Il caso ADE

Quando una teoria priva di evidenze scientifiche entra nella pratica clinica

Il fenomeno ADE è stato un caposaldo della propaganda No Vax sin dall’inizio della pandemia. Nei primi mesi dell’anno scorso era stato un utile strumento per correlare la morte per COVID-19 di tanti anziani alla vaccinazione antinfluenzale cui molti di loro erano stati sottoposti; a loro dire, infatti, sarebbero stati gli anticorpi prodotti contro il virus influenzale a scatenare l’ADE e quindi una forma grave d’infezione... ovviamente senza alcuna evidenza scientifica.
Dopo l’inizio della vaccinazione anti-COVID, quale migliore mannaia da scagliare contro la nuova campagna vaccinale se non il fenomeno ADE? Utilizzato questa volta per spiegare le forme gravi di COVID-19 in pazienti che erano stati vaccinati. Come nella migliore tradizione novax nessun dato è mai emerso a provare questa ipotesi, si sa invece che in piena seconda ondata molte persone hanno continuato ad infettarsi nonostante la vaccinazione perché contagiate nei primi giorni dalla sua inoculazione, quando ancora non si era raggiunta una sufficiente immunizzazione.

Ma cos'è davvero il fenomeno ADE?

È un fenomeno estremamente raro, evidenziato ad oggi solo durante le fasi di sviluppo di alcuni vaccini verso specifici ceppi virali. La prima volta è stato studiato negli anni '70 in occasione della sperimentazione di un vaccino contro il virus Dengue(1).
Letteralmente ADE (Antibody-dependent Enhancement) significa ‚Äúintensificazione (dell’infezione) anticorpo-mediata". Il fenomeno si manifesta quando alcuni tipi di anticorpi (non neutralizzanti) aiutano paradossalmente il virus a infettare le cellule. In altre parole, si tratta di anticorpi che, legandosi al virus, non lo neutralizzano, ma richiamano alcune cellule del sistema immunitario e ne favoriscono la fagocitosi: il virus legato all’anticorpo viene mangiato. Ma se il virus all’interno della cellula, invece di farsi digerire, riesce lo stesso a replicarsi, ecco che può continuare ad infettare l’organismo e l’infezione sarà più potente. La relazione con i coronavirus, ad oggi, è stata evidenziata solo in alcuni modelli animali durante le fasi precliniche di sviluppo di vaccini contro la SARS e la MERS (4).
Nessuno di questi vaccini ha mai visto la luce ma i dati raccolti hanno dato informazioni preziose per la messa a punto dei vaccini anti COVID-19: infatti tutti i vaccini che sono stati approvati o sono ancora in sperimentazione portano alla produzione di anticorpi neutralizzanti(2).
Nessun fenomeno riconducibile ad ADE è mai stato rilevato durante infezioni da SARS CoV 2, né durante le sperimentazioni dei vaccini anti COVID 19 ad oggi approvati (3)(4). Eppure le tecniche di disinformazione dei movimenti antivaccinisti sono ormai così affinate che non solo questa teoria è permeata nei circuiti della stampa generalista, ma ha irretito anche alcuni esponenti della classe medica tanto da indurli a prescrivere test sierologici ai loro assistiti prima del vaccino. È questo il mistero del caso ADE che incuriosisce il CICAP!

1) Taylor et al, 2015 https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/imr.12367 (2015)
2) Wan et al, https://jvi.asm.org/content/94/5/e02015-19 (2020)
3) Lee, W.S., Wheatley, A.K., Kent, S.J. et al. Antibody-dependent enhancement and SARS-CoV-2 vaccines and therapies. Nat Microbiol 5, 1185–1191 (2020). https://doi.org/10.1038/s41564-020-00789-5
4) COVID-19 Vaccines: Should We Fear ADE?
Scott B Halstead, Leah Katzelnick
The Journal of Infectious Diseases, Volume 222, Issue 12, 15 December 2020, Pages 1946–1950, https://doi.org/10.1093/infdis/jiaa518