Cartomante offresi!

Come spesso mi capita, faccio volentieri una pausa caffè quando Francesco passa a trovarmi con l'evidente scopo di distrarmi dal lavoro. Il 15 aprile 1996, però, la pausa è stata più lunga del solito, perché al solito caffè pomeridiano Francesco ha voluto aggiungere una mini indagine per il Cicap. Il giorno prima aveva cercato avidamente notizie riguardanti il paranormale su il Gazzettino e sugli altri giornali locali al probabile scopo di telefonare poi infuriato dicendo che è una vergogna pubblicare certe cose ecc. ecc. Non avendo trovato nulla, s'era messo a prendere i numeri di telefono delle cartomanti di Padova ed era risalito a due indirizzi: quello della cartomante Vanessa e quello della cartomante Mathilde. Voleva che andassimo a trovarle quel pomeriggio stesso.
Francesco: «Una delle cartomanti sta proprio qui, a due passi da questo bar. L'altra è un po' più lontana, ma ho l'auto. Ci andiamo,Roberto?»
Io: «Va bene, andiamo dalla prima: facciamo una passeggiata, ma cerchiamo di fare in fretta. Ho mille cose da fare. Ma quando siamo lì come ci presentiamo? Facciamo finta di volerla consultare?»
Francesco: «No, è meglio di no: non spacciamoci per clienti, diciamo la verità.»
Io: «Sì, è meglio essere onesti: diciamo che siamo interessati a studiare i suoi poteri.»
Arrivati alla casa di Vanessa, prima di farci sentire, pensiamo bene di metterci d'accordo su cosa dire di preciso: decidiamo di non nominare mai né la parola Cicap né la parola controllo. Avremmo detto di essere collaboratori della rivista Scienza & Paranormale, interessati a studiare le capacità dei veggenti e dei cartomanti di Padova. Ci promettiamo altresì di non scoppiare improvvisamente a ridere, per non rovinare tutto.
Francesco suona il campanello. Dopo pochi istanti ci viene aperto ed entriamo in un buio corridoio. Sulla nostra destra la porta di un appartamento si schiude e ne esce una ragazza che subito identifichiamo come Vanessa. Eccola qui, proprio come ce l'aspettavamo: un'aria esotica, quasi da sudamericana, lunghi capelli neri con le treccine, rossetto fiammante e uno strano tatuaggio sul braccio destro. Ci guarda con sospetto: ovviamente non avevamo un appuntamento e questo sembra sorprenderla.
Chiede: «Chi siete?»
Francesco: «Ciao, siamo collaboratori della rivista Scienza & Paranormale. Siamo interessati a sapere quali sono i tuoi poteri.»
Vanessa: «Quali poteri? Non capisco.»
Francesco: «Abbiamo visto il tuo annuncio sul Gazzettino...»
Io: «Non sei tu la veggente Vanessa?»
Vanessa: «Sì, Vanessa sono io.»
Io: «Volevamo sapere cosa riesci a fare.»
Ci guarda in modo strano, sembra diffidare.
Vanessa: «Non capisco, sono straniera. Fare cosa?»
Francesco: «Se prevedi il futuro, per esempio. Non sei cartomante?»
Vanessa: «Ah, no, prevedere il futuro no. Non sono cartomante.»
Francesco: «Non sei cartomante? Ma l'annuncio...»
Vanessa: «No, sono straniera. Sul giornale ho fatto scrivere così tanto per scrivere qualcosa.»
Francesco, confuso, insiste: «Ma come? Non fai neanche l'oroscopo?»
Vanessa: «No. Faccio un altro lavoro.»
Io: «Ah, fai un altro lavoro?»
Cominciamo a capire: i fuseaux attillati a strisce che in un primo momento non avevamo notato ora sembrano confermare l'altra professione esercitata da Vanessa.
Francesco: «Un altro lavoro. Ho capito. Ciao e scusa per il disturbo.»
Usciamo immediatamente e appena in strada guardo Francesco e gli dico laconico: «Non era una cartomante.»
Francesco commenta: «Sapevo che negli annunci "massaggiatrice" e "accompagnatrice" sono metafore per un altro servizio, però ero convinto che "cartomante" volesse dire "cartomante".»
Io: «E l'altra? Che sia una cartomante falsa anche quella? Vuoi vedere che abbiamo sopravvalutato il problema del paranormale?»
Francesco: «Non rimane che andare a controllare, vieni, ho la macchina a due passi.»
Così partiamo, diretti verso la cartomante Mathilde. Questa volta, però, ci crediamo già meno che Mathilde faccia davvero la cartomante e ci prepariamo ad incontrarla con un po' meno ingenuità. La troviamo a fatica in un condominio di periferia. Questa volta c'è il citofono.
Dico a Francesco: «Dai suona, che questa volta ci risponde col citofono.»
Ma lui mi cede il posto: «Eh no, Roberto; questa volta cominci tu a parlare. E ricordati di chiederle se è davvero una cartomante.»
Suono il campanello, sperando di non disturbare eventuali clienti, e dopo un po' sento la sua voce che risponde: «Chi è?»
Io: «Ciao, siamo Roberto e Francesco, sei Mathilde?»
Mathilde: «Sì .»
Io: «Sei cartomante?»
Mathilde: «Sì, primo piano.» La porta si apre e noi entriamo titubanti.
Francesco dice: «Secondo me, il termine "cartomante" rimane ancora ambiguo.»
Ci avviciniamo alla sua porta. Ci sta aspettando. Notiamo subito che non è straniera o almeno non sudamericana. Appena ci vede ci saluta sorridendo. Questa volta capiamo al volo che non è una vera cartomante: è scalza; è vestita soltanto con una specie di camicetta piuttosto scollata, che scende fino a mezza coscia. Dietro l'uscio si intravedono due stanze: una cucina e una camera da letto.
Mathilde, leggermente sorpresa, dice : «Ah, siete in due... va bene, entrate.»
Ci sorride nuovamente e ci indica il lettone matrimoniale. Noi restiamo fermi sulla soglia, senza muovere un passo.
Francesco chiarisce l'equivoco: «No, scusa, noi cercavamo una cartomante che leggesse le carte».
Così dicendo, Francesco fa il vistoso movimento di uno che conta delle carte posandole su un tavolo.
Mathilde comprende e risponde: «Ah, no, mi dispiace, le carte no. Io faccio un altro tipo di lavoro.»
La salutiamo scusandoci per il disturbo e torniamo alla macchina.
Io: «Ci sono molte meno cartomanti in giro di quel che pensavo. Che lo sappiano gli altri del Cicap?»
Francesco: «Una cosa la possiamo comunque concludere, che conferma ancora una volta il teorema degli scettici: quando i controlli si avvicinano, i fenomeni paranormali spariscono.»
Cartomanti vere, dove siete?

Francesco Chiminello e Roberto Vanzetto
Fisici