VII Convegno Nazionale del CICAP

Medicine alternative: nuovi bisogni e forme di irrazionalita' nella cultura e nell'industria della salute

Il VII Convegno nazionale del CICAP si è svolto a Reggio Emilia tra il 9 e l'11 novembre del 2001. Sede del Convegno è stato il Teatro Ariosto, situato nel pieno centro della città.

I lavori sono stati ufficialmente aperti alle ore 14 di venerdì 9 novembre, anche se nella mattinata i lavori erano iniziati con una riunione del consiglio direttivo del CICAP e dell'assemblea dei gruppi regionali.

Apertura del Convegno

Di fronte a un teatro gremito, il presidente del CICAP Steno Ferluga, astrofisico dell'Università di Trieste, apre ufficialmente il Convegno illustrandone le caratteristiche di quest'anno e sottolineando la delicatezza dell'argomento trattato. Nelle medicine alternative si gioca sulla pelle dei pazienti ed è quindi particolarmente importante rispettare il rigore e la serietà scientifica. Nel Convegno, attraverso i vari relatori, verranno affrontati diversi aspetti legati alle cosiddette medicine alternative o non convenzionali, auspicando di coinvolgere il pubblico in un ampio dibattito e confronto.

Sessione I: "Salute e alternativo"

La prima sessione congressuale viene moderata da Sergio Della Sala, professore di neuropsicologia all'Università di Aberdeen (Inghilterra) e socio effettivo del CICAP. Della Sala, con il consueto umorismo, presenta il primo relatore della giornata, Silvio Garattini, farmacologo e direttore dell'Istituto "Mario Negri", come persona "antipatica" a tutti (alle case farmaceutiche, ai politici, ecc.) poichè ha l'abitudine di dire le cose come stanno. Il moderatore sottolinea inoltre come l'istituto "Mario Negri" non svolga solo una fondamentale attività di ricerca ma svolga anche un ruolo primario nella formazione di giovani ricercatori.

Nella sua relazione dal titolo "Scoppiare di salute", Garattini sottolinea come l'alternativo, ovvero l'irrazionale, si ritrovi purtroppo sia nella cosiddetta medicina ufficiale sia in quella propriamente detta alternativa. Solo un approccio razionale porta a risultati concreti. I farmaci giocano un ruolo fondamentale in medicina e attorno ai farmaci si muove un enorme giro d'affari (in Italia è dell'ordine dei 35.000 miliardi). Questo ha portato all'uso indiscriminato di tecniche spregiudicate di marketing. Le industrie purtroppo esercitano forti pressioni sui medici e sul pubblico. Nella società è oramai diffusa una mentalità farmacocentrica che porta a eccessi paradossali. E' quindi assolutamente necessario un approccio critico generalizzato guidato dalla razionalità. Nella valutazione di un farmaco occorre evidenziare con certezza un rapporto di causa ed effetto e accertare non solo un miglioramento dei sintomi, ma un'effettiva azione terapeutica. Purtroppo una larga parte dei farmaci in commercio non soddisfa tali requisiti e lo stesso vale per le cosiddette medicine alternative. Atteggiamenti fideistici, adesione a miti illusori, mancanza di controlli e di verifiche caratterizzano il mondo dell'alternativo. Carenze legislative e cattiva informazione fanno sì che le medicine alternative prosperino. La mentalità farmacocentrica e l'eccessiva medicalizzazione della società distoglie inoltre dalla prevenzione. Ben pochi infatti si occupano di prevenzione perchè, purtroppo, la prevenzione non vende.

Alla interessante e chiarissima relazione di Garattini fa seguito un dibattito con il pubblico in cui vengono affrontati vari temi: dal ruolo dell'effetto placebo alla necessità di interventi legislativi, dalla crisi di fiducia nei confronti della medicina ufficiale al problema dei controlli in campo alternativo. Il secondo intervento è quello dello stesso Della Sala che da moderatore si trasforma in relatore. La sua relazione si intitola provocatoriamente "Irrazionalità: norma di comportamento; ovvero, come mi sono convinto che il tamarindo mi faccia passare lo stress". Della Sala analizza il concetto di irrazionalità: nessuno si riconosce tale ma molti si comportano come gli Yahoo (uomini non razionali) di Swift. Paradossalmente, l'alternativo, ovvero l'irrazionale, è particolarmente diffuso nelle classi di elevato livello sociale. Della Sala introduce il concetto di PBCP ovvero "Pratiche Basate sulle Credenze Popolari", prendendo ironicamente spunto dalla credenza secondo la quale il tamarindo farebbe passare lo stress. Tra le possibili cause che conducono ad affidarsi alle false credenze in campo medico vi è l'insoddisfazione verso le pratiche ufficiali, la sensazione di poter controllare meglio certe terapie e una maggiore aderenza alla propria filosofia personale. Proprio quest'ultima causa spesso gioca un ruolo determinante. Inoltre, la mente umana tende a dare maggior peso alle correlazioni positive piuttosto che a quelle negative. Se, ad esempio, una certa terapia una volta casualmente funziona, ci si convincerà facilmente della sua efficacia, anche se in tanti altri casi fallisce. Questa tendenza è una predisposizione innata del nostro cervello originata da motivazioni evolutive.

La terza relazione della mattinata si intitola "Le medicine non convenzionali di fronte alla verifica scientifica" ed è tenuta da Roberto Raschetti, direttore dell'Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali del Ministero della Sanità e responsabile del progetto "Terapie non convenzionali" dell'Istituto Superiore di Sanità. Raschetti cerca innanzitutto di definire esattamente: 1) cosa si intende per medicine non convenzionali, 2) perchè è necessario parlarne e 3) quali approcci seguire per analizzarle. Le cosiddette medicine non convenzionali costituiscono un campo molto eterogeneo e di difficile definizione. E' necessario occuparsene a causa della loro massiccia diffusione nella società: in Italia 9 milioni di pazienti (pari al 16% della popolazione) le usano. Il paziente tipo che si rivolge alle terapie non convenzionali è donna, sui 40 anni, benestante e con elevato grado di scolarizzazione. Molti si rivolgono a tali terapie perchè realmente convinti della loro efficacia. Anche la tendenza all'automedicazione incentiva questo fenomeno. La maggior parte dei pazienti ha nei confronti delle medicine non convenzionali un atteggiamento fideistico opposto a quello che dovrebbe essere l'approccio scientifico. Questo atteggiamento si rispecchia nella domanda tipica che molti pazienti pongono agli stessi medici: "Lei crede nelle terapie non convenzionali?". Non si tratta invece di credere ma di ricercare eventuali prove di efficacia. Purtroppo, le medicine non convenzionali si basano su presunte forme di conoscenza non pubblicamente controllabili e quindi non scientifiche. Solo la loro efficacia è controllabile e i risultati sono sempre molto deludenti.

