Il cagnolino messicano

I paesi esotici sono diventati molto più accessibili negli ultimi venti o trenta anni. Sempre più persone trascorrono le vacanze in lontani paesi ormai "addomesticati", tanto che, salvo qualche scottatura per la troppa esposizione al sole tropicale, la natura selvaggia dei tropici si ricorda solo per gli spettacolari panorami che offre. O no?

"Questa mia amica, l'anno scorso, è andata in vacanza con suo marito alle Maldive. Proprio il giorno prima di tornare a casa, hanno trovato sulla spiaggia un cagnolino mezzo affogato che, inteneriti, portano di nascosto in albergo. Dopo averlo asciugato e rifocillato (doveva avere una gran fame, a giudicare dalla voracità) la mia amica insiste per portarlo in Italia, tanto è piccolo, poverino, e poi non abbaia mai. Il marito si lascia convincere, e non vi dico la fatica per farlo passare di nascosto in aereo.
Arrivati in Italia, decidono di farlo almeno vaccinare, così lei una mattina lo porta dal veterinario. Appena vede l'animale, il dottore si infila un paio di guanti e prepara un'iniezione che pratica al cane, il quale immediatamente si accascia morto. Il veterinario, sigillando il corpo in un sacchetto di plastica sotto lo sguardo allibito della mia amica, le spiega che non era un cane, ma un pericolosissimo ratto delle Maldive, aggressivo e portatore di gravi malattie".

È successo davvero?
Probabilmente no. Sembra proprio che anche questa sia una leggenda urbana, una di quelle storie che si sentono raccontare in giro accompagnate da giuramenti sulla loro veridicità, che però, guarda caso, non sono mai vissute in prima persona. Ed è anche una tra le più famose, al punto da aver dato il titolo al secondo libro sulle leggende urbane del celebre folklorista americano J. H. Brunvand, The Mexican Pet.
Le caratteristiche ci sono tutte: viene raccontata in occasioni informali, generalmente come storia ritenuta autentica; è sempre accaduta a qualcuno di conosciuto (ma che in realtà, se si indaga, a sua volta l'ha solo sentita raccontare); ne esistono numerose varianti (in una, raccolta da Paolo Toselli, il cagnolino è niente meno che un cucciolo di feroce orso polare, che cresce di dieci chili nei primi giorni dopo l'arrivo in Italia; in un'altra, un impossibile incrocio tra un cane e un topo); infine, contiene una specie di "morale" o avvertimento.
È quest'ultimo aspetto, forse, il più interessante. Storie di questo genere (che si avvicinano al filone delle cautionary tales, storie raccontate per "mettere in guardia") non sono cristallizzate in una versione scritta e immutabile. Come tutto il folklore sono in continua evoluzione, adattandosi e rispecchiando gli stati d'animo della comunità all'interno della quale sono diffuse, e in particolar modo le paure, inconsce o meno. Quando trattano argomenti di carattere sociale, spesso trasmettono un messaggio di stampo conservatore, di timore del diverso e dell'ignoto.
Secondo la sociologa francese Véronique Campion-Vincent, che ha studiato la diffusione della leggenda nel suo paese, il cagnolino di questa storia è una metafora dell'immigrato, che entra clandestinamente nel paese nascondendo la sua aggressività e portando con sé un pericolo (spesso una malattia). In effetti, le versioni che circolano in paesi diversi rispecchiano talvolta la provenienza prevalente dell'immigrazione: negli Stati Uniti l'animale viene da Tijuana, in Messico; in Francia dall'Africa Occidentale, dal Senegal o da Capo Verde; in Italia, talvolta, dalle Filippine o dal nord Africa.
In altri casi la metafora dell'immigrazione sembra essere meno chiara; è il caso della versione polacca, in cui il cagnolino è comprato da un'ambulante dell'ex-Unione Sovietica (è questo che si rivelerà nientemeno che un orso bianco), mentre in Russia il cucciolo viene dall'Afghanistan.
Comunque, in tutte le versioni la leggenda contiene alcuni "temi" caratteristici: il topo è l'animale disgustoso per eccellenza (si pensi, ad esempio, alle voci sul ritrovamento di code di topo nelle lattine di Coca-Cola, o di ratti cucinati nei ristoranti esotici), esiste un tabù violato (l'importazione illegale dell'animale), un tema anche delle leggende tradizionali; il paese esotico, da dove viene il "diverso" da temere. Addirittura il personaggio del veterinario recentemente fa la sua comparsa sempre più spesso in queste storie, a simboleggiare l'autorità che ripristina l'equilibrio infranto.
In casi come questo, è chiaro, non si può essere certi che non vi sia un fatto realmente accaduto e più o meno distorto, all'origine della leggenda; quello che accade non è impossibile, solo molto improbabile. Certo è che nessuno sembra avere mai visto dal vivo il temibile cagnolino messicano.



Per saperne di piu:
  • Brunvand, J. H., The Mexican Pet - More "new" urban legends and some old favorites. New York: Norton (1986) (Tr. It. Leggende Metropolitane: Storie improbabili raccontate come vere. Genova: Costa&Nolan, 1988).
  • Toselli, P. La famosa invasione delle vipere volanti. Milano: Sonzongno (1994) pp.102-106 riporta molte delle versioni sopra citate, oltre a una curiosa interpretazione in chiave psicanalitica.

    Bermani, C. Il bambino è servito. Bari: Dedalo (1991) pp. 195-207.
  • http://www.snopes.com/critters/lurkers/mexpet.htm