La nuova Babilonia

Nel Villaggio globale c'è un sovraccarico di informazione. Con oltre due miliardi di pagine disponibili, all'inizio del 2000, la Rete ha aggiunto uno sviluppo impensabile anche per i futurologi più ottimisti, e la sua velocità di crescita è sempre maggiore, con oltre 7 milioni di nuove pagine al giorno[1]. Fra qualche mese si saranno superati i 4 miliardi di pagine e presto esisteranno più pagine Web che uomini sulla terra: una valanga di dati, notizie, idee sempre più difficili da controllare e da cui sedimenterà con difficoltà una valida cultura per le prossime generazioni. L'Uomo Videns del 2000 è un frettoloso divoratore di tutto quanto, a ogni ora del giorno e della notte, viene rovesciato sul suo computer e sullo schermo TV, senza avere il tempo di approfondire, di formarsi un'idea personale, di focalizzarsi su quanto è realmente rilevante.
Già oggi il materiale in rete rappresenta una massa dati equivalente all'imponente Biblioteca del Congresso di Washington, la più ricca del mondo. Ma quanta informazione, fra quella presente in Rete è realmente utile? Non oltre lo 0.01%, secondo le analisi più accreditate, e questo già basso valore è in rapido decremento.
Uno degli aspetti più preoccupanti è la mescolanza fra scienza e pseudoscienze, fra fatti convalidati e mistificazioni. L'accesso universale e democratico ha creato un "Far Net", in cui, mentre creare pagine WEB e metterle in rete è sempre più economico e alla portata di chiunque, diviene quasi impossibile stabilire regole.
Così da tempo l'impegno di autorevoli organizzazioni è quello di valutare l'attendibilità del materiale, in particolare quello di argomento medico, consultabile. Perché in effetti la rete, mentre si va proponendo come il mezzo di acculturazione, e in parte di socializzazione, principale delle nuove generazioni, sembra divenuta la fonte più importante di disinformazione del nostro tempo, che somministra agli utenti meno smaliziati, accostato al fascino del moderno, quanto di più arcaico ed erroneo vi è in circolazione, dall'astrologia agli UFO.

La diffusione dei concetti della scienza


Secondo una recente richiesta (condotta negli Stati Uniti su 1882 adulti dalla National Science Foundation [2]), nonostante la maggior parte della popolazione (54%) abbia accesso ad un computer domestico (e il 46 % di questi si connetta alla rete), non sembra che sia accettabilmente aumentata la conoscenza dei concetti scientifici di base. O, almeno, rispetto a un'analoga indagine compiuta nel 1997, quando i computerizzati erano l'11% in meno. Nonostante i risultati siano leggermente migliorati, rispetto alla precedente indagine, solo poco più della metà degli intervistati sapeva che l'uomo non esisteva al tempo dei dinosauri o che gli antibiotici non uccidono i virus, mentre circa il 70% sapeva che l'ossigeno viene dalle piante o che la luce è più veloce del suono.
I risultati più sconfortanti sono comunque venuti allorché si è chiesto di fornire definizioni: ad esempio, cosa è una molecola, e cosa il DNA, oppure Internet.
Un terzo degli intervistati dichiarava fra l'altro di credere nell'astrologia, e in particolare: il 7% affermava che è questa è assolutamente scientifica, il 29% che ha una certa scientificità. Ancora, un terzo credeva negli UFO, e una piccola percentuale nel fatto che gli alieni sono già scesi sulla terra.
Questi dati debbono fare riflettere, specie se abbinati a quelli forniti dal Centro Europeo dell'Educazione [3] , secondo cui fra gli italiani (escludendo gli analfabeti totali, che sarebbero ancora circa 2 milioni) il 34.6% è ai limiti dell'analfabetismo (cioè incapace di ricevere o scrivere un messaggio), mentre un altro 30.9% ha un patrimonio alfabetico limitato (comprende solo frasi semplici), e addirittura l'8.5% dei laureati ha serie difficoltà di scrittura.
Che speranze dunque per tutti costoro, esposti a teorie e pseudoconcetti stravaganti in contesti ampiamente informali, gestiti da soggetti al di fuori di ogni possibile controllo e filtro, e che futuro in particolare per la specie "bambino d'uomo", la più sacrificata in questo mondo virtuale, troppo ricco di offerte e stimoli ?

Note


3) da "Oggi", 31.5.2000, pag. 8.