Terminate le relazioni, si dedica un certo spazio al dibattito e agli interventi del pubblico. Nella discussione vengono affrontati vari temi che vanno dall'uso dell'omeopatia in medicina veterinaria, al problema degli effetti collaterali dei farmaci, alla necessità di valutare accuratamente il rapporto benefici/rischi.

Sessione II: "Evidence Based Medecine"

Dopo un breve coffee break, il Convegno prosegue con la seconda sessione dedicata alla cosiddetta "Evidence Based Medicine", ovvero alla medicina basata sulle evidenze.

Il primo intervento è quello di Carlo Cipolla, dell'Istituto Oncologico Europeo, intitolato "Terapie antifumo". Il relatore presenta diversi dati drammatici relativi ai danni causati dal fumo. Un solo dato li sintetizza tutti: in Italia 90.000 morti allsono attribuibili al fumo. Anche la nocività del fumo passivo è oramai una certezza: ad esempio esso può ridurre fino al 25% il flusso sanguigno coronarico. Altri interessanti dati statistici riguardano la distribuzione sociale dei fumatori. E' interessante notare che in industrie, ospedali e aziende che hanno adottato una politica free-smoke le percentuali di fumatori sono nettamente più basse rispetto al resto della società. Questo dimostra l'importanza del contesto sociale per indurre i fumatori a smettere. Purtroppo medici, personale infermieristico, insegnanti e tutti coloro che svolgono un lavoro a diretto contatto con il pubblico creano spesso, con il cattivo esempio, condizioni che rendono abbastanza inefficaci le campagne antifumo. Dal punto di vista terapeutico esistono sicuramente terapie antifumo efficaci: ad esempio il bupropione e la terapia nicotinica sostitutiva hanno mostrato risultati interessanti. Non è mai stata invece dimostrata l'efficacia di tecniche alternative quali l'agopuntura e l'ipnosi. La relazione si conclude con una rassegna di pseudoterapie antifumo palesemente poco credibili.

Dopo un rapido giro di domande e risposte, la sessione prosegue con un'insolita relazione tenuta in coppia da Salvatore Panico, docente di medicina sperimentale all'Università di Napoli che parla di "Evidence based medicine e pratica clinica" e Alessandro Liberati, epidemiologo dell'Università di Modena e Reggio Emilia che disquisisce su "Una medicina più razionale". In pratica i due relatori, con un divertente gioco delle parti, vogliono convincere il pubblico della validità delle proprie tesi: la necessità di una medicina più razionale fondata sulle evidenze per Liberati e l'importanza della pratica clinica per Panico. Ognuno porta argomentazioni a favore della propria tesi e periodicamente interpellano il pubblico per conoscere il suo parere e l'eventuale cambio di opinioni in seguito alle motivazioni addotte dai loro relatori. Dalla disputa simulata dei due relatori appare chiaro che per certe terapie l'efficacia risulta evidente, per altre, i cui effetti sono decisamente di piccola entità, l'unico modo possibile di controllo è quello di ricorrere a indagini statistiche su campioni significativi, utilizzando i metodi sostenuti appunto dalla "Evidence Based Medicine".

Alle relazioni fa seguito una discussione con il pubblico preceduta da una considerazione di Steno Ferluga sulle responsabilità penali dei medici e sul ruolo dell'informazione in campo medico-sanitario. Durante la discussione vengono affrontati vari temi: dal perchè nel convegno non si è dato spazio ai sostenitori delle medicine alternative (essi hanno già ampi spazi sui media!), al problema di chi deve fare i controlli sulle pratiche mediche fino ad aspetti tecnici legati alla sperimentazione in medicina.

Serata speciale con Silvan: "Il re degli illusionisti"

Dopo una cena (presso il selfservice convenzionato) trascorsa a discutere con gli amici sulle tematiche del convegno, alle ore 21 ci si ritrova tutti nel Teatro Ariosto per la prima serata che vede protagonista il famoso illusionista Silvan. Sorprendendo tutto l'auditorio, che si aspettava semplicemente una chiacchierata con il grande illusionista, Silvan presenta un vero e proprio spettacolo di alto illusionismo. Per oltre un'ora Silvan, coadiuvato dal figlio Stefano e dalle sue tre belle e giovanissime partners, sbalordisce i presenti con eccezionali numeri in cui mostra magistralmente la sua professionalità, la sua eleganza e il suo fascino di grande uomo di spettacolo. Esercizi di grande magia come lo smembramento della ragazza nella cassa e la sua levitazione a mezz'aria, si alternano a numeri di alta prestidigitazione con le carte in cui Silvan dimostra tutta la sua maestria. Non mancano esercizi di mentalismo. Ad esempio Silvan riesce a prevedere, scrivendolo preventivamente su una lavagna appesa a tre metri di altezza, ciò che ignari spettatori risponderanno alle domande da lui poste. Infine, una finta seduta spiritica in cui si manifesta niente meno che il grande Houdini, la cui firma appare misteriosamente su una lavagnetta tenuta in mano da una spettatrice. Il pubblico è a dir poco sbalordito ed entusiasta. Un grande omaggio che Silvan ha voluto offrire a titolo completamente gratuito al CICAP di cui da sempre condivide idee e iniziative. Terminato lo spettacolo, Silvan torna sul palco e, intervistato da Massimo Polidoro, ripercorre le tappe più significative della propria carriera artistica. Dagli esordi in tenera età presso gli oratori parrocchiali della sua amata Venezia fino alla prestigiosa proclamazione, per ben due volte, a Magician of the year, titolo rilasciato dall'associazione degli illusionisti americani che rappresenta una sorta di Oscar della magia (tra l'altro Silvan è l'unico non americano ad essersi aggiudicato questo titolo). Non sono mancati i riferimenti all'impegno di Silvan nella lotta contro ciarlatani e mistificatori. Attraverso la proiezioni di interessanti e rari filmati, è stato ricordato il contributo dato da Silvan nello sbugiardare i celebri guaritori filippini. Inevitabile anche il riferimento a Uri Geller. Per dimostrare come la piegatura di oggetti metallici sia un semplice gioco di prestigio, il grande illusionista si è esibito di fronte al pubblico del teatro con una forchetta che, nelle sue mani, si è piegata all'insù come se fosse burro. Al termine della serata, Silvan ha dimostrato una grande di-sponibilità e simpatia trattenendosi con il pubblico e autografando le copie del suo ultimo libro Trattato di magia. Ognuno di noi conserverà con orgoglio il prezioso cimelio con dedica autografa del grande personaggio.

