Volti misteriosi

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  • 22-02-2011
  • di Giuliana Galati
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©Cesaretort
Il 23 Agosto 1971, nel piccolo paese di Bélmez de la Moraleda, in Spagna, un volto misterioso apparve sul pavimento della cucina in casa di Maria Gomez Camara in Pereira. Una delle tante diverse versioni[1] racconta così il momento in cui apparve quell’immagine:

«Mentre raccoglieva la legna bruciata all’interno del caminetto, il terrore si impadronì di Maria. Lì c’era “qualcuno”. Sulla superficie del cemento appariva un volto sinistro che la fissava, e furbescamente dirigeva lo sguardo verso la sua scopritrice, intrappolato nella fredda pietra. Con occhi grandi e spalancati, espressione minacciosa, bocca piccola e naso appiattito, dal quale apparentemente, con grossi schizzi, fuoriusciva sangue a fiotti, il fantasma di pietra era sorto dai resti. Che cos’era quella cosa? Col suo nipotino in braccio, uscì in strada come un’anima che porta via il Diavolo, in uno stato di nervosismo tale che subito si creò un gran subbuglio in tutto il paese».

Si dice che la prima reazione della famiglia fu quella di cancellare l’inquietante volto che era apparso: dapprima tentarono di pulire il pavimento in cemento con prodotti abrasivi, ma senza risultati. Si passò quindi alle maniere forti e sul volto fu gettato un nuovo strato di cemento. Dopo qualche giorno il volto riapparve nuovamente in superficie.

Di tanto in tanto nuovi volti, in spagnolo chiamati “las caras”, apparivano gradualmente sul pavimento. Secondo alcuni testimoni, si formavano prima gli occhi e in seguito il resto dei lineamenti.

Come si può facilmente immaginare, ben presto la casa dei coniugi Pereira fu invasa da gente che voleva vedere i volti. I due coniugi non si lasciarono sfuggire l’occasione e decisero di far pagare ai curiosi 10 pesetas come biglietto di ingresso per visitare la casa, più un sovrapprezzo di 15 pesetas per ogni fotografia scattata. Ogni giorno si contavano circa un migliaio di visitatori e in un anno l’incasso fu di 250 mila pesetas.

Ad occuparsi del fenomeno, in un primo momento, furono due parapsicologi: Hans Bender, dell’Università di Friburgo, e German De Argumosa, giornalista e parapsicologo. Secondo loro, non c’era trucco o manipolazione alla base delle apparizioni e il fenomeno paranormale era indiscutibile. Essi ipotizzarono che l’apparizione dei volti avesse a che fare con i defunti. In seguito a scavi effettuati sotto l’edificio, furono effettivamente rinvenuti resti umani, ma questo non avrebbe dovuto destare stupore poiché l’intero paese sorgeva su un antico cimitero.

Fin dall’inizio, tuttavia, non mancò chi prese in considerazione l'ipotesi fraudolenta.

Per esempio, sei mesi dopo l’apparizione del primo volto, denominato “La Pava”, il quotidiano Pueblo pubblicò i risultati di un’analisi secondo la quale i volti erano stati dipinti con nitrato d’argento e cloruro. Tale soluzione è inizialmente incolore, ma col tempo reagisce alla luce, in quanto i fotoni sono in grado di rimuovere elettroni dalle molecole di alogenuro d’argento, decomponendo il sale e formando regioni di argento metallico, visibili, in modo che le immagini compaiano improvvisamente dal nulla, senza che nessuno sembri essere coinvolto, almeno apparentemente, nel processo. Altre sostanze che potrebbero essere state utilizzate sono l’acido nitrico, l’acido solforico, muriatico (cloridrico) e l’acido acetico.

Quello stesso anno, un dipartimento del Ministero del Governo chiese a Jose Luis Jordan, vicepresidente della Società Spagnola di Parapsicologia (SEIP), di presiedere una commissione che comprendesse diversi esperti in chimica del cemento per realizzare uno studio che facesse luce sugli strani avvenimenti di Bélmez e presentasse una relazione alle autorità. Jordan parlò di numerose possibilità di frode, ipotizzando che i volti fossero stati creati grazie all’azione aggressiva di un composto chimico[2]. In un’intervista, egli dichiarò: «Per quanto riguarda l’enigma del procedimento chimico, l’ho risolto scoprendo che questo composto si trova in qualsiasi ferramenta, basta chiedere un prodotto tedesco per rimuovere le macchie di cemento. È perfettamente compatibile il fatto che le immagini siano rimaste latenti per un certo tempo»[3].

