Niente quiete per Aristocle... per tre ragioni terribilmente serie

Pubblichiamo i racconti di Sara Montanari e di Giovanni Perini, vincitori del Primo premio e del Premio originalità nel concorso Racconti del Mystero organizzato in occasione del Convegno

  • In Articoli
  • 04-03-2010
  • di Sara Montanari e Giovanni Perini

Niente quiete per Aristocle

Siamo nei Campi Elisi, una delle zone in cui era diviso l'Oltretomba per gli antichi Greci. Due ombre chiacchierano amichevolmente mentre passeggiano.

«Come sta oggi Aristocle?»

«Non bene. È in fase depressiva, continua a mugugnare e a ripetere che nessuno lo comprende.»

«Non capisco bene che cosa l'affligga. Alcune volte è euforico, continua a ridere a crepapelle ripetendo frasi senza senso come: "Che sciocchi! Continuano a cercarla! Litigano tra di loro e ognuno è convinto di averla trovata, per qualcuno è nell'Egeo, per altri si trova alle Bahamas e qualcun altro sostiene di avere le prove che sia in Antartide! Che spasso! Se solo sapessero che mi sono inventato tutto! Peccato non poterglielo dire per vedere le loro facce! Ah, ah!" Sembrava gli avessero raccontato la storia più divertente del mondo.»

«È vero. Oggi, invece, se ne sta da solo in un angolo ad autocommiserarsi. Prima gli sono passato vicino ed ho sentito una parte dei suoi lamenti: "E io che, attraverso le mie opere, volevo illustrare lo Stato perfetto e il modo corretto di comportarsi nella sua gestione. Ho sprecato anni e anni a spiegare che solo uno Stato virtuoso ha il diritto di sopravvivere. Ho descritto nei particolari a cosa può portare l'arroganza e l'eccessiva ricchezza, ma quegli stolti non hanno capito niente del mio insegnamento, anzi, lo hanno sovvertito! Che disperazione, povero me! Nessuno ricorda più la virtù dei cittadini da me descritta con tanta cura, mentre è rimasta vivida memoria della popolazione da me additata come esempio di come non ci si deve comportare! Come se non bastasse questo popolo è spesso considerato come uno dei più degni rappresentanti dell'umanità! Ho fallito!" E via di questo passo per tutto il giorno.»

«Mi fa una pena! Ma è ridotto così fin dal suo arrivo?»

«Macché! Anzi! Inizialmente era tutta un'altra persona: un intelletto eccelso, una mente attenta, sempre disponibile ad esporre le sue teorie a chiunque volesse ascoltarlo. Certo, era un po' pieno di sé, come tutte le grandi personalità, ma era un piacere ascoltare i suoi discorsi e le sue accese discussioni con i suoi pari!»

«Lo credo bene! Ma allora, da quanto tempo è ridotto in questo stato?»

«Non da molto, se si considera il tempo che aveva già passato qui con noi, in termini umani saranno cento o centocinquant'anni, ma quello che è peggio è che, se i viventi persevereranno in un certo tipo di interpretazione delle sue opere, questo tormento, per lui, potrebbe continuare per l'eternità!»

In quel momento l'ombra, che in vita era stata Aristocle, lanciò un grido acuto, si accasciò a terra e ricominciò a piangere disperatamente emettendo dei gemiti da straziare il cuore. Le ombre che si trovavano nei pressi accorsero in suo aiuto, cercando di consolarlo e di donargli un po' di conforto.

Una in particolare, il suo vecchio maestro, gli si avvicinò e gli posò una mano sulla spalla, cercando di rincuorarlo.

«Avanti, Aristocle, coraggio. Non puoi ridurti in questo stato tutte le volte che nel mondo dei vivi qualcuno sostiene che la storia di Atlantide da te narrata corrisponde a realtà storica. Molti sanno che era solo un modo per sostenere le tue teorie, ma altri preferiscono credere al mito come se fosse una verità accertata. Entro certi limiti, credere che Atlantide rappresenti l'età dell'oro del genere umano potrebbe spingere la gente a migliorarsi. Potresti, così, raggiungere il tuo obbiettivo seguendo un diverso percorso.»

