Il vero orrore di Amityville

Cronaca del famoso caso di infestazione - I Parte

  • In Articoli
  • 03-12-2003
  • di Sergio de Santis

L'"Amityville Hellzapoppin" - secondo la definizione ironica usata da Sharon Jarvis per l'Hoax più famoso dell'ultimo mezzo secolo - prende le mosse da una reale tragedia: il "familicidio" commesso il 13 novembre 1974 da Ronald Jr. De Feo. Luogo del delitto: un vecchio edificio d'epoca coloniale in stile olandese, con una facciata laterale dal bizzarro aspetto umano a causa di due finestre del terzo piano che sembrano occhi, al N°112 di Ocean Avenue nella cittadina americana di Amityville (Long Island).

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La casa, del valore di circa 100 mila dollari secondo le stime dell'epoca, era stata acquistata nel 1965 da Ronald De Feo, gerente di un'agenzia per la vendita di macchine usate, che l'aveva battezzata High Hopes ed era andato ad abitarvi insieme con la moglie Louise e quattro figli: Ronald Jr. di 22 anni, Dawn di 18, Allison di 13, Mark di 11 e John di 7.

La strage era stata scoperta verso le 18.30 quando Ronald Jr., di ritorno dal lavoro, aveva scoperto che tutti i suoi familiari erano stati uccisi a colpi di fucili.

Secondo la sua versione, Ronald era uscito di casa di buon mattino per andare nell'agenzia di famiglia. Era tornato in zona nel primo pomeriggio, ma aveva passato alcune ore in un bar, dove aveva informato gli altri avventori di non poter entrare in casa perché aveva dimenticato le chiavi. Alla fine, verso le 18, si era mosso, ma era tornato sconvolto dopo una mezz'oretta per annunciare che nessuno aveva risposto alle sue chiamate, e quando era riuscito ad aprire il saliscendi di una finestra aveva scoperto che tutti gli altri membri della sua famiglia erano stati trucidati.

La polizia era giunta verso le 19 e aveva scoperto che tutti gli altri De Feo erano stati assassinati nei loro letti con un fucile calibro 35.

Ronald Jr. era stato sin dall'inizio il principale sospetto. Litigioso, aggressivo e spesso coinvolto in risse sin da ragazzo, fanfarone ed esibizionista, Ronnie ("Butch" per gli amici) aveva lasciato la scuola senza diplomarsi ed era andato a lavorare nell'azienda di famiglia, dove però tutti gli altri dipendenti gli aveva fatto il vuoto intorno a causa del suo cattivo carattere. Nel 1973 era finito nei guai per il furto di un fuoribordo; agli inizi del 1974 era stato denunciato per uso di droga, e proprio pochi giorni prima della strage aveva finto di essere stato rapinato mentre stava recandosi in banca per depositare 17.900 dollari della ditta. Ronald Sr. aveva sempre coperto le sue marachelle, ma i rapporti fra padre e figlio si erano fatti alla fine assai tesi: e questi precedenti avevano richiamato l'attenzione della polizia.

La posizione di Ronnie era poi andata aggravandosi in seguito alla mancanza di segni d'effrazione, all'evidenza anatomopatologica che aveva fatto spostare gli assassinii verso le tre del mattino e alla scoperta della custodia di un fucile dello stesso calibro dell'arma del delitto. Ronnie aveva tentato di tirare in ballo la mafia con cui suo padre avrebbe avuto rapporti (rivelatisi inesistenti); poi aveva cercato di coinvolgere la sorella Dawn nel delitto; poi aveva accampato la legittima difesa (!); e infine - dopo il ritrovamento del fucile in un ruscello dietro casa - aveva confessato la sua colpevolezza, ma solo per l'assassinio del fratello Mark.

