L'abominevole uomo nel ghiaccio

La misteriosa vicenda di un presunto uomo di Neanderthal intrappolato nel ghiaccio e dei suoi cugini selvatici nel nord del Pakistan

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  • 07-12-2004
  • di Andrea Albini

Il 17 dicembre 1968, due noti esperti in animali misteriosi visitarono la fattoria di un certo Frank D. Hansen, situata in una remota area del Minnesota. Uno di loro, lo scrittore Ivan T. Sanderson, aveva ricevuto una segnalazione secondo cui Hansen era entrato in possesso del corpo di un ominide sconosciuto. Il problema della criptozoologia - ossia della ricerca degli animali "nascosti" è sempre stato il dover fare affidamento a testimonianze o ad osservazioni fortuite, senza avere la solida prova materiale dell'esistenza delle creature in questione. È chiaro che l'opportunità di poter esaminare il corpo di un possibile rappresentante di una specie sconosciuta, apparentata con l'uomo, sollecitò immediatamente l'interesse di Sanderson: il mistero collegato ai racconti che circolavano sul Bigfoot - l'uomo selvatico americano - sembrava essere stato svelato. Lo scrittore, nato in Scozia nel 1911 e successivamente naturalizzato negli Stati Uniti, era il fondatore di una Società per l'Indagine del Non Spiegato ispirata al lavoro di Charles Fort, ed aveva pubblicato nel 1961 un grosso libro sull'Abominevole uomo delle nevi (il presunto parente himalayano del Bigfoot noto anche come Yeti) ed era quindi considerato un'autorità in materia. In verità, Sanderson non era mai riuscito a far accettare le sue idee nel mondo scientifico e molti suoi critici gli rimproveravano una tendenza a prendere in considerazione le idee più bizzarre senza la necessaria dose di spirito critico; nonostante questo, a partire degli anni Quaranta aveva pubblicato decine di articoli giornalistici su riviste con un certo gusto per il mistero, come Fate e Argosy, ed aveva avuto un discreto successo di pubblico.

Il secondo esperto in visita alla fattoria di Hansen era invece decisamente più un rappresentante dell'establishment scientifico: Bernard Heuvelmans era un noto zoologo belga che con due libri apparsi in Francia negli anni Cinquanta aveva cercato di dare un'impostazione scientifica all'indagine di quelle numerose creature nascoste di cui molto si parlava ma su cui non esistevano solide evidenze materiali riguardo alla loro esistenza. Heuvelmans si trovava per caso in visita da Sanderson quando questo aveva ricevuto la segnalazione sul ritrovamento dell'uomo nel ghiaccio.

L'aspetto della creatura

Prima di ricevere la visita dei due esperti, Hansen aveva portato in giro il suo ominide per le fiere degli Stati Uniti e del Canada, esibendolo previo pagamento di un modesto compenso. La creatura era stata posta in un contenitore frigorifero collocato in un caravan ed era inglobato in un blocco di ghiaccio (da cui l'appellativo iceman) che lo rendeva parzialmente visibile e non trasportabile al di fuori dell'angusto spazio del veicolo.

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I disegni della "creatura" realizzati da Heuvelmans.

Inizialmente Hansen sembrò felice della visita di Sanderson e Heuvelmans, consentendo loro di esaminare dall'esterno la creatura, anche se la sua collocazione non permetteva di effettuare un esame dettagliato (ad un certo punto Sanderson dovette persino coricarsi sopra il coperchio per osservare i particolari).

