Questo non è un gruppo vero e proprio ma una serie di attività trasversali, perché una comunicazione efficace riguarda tutti gli ambiti di lavoro del CICAP, dalla rivista alle indagini. Faremo il punto durante una sessione generale dell'assemblea (vedi Programma).
Per iniziare la discussione, riprendiamo qualche messaggio da Forum.
Beatrice Mautino
(Rispondendo a Claudio Cocheo)
(Per i sociologi) il quando e' la bomba atomica... quella pare che sia stata la prima crepa. Hanno contribuito i vari incidenti chimico-nucleari e negli ultimi anni con il boom delle biotecnologie s'e' aperta completamente la falla. Ma comunque la diffidenza non e' su tutto. Difficilmente trovi una persona che sia contraria alle biotecnologie per produrre l'insulina, ma molti, la maggioranza, sono contrari alle biotecnologie in agricoltura (e le tecniche di manipolazione son le stesse). Non si puo' mettere una linea di demarcazione tra il prima e l'adesso, ma quello che si puo' fare e' fare una lista di argomenti che puoi trattare alla vecchia maniera e di argomenti che devi trattare alla nuova maniera. la scienza pura e bella (tipo l'etologia o l'astronomia) la puoi trattare alla maniera vecchia (non riesco a pensare a un modo partecipato di parlare delle gazzelle di thompson...), tutto cio' che invece puo' essere controverso, pericoloso, bioeticamente sensibile, ecc lo devi trattare nel nuovo modo. E non e' un caso se a superquark non si parla quasi mai di temi controversi.
Lungi da me mettere il Piero sul banco. Per ora l'ho messo sul muro... ;) quello che dici e' esattamente quello che dicevo nella mia prima mail in risposta alla tua. la "colpa" non e', ovviamente, del Piero o di chi usa il suo stile. C'e' questa situazione di ambiguita', c'e' il Giacobbo dilagante, ci sono i siti di mysteri, i newsgroup e compagnia bella. Noi ci possiamo incazzare, difendere il Piero e il suo/nostro modo di comunicare e sperare che qualcuno ci ascolti, oppure possiamo cercare di entrare in quella melma e far sentire la nostra voce anche li'. Se stiamo a guardare perdiamo terreno e riusciremo a parlare solo a chi gia' la pensa come noi. Se ci tuffiamo nella melma (senza abbassarsi al livello di Giacobbo) magari riusciamo a parlare anche a chi e' indeciso o dubbioso.
I nuovi lo rivedono continuamente. Il Piero non e' scemo. Sa queste cose e sa che adesso la comunicazione va fatta in un altro modo. Lui non cambia perche' cambiando non funzionerebbe piu'. E' un personaggio e le persone che lo seguono lo seguono proprio perche' e' cosi' sempre uguale a se stesso da 30 anni. Se smettesse di fare quello che fa ci sarebbe un sacco di gente che il martedi' (o quand'e') si sentirebbe persa... Ma sa anche che per gli altri, per quelli che lo guardano male, o per gli argomenti difficili da trattare ci sono tutti i ggiovani divulgatori che stanno cercando faticosamente di trovare un modo nuovo.
Se fosse cosi' semplice sarei molto meno stressata... ;) Bisogna fare i conti anche con la gente. Non ci si puo' limitare a scegliere le fonti, verificare le notizie e trasmetterle. Bisogna anche ascoltare quel che la gente ha da dire e riferire queste cose agli scienziati. Ma e' un discorso complesso e adesso devo uscire... ne riparliamo semmai.
Stefano Bagnasco:
Coordinatori:
- Beatrice Mautino, Torino
- Stefano Bagnasco, Torino
Discussione
Per iniziare la discussione, riprendiamo qualche messaggio da Forum.
Beatrice Mautino
l'altro giorno ero in una casa editrice per un libro di testo che sto scrivendo e il direttore editoriale guardando le prima bozze del progetto grafico ci dice "carino, belle immagini, bei disegni, bella grafica, ma un libro cosi' non si vende". il succo era piu' o meno questo: le immagini belle e la grafica accattivante ormai ce l'hanno tutti i libri. puntare sulla qualita' dei contenuti non basta, perche' quando uno deve decidere se comprarti non ha il tempo di valutarla. bisogna trovare qualcosa che colpisca l'attenzione, in quel caso, dell'insegnante e che gli faccia venir voglia di comprarti.