A quelle parole di conforto, Aristocle, dai più conosciuto come Platone, fece un timido sorriso.

Sara Montanari
vive a Cremona

Una ragione terribilmente seria - 1

Un alito di vento si infilò nella vallata. Un debole frusciare, su su fino a loro e oltre, che portava con sé il profumo delle erbe di montagna. Poi tornò il silenzio di una notte spezzata soltanto dalla luce delle stelle. Un frammento di ghiaccio cosmico terminò la sua vita di eoni incendiando una breve scia luminosa. Nessuno dei due la vide. Stavano guardando in un'altra direzione.

«Non hai mai l'impressione che qualcuno ci stia osservando da lassù?» chiese lei.

«Qualche volta.»

Di nuovo silenzio. Non la vedeva nel buio della notte ma poteva sentire il calore del suo corpo sdraiato lì accanto.

«Esisteranno davvero gli extraterrestri?»

«Con tutte queste stelle, è difficile pensare che solo qui... insomma... che esistiamo solo noi.»

«E perché non si fanno vedere?»

«Forse non sanno che siamo qui. O magari siamo noi la specie più evoluta e saremo noi a scoprire tutti gli altri. O magari fare viaggi interstellari non si può proprio. Sai, è facile immaginare civiltà antichissime e viaggi iperspaziali, ma per quanto ne sappiamo non è possibile superare la velocità della luce.»

«Ma magari ci sbagliamo. Magari l'Universo è eterno e infinito e il limite della velocità della luce non esiste.»

«Beh, tutto è possibile, però... la radiazione cosmica di fondo... le galassie che sembrano allontanarsi le une dalle altre... le lenti gravitazionali... è difficile pensare che ci stiamo sbagliando così tanto e su cose così importanti.»

«Eppure ho letto da qualche parte che forse un modo per aggirarlo, il limite della velocità della luce, potrebbe esistere. Se si potesse davvero?»

«Beh, se si potesse... allora potrebbero anche arrivare un giorno. Magari sono già in viaggio.»

«O magari sono già arrivati ma restano nascosti. E se non volessero che li vediamo?»

«Perché? Perché dovrebbero nascondersi?»

«Non so. Chissà come ragiona un alieno. Magari ci sono dei motivi che noi non possiamo capire. Forse non vogliono interferire con la nostra evoluzione.»

«Può essere. Ma potrebbero almeno presentarsi, sbucare da una nave spaziale e dire: "Buongiorno. Siamo alieni. Veniamo da Zubenelgenubi. Adesso però ce ne andiamo perché è meglio per voi che facciate la vostra strada da soli. Piacere di avervi conosciuti". Almeno questo. Se no, perché prendersi la briga di fare tanta strada per poi neanche farsi vedere?»

«Non so. Però, qualunque sia il motivo, deve essere una ragione terribilmente seria...» Zig allungò un tentacolo sulla proiezione tridimensionale di fronte a lui. Fece scorrere alcuni dati, su altri si soffermò un po'di più. Il ciuffo di peli sulla sua testa si illuminò di una luce cangiante:

«Qui è tutto a posto, Zag. L'Emettitore di Radiazione di Fondo è ok, e anche il Simulatore di Red-Shift è ancora perfettamente tarato.»

«I Distorsori Spazio-Tempo sono tutti in perfetta efficienza!» illuminò Zag in risposta.

«Che facciamo adesso, Zig? Cambiamo qualche parametro?»

«Mmm... già ma cosa? Ci vorrebbe qualcosa di grosso, Zag...»

«Gli mettiamo qualche strano isotopo sulla prossima cometa?»

«È un'idea! Però... e se lasciassimo perdere l'astrofisica? Sta cominciando ad annoiarmi.»

«Ci sono!» lampeggiò Zag «Inneschiamo una piccola era glaciale!»