Dopo aver esaminato il corpo, Heuvelmans si affrettò a mandare una nota che fu pubblicata all'inizio del febbraio 1969 dal Bollettino dell'Istituto Reale di Scienze Naturali del Belgio. Per lo zoologo non c'erano dubbi: la "cosa" che aveva esaminato era una nuova specie di ominide preistorico simile all'uomo di Neanderthal. La fiducia di Heuvelmans era tale che battezzò la sua scoperta Homo pongoides (i pongidi sono le grosse scimmie antropomorfe). Da parte sua Sanderson descrisse la scoperta nel numero di maggio 1969 della rivista Argosy e, in modo più dettagliato, sulla rivista italiana Genus, dedicata agli studi sulle popolazioni; contrariamente al collega belga, non si espresse in modo definitivo riguardo alla reale natura della creatura misteriosa, che per lui rimaneva comunque genuina. Che aspetto aveva l'uomo nel ghiaccio? Esso era coricato in una posizione innaturale, con una mano sopra la testa e una sul ventre quasi avesse voluto difendersi al momento della morte. Heuvelmans faceva notare la sua estrema pelosità, l'apparente collo corto e un petto più sviluppato rispetto ad un uomo moderno; le braccia erano estremamente lunghe ed arrivavano alle ginocchia; mani e piedi era sproporzionati come dimensioni e le dita dei piedi avevano tutte la stessa lunghezza. Per lo zoologo non poteva trattarsi di una creatura artificiale perché, da quanto si vedeva, sembrava parzialmente decomposto; egli escludeva anche un essere composito ottenuto da animali esistenti perché la faccia non trovava nessuna corrispondenza in natura e non esistevano creature con mani e piedi come quelli. Da ultimo l'essere era troppo peloso per appartenere ad una popolazione umana esistente come gli Ainu giapponesi ed era anche da escludersi il caso di uno "scherzo della natura" o quello di un individuo affetto da ipertricosi - una malattia genetica in cui i peli crescono eccessivamente - dato che in questo caso la villosità si sviluppava in modo diverso.

Accanto alla testa sembrava esserci una pozza di sangue e, sulla parte destra del volto, un foro da proiettile aveva fatto schizzare via l'occhio e probabilmente causato la morte della creatura. L'esame fu eseguito all'interno della caravan, osservando attraverso il vetro della vasca frigorifera la creatura inglobata nel ghiaccio, parzialmente opaco o nascosto da incrostazioni. Non fu possibile togliere il coperchio e prendere campioni di tessuto, ma i due zoologi ricevettero vaghe indicazioni che alcuni esami erano stati eseguiti da "esperti" non meglio identificati.

La faccenda si complica

È interessante sottolineare quale furono le reazioni di Frank Hansen all'improvvisa pubblicità che ricevette successivamente alla visita, quando prima la stampa belga e poi quella mondiale vennero a conoscenza della notizia e iniziarono a diffonderla.

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Frank Hansen e la sua "bara di ghiaccio" contenente la misteriosa creatura.

Inizialmente Hansen si era opposto alla pubblicazione della "scoperta" sostenendo che non voleva "ingannare il pubblico" rivelando che si trattava di un Neanderthal, dato che fino a quel momento era stato presentato come un "mistero" e si trattava probabilmente una sorta di "falso" orientale... Successivamente, questo piccolo impresario dello spettacolo tentò di interessare la celebre Smithsonian Institution di Washington; ma quando nel marzo del 1969 il museo chiese di esaminare il cadavere, egli sostenne che il reale proprietario della creatura se ne era riappropriato ed intendeva sostituirla con una copia. Questo personaggio era un non meglio identificato miliardario californiano, che aveva fatto fortuna con l'industria cinematografica. Effettivamente, dopo una scomparsa di alcune settimane, Hansen ritornò ad esibire per le fiere una creatura che era diventata, a questo punto, una copia e se ne stava immobilizzata nel ghiaccio in una posizione differente rispetto a quella originale. È intuitivo che un simile stratagemma metteva al sicuro Hansen dall'accusa di aver utilizzato un falso fin dal primo momento; e di averlo poi semplicemente scongelato e ricomposto in una posizione diversa; prima di ricongelarlo e presentarlo di nuovo al pubblico. Questo episodio metteva l'impresario in una posizione molto sospetta: se si fosse trattato di un ritrovamento genuino, la sua consegna al mondo scientifico gli avrebbe fatto meritare una fama chiara ed immediata; per non parlare del mucchio di soldi che avrebbe guadagnato nella vendita, se confrontati alle esibizioni a 25 centesimi per spettatore. Perché non lo aveva fatto e si era nascosto dietro ad un fantomatico e presumibilmente eccentrico patron?