in questi giorni sto discutendo di queste cose in ambiente evoluzionista (non solo il cicap si vuole rinnovare) e secondo me il discorso lo si puo' estendere anche a noi. abbiamo il grosso problema di dover penetrare in un "mercato" fitto, denso e accattivante. un tempo di dicevamo che bastava contrapporre alla loro scarsa correttezza il nostro rigore e lasciar che fosse la gente a decidere da che parte stare. poi negli ultimi anni ci siamo detti che il rigore non bastava piu' e bisognava affiancargli anche una strategia comunicativa un po' piu' appealing (siti colorati, conferenze dove si ride, lasciare il pubblico con messaggi positivi, ecc). ma secondo me adesso siamo giunti ad un'ulteriore fase. come per i libri di testo, tutti sono diventati appealing e, cosa preoccupante, non si riesce piu' a distinguere quel che e' divulgazione da quel che e' intrattenimento misteriosofico... come mi diceva Stefano di ritorno dal reparto bimbi della Fiera del Libro, e' ormai consuetudine trovare i libri di Giacobbo sullo stesso scaffale di quelli di Editoriale Scienza e alla richiesta "fatemi un esempio di trasmissione di divulgazione scientifica" mi e' capitato piu' volte di sentir nominare Voyager assieme a SuperQuark.
secondo me, il cicap del futuro (molto prossimo) deve fare i conti anche con questa situazione di ambiguita' e trovare il modo di ritornare a essere in qualche modo "diverso" da Voyager, senza dar l'impressione dell'alzata di scudi.
come si possa fare non lo so, ma magari parlandone tutti assieme si trova un modo...
in questi giorni sto discutendo di queste cose in ambiente evoluzionista (non solo il cicap si vuole rinnovare) e secondo me il discorso lo si puo' estendere anche a noi. abbiamo il grosso problema di dover penetrare in un "mercato" fitto, denso e accattivante. un tempo di dicevamo che bastava contrapporre alla loro scarsa correttezza il nostro rigore e lasciar che fosse la gente a decidere da che parte stare. poi negli ultimi anni ci siamo detti che il rigore non bastava piu' e bisognava affiancargli anche una strategia comunicativa un po' piu' appealing (siti colorati, conferenze dove si ride, lasciare il pubblico con messaggi positivi, ecc). ma secondo me adesso siamo giunti ad un'ulteriore fase. come per i libri di testo, tutti sono diventati appealing e, cosa preoccupante, non si riesce piu' a distinguere quel che e' divulgazione da quel che e' intrattenimento misteriosofico... come mi diceva Stefano di ritorno dal reparto bimbi della Fiera del Libro, e' ormai consuetudine trovare i libri di Giacobbo sullo stesso scaffale di quelli di Editoriale Scienza e alla richiesta "fatemi un esempio di trasmissione di divulgazione scientifica" mi e' capitato piu' volte di sentir nominare Voyager assieme a SuperQuark.
secondo me, il cicap del futuro (molto prossimo) deve fare i conti anche con questa situazione di ambiguita' e trovare il modo di ritornare a essere in qualche modo "diverso" da Voyager, senza dar l'impressione dell'alzata di scudi.
come si possa fare non lo so, ma magari parlandone tutti assieme si trova un modo...
Ormai, per chi si occupa di queste cose professionalmente, il modello Piero Angela e' superato, proprio perche' e' unidirezionale. Ora, vi risparmio tutta la sbrodolata su come e' cambiata la comunicazione della scienza in questi ultimi vent'anni, ci sono degli ottimi libri che ne parlano (ad esempio Pitrelli-Castelfranchi recensito recentemente su SeP http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=273411 ), ma e' una cosa con la quale bisogna fare i conti, visto che comunque le attivita' di divulgazione costituiscono una bella fetta di quel che fa il cicap.
gli Angela non sono gli unici a fare divulgazione "seria". il mondo e' pieno di divulgatori seri, solo che tra le regole della divulgazione odierna c'e' questa cosa che il divulgatore se ne deve stare in disparte, possibilmente nascosto, ascoltare quello che dice la scienza, possibilmente con uno sguardo critico e non adorante (come invece si faceva un tempo), ascoltare quello che dice la gente (idem come sopra) e aiutare il dialogo tra le due parti affinche' si arrivi alla piena consapevolezza. non c'e' piu' spazio per i protagonismi. quello che diceva Roberto e che condivido in pieno e' che se ci dobbiamo mettere a difendere Piero Angela (dicendo alla gente di leggere il libro piuttosto che limitarsi a guardare la tv) forse a sbagliare non e' la gente che non capisce o e' ignorante, ma Piero Angela che non sa piu' comunicare con quella gente li'.* ed e' cosi' per una serie di motivi tra i quali una certa diffidenza nei confronti della scienza che adesso c'e' e prima non c'era (vedi il dilagare delle teorie del complotto). prima andava benissimo tradurre in linguaggio semplice i risultati della ricerca scientifica, perche' era quello di cui c'era bisogno. gli scienziati erano visti un po' come dei santoni e bisognava fare in modo che oltre ad adorarli la gente capisse anche quel che dicevano e questo il Pierone l'ha fatto benissimo. Adesso se ti limiti a far parlare lo scienziato che ti dice che la determinata tecnologia non fa danni o che la tal applicazione portera' un sacco di benefici susciti diffidenza (e vale per le nanotech, le biotech, ma anche per le scie chimiche, l'11/9, ecc) e ottieni esattamente il risultato opposto a quello che volevi ottenere.