Il processo a suo carico era iniziato nell'autunno del 1975. Il difensore di Ronnie, l'avvocato d'ufficio William Weber, aveva impugnato la confessione a causa del possibile terzo grado impiegato dalla polizia, e tentato di accampare l'infermità mentale. "Butch" aveva cooperato di buon grado, proclamandosi "agente segreto di Dio", affermando di essere stato spinto al delitto da voci soprannaturali, inveendo contro una zia che aveva testimoniato contro di lui e minacciando pubblicamente il procuratore distrettuale. Il perito della difesa aveva avanzato una diagnosi di "allucinazione paranoide"; ma la giuria aveva ritenuto di dover credere piuttosto all'accusa che aveva fornito numerose prove di premeditazione ed era riuscita a far qualificare Ronnie da un altro psichiatra come "sociopatico con capacità di intendere e di volere" secondo la deposizione di un altro psichiatra.

Il movente della strage non era emerso con chiarezza, ma l'episodio della finta rapina, la scomparsa di una cassetta con denaro e gioielli e l'esistenza di una polizza di assicurazione che avrebbe dovuto fruttare 200 mila dollari all'unico superstite aveva indotto la giuria a privilegiare le motivazioni economiche rispetto a quelle psicologiche.

Il processo si era così concluso il 19 novembre 1975 con un verdetto di colpevolezza e una condanna al massimo della pena secondo la legge in vigore nello stato di New York: da 25 anni all'ergastolo per ciascuno degli assassini, da scontare contemporaneamente nel carcere di Dannemora.

Esattamente un mese dopo, il 18 dicembre 1975, nella casa di Ocean Avenue fa il suo ingresso come nuovo proprietario George Lutz accompagnato dalla famiglia.

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La locandina del film The Amityville Horror (1979)

George Lutz (detto Lee) ha 28 anni ed è un ex marine, proprietario della società per misurazioni topografiche William H. Parry Inc. fondata dal nonno. Sua moglie Kathy ha 30 anni ed è divorziata con due figli e una figlia: Daniel/Danny (9 anni), Christ (7) e Missy (5).

High Hopes gli è costata 80 mila dollari, cioè molto più della somma che i Lutz avevano progettato di spendere, ma la casa è grande e bella, con garage e una rimessa per barche con moletto privato. Inoltre il prezzo è conveniente a causa della pubblicità negativa provocata dalla recente strage dei De Feo; e il down payment è di soli 40 mila dollari con il resto della somma garantita da un mutuo bancario.

Sembra un ottimo affare e una sistemazione ideale: ma i Lutz abiteranno al N°112 di Ocean Avenue solo ventotto giorni esatti. Il 14 gennaio 1976, infatti, George Lutz imbarca in gran fretta la famiglia sulla macchina e abbandona la casa, senza portarsi dietro neanche una valigia.

Le prime voci sulle "strane vibrazioni" e sulle manifestazioni soprannaturali che si sarebbero verificate nella casa di Ocean Avenue cominciano a circolare sulla stampa locale ai primi di febbraio. Il 16 George Lutz si mette in contatto con Stephen Kaplan, fondatore del Parapsychology Institute of America (PIA) e detective dell'occulto per chiedergli di indagare su quanto è accaduto a High Hopes. Kaplan si dichiara disponibile, ma precisa che non si asterrà dal denunciare le eventuali mistificazioni che dovessero emergere nel corso dell'investigazione: e questa doccia fredda è sufficiente per indurre Lutz a recedere dalla richiesta. Kaplan continuerà però a indagare per proprio conto sul "caso": e il resoconto della sua minuziosa inchiesta verrà pubblicato nel 1995 in un volume dal titolo The Amityville Conspiracy, con un dettagliato debunking dei sedicenti "orrori" di Ocean Avenue.

Il 18 febbraio 1975 la casa viene passata al setaccio dai membri di altri due istituti per ricerche parapsicologiche contattati da George Lutz: la Psychic Research Foundation (PRF) e la New England Society for Psychic Research (NESPR). La prima equipe è composta George Kekoris e Jerry Solfvin, e la seconda da Ed e Lorraine Warren, destinati a diventare con il tempo i più accesi fautori della veridicità dei fenomeni soprannaturali addotti dai Lutz. La visita è registrata da una troupe televisiva del Channel 5 di New York, guidata dal giornalista Marvin Scott.