Stuzzicato dalla vicenda, il segretario della Smithsonian cercò senza successo di interessare anche l'FBI, dato che Hansen diceva anche di aver ucciso la creatura con un colpo di fucile. Le circostanze del ritrovamento erano infatti cambiate: inizialmente Hansen aveva sostenuto che la sua creatura era stata ritrovata all'interno di un blocco di ghiaccio nello stretto di Bering, ma poi cambiò versione sostenendo che l'aveva abbattuta lui stesso durante una battuta di caccia nel Minnesota.

Nel suo classico libro sullo Yeti, Bigfoot. The Yeti and Sasquatch in Myth and Reality, uscito nel 1973, John Napier, curatore della collezione di primati alla Smithsonian, ha seguito la vicenda dell'uomo nel ghiaccio a breve distanza dagli avvenimenti; svolgendo sue indagini è arrivato alla conclusione che Hansen non era altro che uno smaliziato uomo di spettacolo dello stampo del celebre impresario circense Phineas T. Barnum.

Basandosi sulla sua esperienza con i primati, Napier non rimase particolarmente impressionato dalle caratteristiche anatomiche della creatura descritte da Sanderson e Heuvelmans: esse sembravano combinare le peggiori caratteristiche rispettivamente delle scimmie e dell'uomo e non parevano averne nessuna di quelle che li rendevano vincenti nel loro ambiente naturale; anche le caratteristiche della pelliccia dell'uomo selvatico, così come osservate e descritte da Sanderson, erano altamente improbabili.

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La piattaforma che Hansen costruiva nei supermercati americani e dove, a pagamento, esponeva l'uomo di ghiaccio.

Ma le indagini non si fermarono qui: una ricerca telefonica, condotta da un collega di Napier alla Smithsonian, rivelò che una ditta della costa orientale degli Stati Uniti aveva fabbricato un modello in lattice dell'uomo nel ghiaccio durante il 1967. La persona in relazione con questa faccenda, un certo Pete Corrall, era stata citata dallo stesso Hansen in un articolo sulla rivista Saga come la persona che aveva costruito la replica del presunto originale. Anche la puzza di decomposizione che Sanderson dichiarò di aver sentito provenire da una fessura del sarcofago poteva essere ottenuta facilmente utilizzando della vera carne (va notato, comunque, che l'esame del corpo fu svolto in inverno con parecchi gradi sotto zero).

Ma le sorprese non erano finite: in una conferenza stampa del 21 aprile 1969, Hansen da un lato affermava che l'uomo nel ghiaccio era "un'illusione fabbricata dall'uomo" mentre dall'altro abilmente evitava tutte le domande del giornalista che voleva entrare maggiormente nei dettagli. Ad ogni modo, Napier ritenne che le fotografie della creatura che Hansen esibiva nel corso del 1969 sembravano differire da quanto Heuvelmans e Sanderson avevano descritto nel dicembre dell'anno prima. Lo stesso Sanderson aveva affermato di essere venuto a conoscenza di almeno due altre ditte - oltre a quella scoperta da Napier - che dichiaravano di aver fabbricato un modello artificiale per l'impresario. L'ultima versione dei fatti di Hansen era ancora più romanzesca e incredibile: egli parlava di uno ripetuto scambio tra la copia e l'originale, che sarebbe stato mostrato ai due criptozoologi.

Dopo le dichiarazioni di Hansen e la decisione della Smithsonian di disinteressarsi del suo presunto mostro, l'interesse pubblico calò sull'ormai poco misteriosa creatura. Hansen, però, continuò a mostrarla in giro per le fiere americane fino all'inizio degli anni Ottanta.

Nel 1995, un collaboratore della rivista Fortean Times, che cercava di recuperare "l'uomo nel ghiaccio" del Minnesota per mostrarlo ad un'esibizione a Londra, riuscì a recuperare le tracce dell'imbonitore: Hansen dichiarò al giornalista di avere ancora la copia dell'uomo dei ghiacci originale e ripeté la sua versione dei fatti in cui figuravano il misterioso proprietario, la creatura e la replica; ma senza alcun accenno all'altra versione in cui il mostro era ucciso a fucilate. Messo alle strette dell'intervistatore, Hansen riuscì ancora una volta a evitare una risposta diretta senza mentire: non era mai riuscito a capire se l'uomo nel ghiaccio originale fosse reale oppure un falso, ma di certo il suo misterioso proprietario lo conservava ancora in California. Comunque lui non si preoccupava più di questo genere di cose: ora la sua occupazione era girare per le fiere mostrando il più antico esemplare di trattore John Deere esistente.

