Il mito del pianeta X

Niente fine del mondo nel 2003

  • In Articoli
  • 21-12-2002
  • di Albino Carbognani

La ricerca di un decimo pianeta del nosto Sistema Solare è portata avanti da decenni dagli astronomi ma, fino ad ora, non ha conseguito il risultato sperato. Per una cronologia essenziale degli eventi sulla ricerca scientifica del pianeta X vedi: Storia del pianeta X . I piccoli corpi planetari recentemente scoperti, con diametri dell'ordine del migliaio di km, collocati nella cintura asteroidale esterna (la Fascia di Edgewort-Kuiper, posta oltre l'orbita di Nettuno), non possono essere considerati veri e propri pianeti perchè di piccolo diametro e troppo numerosi. Lo stesso Plutone, fino a poco tempo fa ritenuto il IX pianeta del Sistema Solare, può essere considerato come il membro maggiore della fascia di Kuiper, così come Cerere è il corpo principale della Fascia Principale degli asteroidi compresa fra le orbite di Marte e Giove. Nonostante questo status, negli ultimi anni si sta diffondendo, a livello mondiale, una specie di mitologia del pianeta X, priva di dati osservativi e assolutamente infondata ma in grado di alimentare una certa apprensione nel lettore generico (e fra poco vedremo perchè). La "psicosi" del pianeta X si sta diffondendo piuttosto rapidamente grazie al proliferare di decine di siti Web che parlano, più o meno a sproposito, dell'argomento. In Italia le paure sono, per lo più (almeno a giudicare dalle richieste di chiarimento raccolte via e-mail), alimentate da una tesi dal titolo: "Il decimo pianeta" (IX edizione, marzo 2002). La tesi, scritta raccogliendo informazioni qua e la su siti Web esteri, è liberamente scaricabile in formato pdf. Recentemente (ottobre 2002), è stata pubblicato un supplemento di tesi ma che non risponde in modo serio alle critiche sollevate qui, come possono rendersi conto i lettori che avranno la costanza di leggerla. Quanto segue è un piccolo contributo teso a ristabilire una visione corretta della realtà  fisica del Sistema Solare. Ci sono due modi per rendersi conto della inconsistenza della tesi sul pianeta X. Il primo si basa su alcune considerazioni generali sulla struttura del Sistema Solare, il secondo sull'analisi delle contraddizioni interne della tesi stessa.

UN MARE DI IPOTESI: NEMESIS E IL PIANETA X

Prima di tutto è necessario un breve riassunto della tesi "mitologica". Secondo l'autore il pianeta X orbita attorno ad una ipotetica stella compagna del Sole, chiamata Nemesis. L'autore colloca Nemesis a sole 740 unità  astronomiche dal Sole (in sigla UA, 1 UA è la distanza media Terra-Sole pari a circa 150 milioni di km), e assume per il pianeta X un periodo orbitale di 3657 anni con un'inclinazione dell'orbita sul piano dell'eclittica (il piano dell'orbita terrestre), di 32°. Secondo l'autore il pianeta X si sta avvicinando alla Terra e nei primi mesi del 2003 passerà  talmente vicino al nostro pianeta da provocare terremoti su scala globale. Questo è il succo essenziale del mito, riportato a pag.62.

Ora sono necessarie alcune righe per spiegare dove l'autore abbia ripreso l'idea di Nemesis. L'esistenza di questa stella, di piccola massa rispetto al Sole, era stata ipotizzata dagli astronomi negli anni '80 per spiegare una certa periodicità  nelle estinzioni di massa. Però, nonostante le ricerche, nessuno ha mai osservato Nemesis, la cui esistenza è rimasta a livello di semplice ipotesi. Il periodo di rivoluzione attorno al Sole,stimato dalla periodicità  delle estinzioni, era dell'ordine di 26 milioni di anni (milione più, milione meno). Questo colloca Nemesis ad una distanza media dal sole di 90 000 UA. Considerato che l'orbita deve essere ellittica per provocare le estinzioni, la distanza Nemesis-Sole va da un minimo di 30 000 UA ad un massimo di 150 000 UA. Si noti che questi valori sono molto superiori al valore di 740 UA adottato dall'autore. Se si assume questo valore della distanza, molto più piccolo, il periodo orbitale di Nemesis scende da 26 milioni a 20 000 anni e non è più in accordo con la periodicità  delle estinzioni di massa. L'autore, e altri come lui, hanno ripreso l'ipotesi di Nemesis senza tenere conto dei dati da cui ne era stata ipotizzata l'esistenza.

