Oracolo di Delfi: mistero risolto?

Le visioni dell'Oracolo forse provocate da gas allucinogeni.

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  • 11-03-2002
  • di Andrea Parlangeli

Greci e Romani si affidavano spesso alle profezie dell'oracolo. Cioè, suggeriscono recenti scoperte, ai deliri di una donna sotto l'effetto di fumi sotterranei: una sorta di stupefacenti.

Che le cose stessero così, in realtà, non è una grande novità. Già Plutarco, infatti, ci aveva lasciato importanti testimonianze su questo rituale. Egli era stato infatti sommo sacerdote nel tempio di Apollo, la sede dell'oracolo di Delfi, il più importante dell'antichità. Il rito, racconta Plutarco, si sviluppava così: l'oracolo, cioè il responso del dio Apollo, era pronunciato da una donna, detta "Pizia", la quale si ritirava in una cella per inalare un gas dolciastro, emanato da una sorgente sotterranea, ed entrare in trance. Lo stato di trance era talvolta così profondo da sfociare nel delirio o, addirittura, nella morte.

Lo stesso Plutarco suggerì che i fumi potessero sprigionarsi a causa dell'attività sismica locale, ma, fino a poco tempo fa, gli esperti non sapevano comunque spiegare il fenomeno in maniera soddisfacente.

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Si sapeva, per esempio, che Delfi era attraversata da una faglia ormai non più attiva, ma quando nel diaciannovesimo secolo furono effettuati gli scavi del tempio, non furono trovate né fessure sotterranee né esalazioni. Si pensò, quindi, che forse la leggenda fosse basata su fenomeni simili avvenuti nelle vicinanze.

Una voce discordante è stata quella di Luigi Piccardi, geologo del Csgacp (Centro Studi di Geologia ell'Appennino e delle Catene Perimediterranee), del Cnr di Firenze (già noto per la discussa ipotesi secondo cui gli avvistamenti del mostro di Loch Ness potrebbero essere dovuti a terremoti, v.S&P39). Già da tempo, Piccardi sosteneva che un terremoto storico del 373 a.C. potrebbe avere riaperto temporaneamente la frattura e provocato esalazioni. Una risposta più precisa è apparsa a metà luglio sulla rivista Nature, in seguito agli studi di Jelle de Boer e colleghi, della Wesleyan University nel Connecticut. Il gruppo ha infatti scoperto una seconda faglia che incrocia quella più antica e già conosciuta proprio sotto il tempio di Apollo. Il mistero sembrerebbe quindi risolto: nel punto di incrocio delle faglie, il terreno sarebbe più permeabile a gas e acqua; bastano piccoli movimenti sismici a liberare gli idrocarburi più leggeri, come il metano o l'etilene. Quest'ultimo ha proprio l'odore dolciastro che descriveva Plutarco e stimola direttamente il sistema nervoso centrale, provocando ebrezza, euforia e, in dosi eccessive, perfino la morte.

"Tutti gli archeologi famosi hanno scritto che le vecchie storie non erano attendibili, perché non ci sono vulcani in quella zona (Delfi)" afferma de Boer "ma non c'è bisogno di avere vulcani per avere gas".

Per saperne di più:

L'articolo di Nature: www.nature.com/010719/010719-10.html

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