tendenza alla conferma e l'euristica della disponibilità.

La tendenza alla conferma consiste nel fatto che le ipotesi vengono verificate prendendo in considerazione solo le informazioni che la confermano e trascurando le altre (Klayman e Ha, 1987); l'euristica della disponibilità consiste nel ritenere corrette le affermazioni basate su criteri di somiglianza non razionali, un bias cognitivo secondo il quale, per esempio, ad effetti complessi devono corrispondere cause complesse (Sloman, 1996). Infine, secondo il pensiero empirico una spiegazione è valida non quando risponde a rigorosi criteri di tipo razionale, ma quando è soddisfacente per se stessi e per l'immagine di sé (Simon, 1982): questo spiega perché le persone tendono a considerare precise le descrizioni della propria personalità quando mettono in evidenza aspetti positivi ed erronee quando evidenziano aspetti negativi (Tyson, 1982; Glick et Al., 1989).

Altri argomenti a favore


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Se questi sono gli argomenti contro, è tuttavia necessario fare alcune precisazioni. Anzitutto i metodi di analisi grafologica esistenti sono molti e diversi tra loro, ciascuno essendo stato ideato da una persona diversa e in contesti culturali assai distanti; ciascun metodo si basa su teorie proprie, a volte connesse a teorie psicologiche preesistenti, altre volte no; i grafologi che usano metodi diversi si pongono scopi differenti, così, per esempio, alcuni grafologi dichiarano di potere rivelare aspetti della personalità che altri dichiarano essere impossibili da diagnosticare. Vi sono pubblicazioni grafologiche che mescolano astrologia, esoterismo e occultismo allo studio della scrittura, e altre che si ispirano alla scienza e ripudiano qualsiasi connessione con il paranormale o le scienze non convenzionali. Gli studi critici citati nel paragrafo precedente, quindi, conservano la loro validità solo in relazione ai singoli metodi grafologici esaminati.

In Italia il metodo grafologico più in uso è quello ideato da Girolamo Moretti, religioso francescano (Recanati, 1879 Ancona, 1963) che tra il 1905 e l'anno della sua morte codificò regole e leggi di un sistema di analisi della scrittura che oggi viene insegnato nelle Università di Urbino e LUMSA di Roma. Questo metodo, che non è stato preso in considerazione negli studi di valutazione critica ricordati sopra, presenta alcune caratteristiche piuttosto interessanti dal punto di vista metodologico. Anzitutto Moretti tenne sempre a precisare che il suo metodo psicodiagnostico non aveva nulla a che fare con il paranormale, e definì la sua grafologia, a scanso di equivoci, scienza sperimentale (il SantUffizio, che si interessò al suo caso, lo scagionò da ogni sospetto di divinazione o arte occulta).

Il metodo morettiano si basa sulla fisiologia del movimento, laddove gli altri metodi hanno come modello di riferimento il simbolismo o dottrine psicologiche di derivazione psicanalitica (che quindi non possono essere dimostrate né smentite). Secondo Moretti la scrittura non è che una delle tante forme di ciò che oggi chiamiamo comunicazione non verbale. Poiché lo stile espressivo della comunicazione non verbale è coerente all'interno di uno stesso essere umano (come dimostrato sperimentalmente da molti decenni si vedano gli studi di Allport) l'ipotesi è che alcuni aspetti della comunicazione non verbale registrati nella scrittura siano in una certa misura correlati ad aspetti che possono essere osservati nel comportamento dell'individuo in ambiti diversi da quello scrittorio: la gesticolazione, la postura, l'uso dello spazio, il modo di camminare, la mimica espressiva, gli aspetti non verbali della comunicazione orale eccetera. Moretti individua alcuni elementi formali della scrittura (segni grafologici) e li mette in relazione a modalità espressive extrascrittorie. Per esempio, Moretti afferma che chi realizza il puntino della i trascinando stancamente la mano sul foglio in modo che la penna non si stacchi dalla carta e il puntino stesso risulti unito al corpo della lettera, abitualmente cammina trascinando i piedi. Propone quindi un centinaio di segni grafologici, per ciascuno dei quali afferma esservi precise correlazioni con caratteristiche del comportamento espressivo; vengono forniti criteri operativi abbastanza chiari (a volte persino pignoli) per l'individuazione e la quantificazione in scala decimale di tali segni. Si tratta, sin qui, di una descrizione più sottile e più minuziosa di quegli aspetti della motricità che Gardner e Ben-Shakar ammettono essere registrati dalla scrittura in quanto comportamento complesso e semiautomatico.

Il passo successivo nell'argomentazione di Moretti è che una volta che è stato descritto dettagliatamente lo stile espressivo tipico di un individuo, è lecito effettuare inferenze sul suo modo di comportarsi nelle diverse situazioni della vita di tutti i giorni. Moretti propone alcuni strumenti euristici per sistematizzare queste inferenze: per esempio la nozione di "temperamenti" (Assalto, Cessione, Resistenza e Attesa) o quella di "istinti" (Vitale, Sessuale e Psichico). In altre parole, la scrittura, registrazione degli aspetti per così dire "microscopici" o sfuggenti del comportamento espressivo, indica lo stile comportamentale del soggetto nei vari momenti della sua esistenza: ma si tratta di una descrizione, appunto, dello stile comportamentale dell'individuo, non dei contenuti del suo comportamento. L'accento è posto quindi sulle caratteristiche formali (contrapposte ai contenuti dello psichismo) della personalità o, se si vuole, su quelle osservabili e descrivibili con un certo grado di oggettività: Moretti pertanto rinuncia a una teoria forte della personalità (quale potrebbe essere quella psicanalitica, che vorrebbe illustrare il contenuto dell'attività mentale dell'individuo), preferendo una descrizione operativa e pragmatica di ciò che ciascuno di noi può osservare nel comportamento di una persona.

Basandosi su una rilevazione aritmetica, l'analisi della scrittura individua anche le modalità comportamentali ridondanti, ossia quelle che sono presenti con significatività statistica: sono queste a caratterizzare maggiormente lindividuo. È come dire che l'analisi della scrittura permette di stabilire che una persona ha un comportamento più prevedibile (e quindi più stereotipato) in una situazione, per esempio, di aggressività, mentre unaltra persona mostra regolarità nei comportamenti soprattutto nelle situazioni in cui è esposta al giudizio degli altri.

Basandosi su un approccio di tipo pragmatico, rinunciando alla pretesa di descrivere i contenuti dell'inconscio (che per definizione non sono facilmente studiabili), richiamandosi alla neurofisiologia e utilizzando la matematica e la statistica (seppure a un livello molto elementare), questo metodo grafologico, che sinora non ha ancora ricevuto una validazione ufficiale, si presenta come un buon candidato per ricerche di validazione.

In altre parole, nessuno ha ancora dimostrato in modo rigoroso la validità del metodo morettiano, tuttavia esso può permettere ciò che altri metodi grafologici non permettono: uno studio sperimentale e quindi un approccio scientifico alla questione. Se ciò non si è ancora verificato, i tempi sono oramai maturi, tanto più che la società esige risposte chiare in merito a una disciplina che viene utilizzata sempre più frequentemente, anche in contesti molto delicati.

Matteo Rampin Psicologo, con Giorgio Nardone è autore di Terapie apparentemente magiche (McGraw-Hill, 2002)

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