Andiamo avanti e vediamo perchè il presunto pianeta X non può esistere. Con buona approssimazione, possiamo dire che tutti i pianeti del Sistema Solare si muovono su orbite circolari che giacciono sullo stesso piano (in realtà  le orbite hanno modesti valori di eccentricità  e possono essere inclinate di qualche grado sul piano dell'eclittica ma sono dettagli non essenziali per il nostro discorso). Quanto detto non avviene per caso ma discende direttamente dalla genesi del Sistema Solare ed è la configurazione di massima stabilità , tanto che persiste da 4.5 miliardi di anni. Un pianeta che si muovesse su un'orbita inclinata, tale da portarlo ad attraversare il Sistema Solare all'altezza della Terra (come una cometa), si troverebbe su un'orbita talmente instabile (dal punto di vista gravitazionale), da portarlo all'espulsione dal Sistema Solare in poche decine di migliaia di anni. Inoltre, vista la massa di almeno 4 volte quella della Terra ipotizzata dall'autore, perturberebbe pesantemente le orbite degli altri pianeti del Sistema Solare, lasciando un segno del suo passaggio, cosa che non si osserva (le orbite sono regolari). Quindi, se mai un pianeta X è esistito, è stato espulso dal Sistema Solare durante i primi tempi di vita del sistema. Da allora sono passati più di 4 miliardi di anni.

Il Sistema Solare visto dal polo nord dell'eclittica. Come si vede le orbite dei pianeti giacciono approssimativamente sullo stesso piano e sono quasi circolari. Ogni pianeta segue la propria orbita senza intersecare quella degli altri. Il moto orbitale, indicato dalle frecce, è in senso antiorario. I pallini bianchi sono stelle della Galassia. L'immagine è stata disegnata con Starry Night .

E ora veniamo alle contraddizioni interne della tesi. Supponiamo che il Sole sia realmente una stella doppia (ricordo ancora che nessuno lo ha mai provato) e che la stella compagna, Nemesis, si trovi davvero a 740 UA dal Sole. Legge di gravità  alla mano, Nemesis impiegherebbe 20 000 anni per compiere un'orbita attorno al Sole. Chiaramente Nemesis non può avere la stessa massa del Sole, altrimenti sarebbe ben visibile ad occhio nudo come una stella luminosissima. Per essere poco luminosa deve avere una massa molto più piccola, dell'ordine di 0.1 masse solari. Con questa ragionevole ipotesi, e prendendo 3657 anni come periodo del pianeta X risulta (sempre per la legge di gravità ), che il pianeta X si deve muovere su un'orbita di raggio medio 110 UA centrata su Nemesis. Anche assumendo un'orbita molto eccentrica, il pianeta X può allontanarsi da Nemesis al massimo fino a 220 UA. Ma la distanza Sole-Nemesis presa dall'autore è di 740 UA, quindi il pianeta X può arrivare, al massimo, a 740-220=520 UA dalla Terra, 13 volte la distanza Plutone-Sole, e non a 1 UA come sostenuto. Quindi, anche se esistesse Nemesis alla distanza di 740 UA dal Sole e fosse dotata di un pianeta massiccio (almeno 4 volte la massa della Terra), con un periodo orbitale di 3657 anni, questo sarebbe del tutto innocuo per la Terra e tutti gli altri pianeti del Sistema Solare. Da qui risulta evidente che la tesi del pericolo rappresentato dal pianeta X è un'opera di pura fantasia a cui però sono state mescolate ad arte notizie reali sulle ricerche condotte in campo astronomico per dare una leggera patina di credibilità . Qui crolla il castello di carte, ma non è finita qui.

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IL PROBLEMA DELLE COORDINATE

Che il mito del pianeta X sia una favola risulta chiaramente anche dalle coordinate celesti che l'autore fornisce per osservare in cielo il pianeta X. Le riporto qui di seguito (pag.64):

AR 4h 45' 20" Dec 12° 14' 01.2", 21 Febbraio,2002
AR 4h 45' 39" Dec 12° 13' 99.3", 10 Febbraio,2002
AR 4h 45' 41" Dec 12° 14' 09.1", 03 Febbraio,2002
AR 4h 45' 51" Dec 12° 14' 77.3", 27 Gennaio,2002

La prima coordinata è l'Ascensione Retta (AR), l'equivalente della longitudine che si usa sulla Terra, e si misura in ore, minuti e secondi. L'autore, invece, riporta 4 ore ma subito dopo non usa minuti e secondi ma passa a valori angolari usando il primo d'arco (sessantesima parte del grado) e i secondi d'arco (sessantesima parte del primo). Così come sono scritte i valori di AR sono inutilizzabili per puntare un telescopio in cielo.

