Ricordo di Rossella Panarese

Ci ha lasciati la voce di “Radio3 Scienza”

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Rossella Panarese non faceva parte della grande famiglia del CICAP. Né ha mai partecipato ai convegni annuali. Ma possiamo tranquillamente considerarla “una di noi” perché il metodo e lo spirito con cui costruiva e conduceva le sue trasmissioni di scienza a Radio3 erano molto vicini a quelli del CICAP. E più volte aveva ospitato figure di spicco del CICAP, da Piero Angela a Massimo Polidoro, da Beatrice Mautino a Silvano Fuso, nel corso delle puntate di ”Radio3 Scienza”, la trasmissione che Rossella ha guidato per diciott’anni filati – in voce al microfono o da dietro le quinte. Una trasmissione che in questi tempi di pandemia è stata un punto di riferimento esemplare per correttezza scientifica e razionalità d’impostazione.
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Rossella Panarese conduce da casa durante il lockdown

Fino alla notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo, quando l’aggravarsi di un male che l’aveva colpita da tempo ha avuto un esito tragico. Rossella se n’è andata, 60 anni, compiuti lo scorso ottobre. A darne notizia a Radio3 nei programmi di primissima mattina, con la voce rotta dal dolore, è stato Marino Sinibaldi, il direttore della Rete. Lo stesso Sinibaldi, qualche ora più tardi, ha preso parte alla puntata quotidiana di “Radio3 Scienza” a lei dedicata e condotta da Marco Motta, che da qualche tempo affiancava Rossella nella conduzione del programma, ora affidato alle sue mani.

Conoscevo Rossella Panarese dal 1992. Erano già vent’anni che conducevo trasmissioni di scienza alla RAI di Trieste per i programmi del Friuli Venezia Giulia, parallelamente al mio lavoro di redattore e cronista di scienza del quotidiano “Il Piccolo”. In quei mesi d’estate del ’92 ricordo che al pomeriggio, andando in macchina al giornale, mi ero imbattuto nella voce di Rossella che conduceva “Palomar”, il programma di scienza a Radio3 nato sulla scia dell’esperienza di “Orione”. Una voce che mi aveva intrigato, assieme a quel suo modo tutto personale di raccontare la scienza. Non ci conoscevamo di persona, ma qualche settimana dopo proprio quella voce mi chiamò al telefono proponendomi di far parte della squadra di “Palomar”.

Fu l’inizio di una collaborazione proseguita lungo altri programmi che Rossella ha condotto a Radio3. Fino all’esordio, il 6 gennaio 2003, di “Radio3 Scienza”, un appuntamento quotidiano a metà mattina, cinque giorni la settimana, tutto l’anno, con un’unica sosta: a Capodanno. Una svolta per la scienza alla radio. È stata la grande scommessa – e la grande vittoria – di Rossella Panarese. Merito della sua passione, della sua dedizione al lavoro, del suo amore per la radio. E della capacità che aveva acquisito – lei che veniva da studi filosofici – di affrontare gli scienziati con leggerezza e competenza.

Io sono stato uno dei conduttori di “Radio3 Scienza” dal 2003 fino al 2010, continuando poi occasionalmente con interventi e commenti dall’Italia e dall’estero. Un’esperienza bellissima e coinvolgente. Con Rossella ci si vedeva al Festival della scienza di Genova, quando andavo a trovarla in redazione a Roma in via Asiago, oppure a Trieste, dove spiegava come si fa scienza alla radio ai nostri studenti del Master in comunicazione della scienza della SISSA, realizzando con loro la puntata d’un immaginario programma. Per Rossella era quella anche l’occasione di pescare nuove leve da inserire in redazione o in conduzione a “Radio3 Scienza”.
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Rossella Panarese e Fabio Pagan intervistano Amalia Ercoli-Finzi al Festival della Scienza di Genova 2015

Era stata Rossella, a dicembre, a realizzare la puntata di “Radio3 Scienza” dedicata a Pietro Greco, il giornalista e scrittore di scienza, voce della trasmissione fin dalla primissima puntata, al quale era legata da profonda amicizia e stima. Ed era stata sempre lei a condurre il successivo webinar in sua memoria, con la partecipazione di quattrocento amici e colleghi, comunicatori e scienziati. Per un incredibile e crudele gioco del destino, dieci giorni dopo la scomparsa di Rossella è toccato ai suoi colleghi di “Radio3 Scienza” organizzare un analogo incontro in rete a lei dedicato, con le commosse testimonianze di quanti l’hanno conosciuta e le hanno voluto bene.

Ci mancherà la voce inconfondibile di Rossella Panarese, il suo entusiasmo, il suo voler inserire la scienza nel discorso sociale, facendola dialogare con gli altri saperi. E la sua capacità di creare una comunità di collaboratori, amici e fedelissimi ascoltatori di “Radio3 Scienza” – come testimoniano le centinaia, le migliaia di messaggi increduli alla notizia della sua morte. Un rapporto con il pubblico che Rossella poneva sopra a tutto. Perché – amava dire – “fare radio è come ballare il tango con chi ti ascolta”.

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