Chi sono i leader del “Movimento per la verità”

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  • 08-11-2007
  • di Paolo Attivissimo
Addentrandosi nella vastissima produzione letteraria e video del "movimento per la verità", emergono dei nomi di riferimento, citati con maggiore frequenza come fonti autorevoli, che possono essere visti come i leader del movimento. Si tratta di personalità estremamente eterogenee, i cui unici tratti comuni (oltre all’ideologia complottista) sono l’impreparazione tecnica e uno o più libri o DVD da vendere.
Nessuno dei nomi di spicco del complottismo, infatti, ha una preparazione tecnica nei settori attinenti alla dinamica degli attentati. Fra i complottisti, per esempio, non ci sono esperti di ingegneria strutturale, demolizioni controllate, metallurgia, sistemi di volo, incendi. Alcuni di essi hanno una preparazione accademica o tecnica, ma in settori totalmente o largamente estranei alla tematica trattata: sono per esempio teologi (David Ray Griffin), filosofi (James Fetzer), fotografi (Massimo Mazzucco), controllori della potabilità dell’acqua (Kevin Ryan), fisici nucleari (Steven Jones), matematici (A.K. Dewdney), politici (Andreas von Bülow), storici (Webster Tarpley), giornalisti e attivisti politici (David Icke, Alex Jones, Giulietto Chiesa, Franco Fracassi, Barrie Zwicker, Thierry Meyssan, Christopher Bollyn, Maurizio Blondet), studenti (Dylan Avery) o custodi ed ex prestigiatori (William Rodriguez).
La loro competenza nelle rispettive professioni non è in dubbio: ma è evidente che nella discussione sull’11 settembre si occupano di argomenti che esulano dalle loro conoscenze. Un addetto alle acque potabili, per esempio, è un buon riferimento per sapere se un acquedotto è contaminato, ma non per determinare se l’acciaio delle Torri Gemelle si è comportato in maniera anomala. Inoltre questi autori non sembrano in grado di trovare veri esperti di settore che confermino le loro teorie, come si procede in genere in queste circostanze, mentre i debunker possono contare sul larghissimo consenso degli addetti ai lavori perlomeno sugli aspetti tecnici della ricostruzione comunemente accettata degli eventi.
Questa situazione ha portato gli autori in questione a commettere errori anche grossolani su fatti incontrovertibili: per esempio, Massimo Mazzucco, nel suo libro Inganno globale, ha sbagliato persino il numero di piani delle Torri Gemelle. Dylan Avery, Franco Fracassi e Maurizio Blondet hanno tutti affermato[1] che nel 1945 l’Empire State Building sopportò senza crollare l’impatto di un immenso bombardiere a reazione B-52 e che quindi il crollo delle Torri Gemelle è sospetto, senza rendersi conto che nel 1945 il B-52 non esisteva nemmeno e che l’aereo che colpì l’Empire State Building fu in realtà un ben più piccolo B-25 a elica, dieci volte più leggero. Tutti fatti facilmente verificabili, che un ricercatore rigoroso non dovrebbe sbagliare.
Vi sono anche alcune associazioni che sembrano avere qualifiche pertinenti, come Pilots for 9/11 Truth (www.pilotsfor911truth.org ) o Architects and Engineers for 9/11 Truth (www.ae911truth.org ), che annoverano piloti, architetti e ingegneri fra i loro membri. Tuttavia alcune verifiche a campione hanno rivelato che si tratta di persone che non hanno un’esperienza specifica negli ambiti sui quali, discutendo dell’11 settembre, pure si esprimono.
Per esempio, i piloti di Pilots for 9/11 Truth fondano le proprie teorie sull’analisi delle "scatole nere" degli aerei dirottati, ma nessuno di loro è un esperto di queste analisi. La cosa non deve stupire: i piloti devono saper far volare gli aerei e non sono tenuti a conoscerne la manutenzione minuziosa, così come un camionista non è tenuto a essere esperto di centraline ABS pur usandole tutti i giorni.
Fra i membri di Architects and Engineers for 9/11 Truth troviamo invece progettisti di campi da golf e altre piccole strutture, le cui problematiche sono difficilmente confrontabili con quelle di grattacieli d’acciaio di oltre 400 metri. Inoltre non vi è un controllo significativo sulle credenziali dei membri: personalmente non ho avuto difficoltà a iscrivermi come ingegnere specializzato in dighe con il nom de plume di "Massimo Dell’Affidabilità". Infine, le asserzioni di quest’associazione non riguardano l’ingegneria o l’architettura, ma la metallurgia, l’analisi video e le demolizioni controllate.
Sarebbe però ingiusto classificare tutti gli scettici circa la "versione ufficiale" come dilettanti intenti a vendere qualcosa. Spiccano infatti alcuni nomi che, pur in un’ottica a volte complottista, hanno svolto un lavoro di ricerca serio e metodologicamente corretto. Il fatto che questi autori più rigorosi e meno sensazionalisti non promuovano propri libri o DVD non sembra essere una coincidenza.
Paul Thompson ha realizzato il sito Cooperative Research (www.cooperativeresearch.org ), che presenta migliaia di notizie e dati sull’11 settembre e sugli eventi correlati, senza proporre ipotesi di complotto, costituendo un database preziosissimo per i ricercatori di ogni orientamento.
Scott Bingham ha ottenuto il rilascio dei filmati integrali dell’impatto al Pentagono e creato il sito www.flight77.info ; ha inoltre avviato azioni legali per ottenere il rilascio di decine di altri filmati ripresi l’11 settembre al Pentagono, a New York e in altri luoghi significativi e collabora attivamente con i debunker per condividere il materiale di ricerca.