Sessione III: "Le medicine alternative"

La seconda giornata del Convegno inizia sabato 10 novembre alle ore 9.00, con una sessione dedicata espressamente alle medicine alternative, moderata da Roberto Raschetti. La prima relazione è quella di Umberto Tirelli, primario della divisione di oncologia medica dell'Istituto Nazionale Tumori di Aviano, dal titolo "Terapie non convenzionali nella cura dei tumori". Tirelli esordisce affermando che esiste un'unica medicina: quella che funziona. In oncologia esistono oramai una sessantina di farmaci efficaci. Del tutto prive di senso sono le accuse che i sostenitori delle terapie non convenzionali rivolgono alla scienza "ufficiale". Se le terapie alternative funzionassero diventerebbero esse stesse "ufficiali". Molte sono le pseudoterapie proposte nella cura dei tumori: terapie chimiche (ad esempio il laetrile), biologiche, vitaminiche (in particolare a base di vitamina C), vegetali (vischio album, aloe, piante carnivore), dietetiche (addirittura il digiuno) psicologiche, immunologiche (ad esempio il siero Bonifacio e l'UK101), omeopatiche fino alla più recente multiterapia Di Bella. La differenza fondamentale tra le terapie non convenzionali e la medicina scientifica consiste nel metodo. Il pubblico, purtroppo, non sempre è in grado di percepire questa differenza. La tanto declamata libertà di cura ha senso solo se vi è un consenso informato, cosa che purtroppo raramente si realizza a causa della disinformazione dilagante. Anche molti medici e il Servizio Sanitario Nazionale non sono immuni da responsabilità nella preoccupante diffusione dell'alternativo.

La successiva relazione è quella di Riccardo Luccio, ordinario di metodologia della ricerca in psicologia all'Università di Firenze e socio effettivo del CICAP, dal titolo: "Le sorprese dell'effetto placebo". Con la sua consueta chiarezza, Luccio illustra innanzitutto la curiosa origine del termine placebo che deriva dall'errata traduzione di un salmo. Solo nell'800 il termine fa la sua comparsa in campo medico per indicare un trattamento terapeutico fittizio. Luccio racconta un gustoso aneddoto capitato a un giovane ricercatore che credeva di aver trovato in Turchia una pomata miracolosa che lo aveva guarito da un fastidioso eczema. In realtà, non conoscendo il turco, gli era stata rifilata una pomata ginecologica. Ciò nonostante l'eczema era sparito. Già Galeno aveva evidenziato l'esistenza di effetti somatici quando affermava che il medico doveva utilizzare verbis, erbis e lapis, ovvero la parola, i farmaci (erbe) ed eventualmente la pietra, intesa come bisturi. Nel 1955 il placebo cominciò a essere studiato scientificamente anche se le prime stime della sua efficacia furono decisamente sovradimensionate. Studi più recenti hanno ridimensionato il ruolo del placebo e dimostrato che in certi casi esso è del tutto inesistente. I dati medi sono influenzati dal fatto che, pur essendo la maggior parte dei soggetti refrattari al placebo, una minoranza mostra una grande suscettibilità. Nella sperimentazione di una terapia, per tenere conto del placebo, occorre utilizzare tre gruppi di pazienti: il gruppo sperimentale (al quale si somministra la terapia oggetto di studio), il gruppo di controllo (al quale non viene somministrato nulla) e il gruppo placebo (il quale viene sottoposto a una terapia priva di efficacia). Lo studio inoltre deve essere condotto in doppio cieco o addirittura in triplo cieco, ovvero senza che nè pazienti nè medici siano consapevoli di stare compiendo un esperimento. Esistono varie teorie per interpretare il placebo: psicologiche pure e psico-chimiche. A favore di queste ultime gioca il fatto che si è osservato che la somministrazione di certi oppiacei fa scomparire l'effetto placebo. In definitiva, oramai, l'esistenza del placebo è una certezza anche se il suo ruolo deve essere ridimensionato. Esso può essere efficace per disturbi funzionali, piuttosto che per patologie più serie. Le terapie non convenzionali funzionano grazie al placebo, ma solo su alcuni soggetti. In definitiva però il placebo fa decisamente più bene ai medici alternativi piuttosto che ai pazienti.

La terza relazione della sessione si intitola "Profili di responsabilità in terapie convenzionali e non convenzionali" ed è tenuta da Paolo Della Sala, avvocato penalista di Milano. La relazione inizia ricordando un celebre caso di errore medico: la morte di Fausto Coppi nel 1960 per malaria, quando i medici avevano diagnosticato una semplice influenza. Il relatore analizza il concetto di colpa e di nesso di causalità alla luce delle norme legislative. La medicina legale contemporanea deve fare i conti con due fattori: l'aumento di cause legali in campo medico e la diffusione delle terapie non convenzionali. Il relatore ripercorre inoltre da un punto di vista storico l'evoluzione delle norme giuridiche in materia medica: si passa da un sostanziale lassismo fino all'attuale normativa che non richiede più la certezza della responsabilità medica ma solo la dimostrazione di un'elevata probabilità. Oggi si assiste alla nascita di una nuova disciplina: la medicina difensiva con cui il medico cerca di tutelare se stesso da possibili azioni penali. Questo può portare a conseguenze gravi poichè nei casi dubbi il medico può essere spinto ad adottare le terapie più radicali (ad esempio amputazione di un arto) pur di salvare il paziente e85 se stesso. Molti problemi nascono anche dall'eccessiva medicalizzazione della società, tanto è vero che qualcuno ha parlato di "iatrogenesi sociale". L'eccessiva penalizzazione della medicina ufficiale può contribuire alla diffusione delle terapie non convenzionali. Purtroppo sono quasi inesistenti i processi penali contro le terapie non convenzionali. L'unica norma che può essere invocata in questo settore è l'art. 348 del Codice Penale relativo all'esercizio abusivo della professione medica.

