La parapsicologia nel XXI secolo

Aree di difficoltà e strategie per il futuro

  • In Articoli
  • 16-02-2006
  • di Robert L. Morris

Dieci anni fa quest'autore aveva identificato dieci aree di difficoltà potenziali della parapsicologia all'inizio dell'ultima decade del XX secolo:

  1. La parapsicologia è legata a controverse origini metafisiche;
  2. La parapsicologia è legata a concetti di cui si è fatto abuso nel passato;
  3. La parapsicologia può essere facilmente collegata a illusioni;
  4. La parapsicologia minaccia la chiarezza del nostro metodo scientifico;
  5. La parapsicologia ci obbliga a considerare alcuni concetti teorici che, nel passato, la scienza ha considerato problematici;
  6. La parapsicologia minaccia le nostre credenze consolidate su come funziona il mondo;
  7. I progetti di ricerca più interessanti e ovvi della parapsicologia spesso sollevano problemi etici;
  8. La parapsicologia studia sistemi aperti e complessi;
  9. La parapsicologia ha difficoltà nel generare e verificare ipotesi basate su teorie;
  10. La parapsicologia è stata spesso definita pseudoscienza da filosofi/e e sociologi/ghe della scienza.

Questo articolo rivisita ciascuna di queste dieci aree alLa luce di quanto è accaduto negli anni Novanta e propone sei strategie per il futuro della parapsicologia nel XXI secolo: dobbiamo valutare con maggiore attenzione ciò che abbiamo imparato; dobbiamo imparare più cose dai nostri risultati negativi; dobbiamo focalizzare la nostra attenzione su misure che hanno dato buoni risultati in termini di dimensioni dell'effetto e coerenza; dobbiamo abbattere la barriera tra "scettici/che" e "ricercatori/trici"; dal momento che attiriamo l'attenzione da esperti/e di altri campi, dobbiamo integrarci più efficacemente con loro e con la loro esperienza; sia a livello individuale sia come gruppo, dobbiamo essere più efficaci nell'interazione con i media.

image

Che cosa tiene in serbo il futuro per noi o meglio, che cosa il futuro potrebbe tenere in serbo per noi se fossimo adeguatamente proattivi? Le divisioni arbitrarie del tempo, come i millenni, forniscono sempre un'ottima scusa per pianificare. In effetti, all'inizio degli anni Novanta ho pubblicato un saggio sullo "European Journal of Parapsychology intitolato": "La parapsicologia negli anni Novanta: affrontare la sfida" (Morris, 1992). L'articolo discuteva numerosi aspetti problematici della parapsicologia e come noi della Koestler Chair intendevamo affrontarli. Comincerò a riassumere tali aspetti, seguiti da un commento, poiché, secondo alcuni criteri, abbiamo raggiunto alcuni successi negli anni scorsi. Tredici persone hanno completato il dottorato di ricerca in parapsicologia e ora ci sono unità che si occupano di parapsicologia in varie altre Università britanniche: Hertfordshire, Coventry, Liverpool Hope e lo University College di Northampton hanno tutte programmi messi in opera da ex studenti/esse di Edimburgo. A questi centri si aggiunge l'Università del Pacifico del Sud alle Fiji. Ciascuna di queste Università incoraggia la sviluppo di potenziali centri di eccellenza nello studio della parapsicologia e della psicologia dell'insolito. Ci sono due persone che lavorano a Liverpool Hope e tre allo University College di Northampton con notevoli conoscenze di parapsicologia e Deborah Delanoy è stata recentemente nominata professore di psicologia a Northampton. La parapsicologia è vista sempre più come un argomento legittimo di ricerca accademica e l'argomento è incluso in numerosi corsi. Inoltre, di recente, ho avuto l'onore di presiedere la sezione di psicologia della British Association for the Advancement of Science. Un nuovo libro di testo della Open University (Hayes, 1999) dedica un mezzo capitolo (diciassette pagine) alla parapsicologia. Il punto è che i colleghi e le colleghe che ben ci conoscono (come accade, per esempio, in Gran Bretagna) ritengono che stiamo facendo qualcosa di degno e di interessante.

All'inizio degli anni Novanta, il mio saggio identificava dieci aspetti problematici della parapsicologia che, a mio giudizio, avrebbero dovuto essere affrontati se avessimo voluto progredire. Inoltre presentavo alcune strategie per affrontare i problemi. Di tali problemi, i primi sei sono concettuali, mentre gli ultimi quattro sono legati ad argomenti metodologici.

Problema 1: la para-psicologia è legata a controverse origini metafisiche

Uno dei problemi della parapsicologia è la sua identificazione con gli aspetti spiritualisti della ricerca psichica, dalla quale è nata, e con l'occultismo, con il quale è indirettamente associata; il pubblico tende a considerare la parapsicologia come un tentativo di usare gli strumenti della scienza per provare l'esistenza di un'anima non fisica o per dimostrare che tutte le persone sono dotate di speciali poteri occulti. Chi studia la parapsicologia è visto come una persona che ha già una sua opinione su questi temi e che sta ora cercando di convincere l'umanità della correttezza della sua visione del mondo usando il metodo scientifico (si veda Alcock, 1987). In questo modo ci facciamo nemici e nemiche che non meritiamo. Alcuni/e di loro appartengono a tradizioni filosofiche neo-riduzioniste, razionaliste o laiciste, forse ben esemplificate dai gruppi scettici formali che si sono ormai organizzati in quasi tutti i principali paesi (Hansen, 1992).