«Grandioso! Cerco subito un angolo di risonanza per l'Induttore Termo-Oceano-Atmosferico!» I cinque tentacoli di Zig cominciarono a muoversi rapidamente sui comandi della nave spaziale. Il suo ciuffo si colorò di Rosso Divertimento al solo pensare al fiume di stupidaggini che avrebbe letto sulle riviste scientifiche di quei laboriosi e comicamente seri mammiferi bipedi.

Una ragione terribilmente seria - 2

Un alito di vento si infilò nella vallata. Un debole frusciare, su su fino a loro e oltre, che portava con sé il profumo delle erbe di montagna. Poi tornò il silenzio di una notte spezzata soltanto dalla luce delle stelle. Un frammento di ghiaccio cosmico terminò la sua vita di eoni incendiando una breve scia luminosa.

«Là!» disse lui, puntando un dito quasi invisibile nel buio della notte.

«Me la sono persa...» gli fece eco lei con un sussurro.

«Non hai mai l'impressione che qualcuno ci stia osservando da lassù?» chiese lei.

«Qualche volta.»

Di nuovo silenzio. Non la vedeva nel buio della notte ma poteva sentire il calore del suo corpo sdraiato lì accanto.

«Esisteranno davvero gli extraterrestri?»

«Con tutte queste stelle, è difficile pensare che solo qui... insomma... che esistiamo solo noi.»

«E perché non si fanno vedere?»

«Forse non sanno che siamo qui. O magari siamo noi la specie più evoluta e saremo noi a scoprire tutti gli altri. O magari fare viaggi interstellari non si può proprio. Sai, è facile immaginare civiltà antichissime e viaggi iperspaziali, ma per quanto ne sappiamo non è possibile superare la velocità della luce.»

«Eppure ho letto da qualche parte che forse un modo per aggirarlo, il limite della velocità della luce, potrebbe esistere. Se si potesse davvero?»

«Beh, se si potesse... allora potrebbero anche arrivare un giorno. Magari sono già in viaggio.»

«O magari sono già arrivati ma restano nascosti. E se non volessero comunicare con noi?»

«Perché non dovrebbero?»

«Non so. Chissà come ragiona un alieno. Magari ci sono dei motivi che noi non possiamo capire. Se sono così evoluti da arrivare fin qui, forse noi non abbiamo niente di interessanti da dire, per loro.»

«Può essere. Ma anche se è probabile che saranno loro a insegnare a noi, più che il contrario, un confronto sarebbe interessante per entrambi. Chissà se la loro matematica è uguale alla nostra? Chissà se le loro leggi fisiche sono simili a quelle che abbiamo intuito noi? Sarebbe comunque uno scambio interessante e costruttivo per entrambi, non vedo perché dovrebbero ignorarci. E poi, perché prendersi la briga di fare tanta strada per poi neanche farsi vedere?»

«Non so. Però qualunque sia il motivo, deve essere una ragione terribilmente seria...»

«Ehi Zag!» il ciuffo di peli sulla testa di Zig cominciò a illuminarsi di una luce cangiante «Guarda un po' cosa hanno rilevato i sensori?»

«Nooo!» lampeggiò Zag in risposta. «Non posso crederci. Di nuovo!»

«Proprio così Zag, attività elettromagnetica! Questo sistema stellare è abitato da forme di vita intelligenti, anche se sono ancora in fase prespaziale.»

«Ma guarda che sfiga... E adesso che si fa?»

«Beh, potremmo chiedere il permesso agli indigeni e piazzarlo lo stesso...»

«Non ci penso nemmeno, Zig! L'ultima volta che ho preso contatti con una civiltà prespaziale è stato un tormento... e come si fa ad andare più veloce della luce... e qual è la formula per calcolare tutti i numeri primi... e qual è la massa del gravitone... un arricciamento di tentacoli che neanche t'immagini!»

«Ho capito, Zag. Inverto la rotta prima che ci vedano.»

«Sì sì, è meglio Zig. Andiamo a cerarci un altro sistema per il traliccio dell'astroripetitore. E che sia disabitato!»

«Ok Zag. Ma facciamo in fretta. Se lasciamo un'altra area scoperta, ‘sta volta quelli della Galaxytel ci mandano a cavare uranio dagli asteroidi, te lo dico io...»