Sessione IV: "I mass - media e l'alternativo"

Dopo il consueto coffe break, la mattinata prosegue con la IV sessione. Il primo intervento è quello di Eva Benelli, giornalista dell'Agenzia Zadig di Roma, dal titolo "Le terapie non convenzionali attraverso l'occhio dei media: un anno di monitoraggio". Nella relazione vengono illustrati interessanti dati statistici raccolti nell'ambito di uno studio promosso dall'Istituto Superiore di Sanità relativo ai rapporti tra terapie non convenzionali e media. Nello studio sono state monitorate per un anno intero varie testate giornalistiche, i telegiornali, le trasmissioni contenitore e quelle più specialistiche dedicate ad argomenti medici. Dall'analisi risulta che il 14% degli articoli di argomento medico pubblicati riguardano le terapie non convenzionali. La disciplina maggiormente trattata è la fitoterapia seguita dall'omeopatia. Quello che emerge dai dati è un approccio sostanzialmente acritico da parte dei media: poco spazio viene concesso al dibattito per consentire alla comunità scientifica di esprimere il proprio giudizio sulle terapie non convenzionali. L'intervento si chiude auspicando una maggiore presenza di interventi da parte degli scienziati sui media per fornire al pubblico un'informazione più completa. La relazione successiva è quella di Gianni Comoretto, astronomo dell' Osservatorio Astrofisico di Arcetri, dal titolo "La comunicazione dei rischi: scienza, media ed elettrosmog". Comoretto esordisce ricordando due esempi significativi in cui i media distorsero clamorosamente quanto emerso in due convegni scientifici relativamente al cosiddetto elettrosmog: il congresso dei chimici di Firenze di cinque anni fa e quello della Società Italiana di Statistica Medica di due anni fa. Purtroppo i media relativamente alla presunta nocività dei campi elettromagnetici e alla loro presunta responsabilità nell'insorgenza dei tumori forniscono una cattiva informazione. In realtà l'I.A.R.C. (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) classifica i campi elettromagnetici come "possibilmente cancerogeni" nella categoria 2B. Il fatto di considerarli "possibilmente cancerogeni" significa semplicemente che allo stato attuale delle conoscenze non si può escludere con assoluta certezza che non lo siano, ma occorre anche sottolineare che non esiste alcun dato che dimostri la loro cancerogenicità. Significativo è il fatto che nella categoria 2B si trovano anche sostanze comunemente considerate innocue come il caffè. Il relatore illustra poi il modo in cui i media hanno trattato la recente polemica tra l'allora ministro dell'ambiente Bordon e Radio Vaticana. Si è decisamente rasentato il ridicolo quando si è preteso di fare una statistica con pochissimi dati numerici. Una ricerca Eurispes condotta tra il 1999 e il 2000 ha dimostrato che il 51% degli articoli che i media hanno dedicato alla presunta nocività dei telefonini cellulari erano a carattere decisamente allarmistico e solo 1 su 5 faceva riferimento a lavori scientifici sull'argomento. In definitiva quindi gli unici danni reali attribuibili ai campi elettromagnetici sono soltanto le qualche centinaia di folgorati all'anno che si verificano.

La prevista relazione di Piero Bianucci, giornalista e direttore di Tuttoscienze (La Stampa) salta a causa di una indisposizione del relatore. L'intervento successivo è dunque quello di Piero Angela, noto giornalista divulgatore che non ha certo bisogno di presentazione. Angela racconta al pubblico le sue vicende giudiziarie che lo vedono rinviato a giudizio in seguito alla denuncia per diffamazione sporta contro di lui dalla F.I.A.M.O. (Federazione Italiana delle Associazioni dei Medici Omeopati) e dalla A.I.M.O (Associazione Italiana dei Medici Omeopati). Motivo della denuncia un servizio di SuperQuark sull'omeopatia andato in onda nel luglio 1999. Angela legge al pubblico un suo comunicato in cui ribadisce l'assoluto rigore scientifico del servizio ed elenca le numerose manifestazioni di solidarietà che ha ricevuto dal mondo scientifico: dai premi Nobel Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco, all'oncologo ed ex ministro della sanità Umberto Veronesi, fino a cinque membri del Ministero della Sanità e a molti altri esponenti di spicco del mondo medico esprimono un giudizio severo sull'omeopatia che, come è stato evidenziato dal servizio di SuperQuark, non è mai riuscita a dimostrare di avere un fondamento scientifico. In ogni caso Angela dichiara di avere completa fiducia nei magistrati.

Termina la mattinata una di-scussione con il pubblico in cui non mancano interventi polemici da parte di alcuni sostenitori dell'omeopatia e di altre bizzarre pratiche mediche.

Sessione V: "Verifiche sperimentali dell'alternativo"

Dopo il pranzo, il Convegno continua con la V Sessione che viene moderata da Riccardo Luccio. Il primo intervento è quello di Luigi Garlaschelli, chimico dell'Università di Pavia e ben noto sperimentatore del CICAP, dal titolo significativo: "Omeopatia: farmaci senza molecole". Dopo aver ripercorso brevemente la storia dell'omeopatia, Garlaschelli si sofferma sul problema delle diluizioni. Con l'ausilio di una striscia di carta che riporta il valore del cosiddetto numero di Avogadro (un numero a 23 zeri!) ripetutamente piegata su se stessa, Garlaschelli mostra chiaramente come le diluizioni estreme cui sono sottoposti i prodotti omeopatici fanno sì che in soluzione non rimanga più alcuna traccia di molecole del principio attivo. Non si capisce quindi come tali prodotti possano essere efficaci. Del tutto prive di fondamento appaiono anche le teorie che attribuisco all'acqua la capacità di conservare una memoria di ciò che vi è stato disciolto. Gli omeopati hanno il dovere di dimostrare l'efficacia dei loro prodotti: cosa che fino a oggi nessuno è riuscito a fare. Garlaschelli spiega al pubblico l'invito che da anni il CICAP rivolge agli omeopati: riconoscere tra cento boccettini uguali quali contengono un prodotto omeopatico e quali il semplice solvente. Se inizialmente si avevano 50 boccettini contenenti il solvente e 50 contenenti il rimedio omeopatico, la prova è da considerarsi significativa se gli omeopati riescono ad ottenere almeno 40 risultati positivi su 50. Finalmente in occasione di tale Convegno, il Prof. Pindaro Mattoli, presidente della F.I.A.M.O. ha accettato la sfida. Siamo tutti ansiosi di conoscerne il risultato. Garlaschelli conclude la sua relazione con un brindisi all'omeopatia: versando in un bicchiere il contenuto di tre boccettini di rimedi omeopatici (Pulsatilla 30 CH, China Regia 30 CH e Arsenicum Album 50 ML) e bevendo tutto d'un fiato vuole mostrare come tali rimedi siano assolutamente privi di ogni attività farmacologica (con le quantità ingerite gli omeopati avrebbero sicuramente prescritto terapie della durata di qualche mese!).