Troppo bello per (non) essere vero

Secondo Napier l'incidente dell'uomo nel ghiaccio, in cui due esperti zoologi si fecero convincere di aver effettuato un ritrovamento epocale, si spiega con la pressione psicologica cui furono sottoposti: "chiunque abbia speso la sua intera vita alla ricerca di animali sconosciuti, come nel loro caso, sarebbe stato costretto a rimanere impressionato da quello che videro".

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Il camioncino con cui Hansen trasportava la creatura alle fiere.

La scarsità di reperti archeologici esistenti, in grado di far ricostruire con certezza l'albero genealogico degli antenati dell'uomo, sono ben noti, e rappresentano una delle principali critiche dei creazionisti alla validità della teoria dell'evoluzione per l'uomo. Di fronte a questa realtà, l'idea di trovare non qualche frammento osseo ma un rappresentante vivente (o recentemente ucciso come nel caso in questione) di "uomo scimmia" che rappresentasse il famoso "anello di congiunzione", avrebbe significato una scoperta a dir poco sbalorditiva; ed è proprio questa scoperta che ritenne di aver fatto Bernard Heuvelmans.

La faccenda dell'uomo dei ghiacci del Minnesota rappresenta una degli aspetti più controversi della vicenda personale dello scienziato. Alcuni colleghi non gli perdonarono di non essere stato abbastanza prudente e di essersi affrettato a classificare il "ritrovamento" esibito da Hansen come una nuova specie, nonostante le circostanze parziali e perlomeno sospette in cui gli fu permesso di esaminarlo. Nonostante questo, Heuvelmans rimase fedele alle sue convinzioni che esistessero dei "fossili viventi" di uomini preistorici: nel 1974, un anno dopo la scomparsa di Sanderson, il biologo belga pubblicò insieme allo storico sovietico Boris F. Porchnev un libro dal titolo eloquente: L'Uomo di Neanderthal è ancora vivo.

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Hansen con i cartelli usati durante la mostra.

Nell'ultimo decennio della sua vita, Heuvelmans (scomparso nel 2001) evitò l'attenzione dei media, la sua salute declinò e - ci racconta il noto criptozoologo Loren Coleman - iniziò a preoccuparsi che il suo lavoro non ricevesse il credito dovuto. Nel 1994 e nel 1995 una rete televisiva gli chiese di registrare un'intervista sull'uomo nel ghiaccio del Minnesota: il vecchio zoologo rifiutò di recarsi in America per effettuarla e rifiutò anche delle riprese in Francia.

Non sappiamo se abbia avuto dei ripensamenti riguardo all'incidente del suo incontro con Hansen. Sappiamo però che nello stesso periodo, un giovane criptozoologo di origine catalana a lui noto aveva riacceso l'attenzione sulla possibile esistenza di "fossili viventi" di uomini preistorici che avrebbero abitato una remota regione asiatica.

L'uomo selvatico del Pakistan

Nel settembre del 1977, un pastore della regione del Chitral, nel nord del Pakistan, raccontò di aver avuto un incontro con uno strano uomo peloso ed incredibilmente puzzolente, con il naso schiacciato e le arcate sopraciliari pronunciate, che se ne stava seduto con le gambe incrociate nutrendosi di larve. Le leggende sugli "uomini selvatici" sono diffuse in ogni parte del mondo (anche in Italia il folklore ne ha registrati decine); la varietà locale di quell'area del Pakistan si chiama Barmanu e negli anni Sessanta il professor Porchnev (il coautore del libro di Heuvelmans) ha ipotizzato che alcune vestigia viventi dell'uomo di Neanderthal siano sopravvissute fino a noi nell'Asia centrale invece di scomparire circa 30.000 anni fa.