per fare un esempio pratico, l'altra sera sono stata a vedere uno spettacolo sulle nanotecnologie. avevano oragnizzato tutto quelli dipartimento di chimica senza coinvolgere nessun divulgatore (ne' vecchia maniera, ne' nuova maniera... c'e' sempre questa idea che a far i divulgatori son bravi tutti). io non ho mai avuto pregiudizi nei confronti delle nanotech e sono arrivata li' curiosa di capire qualcosa di piu', soprattutto visto che se ne inizia a parlare in giro per i media. dopo un'ora di spettacolo in cui mi si diceva delle meravigliose applicazioni delle nanotech io sono uscita con un senso di angoscia e preoccupazione che raramente ho provato per la scienza. far finta che i problemi non ci siano non li risolve... magari bastava affrontare anche solo uno dei punti critici, sembrare un po' meno sicuri, mostrare qualche limite e io ne sarei uscita un po' piu' serena e ben disposta.
per fare un esempio pratico, l'altra sera sono stata a vedere uno spettacolo sulle nanotecnologie. avevano oragnizzato tutto quelli dipartimento di chimica senza coinvolgere nessun divulgatore (ne' vecchia maniera, ne' nuova maniera... c'e' sempre questa idea che a far i divulgatori son bravi tutti). io non ho mai avuto pregiudizi nei confronti delle nanotech e sono arrivata li' curiosa di capire qualcosa di piu', soprattutto visto che se ne inizia a parlare in giro per i media. dopo un'ora di spettacolo in cui mi si diceva delle meravigliose applicazioni delle nanotech io sono uscita con un senso di angoscia e preoccupazione che raramente ho provato per la scienza. far finta che i problemi non ci siano non li risolve... magari bastava affrontare anche solo uno dei punti critici, sembrare un po' meno sicuri, mostrare qualche limite e io ne sarei uscita un po' piu' serena e ben disposta.
(Rispondendo a Claudio Cocheo)
Quando e' cominciato a cambiare qualcosa?
(Per i sociologi) il quando e' la bomba atomica... quella pare che sia stata la prima crepa. Hanno contribuito i vari incidenti chimico-nucleari e negli ultimi anni con il boom delle biotecnologie s'e' aperta completamente la falla. Ma comunque la diffidenza non e' su tutto. Difficilmente trovi una persona che sia contraria alle biotecnologie per produrre l'insulina, ma molti, la maggioranza, sono contrari alle biotecnologie in agricoltura (e le tecniche di manipolazione son le stesse). Non si puo' mettere una linea di demarcazione tra il prima e l'adesso, ma quello che si puo' fare e' fare una lista di argomenti che puoi trattare alla vecchia maniera e di argomenti che devi trattare alla nuova maniera. la scienza pura e bella (tipo l'etologia o l'astronomia) la puoi trattare alla maniera vecchia (non riesco a pensare a un modo partecipato di parlare delle gazzelle di thompson...), tutto cio' che invece puo' essere controverso, pericoloso, bioeticamente sensibile, ecc lo devi trattare nel nuovo modo. E non e' un caso se a superquark non si parla quasi mai di temi controversi.
Il capire il "quando" potrebbe aiutare a capire le cause, sempre che questo cambiamento sia davvero avvenuto.
E' davvero un problema di inadeguatezza ai tempi dei bravi divulgatori come gli Angela o si tratta piuttosto di un problema di altra natura?
Ad esempio, prima di mettere Angela sul banco degli imputati, io vedrei molto meglio indagare sulla diffusione capillare della cattiva comunicazione (dei media) presso la gente. Capillarita' che non esisteva fino a pochi anni fa. E in questa aumentata disponibilità di informazione e facilità di accesso si e' infiltrata la "cattiva divulgazione" (basti pensare ai vari Giacobbo e compagnia bella). Basti pensare ad Internet, dove si puo' leggere di tutto senza poter conoscere la solidità delle affermazioni che stai leggendo.
Allora, a me sorge il dubbio che non siano gli Angela a sbagliare, ma che piuttosto i divulgatori alla Angela siano soffocati dallo starnazzare altrui.
E' davvero un problema di inadeguatezza ai tempi dei bravi divulgatori come gli Angela o si tratta piuttosto di un problema di altra natura?