Altre persone provengono da tradizioni religiose più ortodosse e legano la parapsicologia alla metafisica eterodossa dalla quale è nata (si vedano su questo, per esempio, Lindsay, 1972 e Logan, 1988). Entrambi i punti di vista sono corroborati dalle correlazioni con la parapsicologia che oggi sono promosse da chi pratica lo spiritismo, l'occultismo e la New Age. Le scoperte della ricerca psichica e della parapsicologia sono citate frequentemente a sostegno di varie credenze e pratiche di queste tradizioni e sono spesso incluse in un insieme di affermazioni false come prova della loro validità scientifica.

Come abbiamo cercato di lavorare su questo problema? Secondo quanto previsto dal lascito Koestler, per parapsicologia si intende "lo studio scientifico dei fenomeni paranormali, in particolare la capacità attribuita ad alcuni individui di interagire con l'ambiente attraverso canali diversi da quelli sensoriali e motori conosciuti". Questa definizione non è basata su alcuna assunzione metafisica.

Noi abbiamo assunto una metodologia di lavoro "dal basso verso l'alto" orientata verso una maggiore comprensione dei fenomeni, delle esperienze e dei dati sperimentali che suggeriscono l'esistenza della percezione extrasensoriale (PES). La metodologia non è legata a un particolare modello teorico, ma è basata sui dati e cerca di sviluppare modelli che, nelle nostre speranze, possano correlare i nostri dati empirici ai vari sistemi teorici parzialmente sviluppati oggi esistenti. A loro volta, tali sistemi possono infine permettere una correlazione più stretta con alcune delle principali questioni metafisiche che diedero il via alla ricerca psichica (si veda per esempio Gauld, 1968), ma tali correlazioni si formeranno solo gradualmente, al momento opportuno e potranno confermare, modificare o smentire le assunzioni di partenza.

Problema 2: la parapsicologia è legata a concetti di cui si è fatto abuso in passato

Un'assunzione centrale nella parapsicologia è che gli esseri umani (e forse anche gli animali) abbiano accesso a talune capacità mentali al di sopra e oltre quelle attualmente riconosciute dalla conoscenza scientifica ortodossa. Sfortunatamente i poteri speciali della mente sono sorprendentemente semplici da simulare (si veda per esempio Morris, 1986) e sono stati inclusi in pratiche di sfruttamento della credulità sia da parte truffatori e truffatrici individuali alla ricerca di guadagni finanziari, personali o politici sia da gruppi fraudolenti come le varie sette la cui dirigenza "dimostra" di avere poteri speciali per convalidare la filosofie e le pratiche della setta (si vedano Keene, 1979 e Mills, 1979). Se un particolare evento anomalo non ammette una pronta spiegazione ortodossa, coloro che desiderano la nomea di studiosi o studiose di buon livello hanno da tempo imparato che è preferibile considerare l'evento una frode anche se di ottimo livello. Tali affermazioni possono essere un'ancora di salvezza per la reputazione di chi studia o commenta il fenomeno, ma se non si offre una spiegazione credibile, simili atteggiamenti non favoriscono il progresso della nostra conoscenza.>

Noi tentiamo di affrontare direttamente questo problema studiando le tecniche di sfruttamento (Wiseman e Morris, 1995a) e il loro contesto sociale (Lamont, 1999), per comprenderlo al meglio. Quest'informazione può poi essere usata sia per progettare e condurre una ricerca di miglior qualità su chi dichiara di possedere poteri e può essere coinvolto nello sfruttamento di propri simili, sia per aiutare persone sfruttate nel passato o che rischiano di essere sfruttate (Wiseman e Morris, 1995b). Ci sono diversi aspetti di quest'indagine di cui ci occupiamo a Edimburgo:

  • la comprensione degli effetti fisici e il modo di produrli;
  • la comprensione degli effetti mentali e le strategie per manifestarli;
  • la comprensione del ruolo di chi osserva;
  • lo sviluppo di modelli del contesto sociale relativo all'affermazione straordinaria e la sua accettazione negoziale nell'interazione tra coloro che affermano di possedere poteri e la loro valutazione;
  • la valutazione di materiali di archivio scritti o audiovisivi sulle affermazioni straordinarie;
  • la comprensione delle tecniche di lettura verbale;
  • la comprensione dei soggetti fraudolenti come artisti/e dotati/e di grande autostima e le tecniche che usano per ispirare ad altre persone fiducia circa la loro legittimità;
  • lo sviluppo di modelli per descrivere il contesto psicologico e sociale di un simile sfruttamento;
  • lo sviluppo di un modello generale per la spiegazione dell'inganno.

Problema 3: la parapsicologia può essere facilmente collegata a illusioni

image
Una ragazza durante un test con un generatore di eventi casuali.

La possibilità che noi stessi siamo dotati di poteri mentali speciali o che possiamo essere influenzati dai poteri speciali di altre persone, ci può condurre a sviluppare sistemi di credenze problematici sulla nostra interazione con il mondo circostante. Chi pratica la psicologia o la psichiatria trova che l'esistenza della parapsicologia sia scomoda. Se noi riusciamo a verificare l'esistenza di potenzialità paranormali, anche in forma limitata, diamo credito a convinzioni disfunzionali. Se le persone sono confuse circa le proprie attività mentali e conoscono i risultati positivi della parapsicologia possono rapidamente formarsi credenze basate su alcune delle interpretazioni più esagerate o speculative del paranormale. Il compito di chi si occupa di salute mentale e accetta i nostri risultati può essere reso più complicato dalla necessità di discriminare tra i falsi e i veri fenomeni paranormali che si manifestano nei/lle loro pazienti. Nel 1989 la Parapsychology Foundation dedicò un intero congresso a questi temi (Coly e McMahan, 1993).