Incoraggiato dallo stesso Heuvelmans, Jordi Magraner, la persona che ha raccolto la testimonianza del pastore e basandosi su di essa ha tracciato uno schizzo della creatura, è stato lo studioso che ha trascorso molti anni in quella regione compiendo studi linguistici e ricercando attivamente il Barmanu. In una spedizione iniziata nel 1992, Magraner e un gruppo di collaboratori hanno raccolto alcune impronte ed hanno detto di aver sentito degli strani versi gutturali che a loro parere non potevano venire da una laringe umana. Hanno poi intervistato un gruppo di testimoni che dicevano di aver visto il Barmanu; e hanno sottoposto loro un questionario basato sui criteri anatomici definiti da Heuvelmans per il controverso "uomo nel ghiaccio" che Hansen aveva mostrato allo scienziato belga nel 1968. Magraner ha anche mostrato loro una serie di "primati misteriosi" includenti la figura dell'uomo nel ghiaccio: in tutti i casi, gli intervistati hanno selezionato l'icemen del Minnesota come la rappresentazioni che più si approssimava a quello che hanno visto.

Alcuni siti Internet dedicati alla criptozoologia definiscono gli argomenti portati da Magraner come una prova irrefutabile del fatto che la cosa esaminata da Sanderson e Heuvelmans verso la fine degli anni sessanta non era un manichino, ma il cadavere in carne ed ossa di una creatura misteriosa (vedi ad esempio http://perso.wanadoo.fr/cryptozoo/vedettes/hom_sauv.htm). In realtà la questione è tutt'altro che definita: bisognerebbe stabilire l'affidabilità dei testimoni e quanto questi siano stati influenzati - anche involontariamente - dalle domande. Bisognerebbe poi innanzitutto catturare un esemplare di Barmanu per capire se questa creatura esiste al di là del folclore e sia un uomo di Neanderthal sopravvissuto all'estinzione; e anche allora la cosa portata in giro da Frank Hansen nella sua bara di ghiaccio continuerebbe a rimanere sospetta.

Purtroppo la regione settentrionale del Pakistan, al confine con l'Afganistan in cui effettuare le ricerche è diventata sempre più insicura per gli occidentali dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 e gli sconvolgimenti politici e militari successivi. Ne ha pagato tragicamente le conseguenze lo stesso Jordi Magraner, che è stato trovato morto con la gola tagliata il 2 agosto 2002 nella sua abitazione nei pressi della cittadina di Krakal nel nord del Pakistan.

Da allora gli studi sul Barmanu sono rimasti inconclusi.

Bibliografia

  1. John Napier, Bigfoot, the Yeti and Sasquatch in Myth and Reality, E. P. Dutton, New York, 1973.
  2. Ian Simmons, "The Abominable Showman", Fortean Times, n. 83, ott/nov 1995, pp. 34-37.
  3. Massimo Polidoro, Gli Enigmi della Storia , Piemme, Casale Monferrato, 2003, pp. 357-362.
  4. Ivan T. Sanderson, "The Missing Link?", Argosy, maggio 1969.
  5. Ivan T. Sanderson, "Preliminary Description of the External Morphology of What Appeared to be the Fresh Corpse of a Hiterto Unknown form of Living Hominid", Genus, vol. 25, n. 1-4, pp. 249-278, 1969.
  6. Loren Coleman, "Bernard Heuvelmans (1916-2001). An appreciation of a friend", The Anomalist online (www.anomalist.com/milestones/Heuvelmans.html).
  7. Michel Raynal, "Les Neanderthaliens reliques, des Pyrénées au Pakistan" Bipedia, n. 10, giugno 1993. (perso.wanadoo.fr/initial.bipedalism/bipedia.htm ).
  8. Jordi Magraner, "Testimonios orales sobre hominidos desconcidos viventes: análisis, critica e implicación para los orígenes del lenguaje", discorso presentato al Congreso Nacional de Lingüística de Córdoba (Argentina), 14-16 novembre 2002. (http://www.criptozoologia.org/barmanu/barmanu1.htm ).
  9. Loren Coleman, "Jordi Magraner Obituary", The Cryptozoologist.com (www.lorencoleman.com/ jordi_magraner_obituary.html).

Andrea Albini
Collaboratore tecnico presso l'Università di Pavia dove si occupa di didattica e dello studio di materiali per l'ingegneria elettrica