Un policlinico universitario pubblico ha assegnato un incarico retribuito di naturopata in Chirurgia Vascolare/Trapianti e in Pediatria reumatologica. Non è "integrazione": è la legittimazione istituzionale di pratiche di efficacia non dimostrata, condotte su pazienti fragili, tra cui bambini.
Egregio Ministro Orazio Schillaci,
Il quotidiano La Sicilia ha dato notizia dell’incarico conferito dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico “G. Rodolico–San Marco” di Catania a una “figura professionale che possa svolgere mansioni di naturopatia” nell’ambito di studi clinici condotti presso la U.O.C. di Chirurgia vascolare, il Centro trapianti e la U.O.S.D. Pediatria a indirizzo reumatologico .
La professionista incaricata ha dichiarato di essere in possesso di una Laurea in Scienze Olistiche, indirizzo Educazione Alimentare e Nutrizione conseguita presso LinkCampus di Zug. Il piano di studi pubblicato da LinkCampus comprende, tra gli altri, insegnamenti di iridologia, naturopatia quantica, oligoterapia carmica, riflessologia planetare (sic!) e aromoterapia tibetana. Si tratta di approcci che nascono da presupposti teorici incompatibili con lo stato dell’arte delle conoscenze mediche, non sono supportati da evidenze scientifiche adeguate e non rientrano nella formazione sanitaria universitaria italiana.
Il problema non è la presenza negli ospedali di professionisti non medici, che svolgono funzioni essenziali nell’assistenza e nella ricerca. Il problema è comprendere perché una formazione di questo tipo sia stata considerata appropriata per partecipare ad attività definite come studi clinici, in reparti che assistono anche persone sottoposte a trapianto e minori con patologie reumatologiche. Un incarico retribuito conferito da un’azienda ospedaliero-universitaria attribuisce inevitabilmente credibilità istituzionale alle competenze selezionate.
Le chiediamo pertanto di promuovere, per quanto di Sua competenza, una verifica dei presupposti scientifici e professionali dell’incarico e, qualora non risultassero adeguati, di intervenire affinché la decisione sia sospesa e revocata, a tutela dei pazienti e dell’Ospedale stesso, in attesa di un parere delle società scientifiche di riferimento (chirurgia vascolare, reumatologia pediatrica).
La medicina pubblica e universitaria ha il dovere di tutelare i pazienti fragili dal rischio di pratiche non validate, indipendentemente dalla buona fede di chi le propone.
Cordiali saluti
Lorenzo Montali
Presidente del CICAP
Egregio Ministro Orazio Schillaci,
Il quotidiano La Sicilia ha dato notizia dell’incarico conferito dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico “G. Rodolico–San Marco” di Catania a una “figura professionale che possa svolgere mansioni di naturopatia” nell’ambito di studi clinici condotti presso la U.O.C. di Chirurgia vascolare, il Centro trapianti e la U.O.S.D. Pediatria a indirizzo reumatologico .
La professionista incaricata ha dichiarato di essere in possesso di una Laurea in Scienze Olistiche, indirizzo Educazione Alimentare e Nutrizione conseguita presso LinkCampus di Zug. Il piano di studi pubblicato da LinkCampus comprende, tra gli altri, insegnamenti di iridologia, naturopatia quantica, oligoterapia carmica, riflessologia planetare (sic!) e aromoterapia tibetana. Si tratta di approcci che nascono da presupposti teorici incompatibili con lo stato dell’arte delle conoscenze mediche, non sono supportati da evidenze scientifiche adeguate e non rientrano nella formazione sanitaria universitaria italiana.
Il problema non è la presenza negli ospedali di professionisti non medici, che svolgono funzioni essenziali nell’assistenza e nella ricerca. Il problema è comprendere perché una formazione di questo tipo sia stata considerata appropriata per partecipare ad attività definite come studi clinici, in reparti che assistono anche persone sottoposte a trapianto e minori con patologie reumatologiche. Un incarico retribuito conferito da un’azienda ospedaliero-universitaria attribuisce inevitabilmente credibilità istituzionale alle competenze selezionate.
Le chiediamo pertanto di promuovere, per quanto di Sua competenza, una verifica dei presupposti scientifici e professionali dell’incarico e, qualora non risultassero adeguati, di intervenire affinché la decisione sia sospesa e revocata, a tutela dei pazienti e dell’Ospedale stesso, in attesa di un parere delle società scientifiche di riferimento (chirurgia vascolare, reumatologia pediatrica).
La medicina pubblica e universitaria ha il dovere di tutelare i pazienti fragili dal rischio di pratiche non validate, indipendentemente dalla buona fede di chi le propone.
Cordiali saluti
Lorenzo Montali
Presidente del CICAP