Noi affrontiamo questa responsabilità in modi sia generali sia specifici. Il lavoro sull'inganno descritto sopra prevede anche lo studio di chi si inganna da solo. I modelli che stiamo sviluppando sono utili per la descrizione degli errori umani e possono essere facilmente collegati a modelli sviluppati in altre aree come la teoria dell'attribuzione sociale e la ricerca sui fattori umani nell'industria e nella tecnologia. A un livello più specifico stiamo lavorando per costruire legami concreti con le comunità pubbliche e professionali, senza fretta e tenendo conto delle nostre risorse limitate.

Anche se in fase preliminare, il nostro lavoro include le relazioni con i modelli esistenti delle disfunzioni mentali, inclusa la formazione delle illusioni. Tali modelli sono stati sviluppati dalle comunità che si occupano di psichiatria e di psicologia clinica (come Oltmanns and Maher, 1988; Bentall, 1990) e speriamo di fornire contributi nuovi e produttivi in queste aree. Tali contributi potrebbero permettere di determinare la verosimiglianza dei fenomeni paranormali prodotti dai/lle pazienti. Se tale verosimiglianza è elevata, gli psicologi e le psicologhe devono aiutare i/le pazienti a convivere con la possibilità di esperienze di cui oggi sappiamo ben poco.

Infine, dobbiamo aiutare gli psicologi e le psicologhe a valutare la possibilità che loro stessi/e stiano usando, intenzionalmente o meno, poteri psichici durante la terapia. Quest'eventualità si può verificare nelle interazioni durante la terapia, come previsto da alcuni/e, o nel processo necessario per ottenere informazioni cliniche (Ehrenwald, 1955; Eisenbud, 1970).

Problema 4: la parapsicologia minaccia la chiarezza del nostro metodo scientifico

Se gli scienziati e le scienziate di varie discipline prendessero sul serio la possibilità di un insieme indefinito di mezzi addizionali con i quali gli organismi possono interagire con il loro ambiente, allora potrebbero capire che gran parte della metodologia sperimentale in uso dovrebbe essere cambiata. In generale, le scienze che studiano gli organismi devono controllare le influenze reciproche tra l'organismo e l'ambiente (inclusa l'interazione con chi sperimenta). Altrimenti l'interpretazione dei loro risultati diviene incerta a causa della possibilità di cause esterne non desiderate e non controllate. Vi è chi ritiene che l'assenza di PES nei propri esperimenti (non progettati per la rilevazione di PES) sia già una prova contro l'esistenza dei fenomeni paranormali (si veda ad esempio Gregory, 1986). Nel contempo è possibile che vi sia qualche resistenza emotiva ad accettare pubblicamente i fenomeni paranormali, perché ciò implicherebbe numerosi problemi nello sviluppo di esperimenti scientifici controllati.

Per affrontare queste problematiche nello specifico, abbiamo applicato il concetto generale della teoria dei sistemi ai nostri studi: considerare i casi spontanei, le indagini sul campo e gli studi sperimentali come sistemi complessi, essi stessi parte di sistemi più grandi e dotati a loro volta di molti sottosistemi (si veda per esempio Morris, 1999).

Per sua natura, la parapsicologia ci costringe a considerare chi compie le ricerche, come anche segmenti più ampi della comunità di ricerca, come parte del sistema complessivo in cui il nostro lavoro è svolto. Questo fatto si può riscontrare sia nel cosiddetto "effetto dello/a sperimentatore/trice" (si vedano per esempio Palmer, 1997 e Schmeider, 1997) sia nell'affrontare i problemi relativi ai tentativi di replicare i risultati (si veda per esempio Morris, 1980).

La teoria dei sistemi ci può aiutare a comprendere come mai i poteri psichici non siano maggiormente evidenti negli studi sperimentali non specificamente volti a studiare la percezione anomala. I modelli di PES "progressisti" ipotizzano che la percezione anomala sia in effetti presente in tali studi ma che non sia rivelata, specialmente da parte di chi non è orientato a cercarla. I modelli di PES "conservatori" ipotizzano che la percezione anomala abbia luogo di rado, perché solo raramente si verificano tutte le condizioni necessarie; quando la percezione anomala si verificasse, il suo effetto tenderebbe a essere scartato come dato errato o come anomalia da non prendere in considerazione, nel caso fosse non ricorrente (Morris, 1981).

Problema 5: la parapsicologia ci obbliga a considerare alcuni concetti teorici che, nel passato, la scienza ha considerato problematici

Per sua natura, la parapsicologia si focalizza sulla coscienza e sull'esperienza, attraverso il suo coinvolgimento con l'immaginifico, con una serie di stati alterati, con funzioni mentali volitive e così via. Ciò include sia un comportamento di libera scelta in assenza di informazione condizionante, come nei test PES a scelta ristretta, sia la volizione e lo sforzo come avviene nei test di psicocinesi. La volizione è anche intimamente coinvolta in ogni tentativo di distinguere tra eventi spontanei e non intenzionali nella vita quotidiana e i tentativi deliberati di "essere paranormali" da parte di chi partecipa a ricerche o di chi lo fa per professione (Morris, 1993).

