Houdini

La vera storia del mago che sfidava la morte <br>(da 'La Repubblica' 23.02.2001)

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  • 23-02-2001
  • di Corrado Augias
«Nel corso di una lunga vita che ha conosciuto ogni aspetto dell’umanità, Houdini è di gran lunga il personaggio più curioso e intrigante che abbia mai incontrato». Così, Arthur Conan Doyle, padre di Sherlock Holmes parlando di Ehrich Weiss, meglio noto nel mondo con il nome di Houdini.
Di prestigiatori, illusionisti, contorsionisti e negromanti è piena la storia dello spettacolo. Houdini fu tutte queste cose insieme tutte portate al massimo livello. Ammanettato, legato come un salame, con i piedi appesantiti da ceppi, ammanettato e rinchiuso in celle di massima sicurezza, calato a testa in giù, stretto da funi, in una campana di vetro piena d’acqua, riuscì sempre a liberarsi dai vincoli e a uscirne. La sua esperienza più terrificante fu probabilmente quella detta del "sepolto vivo". Farsi ammanettare (anche con più paia di manette) e chiudere in una cassa era diventato a un certo punto per lui una prova di routine. Il suo numero più ripetuto era di farsi ammanettare e rinchiudere in una cassa poco più grande d’una bara. La cassa veniva a sua volta assicurata con funi robuste e cinghie di cuoio. Nascosto agli occhi del pubblico da una tenda nera, il mago si liberava ad una ad una dalle manette, apriva in qualche modo la cassa, tirava di colpo la tenda e si presentava per l’applauso che si trasformava subito in una trascinante standing ovation, l’intera sala in piedi. Con gesto volutamente teatrale Houdini indicava a quel punto la cassa che era lì sui suoi cavalletti all’apparenza integra e circondata dalle sue funi intatte. Questa la routine. Nell’esperienza del sepolto vivo che Houdini fece una sola volta perché troppo rischiosa, la cassa invece che messa su un palcoscenico veniva calata in una buca di due o tre metri, appunto come nella pratica cimiteriale. Il mago s’era allenato in buche di meno di un metro; aveva calcolato con cura tutto meno una cosa: il peso della terra.
Uscito dalla cassa (sembra attraverso una parete laterale mobile) aveva dovuto farsi strada attraverso l’orrendo peso della terra trattenendo ovviamente il fiato per non restare soffocato. Era riuscito a emergere ma talmente stremato da sembrare davvero un morto.
Un libro appena uscito racconta l’avventurosa esistenza di questo stravagante eroe: «Il grande Houdini, mago dell’impossibile» (Piemme, pagg. 414, lire 38.000). L’autore è Massimo Polidoro che insieme a Piero Angela, Margherita Hack, Silvio Garattini è uno dei fondatori del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale. Scopo dell’associazione è quello di verificare quanto di effettivo "paranormale" ci sia nelle proclamate manifestazioni ultraterrene. Fino ad oggi nemmeno una delle esperienze esaminate è uscita indenne dai controlli.
Il libro segue la stessa linea. In anni come i nostri nei quali una certa irrazionalità new age circonda alcune esperienze del vivere, Polidoro racconta con minuzia e passione la vita di Houdini dimostrando che in tutto ciò che fece e nelle mirabolanti avventure dalle quali riuscì a uscire vivo intervennero unicamente strenua forza di volontà, doti fisiche notevoli, calcolo al secondo di ogni rischio, allenamenti implacabili ma nessuna componente di "magia" nel senso sovrannaturale del termine.
Ehrich Weiss aveva cominciato come quarto figlio di una modesta famiglia di ebrei ungheresi poi trasferiti negli Stati Uniti. Poco più che bambino s’era esibito in piccoli trucchi sulle piste di poveri circhi di provincia. Poi aveva scoperto la sua straordinaria abilità nell’ "evadere" e lì aveva trovato la sua strada. Con molto allenamento e perfetta conoscenza di ogni tipo di serrature, riusciva ad aprire congegni anche di massima sicurezza nel giro di secondi. Abbinando all’abilità manuale esasperate capacità contorsionistiche, grande forza fisica e resistenza al dolore, gli bastava un minuscolo grimaldello nascosto sotto la lingua e poi stretto tra i denti per aprire lucchetti mostruosi.
Il libro è un’appassionata rassegna di giochi, trucchi, esperimenti al limite della resistenza e di rischi mortali, ma contiene anche il ritratto delle doti umane di Houdini, dal suo amore adorante per la madre che volle circondare di agi non appena poté, allo strenuo sentimento etico che lo legò al proprio lavoro.
Conosceva il pubblico, sapeva di dover aumentare di continuo la posta per mantenere il successo. Come disse una volta: «Il modo più facile per attirare una folla è far sapere che in un certo posto qualcuno cercherà di fare qualcosa che, in caso di fallimento, porterà a una morte immediata».


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