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©Mathias.m - Effetti del nitrato d'argento alla luce
Chi credeva di trovarsi davvero davanti al «più importante fenomeno paranormale del ventesimo secolo» tentò di difenderne l’autenticità puntando sulla buona fede di Maria Gòmez e sostenendo che ella fosse troppo ignorante per architettare la frode. Questa argomentazione, che come già visto nelle precedenti puntate di questa rubrica viene spesso utilizzata in modo improprio, è piuttosto debole e non può essere considerata una garanzia assoluta circa l’onestà delle persone coinvolte. Infatti, se da un lato è probabilmente vero che Maria non aveva le competenze tecniche necessarie per conoscere il trucco dei sali d’argento, bisogna anche considerare che vi furono molte altre persone coinvolte nella vicenda e che ne trassero cospicui guadagni. Notevole fu, ad esempio, il commercio di fotografie dei volti misteriosi, e un fotografo, che, in accordo con la famiglia, vendeva le foto ai turisti ed ebbe un ruolo importante nell’alimentare il business, aveva sicuramente familiarità con le proprietà dei sali d’argento, essendo essi alla base del funzionamento delle pellicole fotografiche. Inoltre, a far propendere per la spiegazione fraudolenta del fenomeno, è anche il cambiamento, nel corso degli anni, dello stile delle facce, che fa supporre che diversi furono gli autori dei volti.

Chi voleva credere a tutti i costi che si trattava di un autentico fenomeno paranormale non cambiò idea neanche quando iniziarono ad apparire volti bizzarri come “il pelato”, “la donna in camicia da notte”, “il tacchino”, “la donna nuda”, raggiungendo l’apice con i volti del dittatore Francisco Franco e della modella filippina Isabel Preysler, a quel tempo molto famosa in Spagna.

Alla morte di Maria Gòmez, avvenuta nel 2004, la storia dei volti di Bélmez è tornata ad occupare le pagine dei giornali, con conseguente nuovo boom di visitatori. Il figlio di Maria, suo erede, era intenzionato a vendere la casa e tra i possibili acquirenti c’era proprio la SEIP. Dopo aver pubblicamente avallato la paranormalità del fenomeno nonostante il parere contrario del presidente e del vice presidente della società, la SEIP mirava, in accordo con l’amministrazione comunale, a trasformare la casa in un “Centro di interpretazione dei volti”, ovvero una specie di museo permanente, fonte di sicuro guadagno. Il prezzo richiesto, circa un milione di euro, risultò però troppo elevato. Di fronte all’impossibilità di acquistare la casa, gli investigatori della SEIP non si persero d’animo, escogitando una brillante soluzione per aggirare l’ostacolo economico: nell’ottobre del 2004 annunciarono infatti di aver scoperto dei volti in una seconda abitazione, la casa natale di Maria.

Ma all’improvviso ci fu un colpo di scena: Francisco Máñez, scrittore spagnolo che si è lungamente occupato di fenomeni paranormali, rivelò pubblicamente di aver insegnato ai membri della SEIP come disegnare i volti in questa nuova casa. Gli investigatori della SEIP ribatterono assicurando[4] che il fenomeno era autentico, che tutte le indagini erano state fatte con il massimo rigore e che il fenomeno paranormale era «certo». Dichiararono anche che Máñez diceva il falso e minacciarono di sporgere denuncia per diffamazione. La denuncia non arrivò mai, in compenso la stampa diede grande risalto alla notizia: sui giornali, ad esempio sul quotidiano El Mundo e sul periodico Ideal, furono pubblicati una serie di articoli che affossarono definitivamente l’operazione commerciale.

Note

1) Las caras de la discordia, Lorenzo Fernández Bueno y David E. Sentinella. Editorial Nowtilus. Colección "Investigación abierta".
2) Casas encantadas, poltergeist (Barcelona: Noguer). 1982, pp. 144-46.
3) Jiménez, Iker; Lorenzo Fernández (5 de mayo de 1991). Jaén: pp. 56-57