La seconda relazione è quella di Giuseppe Porzionato, psicologo dell'Università di Padova, dal titolo "Verifica sperimentale sulla musicoterapia". Porzionato esordisce presentando gli atti di un convegno tenuto presso la "New York Accademy of Science" relativo alla ricerca di base sugli effetti della musica. Nei lavori presentati si esaminava con la tecnica della PET (Tomografia a Emissione di Positroni) l'attività celebrale di soggetti sottoposti all'ascolto di brani musicali. Questi sono esempi seri di come si effettua una ricerca sensata sugli effetti della musica. Per contro imperversano molteplici ciarlatanerie che attribuiscono alla musica gli effetti terapeutici più fantasiosi. Fino a raggiungere l'assurdo in un sito Internet dove si può leggere che la musica può distruggere le cellule tumorali. Il relatore presenta poi uno studio statistico condotto sugli studenti dell'Università di Padova teso a verificare l'efficacia di CD musicali che, secondo quanto pubblicizzato, dovevano favorire il rilassamento e quant'altro. I risultati sono stati molto deludenti e al limite del ridicolo. Ad esempio i brani che avrebbero dovuto rilassare sono stati giudicati eccitanti. Tuttavia dallo studio emerge chiaramente il ruolo fondamentale delle aspettative e della suggestione. Il relatore conclude efficacemente l'intervento citando Protagora: "L'uomo è la misura di tutte le cose".

Il successivo relatore è Marco Morocutti, progettista elettronico e socio effettivo CICAP, che presenta una relazione dal titolo "Salute: quando l'elettronica non serve". Prendendo spunto da un episodio autobiografico della propria infanzia, Morocutti sottolinea come occorra assolutamente evitare di formulare teorie se non si sa di cosa si stia parlando. Purtroppo in commercio esistono numerosi apparecchi elettromedicali, apparentemente seri, che in realtà si fondano su teorie prive di ogni fondamento e che denotano soltanto una profonda ignoranza scientifica. Illustrando con estrema chiarezza alcuni concetti base dell'elettromagnetismo, Morocutti evidenzia come la stessa terminologia utilizzata in molte terapie alternative (vi è un abuso di termini quali "vibrazioni", "frequenze", "energia", ecc.) rappresenti soltanto fumo negli occhi per dare una parvenza di scientificità che in realtà non esiste. Dai braccialetti di rame, alle coccinelle contro i campi elettromagnetici fino alle improbabili "sfere antisfiga" (sic), viene presentata una divertente rassegna di tutte le ciarlatanerie elettromedicali presenti sul mercato. Non manca il riferimento a terapie apparentemente più complesse quali la "Moraterapia" che, misurando una grandezza assolutamente variabile in modo casuale come la conducibilità elettrica della pelle, pretende di diagnosticare allergie e intolleranze alimentari.

Terminate le relazioni della V sessione, il presidente del CICAP Steno Ferluga introduce un intervento di Umberto Tirelli finalizzato a pubblicizzare il manifesto "Galileo 2001: per la libertà e la dignità della scienza", sottoscritto da numerose personalità della comunità scientifica italiana (per leggere il manifesto e sottoscrivere eventuali adesioni, si veda il sito Internet http://www.cidis.it/articoli/vari/galileo2001.htm .

Sessione VI: "Miti e leggende sulle medicine"

La VI sessione, moderata da Lorenzo Montali, Responsabile relazioni esterne del CICAP, si apre con una relazione di Edoardo Altomare, oncologo e scrittore, dal titolo "Miti e leggende dell'influenza". Benchè il virus dell'influenza venga solitamente sottovalutato, esso è responsabile di un numero di vittime annuo che oscilla tra 500.000 e un milione. Viene esaminata in dettaglio la terribile pandemia della "spagnola" del 1918. Purtroppo non si conoscono le cause di una così violenta aggressività, anche se si sa che l'elevato numero di vittime causato (si stimano 20-22 milioni di morti) è derivato dalle complicanze generate dall'influenza, in particolare una gravissima forma di polmonite emorragica. Con l'aiuto di esaurienti grafici, il relatore mostra l'andamento della mortalità in funzione dell'età che evidenzia un picco impressionante tra i 20 e i 40 anni. A questo proposito viene ricordato il celebre pittore Egon Schiele, morto a soli 28 anni insieme alla moglie a causa della spagnola. Vengono esaminati i tentativi di profilassi che all'epoca venivano intrapresi, compresi rimedi assolutamente infondati quali salassi e cataplasmi. Alcune teorie ipotizzano un andamento ciclico della diffusione del virus (originario della Cina) e alcuni autori prevedono una nuova pandemia nel 2008 o nel 2017.

La seconda relazione si intitola "La fitoterapia: una pratica medica contesa tra scienza e immaginazione" ed è tenuta da Daniela Giacchetti, presidente della Società Italiana di Fitoterapia, Università di Siena. La relatrice illustra innanzitutto che per sostanza naturale si intende solitamente un prodotto ricavato da pianta, animale o minerale, sottoposto eventualmente a trattamenti di estrazione. Il regno vegetale fornisce un enorme serbatoio di sostanze. Molti metaboliti secondari delle piante mostrano effetti farmacologici sugli animali e sull'uomo. Per spiegare questa azione farmacologica è stata proposta una teoria che sostiene la comune discendenza evolutiva di animali e piante. Con il termine fitoterapia si intende l'utilizzo delle piante come tali. Molte erbe hanno effetti farmacologici ben accertati. Spesso molti principi attivi estratti dalle piante servono come modello per costruire nuovi farmaci. La fitoterapia quindi deve essere considerata facente parte della medicina scientifica, anche se la somministrazione diretta delle piante crea qualche problema nel dosaggio e nella standardizzazione degli estratti. Purtroppo si evidenzia anche una carenza legi-slativa e la necessità di maggiori controlli nella commercializzazione e nella prescrizione di rimedi fitoterapici.