Dato che nel passato è stato difficile concepire e svolgere ricerca sperimentale su questi temi, ben poco è noto al riguardo. Solo da poco tempo si è iniziata una ricerca su argomenti esperienziali come l'immaginifico. La volizione è invece scomparsa sostituita dalla motivazione e, in un gruppo di studi, da semplici atti intenzionali (ma si veda Kuhl e Beckmann, 1994, per un esempio della sua ricomparsa).

Gran parte del nostro lavoro esplora aspetti della coscienza secondo la loro relazione con i meccanismi della PES; pertanto i nostri sforzi possono contribuire alla nostra comprensione generale di questi elementi di esperienza e di come studiarli. L'immaginifico, sia in modalità visuali sia in altre modalità, è una parte importante di numerose linee di ricerca. Un'ulteriore area di esplorazione è nel campo delle funzioni mentali volitive e stiamo ora includendo la ricerca di Kuhl e collaboratori nei nostri studi.

Problema 6: la parapsicologia minaccia le nostre credenze consolidate su come funziona il mondo

Suggerendo che possiamo interagire con l'ambiente con nuovi mezzi non specificati, la parapsicologia minaccia di reintrodurre l'incertezza per coloro che hanno sposato visioni del mondo molto specifiche. Per chi sostiene un'interpretazione del mondo riduzionista, materialista e laica, sembra che noi sosteniamo la possibilità di qualche forma di influenza diretta e non fisica, forse anche di tipo spirituale, del tipo invocato da varie religioni e disdegnato da chi sostiene la scienza tradizionale.

D'altra parte, molti teologi e teologhe sono preoccupati/e per la parapsicologia e le sue implicazioni. Vi è chi ritiene che noi stiamo secolarizzando esperienze sacre, sostenendo la possibilità che che le esperienze religiose, incluse le preghiere di supplica, le visioni, l'estasi mistica, e così via, saranno tutte spiegabili come una combinazione di psicobiologia più qualche forza mentale ulteriore che non è necessariamente di natura spirituale. Di conseguenza, tali persone sperano nel nostro fallimento o, se la loro fede è piuttosto forte, sanno che noi falliremo e ci considerano temporaneamente pericolosi. Naturalmente vi è chi tra loro ritiene che avremo successo nel verificare i loro particolari punti di vista e quindi simpatizzano con noi, ritenendo che si lavori per uno scopo comune. Quest'ultimo gruppo è spesso deluso di apprendere che noi stiamo ancora dibattendo il significato dei nostri risultati. Infine, vi è anche chi ritiene che, nella migliore delle ipotesi, noi si profani il sacro e, nella peggiore delle ipotesi, noi si promuova il lavoro di Satana (Lindsay, 1972).

Come osservato in precedenza, noi non ci alleiamo con alcuna visione teorica o alcun punto di vista metafisico particolare e preferiamo lavorare con una metodologia "dal basso verso l'alto". Sebbene noi non ignoriamo completamente le preoccupazioni metafisiche, riteniamo anche che nessuna delle particolari visioni del mondo attuali sia accettabile nella forma in cui si presenta oggi e che qualche modifica sarà necessaria. Credo sia importante sottolineare che le persone che si occupano di parapsicologia come gruppo non sono impegnate in una qualche ricerca spirituale, né si dedicano a smentire interpretazioni spirituali. Il laicismo, d'altra parte, può essere considerato come una delle principali religioni del mondo in molti aspetti, con il suo insieme di posizioni metafisiche e di rituali (Hansen, 1992). Come facciamo con altre religioni, non sosteniamo né ci opponiamo alle sue assunzioni.

Problema 7: i progetti di ricerca più ovvi e interessanti della parapsicologia spesso sollevano problemi etici

Molta del ricerca parapsicologica condotta oggi sembra blanda e non sembra andare al cuore del problema. Se prendiamo come punto di partenza ciò che si verifica nei casi spontanei più interessanti, dovremmo condurre la maggior parte della nostra ricerca con soggetti che si trovano in stati di coscienza alterati, inclusi alcuni stati alquanto estremi; il nostro materiale bersaglio dovrebbe suscitare un grande interesse nei soggetti, enfatizzando emozioni forti e condizioni emotive realistiche per gli agenti; e il nostro intero ambiente sperimentale dovrebbe avere caratteristiche coerenti con questi due punti. La nostra ricerca sulla psicocinesi dovrebbe seguire criteri analoghi, coinvolgendo circostanze di forte bisogno e bersagli di grande importanza per chi partecipa agli esperimenti. Molti dei nostri studi dovrebbero essere svolti in situazioni con un forte coinvolgimento emotivo, con esiti veramente importanti per i soggetti e forse anche pericolosi. Ma tali circostanze possono sollevare preoccupazioni etiche per il benessere fisico e psicologico sia dei soggetti sia di chi conduce la ricerca. Le procedure per alterare gli stati possono avere effetti collaterali sia durante sia dopo lo studio.

image
Robert L. Morris.

Molte tradizioni metafisiche e di sviluppo spirituale mettono in guardia sull'uso e sull'abuso delle capacità psichiche e richiedono cautela per chi non è sufficientemente avanzato spiritualmente (Mishlove, 1988). Altri problemi etici sorgono quando si lavora con soggetti che sono motivati a truffare e a sfruttare le connessioni con ricercatori e ricercatrici rispettabili. In questo caso chi conduce la ricerca deve assicurarsi che gli esperimenti siano progettati in modo tale da non consentire il successo di soggetti fraudolenti e, idealmente, da smascherarli. Questi provvedimenti sono necessari per proteggere la reputazione sia di chi svolge la ricerca sia dei soggetti dotati di veri poteri (Morris, 1987).