Russell Pickering, di PentagonResearch.com, ha compilato una raccolta immensa e meticolosa di fotografie, filmati e documenti riguardanti l’attentato al Pentagono, ordinando il tutto cronologicamente e risalendo ove possibile alle fonti di ogni documento audiovisivo. Purtroppo il sito di Pickering è attualmente oscurato per sua scelta, ma ha costituito per anni una fonte impareggiabile di riferimento.
Va infine citato il lavoro egregio di autocritica svolto dal sito 911review.com , che esamina vari filmati, siti e libri e rivela le loro falle; operazione particolarmente interessante perché realizzata da un sito di orientamento apertamente complottista.[2] È interessante anche considerare l’eterogeneità delle motivazioni che portano ad abbracciare le ipotesi di complotto. Per esempio, si assiste a un curioso connubio di ideologie normalmente contrapposte. Christopher Bollyn è un autore legato all’estrema destra americana: ha pubblicato gran parte delle sue teorie sull’American Free Press, giornale fondato dall’ideologo Willis Carto, notoriamente e documentatamente negazionista dell’Olocausto e sostenitore della supremazia della razza bianca, dell’antisemitismo e del razzismo ed è stato ripetutamente ospite radiofonico di David Duke, ex leader del Ku Klux Klan. Eppure questo non ha impedito a Dylan Avery, autore di Loose Change, o a Giulietto Chiesa di citarlo ripetutamente come fonte autorevole,[3] benché le sue teorie siano state screditate anche dagli stessi complottisti (per esempio Oilempire.us o 911review.com ).
Le disparate motivazioni politiche, tuttavia, non sono le sole a stimolare gli autori della letteratura complottista sull’11 settembre. C’è anche la passione per l’esoterismo, i misteri e le grandi cospirazioni, come dimostrano per esempio David Icke con le sue teorie sui mandanti rettiliani degli attentati, Tom Bosco con i suoi scritti su Nexusitalia.com e Massimo Mazzucco con il proprio sito Luogocomune.net, che ospita accanto alle ipotesi di complotto sull’11 settembre anche le teorie sullo sbarco umano sulla Luna falsificato in studio, sulle cosiddette "scie chimiche" (le scie di condensazione degli aerei sarebbero in realtà irrorazioni venefiche dei militari americani), sull’assassino del presidente Kennedy, sulle società segrete, sul Nuovo Ordine Mondiale e su molte altre tematiche standard del repertorio delle realtà alternative. In questo assortimento di inesperti, tuttavia, il nome di Steven Jones sembra fuori posto: in quanto professore di fisica presso la Brigham Young University, nello Utah, il metodo rigoroso e le leggi della scienza dovrebbero risultargli chiari. Per esempio, la dinamica della caduta dei gravi rientra nelle sue competenze e quindi le sue opinioni sul crollo delle Torri Gemelle dovrebbero avere un certo peso, di certo maggiore del parere di un teologo, di un filosofo o di un fotografo.
Purtroppo, però, Steven Jones si lascia andare ad argomentazioni poco scientifiche e non soltanto sull’11 settembre. Sostiene, per esempio, di avere le prove della visita di Gesù negli Stati Uniti dopo la sua resurrezione: i segni sulle mani dei personaggi raffigurati in alcuni vasi Maya sarebbero, secondo Jones, delle stimmate.[4]
Inoltre Steven Jones ha fatto ricorso a fotografie ritoccate e falsificate per dimostrare le proprie teorie sugli attentati terroristici al World Trade Center: quella che Jones sostiene essere un’immagine di un blocco di metallo fuso (prova, a suo dire, di demolizione realizzata tramite fusione) mostra in realtà un blocco di cemento pressato custodito all’Hangar 17 dell’aeroporto JFK di New York, tant’è vero che contiene pezzetti di carta ancora leggibili.[5] Un’altra foto presentata da Jones per documentare questa presenza sospetta di grandi pozze di metallo fuso fra le macerie sembra mostrare dei pompieri che si affacciano su una di queste pozze, ma, in realtà, si tratta di una foto notturna nella quale è il bagliore delle lampade calate in una cavità delle macerie a illuminare i pompieri (uno dei quali ha addirittura i piedi apparentemente a mollo nel "metallo fuso").[6]
In sintesi, sembrano esserci due categorie di "firme celebri" del complottismo sull’11 settembre: quella dei "creativi", che costruiscono nuove teorie, e quella degli "imitatori", che si limitano a copiare e citare le teorie altrui senza alcuno sforzo di verifica, generando un vortice di citazioni incrociate che sembrano conferire spessore e autorevolezza alle asserzioni. Se nel secondo caso si può ipotizzare l’attenuante della citazione fatta in buona fede, nel primo l’ovvietà degli errori commessi, il disinvolto abbandono del rigore giornalistico e scientifico, il mancato ricorso a veri esperti di settore e la falsificazione o manipolazione delle prove sembrano suggerire più una scelta deliberata che una straordinaria incapacità analitica.

1) Blondet in I grattacieli, prima, non cadevano, www.effedieffe.com/rx.php?id=820%20&chiave=11%20settembre ; Dylan Avery, prima edizione di Loose Change, con ammissione presso Alternet.org (www.alternet.org/story/40476/); Franco Fracassi, Matrix (Canale 5) 1 giugno 2006.
3) Corriere della Sera, 17 ottobre 2006.
4) Behold My Hands: Evidence for Christ’s Visit in Ancient America, articolo pubblicato presso www.physics.byu.edu/faculty/jones/rel491/handstext+and+figures.htm e successivamente rimosso ma ancora disponibile tramite web.archive.org.