Il relatore successivo è Francesco D'Alpa, neurofisiologo, che presenta una relazione dal titolo "Naturopatia e illusione del naturale". La naturopatia ebbe il suo momento di massima diffusione nell'Ottocento. Teorizzata da alcuni autori tedeschi e anglosassoni, questa disciplina è caratterizzata da una riscoperta idealistica della natura, contrapposta al disagio della vita in città, dalla ricerca di un'idilliaca epoca perduta e da una concezione olistica del mondo. La naturopatia si fonda su alcuni principi, tra cui la capacità di autoregolazione del corpo e l'idea che il sistema nervoso rappresenti il centro dell'organismo. Le malattie originano dall'accumulo di tossine, sostanze di scarto e da una riduzione della vitalità. La guarigione fa riferimento a concetti vaghi quali il riequilibrio del potenziale e del flusso energetico. Tra gli agenti terapeutici dei naturopati troviamo l'acqua, l'aria e vaghi concetti filosofici. Essi rifiutano categoricamente le pratiche mediche classiche quali la chirurgia, la radioterapia, l'uso di sieri e vaccini e di tutti i farmaci di sintesi. Il progresso è visto negativamente come allontanamento dalla natura. Ogni interferenza tra uomo e natura è considerata negativamente e le uniche azioni umane ritenute lecite sono quelle che seguono il corso naturale degli eventi. Si tratta in sostanza di una filosofia di vita piuttosto vaga, irrazionale e spesso ambigua sulla quale purtroppo prosperano anche vasti interessi commerciali come viene mostrato nell'ultima parte della relazione. L'ultima relazione, dal titolo "A fior di pelle: pseudoscienza e dermatologia", è tenuta congiuntamente da Aldo Porciello e Giuseppe Cianchini, dermatologi. Porciello analizza le numerose false credenze in campo dermatologico, con particolare riferimento ai "nei" e alle "voglie". Esse derivano dalla tradizione popolare, dal passa parola e da errate informazioni trasmesse dai media. Con un interessante excursus storico, il relatore mostra come le credenze relativamente alle cosiddette "voglie" siano molto antiche. Dalle teoria degli influssi astrologici che attribuisco i diversi colori delle voglie al ruolo dei vari pianeti, si arriva a Giovan Battista Della Porta che sostiene invece che la causa sia da ricercarsi nella teoria degli umori. Un ruolo determinante è però svolto dalla donna: le chiazze cutanee nel bambino deriverebbero dalle voglie manifestate dalla donna al momento del concepimento o durante la gravidanza. Tali credenze sono diffuse ancora oggi. Analoghe false credenze sono diffuse a proposito dei nei, mentre manca una corretta informazione che permetta di distinguere i nei innocui da quelli che possono tramutarsi in pericolosi melanomi. Cianchini si sofferma invece sulle false credenze relative all'esposizione ai raggi del Sole. Mentre prevale una pericolosa ignoranza circa i rischi di contrarre melanomi in seguito a una prolungata esposizione ai raggi solari, continuano a proliferare false notizie e luoghi comuni del tutto infondati. Analogo discorso vale per l'acne giovanile: molte delle cause alle quali viene solitamente attribuito (alimentazione, stress, ecc.) sono assolutamente infondate, come pure molte delle terapie tradizionalmente usate (ad esempio il lievito di birra). Anche relativamente alla calvizie le false informazioni sono diffuse: non è vero che in autunno si perda un maggior numero di capelli, non è vero che lavaggi frequenti li indeboliscano, eccetera.

Conclude la sessione la relazione di Piero Angela dal titolo "Perchè i mass media amano l'alternativo". Citando un esperimento condotto in USA utilizzando il poligrafo, Angela sottolinea la stretta relazione esistente tra ricordi ed emozioni. La stessa correlazione si ritrova nei media che, certi di agire sull'emotività del pubblico, rincorrono continuamente le famose quattro "esse": sesso, soldi, sangue e salute. A queste quattro bisognerebbe però aggiungere una quinta "esse": la speranza, che forse gioca un ruolo più forte di tutte le altre. La consapevolezza della propria fine, come ha sottolineato in un suo recente libro l'etologo Danilo Mainardi, porta l'uomo a comportamenti irrazionali e a credere in cose illusorie. La razionalità e la scienza non possono rispondere a tutte le domande, quindi c'è spazio per coloro che sostengono di poter fornire le risposte che l'uomo desidera. Le debolezze umane creano una forte domanda di irrazionale e, rispondendo a precise regole di mercato, anche l'offerta non si fa attendere. I media offrono irrazionale per poco nobili motivi di audience o di tiratura. Purtroppo, tranne il CICAP, SuperQuark e recentemente il programma Le iene, nessuno sottopone mai a controlli le affermazioni dei media relativamente a paranormale, oroscopi e notizie sensazionalistiche in genere. Ricordando alcuni divertenti episodi legati alla propria carriera professionale, Angela evidenzia che in definitiva, affermare che "Babbo Natale non esiste" è una brutta notizia e quindi chi cerca di dire come stanno realmente le cose ottiene scarso credito da parte dei media e del pubblico. Spesso l'opinione pubblica confonde cose completamente diverse. Ad esempio, confonde l'onestà e la buona fede con la competenza: questo, ad esempio, è apparso particolarmente evidente nel "caso Di Bella" (v. pag. 46). Significativamente, Angela afferma che, in caso di necessità, si sottoporrebbe più volentieri a un medico mascalzone ma competente, piuttosto che a uno onesto ma incapace. Un problema fondamentale è quello della verifica dell'informazione e, a questo proposito, la stessa comunità scientifica deve impegnarsi maggiormente. Tuttavia, anche l'informazione per poter essere efficace deve essere continuativa. In definitiva da parte di chi opera nell'informazione è necessaria onestà intellettuale e competenza ma purtroppo, troppo frequentemente, manca uno dei due requisiti o addirittura tutti e due. La sessione ha termine con un ampio dibattito che coinvolge il pubblico.

Serata speciale: "Misteri risolti! Una indagine sui più famosi misteri del paranormale e dell'occulto"