L'altra coordinata è la declinazione (Dec), l'equivalente della latitudine. La declinazione si misura in °, ' e ". Stavolta l'autore riporta le unità  di misura giuste ma si dimentica che i " possono essere, al massimo, 60. E invece che cosa si trova? Per il 10 febbraio sono ben 99.3 e per il 27 gennaio 77.3. Evidentemente, chiunque abbia scritto quelle coordinate le ha inventate (un qualsiasi software per il calcolo delle coordinate di un corpo celeste le avrebbe scritte nel modo corretto).

E' talmente palese la falsità  delle coordinate, che l'autore si guarda bene dal fornire gli elementi orbitali del pianeta. Se uno fornisce le coordinate della regione di cielo in cui si troverà  il pianeta è chiaro che le ha potute calcolare conoscendo gli elementi orbitali del corpo celeste stesso. Ma l'autore non fornisce gli elementi orbitali, eppure li dovrebbe conoscere. E' chiaro che non li fornisce perchè non li conosce.

OSSERVAZIONI E FOTOGRAFIE DELL'INESISTENTE PIANETA X

Anche le descrizioni delle osservazioni al telescopio del pianeta X sono palesemente false. Al telescopio i pianeti si presentano come dischetti dal bordo ben definito. Questo vale da Mercurio a Nettuno, indipendentemente dalla loro distanza dalla Terra. Ma come descrive l'autore l'aspetto del pianeta x? Semplicemente scrive: "L'oggetto si presentava come un'ombra di colore rossastro", ed insiste sempre nella descrizione di corpi dai bordi indefiniti. La parola chiave è ombra! Aggettivo che si può riferire a qualsiasi cosa tranne che ad un pianeta. Da qui risulta che l'autore non ha mai accostato l'occhio all'oculare di un telescopio e che quello che sta descrivendo è opera di pura fantasia. Come se non bastasse le coordinate verso cui afferma siano stati puntati i telescopi durante le osservazioni presentano gli stessi errori di cui abbiamo già  discusso sopra.

Immagine di Nettuno, l'ottavo pianeta del Sistema Solare, ottenuta dal telescopio spaziale "Hubble" . Come si può vedere il disco del pianeta è ben definito e presenta numerosi dettagli. Nettuno ha una massa circa 15 volte quella della Terra e dista 30 UA dal Sole. Tutto si può dire tranne che il pianeta abbia l'aspetto di un'ombra.

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La presunta foto del pianeta X, che secondo l'autore è stata ripresa il 5 gennaio 2002 (e che non viene mostrata), non significa nulla perchè chiunque è in grado di fotografare un puntino di luce che si muove fra le stelle: basta riprendere uno delle migliaia di asteroidi in orbita attorno al Sole. Solo una sequenza di foto dello stesso oggetto, distribuita su più mesi, ha un valore perchè permette il calcolo dell'orbita. L'autore si guarda bene dal fornire simili dati, in compenso sbaglia ancora nell'indicare le coordinate astronomiche a cui sarebbe stata ripresa la foto. Invece di esprimere la declinazione in gradi e frazioni la esprime in ore. Purtroppo per lui fornisce per la declinazione di ripresa della foto il valore di 12h 8m 20s. Trasformando questo valore in gradi (1h=15°), si vede che la declinazione è di 182°: un valore impossibile perchè la declinazione può essere al massimo di 90°. Le coordinate della foto semplicemente non esistono. Se fosse un errore di stampa, nella IX edizione l'autore avrebbe dovuto accorgersene e correggerlo. Tanto più che si tratta di un dato importante, che non è possibile trascurare nella fase di revisione.

ALTRI ERRORI DEL MITO DEL PIANETA X

A pag.60 si discute della relazione di Titius-Bode (1772), una relazione empirica che fornisce le distanze dal Sole dei pianeti fino a Urano, fallendo con Nettuno. Questa relazione non è una legge fisica, ma solo un risultato empirico e non è vero che possa essere usata per prevedere l'esistenza di un fantomatico pianeta X, visto che già  con Nettuno fallisce. Inoltre, visto che l'autore fa ruotare il pianeta X attorno a Nemesis, non gli si può applicare la relazione di Titius-Bode perchè questa vale solo per i pianeti in orbita attorno al Sole. Inoltre, non si può imputare all'ipotetico pianeta X la colpa di far fallire la relazione di Titius-Bode, abbiamo visto sopra che, con i dati adottati dall'autore, Nemesis non si può avvicinare al Sole a meno di 540 UA.

A pag.61 viene scritto che le missioni dei Pioneer 10 e 11 iniziarono nel 1983: completamente falso perchè i Pioneer 10 e 11 furono lanciati, rispettivamente, nel marzo 1972 e nell'aprile 1973. Inoltre la loro uscita dal Sistema Solare si è realizzata grazie alle spinte fravitazionali di Giove e Saturno e non certo grazie a Nemesis, di cui all'epoca del lancio non si ipotizzava nemmeno l'esistenza.