Stiamo lavorando per sviluppare procedure di ricerca che ci permettano di di esplorare esperienze non usuali con messaggi forti e significativi e che ci permettano di esplorare procedure di addestramento alle facoltà paranormali (si veda Delanoy et al., 1999). A Edimburgo questo processo comincia nella selezione dei soggetti; il reclutamento avviene per passaparola, durante i corsi e le lezioni e con l'analisi delle persone che ci contattano spontaneamente. A chi si candida è inviato un modulo informativo che ci aiuta a identificare le "capre", coloro che hanno avuto difficoltà con i poteri psichici in passato, non si trovano a loro agio nell'esplorare eventi interni o nel mostrare il funzionamento dei poteri psichici o, per qualche altro motivo, non possono partecipare a uno studio scientifico. Chi conduce la ricerca e ha bisogno di soggetti sperimentali può selezionare le candidature sulla base delle risposte ai moduli; poi si mette in contatto con i soggetti e spiega loro i termini dello studio lasciando ai soggetti la scelta finale se partecipare o meno.

Durante gli esperimenti cerchiamo di dedicare tempo ulteriore per conoscere meglio i soggetti, le loro preferenze, come stanno reagendo alla loro partecipazione e possiamo poi tenere presenti queste informazioni nella nostra interazione con loro (si veda Delanoy, 1997, per buoni esempi di questo metodo).

Ci sono ulteriori problemi etici da considerare e ogni laboratorio può risolverli in modo diverso. L'importante è avere procedure di ricerca adeguatamente protette, per permettere a chi conduce la ricerca di reagire positivamente ai successi senza preoccuparsi del fatto che i risultati positivi siano semplicemente indicatori di una frode o di un errore nella progettazione (si veda per esempio Dalton et al., 1996). Il soggetto deve anche essere protetto, con procedure sperimentali sufficientemente ben controllate per far sì che ogni successo legittimo non possa essere facilmente trascurato (Wiseman e Morris, 1995b).

Problema 8: la parapsicologia studia sistemi aperti e complessi

Sembra opportuno considerare gli ambienti della parapsicologia, siano questi gli ambiti naturali dei casi spontanei o l'ambiente controllato degli esperimenti, come sistemi aperti e complessi. Un sistema è un insieme di parti che interagiscono; un sistema aperto è un sistema i cui limiti di influenza non possono essere determinati con precisione.

In parapsicologia, i nostri studi diventano più artificiosi e sterili se cerchiamo di semplificare e confinare il sistema sotto studio ed è difficile, se non impossibile, isolare chi conduce la ricerca all'esterno del sistema. Tali considerazioni possono essere rilevanti quando si cerca di valutare l'importanza di un tentativo fallito di replicare risultati positivi.

Stiamo ancora procedendo gradualmente in quest'area, perché rappresenta un modo più difficile e, sotto alcuni aspetti, meno preciso di fare ricerca. Le strategie usuali della sperimentazione controllata, con variabili indipendenti e dipendenti, possono essere spesso alquanto inappropriate. Possiamo doverci focalizzare di più su strategie di valutazione dei risultati provenienti da sistemi che possono condurre PES e psicocinesi, rinunziando, almeno in fase iniziale, all'esplorazione sistematica di legami causali specifici. Queste considerazioni sono particolarmente valide per studi svolti nell'ambito di altre culture o nel valutare tecniche di formazione o singoli soggetti e svolti con procedure idiosincratiche e così via, purché allora non si tenti di trattare i risultati di tali studi come se fossero studi controllati, per esempio inferendo prematuramente effetti causali.

Problema 9: la parapsicologia ha difficoltà nel generare e verificare ipotesi basate su teorie

Soprattutto in conseguenza dei fattori discussi in precedenza, la parapsicologia non è stata in grado di raggiungere un forte consenso sul suo oggetto di studio: l'insieme di fenomeni, di eventi reali e di esperienze che sono l'ambito della sua ricerca. Di conseguenza non è stato possibile specificare con precisione l'insieme e l'intensità dei fenomeni per lo sviluppo di un sistema teorico. Ciò rende difficile la costruzione di una teoria. Dobbiamo spiegare fenomeni macroscopici di psicocinesi o possiamo occuparci della spiegazione di effetti basati sull'informazione, disturbi nella casualità di grandi insiemi di eventi? Dobbiamo spiegare i fantasmi, il poltergeist, la reincarnazione e il potere curativo dei cristalli? Inoltre, come conseguenza parziale dei fattori discussi nei paragrafi precedenti, abbiamo avuto difficoltà a riprodurre fenomeni paranormali in condizioni adeguatamente controllate e in modo sufficientemente coerente per test di ipotesi efficaci e sistematici.

Ci sono numerosi aspetti del problema di migliorare la costruzione e la verifica di una teoria nell'ambito della parapsicologia. Innanzitutto è importante definire il nostro oggetto di studio. In ultima istanza ognuno/a di noi cerca una "teoria del tutto" ma per giungere a questo stadio dobbiamo occuparci di aree più accessibili della ricerca (Atmanspacher, 1999).

In secondo luogo, dobbiamo ottenere descrizioni più complete dei fenomeni che sembrano realmente parapsicologici. È anche necessario chiarire le regolarità dei risultati sperimentali che sono presenti con coerenza sufficiente in condizioni sperimentali adeguatamente controllate. Siamo ora in grado di far ciò grazie agli sviluppi recenti delle tecniche di meta-analisi (Utts, 1991).