La seconda giornata del Convegno si conclude con una serata speciale condotta da Piero Angela. Il noto giornalista e divulgatore scientifico intrattiene il pubblico dell'Ariosto introducendo vari ospiti e intraprendendo con loro una simpatica e informale conversazione. Sul palco si succedono Lorenzo Montali, Francesco Chiminello, Giangi Poli, Marco Morocutti, Massimo Polidoro, Luigi Garlaschelli e Steno Ferluga. Con ciascuno degli ospiti vengono ricordate particolari indagini condotte e/o vicende personali legate alla nascita del CICAP. Montali ricorda, ad esempio, di quando studente liceale ricevette incredulo la telefonata di Piero Angela che gli annunciava la vincita di un concorso per un suo tema sulla scienza e di come, successivamente, venne coinvolto nelle prime riunioni informali che portarono alla nascita del CICAP. Chiminello illustra la strana pseudoscienza che sostiene l'esistenza della cosiddetta rete di Hartmann e che nessuno, tranne i rabdomanti, riuscirebbe a individuare. Giangi Poli, divulgatore televisivo e collaboratore di SuperQuark, stupisce lo stesso Piero Angela mostrando una sua vecchia inchiesta filmata sulle credenze degli italiani contenente, tra l'altro, due interviste ai filosofi della scienza Evandro Agazzi e Ludovico Geymonat. Morocutti racconta delle sue indagini sulla psicofonia (recentemente raccolte nel suo libro Voci dell'aldilà), facendo ascoltare al pubblico brani registrati e dimostrando come sia possibile sentire quello che si vuole nelle voci derivanti non dall'aldilà, bensì dai numerosi segnali radio presenti nell'etere. La straordinaria coppia di Sherlock Holmes del paranormale Polidoro e Garlaschelli presentano quindi il loro ultimo volume Investigatori dell'occulto che raccoglie oltre 10 anni di indagini effettuate dal CICAP. Viene inoltre annunciata l'imminente attivazione del primo Corso di indagine scientifica del presunto paranormale, rivolto a tutti coloro che desiderano imparare le tecniche e le metodologie di base necessarie per intraprendere serie indagini nel campo del mistero (v. pag. 77). La serata si conclude, infine, alla presenza del presidente del CICAP Steno Ferluga, con l'assegnazione del premio al giornalismo Alberto Bertuzzi: in difesa della ragione. Ricordando la figura dell'industriale Alberto Bertuzzi che si battè strenuamente contro l'irrazionalità dilagante e dando lettura di una lettera del figlio Massimo (impossibilitato a partecipare alla serata), vengono annunciati i vincitori del premio: l'agenzia giornalistica Zadig e il Master di comunicazione scientifica della SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste). Ai rappresentanti dei due enti, rispettivamente Eva Benelli e Fabio Pagan, viene consegnata una targa ricordo per riconoscere l'impegno e la serietà mostrata nell'opera di divulgazione scientifica senza indulgere al sensazionalismo e alla spettacolarità fittizia.

Sessione VII: "Indagini nel paranormale"

La terza giornata del Convegno inizia con una sessione dedicata alle indagini nel paranormale presieduta da Marino Franzosi, che sostituisce Tullio Regge, impossibilitato a presenziare. La prima relazione è quella di Silvano Fuso, chimico e segretario del CICAP-Liguria, dal titolo "Indagine della medium Anna". Fuso ripercorre gli avvenimenti più salienti accaduti durante una serie di sedute spiritiche svoltesi a Genova tra il 1997 e il 2000. La sedicente medium "Anna", usando palesi trucchi, cerca di dare un seguito alle sedute svoltesi nel paesino di Millesimo tra il 1927 e il 1929, ben note a chi si occupa di storia dello spiritismo. Smascherata dallo stesso Fuso, la medium arriva al punto di confessare pubblicamente le sue malefatte. La cosa più sconcertante è però il fatto che alle sedute di Millesimo e a quelle condotte da "Anna" sia stata addirittura dedicata una tesi di laurea in filosofia discussa il 21 marzo 2001 presso l'università di Genova. Nella tesi si prendono per buoni gli accadimenti "medianici" e si conclude affermando che, relativamente a questi fatti, la "scienza non è ancora riuscita a fornire una spiegazione tangibile". La seconda relazione è quella di Marco Morocutti, progettista elettronico e socio effettivo CICAP, dal titolo "Guaritori filippini in Italia: un'inchiesta". Morocutti ripercorre la storia dei guaritori filippini che, in auge negli anni settanta, avevano creato un pietoso turismo della speranza facendo credere ai pazienti di essere in grado di operare a mani nude senza lasciare traccia dell'intervento. Come è stato ampiamente dimostrato questi impostori simulavano gli interventi con frattaglie e sangue di pollo. Quello che stupisce è che ancora oggi, in Italia, vi siano simili imbroglioni che sfruttino la credulità della gente. A S. Marino, infatti, opera indisturbato il guaritore Alex Orbito il cui grado di spudoratezza supera ogni limite quando, nel suo studio, utilizza a scopo pubblicitario addirittura una fotografia di Piero Angela. La sessione prosegue con la relazione di Luigi Garlaschelli, chimico dell'Università di Pavia e ben noto sperimentatore del CICAP, dal titolo "Il CICAP indaga: le nostre più recenti sperimentazioni". Garlaschelli illustra alcune recenti indagini come quella della "casa stregata" in cui i misteriosi rumori erano in realtà dovuti a dilatazioni termiche delle falde del tetto. Si sofferma quindi sulle ricerche relative alla "spada nella roccia italiana" cui è stato tra l'altro dedicato un recente servizio di SuperQuark. A Chiusdino, in provincia di Siena, esiste una autentica spada conficcata nella roccia appartenuta a San Galgano. Le indagini finora condotte utilizzando sofisticate tecniche scientifiche (georadar, analisi metallografiche della spada, datazione con il metodo del carbonio 14 delle reliquie, ecc.) hanno mostrato interessanti risultati che rendono plausibile ipotizzare un legame tra la spada italiana e la ben nota "spada nella roccia" di Re Artù dei cicli bretoni.

Dopo un breve dibattito con il pubblico e il consueto coffee break la mattinata procede con la relazione di Massimo Polidoro, segretario nazionale del CICAP, dal titolo "Houdini: un mago tra gli spiriti". Polidoro, con il suo consueto stile brillante, ripercorre, sia pur velocemente, la straordinaria vita di Harry Houdini. Presentando rari filmati che lo ritraggono impegnato nelle sue incredibili performances, viene fornita un'immagine chiara ed esauriente del personaggio: un uomo che voleva essere il primo in ogni cosa lo vedesse impegnato. Viene inoltre evidenziato l'impegno di Houdini nella lotta contro ciarlatani e impostori. Con la sua straordinaria conoscenza dei trucchi del mestiere Houdini fu infatti il primo illusionista a impegnarsi a tempo pieno nello smascheramento di medium e veggenti. Singolare fu il rapporto che intercorse tra Houdini e lo scrittore Sir Arthur Conan Doyle che, nonostante l'indubbia intelligenza, si comportava in modo a dir poco ingenuo nei confronti dello spiritismo e del paranormale in genere. Tra i vari documenti audiovisivi presentati nella relazione, va segnalato il filmato in cui compare lo stesso Conan Doyle e una rarissima registrazione audio in cui lo stesso Houdini annuncia il suo straordinario numero della pagoda della tortura cinese.