Ad esempio, prima di mettere Angela sul banco degli imputati, io vedrei molto meglio indagare sulla diffusione capillare della cattiva comunicazione (dei media) presso la gente. Capillarita' che non esisteva fino a pochi anni fa. E in questa aumentata disponibilità di informazione e facilità di accesso si e' infiltrata la "cattiva divulgazione" (basti pensare ai vari Giacobbo e compagnia bella). Basti pensare ad Internet, dove si puo' leggere di tutto senza poter conoscere la solidità delle affermazioni che stai leggendo.
Allora, a me sorge il dubbio che non siano gli Angela a sbagliare, ma che piuttosto i divulgatori alla Angela siano soffocati dallo starnazzare altrui.
Lungi da me mettere il Piero sul banco. Per ora l'ho messo sul muro... ;) quello che dici e' esattamente quello che dicevo nella mia prima mail in risposta alla tua. la "colpa" non e', ovviamente, del Piero o di chi usa il suo stile. C'e' questa situazione di ambiguita', c'e' il Giacobbo dilagante, ci sono i siti di mysteri, i newsgroup e compagnia bella. Noi ci possiamo incazzare, difendere il Piero e il suo/nostro modo di comunicare e sperare che qualcuno ci ascolti, oppure possiamo cercare di entrare in quella melma e far sentire la nostra voce anche li'. Se stiamo a guardare perdiamo terreno e riusciremo a parlare solo a chi gia' la pensa come noi. Se ci tuffiamo nella melma (senza abbassarsi al livello di Giacobbo) magari riusciamo a parlare anche a chi e' indeciso o dubbioso.
E' angela a dover cambiare davvero (come la nostra povera zingara relativistica, che dovra' tornare a piu' miti consigli) o semmai sono quelli nuovi, che gia' sono cambiati (in peggio) rispetto ad Angela, a dover rivedere "come fare" divulgazione?
I nuovi lo rivedono continuamente. Il Piero non e' scemo. Sa queste cose e sa che adesso la comunicazione va fatta in un altro modo. Lui non cambia perche' cambiando non funzionerebbe piu'. E' un personaggio e le persone che lo seguono lo seguono proprio perche' e' cosi' sempre uguale a se stesso da 30 anni. Se smettesse di fare quello che fa ci sarebbe un sacco di gente che il martedi' (o quand'e') si sentirebbe persa... Ma sa anche che per gli altri, per quelli che lo guardano male, o per gli argomenti difficili da trattare ci sono tutti i ggiovani divulgatori che stanno cercando faticosamente di trovare un modo nuovo.
A me sembra che il divulgatore che stai descrivendo tu somigli piu' ad un politico. La mediazione fra le parti non puo' spettare all'Angela di turno, e' compito che spetta ad altri.
Il buon divulgatore, secondo me, deve avere una sola dote: saper scegliere le proprie fonti con cura, verificare le notizie, e aver la volonta' di acculturare se stesso prima del proprio pubblico, in modo da essere in grado di distinguere se cio' che dice sia "reliable" o meno.
Il buon divulgatore, secondo me, deve avere una sola dote: saper scegliere le proprie fonti con cura, verificare le notizie, e aver la volonta' di acculturare se stesso prima del proprio pubblico, in modo da essere in grado di distinguere se cio' che dice sia "reliable" o meno.
Se fosse cosi' semplice sarei molto meno stressata... ;) Bisogna fare i conti anche con la gente. Non ci si puo' limitare a scegliere le fonti, verificare le notizie e trasmetterle. Bisogna anche ascoltare quel che la gente ha da dire e riferire queste cose agli scienziati. Ma e' un discorso complesso e adesso devo uscire... ne riparliamo semmai.
Stefano Bagnasco:
Il fatto che ci sia una diffidenza nei confronti della scienza, e che questo crei degli "argomenti controversi", sta causando un mutamento nel modo di comunicare la scienza (immagino di star semplificando un po' troppo, ma per quello che voglio dire basta).
Ora, gli argomenti di cui noi ci occupiamo sono per definizione "controversi". Questo fa si' che ora come non mai il CICAP abbia l'occasione di agganciarsi a questo progresso nel modo di comunicare che finalmente diventa 'specializzato' in argomenti controversi. Quello di Angela forse non e' mai stato il piu' adatto a questi temi; non per nulla ci occupiamo sempre di piu' di argomenti che di paranormale in senso stretto hanno ben poco (dai campi elettromagnetici alle teorie del complotto).
Ora, gli argomenti di cui noi ci occupiamo sono per definizione "controversi". Questo fa si' che ora come non mai il CICAP abbia l'occasione di agganciarsi a questo progresso nel modo di comunicare che finalmente diventa 'specializzato' in argomenti controversi. Quello di Angela forse non e' mai stato il piu' adatto a questi temi; non per nulla ci occupiamo sempre di piu' di argomenti che di paranormale in senso stretto hanno ben poco (dai campi elettromagnetici alle teorie del complotto).