Una ragione terribilmente seria - 3

Un alito di vento infilò la vallata. Un debole frusciare, su su fino a loro e oltre, che portava con sé il profumo delle erbe di montagna. Poi tornò il silenzio di una notte spezzata soltanto dalla luce delle stelle. Un frammento di ghiaccio cosmico terminò la sua vita di eoni incendiando una breve scia luminosa.

«Eccola!» Bisbigliarono insieme, puntando il dito.

«Non hai mai l'impressione che qualcuno ci stia osservando da lassù?» chiese lei.

«A volte.»

Silenzio. Non la vedeva nel buio della notte ma sentiva il calore del suo corpo sdraiato lì accanto.

«Esisteranno gli extraterrestri?»

«Con tutte queste stelle, è difficile pensare che solo qui... insomma... che esistiamo solo noi.»

«E perché non si fanno vedere?»

«Forse non sanno che siamo qui. O magari siamo noi la specie più evoluta e saremo noi a scoprire tutti gli altri. O magari fare viaggi interstellari non si può. Sai, è facile immaginare civiltà antichissime e viaggi iperspaziali, ma per quanto ne sappiamo non è possibile superare la velocità della luce.»

«Ho letto da qualche parte che forse un modo per aggirarlo, il limite della velocità della luce, potrebbe esistere. Se si potesse davvero?»

«Beh, se si potesse... allora potrebbero anche arrivare un giorno. Magari sono già in viaggio.»

«O magari sono già arrivati ma restano nascosti. E se non volessero fare amicizia con noi?»

«E perché no? Forse non ci guadagnerebbero nulla ma nemmeno avrebbero niente da perdere. Anche solo per fare quattro chiacchiere, scambiarsi qualche opinione; anche solo per conoscere qualcuno così profondamente diverso. Perché non dovrebbero volerci conoscere?»

«Non so. Chissà come ragiona un alieno. Magari ci sono dei motivi che noi non possiamo capire. Forse sono creature solitarie.»

«Forse. Potrebbero almeno presentarsi, sbucare da una nave spaziale e dire: "Buongiorno. Siamo alieni. Veniamo da Zubenelgenubi. Adesso però ce ne andiamo perché non ci piace la compagnia". Almeno questo. Se no, perché prendersi la briga di fare tanta strada per poi neanche farsi vedere?»

«Non so. Però qualunque sia il motivo, deve essere una ragione terribilmente seria...»

Il ciuffo di peli sulla testa di Zig s'illuminò all'improvviso di una luce cangiante.

«Zag! Sono riuscito a intercettare i loro sistema di trasmissione e ho programmato il traduttore.»

«Fantastico! Adesso possiamo farci un'idea di che tipi sono questi simpatici bipedi... non vedo l'ora di conoscerli! Non sto più nella cuticola!»

«Cerco subito un archivio di notizie!»

Figure multicolori apparvero e scomparvero davanti ai due alieni, finchè non si fermò un'immagine piatta, bianca e nera, che un terrestre avrebbe trovato familiare. «Ecco! Vediamo cosa c'è scritto qui.»

«Bruciàti in piazza i libri di Harry Potter. Allontanano i bambini dalla Religione»

Altro muoversi di tentacoli, altra immagine.

«Petizione per eliminare i codici a barre. Conterrebbero il numero 666, il numero del Diavolo»

Infine, una terza immagine.

«Uccide a fucilate il vicino di casa: gli aveva fatto il malocchio»

Dopo una lunga pausa, fu Zag a rompere il buio.

«Sei sicuro che il traduttore funzioni come si deve?»

«Sicurissimo» lampeggiò Zig in risposta.

«Senti...»

«Sì?»

«A dire il vero non ho più tutta questa voglia di conoscerli, questi qua...»

«È passata anche a me. Torniamo indietro?»

«Sì, è meglio. Torniamo all'Astrogrill e prendiamo un'altra rotta. Cerchiamo qualcuno meno fuori di testa.»

Giovanni Perini
vive a Masserano (BI)