Sessione VIII: "Indagini nel paranormale"

L'ottava sessione, prevista per il pomeriggio, viene anticipata al mattino per consentire ai congressisti il ritorno a casa nono-stante l'imprevisto sciopero dei treni. Sergio Facchini, biologo ambientale del Centro Ricerche Biotecnologiche di Cremona, presenta una relazione dal titolo "I misteri della piramidologia svelati". Illustrando uno studio sperimentale da lui stesso condotto, Facchini mostra come le straordinarie virtù delle piramidi, tanto decantate nei testi di piramidologia, siano in realtà illusorie. Con pazienza e meticolosità il relatore nella sua ricerca ha mostrato come le piramidi non siano affatto in grado di prolungare la conservazione della carne e del latte, di affilare le lamette e di purificare l'acqua. Risultati apparentemente scontati ma che, come ha giustamente chiarito il relatore, consentono di controbattere alle fantasiose affermazioni dei piramidologi dicendo "io ci ho provato e i risultati sono stati negativi". La successiva relazione è quella di Armando De Vincentiis, psicologo e segretario del CICAP-Puglia, dal titolo "Esperienza clinica di una famiglia con fantasma". Illustrando un caso clinico da lui stesso seguito, De Vincentiis spiega come un fantasma possa essere semplicemente la manifestazione di un sintomo nevrotico. Un ragazzo appartenente a una famiglia contadina della provincia di Taranto, aveva per così dire inventato un amico fantasma che, alla lunga, era diventato l'unico argomento di conversazione e di complicità con il padre, in un'ambiente familiare dominato dalla madre accentratrice. De Vincentiis sottolinea il ruolo dell'ambiente familiare nello sviluppo di certe dinamiche psicologiche. Impressionante anche il caso relativo a una ragazza che si era autoconvinta di essere periodicamente posseduta dal demonio (possessione avvallata da alcuni esorcisti da lei interpellati) per negare a se stessa che il vero autore delle violenze era il proprio padre. La sessione si conclude con la relazione di Francesco Chiminello, fisico dell'Università di Padova e segretario del CICAP-Veneto, dal titolo "Salute e ambiente". Chiminello illustra alcuni dei curiosi dispositivi finalizzati alla tutela della salute che ha potuto visionare durante le sue visite alle fiere dell'alternativo. Dagli inutili disgiuntori di corrente che eviterebbero i "danni" causati dei campi elettromagnetici domestici, alle lampade di cristallo di sale ionizzanti, alla "barra Luxor" riequilibratore energetico contro le onde nocive, la panoramica degli oggetti bufala è sconfinata. Elemento comune a tutte le pseudoteorie che stanno alla base di tali dispositivi è l'idea secondo la quale esisterebbero energie "sottili" contrapposte a quelle conosciute dalla fisica. In tal modo si possono rifiutare tutti i normali controlli scientifici affermando che si tratta di entità sconosciute alla scienza. L'assurdo si supera quando in certe teorie vengono usati a sproposito concetti scientifici e si fanno affermazioni del tutto prive di senso (ad esempio: "i cromosomi sono solenoidi oscillanti", "le cellule sono risonanti", ecc.). Chiminello conclude facendo osservare come tutti questi pseudoscienziati non abbiano mai preso in considerazione una particolare forma di energia: quella "comica" che viene irradiata abbondantemente dai loro dispositivi.

Sessione IX: "L'insolito all'università"

Il presidente del CICAP Steno Ferluga, invitando a visitare la sessione poster del Convegno, illustra brevemente alcuni studi presentati. Tra questi un questionario proposto da un A.S.L. di Caserta a un centinaio di studenti universitari e finalizzato all'accertamento della diffusione delle credenze nel paranormale. Le percentuali di credenza sono piuttosto elevate e variano tra il 30 e il 50% a seconda degli argomenti trattati. A proposito della credenza degli studenti nei presunti poteri paranormali, Ferluga racconta di un problema che lui stesso ha recentemente proposto ai suoi studenti durante l'esame di Fisica II. Agli studenti veniva chiesto se era possibile spostare a distanza l'ago di una bussola senza l'uso di calamite nascoste, sfruttando semplicemente l'eventuale carica elettrostatica accumulatasi sui vestiti. Facendo i calcoli si può trovare che il campo magnetico generato dalla scarica elettrica è circa un milione di volte inferiore a quello necessario per far muovere l'ago della bussola. Questo è solo un esempio di come si possano coinvolgere gli studenti su tematiche paranormali stimolando il loro senso critico e facendo loro comprendere l'importanza di una solida cultura scientifica.

Alle relazione fa seguito un ampio dibattito con il pubblico in cui vengono affrontate diverse tematiche: dall'agopuntura alla pranoterapia, dalla bioarchitettura alla normativa in materia di omeopatia, dalla necessità di interventi educativi nelle scuole agli aspetti legali delle pseudoscienze.



Premiazione del Concorso del CICAP: fotografie, oggetti e filmati "Pseudo-paranormali"

Si procede quindi alla premiazione dei vincitori del divertente concorso che, come consuetudine, il CICAP ha bandito. Al pubblico del teatro vengono mostrate le opere partecipanti al concorso. Dopo accurata selezione, la giuria del CICAP annuncia i vincitori. Per la sezione "fotografia" viene premiato Paolo Boschetti per le sue inquietanti fotografie spiritiche. Per la sezione "oggetti" la vincitrice è Daniela Lanza che ha presentato uno straordinario scheletro fossile di fatina che ricorda tanto "Trilli campanellino" di Peter Pan. Infine per la sezione "filmati" il premio viene assegnato ex-aequo a Paolo Russo, che ha presentato un sorprendete filmato di psicocinesi, e Andrea Zoboli che ha mostrato un non ben definibile animale misterioso che manifestava tutta la sua ferocia. I vincitori ricevono una copia del libro Viaggio nel mondo del paranormale di Piero Angela autografato dall'autore e due anni di abbonamento a Scienza & Paranormale.

Chiusura del Convegno

Intorno alle 13.30 riprende la parola il presidente Steno Ferluga per chiudere il Convegno e fare un breve bilancio dei lavori. Le relazioni sono state tutte di alto livello, l'organizzazione è stata eccellente e la discussione con il pubblico è stata proficua. Circa le prospettive future, Ferluga ipotizza la creazione di un ufficio legale del CICAP e l'attivazione di un Forum su "Paranormale e legge". Ringraziando tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita del Convegno (in particolare per la parte organizzativa Lucio Braglia, Marino Franzosi, Paola De Gobbi, l'assente vicepresidente Adalberto Piazzoli e l'Istituto "Mario Negri" di Milano), Ferluga chiude ufficialmente il Convegno dando appuntamento a tutti tra due anni all'VIII Convegno del CICAP che si svolgerà, come apprendiamo pochi minuti prima di andare in stampa, a Torino.

Silvano Fuso