A pag.66 viene mostrata una mappa celeste, centrata sulla costellazione d'Orione, che mostra le posizioni dell'ipotetico pianeta X dal 1983 al 2003. Basta darle un'occhiata per capire che è falsa. Infatti, secondo l'autore, il pianeta X dovrebbe attraversare il piano dell'orbita terrestre (l'eclittica), nella metà  del 2003. Quindi ci si aspetta che le posizioni del pianeta si avvicinino all'eclittica fino all'intersezione nel 2003 per poi passare dalla parte opposta. Deve essere così perchè lo stesso autore dice che l'orbita dell'ipotetico pianeta X è inclinata di 32° sull'eclittica. Ma dove si trova l'eclittica nella mappa stellare di pag.66? E' la linea tratteggiata che passa per le costellazioni dei Gemelli e del Toro. Dalla traiettoria riportata (linea rossa), si vede che il presunto pianeta X ha raggiunto la minima distanza dall'eclittica attorno al 2000 e che ora, invece di continuare l'avvicinamento (come dovrebbe fare), torna indietro. Questa traiettoria, per le legge di gravità , è fisicamente impossibile. Quindi il disegno della traiettoria dell'ipotetico pianeta X, nella mappa celeste di pag.66, è stato inventato. Per i più esperti dirò che mancano anche i periodi di moto retrogrado, riflessi del moto orbitale della Terra attorno al Sole, che devono essere presenti nella traiettoria apparente sulla volta celeste di qualsiasi corpo del Sistema Solare.

Merita una citazione l'affermazione che la Terra interromperà  la rotazione attorno al proprio asse per 3 giorni nella metà  del 2003 (pag.67/79), quando il pianeta X raggiungerà  la minima distanza di 1 UA (150 milioni di km). Il che è sbagliato. Anche ammettendo che il pianeta X si porti a 1 UA dala Terra, per nessun motivo il suo campo gravitazionale sarebbe in grado di interromperne la rotazione. Infatti nemmeno il Sole, la cui massa è almeno 80 000 volte superiore a quella dell'ipotetico pianeta X e si trova sempre a 1 UA dalla Terra, è riuscito a rallentare la rotazione terrestre in più di 4 miliardi di anni. Il tasso di rallentamento della rotazione terrestre (frazioni di secondo al secolo), è dovuto alla presenza della Luna e non all'avvicinarsi del presunto pianeta X (pag.65), mentre le variazioni a breve periodo sono effetti stagionali dovuti alla ridistribuzione delle masse (acqua, aria), sulla superficie terrestre.

Ancora più impossibile è che la rotazione terrestre riprenda dopo tre giorni di stop: la Terra non è una trottola per bambini che possa essere fermata e rimessa in rotazione a piacere. Non è vera anche l'affermazione che l'avvicinamento del pianeta X farà  aumentare la temperatura media della Terra: il campo gravitazionale di un ipotetico pianeta X non avrebbe nessun effetto sulla temperatura terrestre, così come non l'hanno gli altri pianeti del Sistema Solare. La tempertura di un pianeta dipende solo dalla distanza dal Sole e dalla composizione dell'atmosfera del pianeta stesso. Inesistenti anche i fantomatici effetti magnetici dell'ipotetico pianeta X sul nucleo terrestre (pag. 64).

CONCLUSIONI

La tesi, diffusa sul Web, sull'avvicinamento alla Terra di un pianeta sconosciuto nel corso del 2003, può considerarsi come la degenerazione socio-economica della ricerca scientifica di altri pianeti del Sistema Solare: il fantomatico pianeta X di non è lo stesso ipotizzato dagli astronomi. E' una specie di grosso equivoco costruito ad arte, probabilmente per motivi economici ma non necessariamente. Ci sarebbe da stupirsi nell'apprendere che l'autore è davvero convinto di quello che ha scritto? Considerata la continua decadenza della cultura scientifica in Italia la risposta, a mio parere, è negativa.

Ci sarebbero altre decine di punti da criticare, come l'utilizzo a piene mani delle profezie (che sono favole e non prove dell'esistenza dell'ipotetico pianeta X), ecc. ma quanto detto fino ad ora mi sembra sufficiente per far capire quale considerazione possa meritare la tesi sul mitico pianeta X. Naturalmente le stesse critiche esposte qui si applicano anche ai siti Web esteri da cui il mito del pianeta X è stato ripreso.

In ogni caso basterà  attendere la primavera del 2003 per rendersi conto di quanto possa essere sviluppata la fantasia umana. Non mi stupirebbe leggere un nuovo supplemento di tesi in cui la data dell'incontro venga spostata in avanti di qualche decennio utilizzando i soliti "solidi" argomenti: giusto l'intervallo di tempo necessario per terrorizzare qualche milione di persone in più.

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