L'indagine non rileva nulla di speciale, ma è sufficiente per consentire ai Lutz di indire una conferenza stampa nel corso della quale confermano le loro precedenti dichiarazioni. Al loro fianco siede ora anche l'avvocato Weber, che non perde l'occasione per annunciare la sua intenzione di chiedere una revisione di processo a carico di Ronnie De Feo a causa delle suggestioni demoniache cui sarebbe da attribuire la strage del 13 novembre.

Il 18 luglio su The New York Times appare un articolo di Paul Hoffman che descrive per la prima volta con chiarezza gli episodi concreti della persecuzione demoniaca di cui sarebbe stata vittima la famiglia Lutz.

Il decollo dell'Amityville Horror su scala nazionale (e ben presto mondiale) avviene però con l'intervento dello scrittore e sceneggiatore Jay Anson, che i Lutz incaricano di raccontare la vicenda in un volume di non-fiction destinato a rivelare finalmente ogni dettaglio di quanto è avvenuto ora per ora durante i 28 giorni di soggiorno della famiglia nella casa infestata.

Il volume appare nell'agosto del 1977 con il titolo The Amityville Horror e una bella coda diabolica a forma di freccia sulla copertina. Sottotitolo: Una storia vera (A True Story). Nella nota editoriale si afferma che, salvo qualche nome cambiato "tutti i fatti e gli eventi - nella misura in cui siamo stati in grado di verificare - sono strettamente accurati" (strictly accurate). L'affermazione è però un po' troppo perentoria: e l'anno successivo, in occasione della ristampa del volume in formato paperback la casa editrice Prentice Hall è costretta a eliminare il sottotitolo e a effettuare alcune modifiche intese a eliminare le "libertà letterarie" pubblicamente confessate da Anson.

Dal best seller al film il passo è inevitabile. The Amityville Horror diretto da Stuart Rosenberg viene distribuito nell'agosto del 1979 dopo una campagna promozionale da 6 milioni di dollari, e un test con il lie detector cui George Lutz si è sottoposto con risultato positivo (almeno a quanto si afferma) nel corso di un'intervista negli uffici del National Star.

La pellicola rispetta abbastanza fedelmente la vicenda narrata da Anson (salvo un paio di episodi aggiunti e parecchie sottolineature a effetto) e suscita diverse reazioni: piace a Stephen King - che lo elogerà nel suo saggio sul cinema horror Danse Macabre - mentre viene invece liquidato sprezzantemente come "film di categoria B" da parte della critica e si merita una divertente parodia sulla rivista satirica Mad dal titolo Calamityville Horror.

Il 5 agosto 1979 un clamoroso colpo di scena: nel corso di una lunga intervista concessa a Joel Martin durante il programma radiofonico Spectrum messo in onda dalla WBAB di New York, l'avvocato Weber confessa che l'Amityville Horror è soltanto una mistificazione concordata con i Lutz, "davanti ad alcune bottiglie di vino".

Alla bomba fa seguito due giorni dopo un Talk Show della WNEW TV nel corso del quale Kaplan è finalmente in grado di fornire al grande pubblico i risultati della sua indagine a proposito del "più grande hoax d'America a proposito di una casa infestata".

Nel mese di settembre l'affaire si trasferisce dal mondo dei media alle aule dei tribunali in seguito a una querela di Lutz contro Weber subito seguita da una controquerela dell'avvocato. La vertenza si conclude con un accordo extragiudiziale (che sembra abbia fruttato a Weber almeno mezzo milione di dollari), ma soprattutto mette alle corde Lutz che si vede costretto a ridimensionare drasticamente le sue descrizioni dei fatti per non incorrere in un'accusa di mendacio sotto giuramento.

Sin qui la cronaca dell'Amityville Horror attraverso i suoi sviluppi principali.

Ma cosa era (e non era) accaduto in dettaglio al N°112 di Ocean Avenue fra il 18 novembre 1974 e il 14 gennaio 1975? La risposta alla prossima puntata.

(Fine I parte)

Sergio De Santis

Giornalista e direttore della collana "StoricaMente" per la casa editrice AVVERBI