Una volta identificate le regolarità dei nostri dati, possiamo: (a) confrontarle con modelli e sistemi teorici esistenti e (b) sviluppare nuovi modelli basati sulle regolarità osservate. Tali nuovi modelli possono poi essere confrontati con i sistemi teorici esistenti e possono essere verificati con l'acquisizione di nuovi dati.

Ci è stato fatto notare come sia noioso leggere articoli di ricerca originali che cercano semplicemente prove di capacità paranormali, ma che non tentano di verificare alcuna ipotesi basata su considerazioni teoriche. Si tratta di un'osservazione importante, perché troppa ricerca si è svolta in un vuoto teorico, alla sola ricerca del paranormale, per convincersi e convincere altre persone che i fenomeni esistono. Tuttavia, è altrettanto noioso leggere uno studio basato su eleganti test di ipotesi relativi a una teoria, che non tiene conto di tecniche già consolidate di verifica dei fenomeni paranormali, ma che ottiene risultati così scarsi da farci imparare poco o nulla sulla teoria in questione. Un progetto di ricerca efficace che incorpori procedure di ricerca che producano dimensioni degli effetti sufficientemente ampie da permettere verifiche di modelli e teorie può essere condotto.

Problema 10: la parapsicologia è stata spesso definita pseudoscienza da filosofi/e e sociologi/ ghe della scienza

Questo problema deriva in parte dagli altri e viene da noi trattato nello stesso modo. Tuttavia, può dare origine sia a vantaggi sia a svantaggi. Chi ha studiato la scienza, nel tentativo di separarla dalla pseudoscienza ha proposto alcuni criteri di demarcazione. Tali criteri ci possono essere utili per giudicare i nostri progressi. Alcuni criteri possono essere applicati impropriamente alla parapsicologia, come risultato di informazioni non corrette su di noi, e in questo caso si diventa consapevoli di un errore che deve essere corretto. Spesso si tratta di distinguere tra una seria ricerca parapsicologica e truffe frivole e volte a sfruttare il pubblico. Altri criteri possono avere validità parziale, quindi il conoscerli ci induce a migliorare e a capire come possiamo procedere nel modo migliore per superare lo stadio di proto-scienza (Morris, 1987).

Le affermazioni precedenti sono state tratte direttamente dal saggio dei primi anni Novanta e sono state notevolmente condensate; inoltre si sono aggiunte le informazioni sulle linee di ricerca intraprese da allora per far fronte ai problemi sollevati. Guardando indietro ci sono poche cose che ora considererei sbagliate anche se ci sono varie lacune e gran parte del programma delineato non è stato ancora portato a compimento. Il nostro metodo "dal basso verso l'alto" è stato molto utile, poiché ci si è focalizzati su "ciò che non è paranormale, ma lo sembra", includendo ricerche sull'auto inganno e sull'inganno da parte di altri soggetti e sulla formazione e il mantenimento delle credenze. È evidente che molto resta da fare nella direzione della costruzione e della verifica dei modelli, ma è anche chiaro che tali attività devono essere intimamente legate ai metodi di osservazione; la teoria delle misura e e le misure stesse sono inevitabilmente collegate e devono essere prese in considerazione. Non possiamo evitare i pregiudizi, ma possiamo riconoscerli meglio. In generale dobbiamo sviluppare metodologie di osservazione, di descrizione e di misura più ricche e dobbiamo servirci meglio delle esperienze che esistono già nelle scienze fisiche, biologiche e sociali. Sia che si svolga ricerca sul campo o in laboratorio, abbiamo ancora numerosi problemi etici da risolvere, per riprodurre correttamente l'ambiente in cui i fenomeni paranormali si verificano. Se vogliamo applicare il punto di vista della teoria dei sistemi nel nostro lavoro dobbiamo imparare meglio cosa vuol dire occuparsi di sistemi complicati e aperti; altrimenti non riusciremo mai a risolvere questioni relative agli effetti dovuti agli/lle sperimentatori/trici, alla replicabilità e alla natura elusiva dei fenomeni paranormali.

Alcune strategie per il futuro

image
Un soggetto durante un esperimento di Ganzfeld.

Relativamente ai punti trattati in precedenza, vi sono stati vari progressi sia nel nostro gruppo di ricerca sia altrove. Nulla di quanto ho scritto sopra o quanto sto per scrivere è solo farina del mio sacco, tutti gli argomenti emergono naturalmente da considerazioni sulla ricca fenomenologia e sulle esperienze che sono l'oggetto del nostro studio. Tuttavia vorrei concludere con alcuni commenti su alcune ulteriori strategie che potrebbero esserci utili nel XXI secolo.

1. Dobbiamo valutare meglio ciò che abbiamo già imparato

Sembra chiaro che le tecniche formali di meta-analisi attualmente in uso hanno un notevole potenziale se sfruttate con intelligenza, ma si stanno ancora evolvendo e sono possibili utilizzi impropri. C'è meno consenso sul loro uso di quanto potremmo sperare e le tecniche di meta-analisi formale hanno bisogno di perfezionamento. Molti dei problemi relativi alla replicabilità sono presenti anche nella meta-analisi (si veda Utts, 1991 e i commenti successivi per una discussione di molti di questi temi). Dobbiamo essere all'avanguardia della ricerca sulla meta-analisi se vogliamo che diventi uno strumento utile. Questo punto è diventato tristemente evidente nel dibattito recente sull'uso della meta-analisi nella valutazione dei dati degli esperimenti "ganzfeld" (Milton, 1999; Schmeider ed Edge, 1999). Usata correttamente ci permette di estrarre utili informazioni dalle nostre basi di dati. Usata in modo errato può indurci a credere sia in falsi positivi sia in falsi negativi. Sfortunatamente le nostre basi di dati sono molto piccole se confrontate a quelle di altre discipline dove le meta-analisi hanno avuto più successo.

