Data: 20 maggio 1993.
Luogo: la camera mortuaria dell' Ospedale di un paesone della Bassa Padana.
Nella piccola stanza, sul baldacchino, stava la bara ancora aperta dove riposava mia madre, morta quella notte dopo molte sofferenze.
Avevo passato tante notti insonni; quella mattina io e mia cognata avevamo dovuto adempiere alla formalità triste ma indispensabile della scelta della bara.
Mio fratello, per colmo di sventura, aveva subito nei giorni precedenti un 'operazione alla testa e tutte le incombenze burocratiche erano toccate a noi, e in special modo a mia cognata.
L'impresario delle pompe funebri aveva svolto il suo lavoro ed ora i parenti avevano cominciato ad arrivare dai paesi vicini per rendere omaggio e portare fiori.
Il coperchio della bara stava ritto sulla parete dietro il catafalco.
Non so in che momento si svolse il fatto; mia cognata fece notare allarmata che il nome sulla piastra di ottone del coperchio era sbagliato. Con raccapriccio vidi anch'io che il nome non corrispondeva a quello di mia madre ma a quello di lei.
L'impresario si profuse in scuse e portò via più in fretta possibile il coperchio.
La piastra venne sostituita prontamente e tutto procedette nei modi consueti.
Dopo il funerale io tornai a casa mia, lontano dal paese.
Passarono alcune settimane e un giorno una telefonata di mio fratello mi avvertì che le disgrazie quell'anno non erano finite: mia cognata era morta.
Ho ripensato alla storia, a come si erano svolti i fatti e sono giunta a una conclusione logica. Chi leggesse un simile racconto potrebbe pensare che l'impresario delle pompe funebri avesse avuto una premonizione.
Credo invece che le cose siano accadute per una serie di ragioni.
Mia cognata era ammalata da tempo. Aveva subito l'anno prima un intervento e si sottoponeva a chemioterapia. Lo diceva sempre a tutti e certo in paese se ne parlava.
Forse il titolare delle pompe funebri mentre noi parlavamo con lui aveva pensato che anche lei poteva non avere molto da vivere e chissà, fra poco sarebbe venuto il suo turno…e...la mano che compilava l'ordine deve aver ubbidito all'inconscio.
PASQUA
Luogo: la camera mortuaria dell' Ospedale di un paesone della Bassa Padana.
Nella piccola stanza, sul baldacchino, stava la bara ancora aperta dove riposava mia madre, morta quella notte dopo molte sofferenze.
Avevo passato tante notti insonni; quella mattina io e mia cognata avevamo dovuto adempiere alla formalità triste ma indispensabile della scelta della bara.
Mio fratello, per colmo di sventura, aveva subito nei giorni precedenti un 'operazione alla testa e tutte le incombenze burocratiche erano toccate a noi, e in special modo a mia cognata.
L'impresario delle pompe funebri aveva svolto il suo lavoro ed ora i parenti avevano cominciato ad arrivare dai paesi vicini per rendere omaggio e portare fiori.
Il coperchio della bara stava ritto sulla parete dietro il catafalco.
Non so in che momento si svolse il fatto; mia cognata fece notare allarmata che il nome sulla piastra di ottone del coperchio era sbagliato. Con raccapriccio vidi anch'io che il nome non corrispondeva a quello di mia madre ma a quello di lei.
L'impresario si profuse in scuse e portò via più in fretta possibile il coperchio.
La piastra venne sostituita prontamente e tutto procedette nei modi consueti.
Dopo il funerale io tornai a casa mia, lontano dal paese.
Passarono alcune settimane e un giorno una telefonata di mio fratello mi avvertì che le disgrazie quell'anno non erano finite: mia cognata era morta.
Ho ripensato alla storia, a come si erano svolti i fatti e sono giunta a una conclusione logica. Chi leggesse un simile racconto potrebbe pensare che l'impresario delle pompe funebri avesse avuto una premonizione.
Credo invece che le cose siano accadute per una serie di ragioni.
Mia cognata era ammalata da tempo. Aveva subito l'anno prima un intervento e si sottoponeva a chemioterapia. Lo diceva sempre a tutti e certo in paese se ne parlava.
Forse il titolare delle pompe funebri mentre noi parlavamo con lui aveva pensato che anche lei poteva non avere molto da vivere e chissà, fra poco sarebbe venuto il suo turno…e...la mano che compilava l'ordine deve aver ubbidito all'inconscio.
PASQUA