La “psicologia quantistica” può avere un valore terapeutico?

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Geralt da Pixabay
Se durante un discorso ascoltiamo concetti del tipo: "Se vuoi intensamente qualcosa, l'universo prima o poi ti farà ottenere quello che desideri" allora stiamo parlando di legge dell'attrazione, ossia un concetto New Age grazie al quale si ritiene che i nostri desideri o la nostra volontà possano influenzare la realtà circostante al punto tale da trasformarla.

Questo concetto è ovviamente privo di alcun fondamento ed è legato più alla dimensione spirituale che ad altro. La cosiddetta “legge dell'attrazione” con il passare del tempo, visto il suo legame con la dimensione spirituale, non solo non ha acquistato il sostegno della scienza -come potrebbe?- ma ha cominciato anche a perdere credibilità tra gli amanti della New Age ed è per questo che i suoi accaniti sostenitori hanno dovuto reinventarla, attribuendole uno spessore scientifico, cercando spiegazioni tecnicamente improbabili ed equivocando discipline davvero scientifiche come la meccanica quantistica.

Ed ecco che nasce la cosiddetta "psicologia quantistica". Essa è una sorta di fusione tra discipline legate alla psicologia (come la psicologia delle motivazioni, della percezione) e la meccanica quantistica. Quest’insieme di dottrine consolidate avrebbe dovuto, almeno in apparenza, dare alla "legge dell'attrazione" una nuova identità scientificamente fondata.

Ovviamente si tratta di un tentativo fallimentare perché non basta fondere due discipline con basi empiriche per sostenere la scientificità di una dinamica prettamente spirituale. L'equivoco nasce soprattutto dall'idea che, in qualche modo, desiderio e motivazione possano influenzare la realtà esterna pur non agendovi su direttamente, ma solo attraverso qualche processo psicofisico che influenzerebbe gli eventi in modo concreto e tangibile. Ed ecco che alla psicologia, ossia studio del comportamento umano, si unisce il termine “quantistico”, definizione presa in prestito dalla fisica che studia le particelle elementari.

Nello specifico in questo caso è stato mutuato da questa disciplina uno dei suoi assunti più complessi ma, allo stesso tempo, più equivocati, legati al concetto di "osservatore che influenza la realtà": il concetto di osservazione della meccanica quantistica fa riferimento all'azione di uno strumento di misura che legge e registra il valore di una quantità fisica associata a una particella.

L’assunto però è stato ampiamente frainteso perché si è erroneamente ritenuto che fosse necessaria la presenza di un essere umano che venisse a conoscenza del risultato di tale misurazione. Talvolta questa incomprensione è stata spinta fino a sostenere che l'essere umano possa anche influenzare e pilotare il risultato stesso, cozzando pesantemente con uno degli aspetti più caratteristici della meccanica quantistica, ossia il fatto che il valore risultante da una misurazione è assolutamente casuale all'interno di un intervallo di valori possibili con rispettive probabilità: in pratica non esiste alcun occhio umano in grado di influenzare le particelle.

Altro equivoco derivato da questa improbabile fusione è stato il tentativo di dare alla coscienza una "dignità fisica" indipendente dal cervello che mettesse in connessione l'uomo con il resto dell'universo . Anche in questo caso mediante forzature e interpretazioni scorrette della meccanica quantistica. Da qui sarebbero derivate teorie che vorrebbero la coscienza come un’entità in grado di esprimersi indipendentemente dal sistema nervoso e che, addirittura, possa trascendere spazio e tempo sopravvivendo alla morte fisica.

Grazie a questa revisione della meccanica quantistica e alla sua applicazione alle scienze del comportamento si è dato origine alla "psicologia quantistica" o, addirittura, alla "medicina quantistica" con la quale alcuni autori tentano di sostenere fenomeni come guarigioni, esperienze di pre-morte, telepatia e telecinesi. Appare chiaro che la "psicologia quantistica" non è materia di esame nei corsi di laurea in psicologia né in medicina, non è quindi insegnata nelle università né trova applicazione in alcun campo della psicoterapia o della medicina, ma rappresenta un tentativo di rendere scientifico un concetto New Age solo attraverso l'utilizzo di definizioni e termini mutuati da altre discipline, forzandoli allo scopo di sostenerne la validità.

Bibliografia:

Gazzola E. Il mondo quantistico, errate interpretazioni, teorie improbabili e bufale quantiche. C1Vedizioni, collana Scientia et Causa, 2017.

In breve:
- La “psicologia quantistica” ha basi scientifiche? NO
- La “psicologia quantistica” trova applicazioni terapeutiche? NO

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