2. Dobbiamo imparare di più dai nostri risultati negativi

Molto di ciò che oggi conosciamo include informazioni su come non si deve condurre l'attività di ricerca. Dovremmo esaminare procedure con dimensioni degli effetti molto piccole e identificare le loro caratteristiche comuni per imparare ciò che possiamo e cessare di cercare di usarle come misura di effetti paranormali. I numeri sono stati abbandonati come bersagli parecchio tempo fa per via delle risposte non casuali che tendevano a indurre (Rhine, 1935/1973). Meta-analisi recenti sembrano indicare che i test di gruppo, specialmente se condotti su larga scala, producono effetti molto piccoli, ammesso che vi siano effetti (Honorton e Ferrari, 1989; Milton, 1994). Non dovremmo allora evitare di usare questi metodi nelle nostre ricerche formali, a meno che non vi sia una qualche buona ragione?

3. Dobbiamo focalizzarci su misure che hanno dato buoni risultati in termini di dimensioni degli effetti e di coerenza, per migliorarli e per utilizzarli come verifica di modelli e teorie

Spesso pubblichiamo studi che escogitano nuove misure e tentano di usarle in ricerche orientate verso i processi senza presentare alcuna giustificazione. Sembrerebbe preferibile realizzare test preliminari estesi su ogni nuova misura, prima di trattarla come se fosse valida e affidabile. Lo sviluppo di metodologie può essere basato su teoria e osservazioni. Metodi ingenui non sono di grande aiuto a modelli e teorie se vengono usati per valutarle. Altre discipline fanno un miglior uso della ricerca preliminare e non riportano in letteratura i risultati di ogni sessione preliminare. Simili sessioni possono essere (e in generale lo sono) progettate in anticipo e non vengono riportate negli articoli. Si tratta di uno degli argomenti principali sollevati da Milton e Wiseman (1999) nelle loro recenti meta-analisi.

4. Dobbiamo abbattere le barriere tra "scettico/a" e "ricercatore/trice"

Indipendentemente dalla nostra visione del mondo, la maggioranza di noi ha la tendenza a criticare la ricerca che non ci piace, finché non troviamo errori, e di criticare assai poco lavori di ricerca con risultati che ci piacciono. Il campo di gioco deve essere pareggiato. Ricerche di scarsa qualità sono state pubblicate, quando i risultati erano di gradimento per il comitato di redazione. Dato il controllo esteso che viene esercitato sui nostri risultati, sembra utile esercitare un controllo altrettanto stringente sugli scritti e la ricerca svolta dalla comunità scettica formale. Anche loro come noi hanno molto da imparare da critiche fondate e intelligenti. Con il tempo le barriere possono cadere invece di aumentare ed è possibile che ognuno/a continui a svolgere il proprio lavoro. Idealmente, sarebbe preferibile adottare un punto di vista scettico sulla propria ricerca e sui risultati che sembrano confermarla.

5. Poiché attiriamo l'attenzione da esperti/e di altri campi, dobbiamo integrarci più efficacemente con loro e tenere presente la loro esperienza

È quindi necessario consultarci con loro, lavorare in gruppo e far sì che la nostra ricerca non sia considerata meno accurata rispetto ai loro standard. Dovremmo anche mettere a disposizione la nostra esperienza se è rilevante per il lavoro altrui. Ciò sarebbe di beneficio in molti modi e arricchirebbe la nostra letteratura di ricerca oltre a permettere a esterni/e di contribuire.

6. In un modo o nell'altro, come gruppo dovremmo essere più efficaci nell'interazione con i media

Altrimenti, nel mondo d'oggi, il nostro intero campo di ricerca sarà giudicato sulla base della produzione di un piccolo numero di persone che possono anche non essere rappresentative. E sarà anche giudicato sulla base delle affermazioni dei gruppi scettici che raccolgono attivamente fondi per contrastare le attitudini dei media favorevoli al paranormale e ad "altre pseudoscienze"; e tuttora non c'è modo di "controllare i controllori".

Sebbene le strategie delineate sopra siano generali, le tattiche per realizzarle dipendono largamente dalle caratteristiche individuali. Sono oggi più ottimista che mai e ritengo che negli anni a venire potremo praticare una parapsicologia integrativa invece di quella divisiva che abbiamo spesso praticato nel passato. E, naturalmente, il termine "parapsicologia" si evolverà spontaneamente in almeno uno, e forse numerosi, termini più precisi, mentre svilupperemo la conoscenza che determinerà tale evoluzione.

