Ai confini dell'aldila'?

Un lettore racconta un' "esperienza di pre-morte"

"Quasi due anni fa sono stato sottoposto a intervento chirurgico di circa quattro ore di durata complessiva durante il quale mi è capitato qualcosa di strano. Tutti sappiamo che molte sensazioni che si provano nei sogni sono assolutamente "strane" ma, comunque, riconducono a sensazioni fisiche provabili nella normale vita quotidiana: per esempio chi sogna di volare ha spesso la netta sensazione di farlo provando tutti quegli stimoli, come il sentirsi mancare la terra da sotto i piedi o l'aria che si infrange sul volto, che sarebbero, in condizioni normali, provabili nella realtà, qualora fosse possibile volare, ma veniamo al dunque. Improvvisamente, mi sono trovato in un luogo senza spazio e senza tempo che, gradualmente acquisiva la forma di un corridoio (a sezione quadrata) che finiva nell'infinito, come se non accettassi l'esistenza di un simile luogo e avessi voluto dargli una forma plausibile. Mi trovavo lì, sospeso a mezz'aria "avanzando" lentamente in quello spazio senza fine quando, improvvisamente "vidi" che cominciava a formarsi una sorta di nebbia tutt'intorno e avanti a me, una nebbia fitta attraverso cui riuscivo però a distinguere la prosecuzione di quello spazio; sempre uguale e sempre tendente all'infinito e io, sempre sospeso a metà, avanzavo (non so con quale coraggio) sicuro dentro di essa.

Fin qui, tutto si svolse secondo un ritmo costante, sempre uguale a se stesso, senza intoppi e alcuna variante: il mio "corpo" che avanza in uno spazio (o uno spazio che scorre intorno al mio sguardo, non so) seguendo una linea retta e con una velocità che è quantificabile sui 10/15 Km/h (un passo sostenuto o una corsetta da jogging); è successo poi qualcosa che variava questo ritmo, ossia l'apparizione di una "creatura" di primo acchito indistinta ma, che assumeva via via un contorno di essere umano che mi tendeva le mani. Questa si trovava proprio in fondo al corridoio e, a posteriori, non saprei come avessi potuto distinguerla là, in mezzo alla nebbia.

In quel momento la mia velocità di avvicinamento al punto di fuga sembrò crescere, di attimo in attimo, seguendo una progressione esponenziale (anzi sono sicuro che questo sia stato il tipo di accelerazione che ho provato) senza subire nessuna sensazione fisica particolare se non la consapevolezza che quanto stava succedendo a me, in termini di velocità, stava capitando, alla stessa maniera, alla "creatura" come se entrambi fossimo attratti da quel punto in mezzo a noi in cui ci "scontrammo". Mi "abbracciò con vigoria e con amore (?)" al tempo stesso e fu allora che successe ciò che mi ha spinto a scrivere di questa esperienza; difficile da esprimere con semplici parole ma vivo nella memoria come testimonianza di qualcosa che non so o, meglio, che non capisco. Dapprima una sensazione impercettibile, come di una lieve vibrazione che, dal "basso salisse verso l'alto e dall'interno verso l'esterno". Sensazione che andava affinandosi fino a dare la netta impressione che il basso e l'alto non avessero più molto senso, così come l'interno e l'esterno e diventando io un insieme infinito di piccole parti dall'interno di ognuna delle quali scaturiva questa vibrazione che diventava sempre più forte alla stessa maniera in cui, precedentemente, aumentava la velocità di avvicinamento verso quel polo di attrazione. Tale vibrazione cominciai, intanto che affiorava verso la superficie, a percepirla come un ronzio che andava somigliando sempre più a un suono: un unico accordo che sembrava essere l'insieme di tutti gli accordi conosciuti e non; un suono incessante di volume sempre crescente ma, di tonalità costante. Lo percepisco e comprendo che dovrebbe, a quel punto, procurarmi dolore o, per lo meno, fastidio e invece: niente! Anzi, succede che una sensazione di insospettabile vigorìa si impadronisce di me; più il suono/vibrazione sale, più mi sento "forte" e ciò mi crea una sensazione di benessere che mai ho immaginato potesse esistere benchè dotato di fervida fantasia.

Quasi come se una forma di "energia superiore" percorresse tutte le più piccole parti di me e cercasse di fare non so che cosa. Tutto questo fino a quando tutto ciò si spense improvvisamente in uno swap! (non so trovare onomatopea più idonea a descrivere la sensazione) e poi il silenzio, un silenzio che non avevo mai sentito prima unito alla consapevolezza che tutte le mie energie vitali si erano riunite in uno spazio che non c'è e di cui erano una parte integrante. Una sensazione benefica di vuoto assoluto, di totale disinteresse per quella forma che sembrava essere il mio corpo laggiù ancora unita a quella creatura senza volto con cui si era incontrato chissà quando, chissà perchè e, soprattutto, con la "coscienza" di poter sopravvivere a essa, senza di essa e... quel suono che si fa risentire prima lieve poi... mi risveglio nel letto dell'ospedale con la memoria vivida di quanto "vissuto" accompagnata da un pizzico di rammarico. Da allora vivo nella consapevolezza che "quella cosa" che è "uscita da me" sia ciò che ci dà la vita e che quella vibrazione/suono sia la chiave per poterla identificare ma, nonostante i tentativi compiuti per riprodurlo (ce l'ho stampato in mente!) siano risultati vani, ho la netta impressione che ciò non sia impossibile, a patto di poter riprodurre l'infinito.

Se nulla si può dire sul piano metafisico è tuttavia inevitabile che chi si propone, come fa il CICAP, di "favorire la diffusione di una cultura e di una mentalità aperta e critica e del metodo razionale e scientifico nell'analisi e nella risoluzione dei problemi", non può che guardare con una notevole preoccupazione questi fenomeni in cui si evidenzia un impressionante rigurgito di irrazionalità e superstizione.

Roberto Lunghi

Ringrazio il lettore per la sua interessante testimonianza, descritta in modo preciso e avvincente.

Premetto di non essere un grande esperto nel settore specifico, ma quello che il lettore racconta mi sembra molto simile alle cosiddette "esperienze di premorte" (Near-Death Experiences, v. trattazione dettagliata su S&P 38), di cui esistono nutrite raccolte (celebri quelle dello psichiatra americano Raymond Moody). In particolare, un elemento comune a tutte queste esperienze è il tunnel o corridoio anche qui descritto.

I neurofisiologi sostengono che tali sensazioni sarebbero create dal nostro cervello in particolari condizioni di stress, ad esempio deprivazione di ossigeno. In questo caso, presumibilmente, a innescare la sensazione potrebbe essere stata l'anestesia a cui il lettore era sottoposto. Sono infatti noti altri casi di simili esperienze indotte da anestesia.

La complessità del nostro cervello impedisce finora un'interpretazione precisa di questi fenomeni, ma è molto probabile che il tutto sia spiegabile in termini fisiologici e neurochimici, senza bisogno di scomodare l'aldilà o altri elementi sovrannaturali.

Silvano Fuso, chimico-fisico, Segretario CICAP-Liguria e Coordinatore Gruppo Scuola CICAP.