Robert L. Morris, È stato titolare dell'unica cattedra universitaria di parapsicologia, all'Università di Edimburgo. Ci ha lasciati all'improvviso nel 2004. Traduzione a cura di Enrico Scalas

Bibliografia

  • Alcock, J.E. (1987), "Parapsychology: Science of the anomalous or a search for the soul?" Behavioural and Brain Sciences, 10, pp. 553-565.
  • Atmanspacher, H. (1999), "Replication and meta-analysis in parapsychology", Statistical Science, 6, pp. 363-382.
  • Bentall, R. (a cura di) (1990), Reconstructing schizophrenia, New York: Routledge.
  • Coly, L. e McMahon, J. (a cura di) (1993), Proceedings of an international conference: Psi and clinical practice, New York: Parapsychology Foundation Inc.
  • Dalton, K.S., Morris, R.L., Delanoy D.L., Radin D.I., Taylor R. e Wiseman R. (1996), "Security measures in an automated ganzfeld system", Journal of Parapsychology, 60, pp. 129-148.
  • Delanoy, D.L. (1997), "Important psi conductive practices and issues: Impressions from six parapsychological laboratories", European Journal of Parapsychology, 13, pp. 63-70.
  • Delanoy, D.L., Morris, R.L. e Watt, C. (1999), "A study of free response ESP performance and mental training techniques", Journal of American Society for Psychical Research, 93, pp. 204-221.
  • Ehrenwald, J. (1955), New dimensions of deep analysis, New York: Grune and Stratton.
  • Eisenbud, J. (1955), Psi and psychoanalysis, New York: Grune and Stratton.
  • Gauld, A. (1968), The founders of psychical research, London: Routledge and Kegan Paul.
  • Gregory, R.J. (1986), Odd perceptions, New York: Methuen.
  • Hansen, G.P. (1992), "CSICOP and the skeptics: An overview", Journal of the American Society of Psychical Research, 86, pp. 19-64.
  • Hayes, N. (1999), Foundations of psychology: An introductory text, London: Nelson.
  • Honorton, C. e Ferrari, D. (1989), "'Future telling': A meta-analysis of forced choice precognition experiments", 1935-1987, Journal of Parapsychology, 53, pp. 281-308.
  • Keene, M.L. (1976), The psychic mafia, New York: Dell.
  • Kuhl, J. e Beckmann, J. (1994), Volition and personality: Action versus state orientation, Seattle: Hogrefe and Huber.
  • Lamont, P. (1999), "How convincing is the evidence for D.D. Hume?" Proceedings of Presented Papers: The Parapsychological Association 42nd Annual Conference, pp. 166-179.
  • Lindsay, H. (1972), Satan is alive and well on planet Earth, Grand Rapids: Zondervan.
  • Logan, K. (1988), Paganism and the occult, Eastbourne: Kingsway.
  • Mills, J. (1979), Six years with God, New York: A&W Publications.
  • Milton, J. (1994), "Mass ESP: A meta-analysis of mass-media recruitment ESP studies", Proceedings of Presented papers: The Parapsychological Association 37th Annual Convention, pp. 284-292.
  • Milton J. (1999), "Should ganzfeld research continue to be crucial in the search for a replicable psi effect? Part 1. Discussion paper and introduction to an electronic mail discussion", Journal of Parapsychology, 63, pp. 309-334.
  • Milton, J. e Wiseman R. (1999), "Does psi exist? Lack of replication of an anomalous process of information transfer", Psychological Bulletin, 125, pp. 387-391.
  • Mishlove, J. (1988), Psi development systems, New York: Ballantine Books.
  • Morris R.L. (1980), "Some comments on the assessment of parapsychological studies: a review of The Psychology of the Psychic by David Marks and Richard Kamman", Journal of American Society Psychical Research, 74, pp. 425-443.
  • Morris R.L. (1981), "Developing 'extreme case' causal models for synchronistic phenomena", in Shapin B. e Coly L. (a cura di), Concepts and theories of parapsychology, New York: Parapsychology Foundation, pp. 80-90.
  • Morris R.L. (1986), "What psi is not: The necessity for experiments", in Edge, H. et al., Foundations of parapsychology, Londra: Routledge e Kegan Paul, pp. 78-110.
  • Morris R.L. (1987a), "Minimising subject fraud in parapsychology laboratories", European Journal of Parapsychology, 6, pp. 137-149.
  • Morris R.L. (1987b), "Parapsychology and the demarcation problem", Inquiry, 30, pp. 241-251.
  • Morris R.L. (1992), "Parapsychology in the 1990's: Addressing the challenge", European Journal of Parapsychology, 8, pp.1-26.
  • Morris R.L. (1993), "Psi research and the concept of volition", in Coly, L. e Shapin, B. (a cura di), Psi research methodology: A re-examination, New York: Parapsychology Foundation Inc., pp. 255-273.
  • Morris R.L. (1999), "Experimental systems in mind-matter research", Journal of Scientific Exploration, pp. 561-578.
  • Oltmans, T. e Maher, B. (a cura di) (1988), Delusional beliefs, New York: Wiley-Interscience.
  • Palmer, J. (1997), "The challenge of experimenter psi", European Journal of Parapsychology, 13, pp. 110-125.
  • Rhine, J.B. (1973), Extra-sensory perception (Revised Edition), Boston: Bruce Humphries (pubblicato originariamente nel 1935).
  • Schmeidler, G.R. (1997)," Psi-conductive experimenters and psi-permissive ones", European Journal of Parapsychology, 13, pp. 83-94.
  • Schmeidler, G.R. ed Edge, H. (1999), "Should ganzfeld research continue to be crucial in the search for a replicable psi effect? Part II. Edited ganzfeld debate", Journal of Parapsychology, 63, pp. 335-388.
  • Utts, J. (1991), "Replication and meta-analysis in parapsychology", Statistical Science, 6, pp. 363-382.
  • Wiseman, R. e Morris, R.L. (1995a), "Recalling pseudo-psychic demonstrations", British Journal of Psychology, 86, pp. 113-126.
  • Wiseman, R. e Morris, R.L. (1995b), Guidelines for testing psychic claimants, University of Hertfordshire Press: Hatfield.

Ti potrebbero interessare anche