Il volo bovino: una realtà grave; occultata

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  • 04-01-2001
  • di Andrea Gaddini
Già da molti anni chi scrive svolge un'indefessa opera di ricerca su un fenomeno naturale stupefacente, eppure protervamente nascosto dalle menti e dai poteri che governano questo nostro Pianeta: il volo bovino, quello che le menti semplici e scettiche, credendo di fare dell'ironia, chiamano "mucche volanti", ipotizzando in tal modo che, per non si sa quale pregiudizio sessista, i tori siano costretti a una grama esistenza ancorata al suolo.
L'esatta definizione del fenomeno è bupterìa e ricerche segretissime su di esso sono state commissionate a chi scrive dalla CIA (la Central Intelligence Agency, non la Confederazione Italiana degli Agricoltori), dalla Casa Bianca, dal Pentagono, dal KGB, dal MI5 e da molti altri organismi autore-voli, che non sto qui a ricordare.
Sono inoltre attive cattedre di bupterìa, tenute dallo scrivente, presso le più Grandi Università Mon-diali, come la Verygood University of Holy Mountain of Oklahoma di Viterbo e la International Academy of Studies on Cows, Bulls and Bullshits.

Le basi anatomiche del volo bovino


E' evidente che la particolare elusività del volo bovino tende a occultare le strutture che ne permettono la messa in atto, ma la palese assenza di ali porta ad identificare i bovini come precursori del volo a reazione; alla luce di ciò, la complessa operazione fisiologica della ruminazione sembra essere finalizzata non tanto alla digestione della cellulosa e al differimento della masticazione accurata, ma piuttosto alla produzione di metano e anidride carbonica, la cui espulsione per via esofagea non può che essere tesa alla propulsione durante il volo. Naturalmente l'emissione di metano può garantire la propulsione, ma l'annullamento della forza di gravità può essere ottenuto solo con un particolare flusso energetico magneto-biologico antigravitazionale di origine psico-elettrica, come diffusamente descritto dal Mesmer (vedi : "Magnetismo animale: una realtà occultata" , dello stesso Autore).
Inoltre la presenza delle corna non può essere solo dovuta ad esigenze di difesa, se si pensa che anche gli zoccoli sono efficacemente usati a tal fine dai bovini, e inoltre l'attività volatoria, specie se notturna, necessita di strutture fisiologiche adatte all'orientamento e direzionamento della rotta, che possono essere egregiamente espletate da organi appositi, situati nelle corna, che, non a caso, sono poste sulla sommità del cranio, insieme agli altri organi di senso, e sono adeguatamente orientate nella direzione del volo. La decornazione, che privando gli animali del loro senso di orientamento, inibisce la loro capacità di orientarsi in volo, è una pratica sempre più in voga negli allevamenti, non tanto per ragioni di sicurezza, quanto per reprimere le attività aeree del bestiame.

Le evidenze sperimentali


E' noto che il particolare carattere bovino, schivo ed alieno da esibizionismi, non permette l'osservazione di stormi in volo, ma, d'altra parte, il rinvenimento di deiezioni bovine anche in alta montagna, ed in palese assenza di ruminanti nelle vicinanze, può essere spiegato solo con la presenza soprastante di zone di esercitazioni al volo bovino, che non potrebbero che essere in zone lontane dall'abitato; ma chiederne conferma ai montanari e sentirsi ridere in faccia è tutt'uno: si sa che quando si indica la luna l'imbecille guarda il dito.
Dopo tutto, anche Galileo è stato sbeffeggiato dai suoi contemporanei, ed è facile intuire che nelle sue lunghe osservazioni notturne col cannocchiale possa aver scorto dei capi bovini in volo che, vista la zona in cui il grande scienziato viveva, probabilmente erano di razza "Mucca nera pisana", il cui colore è evidentemente mimetico per il volo notturno e ne rende difficile l'osservazione.
Noi, sapendo i guai che lo Scienziato ha passato per aver le sue scoperte, non possiamo biasimarlo per aver taciuto le sue osservazioni bùptere (vedi "Galileo: una realtà occultata", dello stesso Auto-re).
Da quanto detto appare chiaro che i bovini volino solo in zone poco popolate, come può essere la Scozia, e casualmente (casualmente?) proprio in Scozia esiste una razza bovina denominata Ayrshire, il cui nome fa pensare più a una compagnia aerea che non a una mucca, e la contea dell'Ayrshire dista poche miglia dal Loch Ness (vedi: "Loch Ness: una realtà occultata", dello stesso Autore): vogliamo proprio fare finta che siano tutte coincidenze?

Inoltre si può, con i normali mezzi della scienza statistica, trovare una correlazione positiva sul territorio tra densità di aeroporti e densità di allevamenti bovini, ed ovviamente gli allevamenti sono nati molto prima degli aeroporti: perché quindi un secolo fa' si è deciso di costruire gli aeroporti vicino alle vacche? Forse per sfruttare la loro millenaria sapienza in fatto di volo? O perché le condizioni meteo-climatiche che sono adatte al decollo degli aerei sono le stesse che permettono il levarsi in volo dei bovini?

La prova etnologica


E' noto che alcune razze bovine italiane discendono da antichissimi progenitori asiatici: la razza piemontese discende da un progenitore pakistano, altre razze, come quelle di ceppo Podolico, discendono da bovini indiani o centro-asiatici. Come si potrebbe spiegare uno spostamento di migliaia o decine di migliaia di chilometri, non disponendo dei moderni mezzi di trasporto, se non con una migrazione in volo, con le stesse modalità di quelle degli uccelli?
I nostri progenitori preistorici non possono non aver notato un fenomeno così macroscopico, e infatti la rappresentazione di bovini che sembrano librarsi in aria, sulle pareti delle grotte di Altamira e Lascaux ne è solo una fedele cronaca.

Le prove archeologiche e storiche


A parte i graffiti preistorici sopra citati, c'è una miriade di prove archeologiche e storiche del volo bovino, a partire dal continente di Mu, inghiottito dalle acque con la sua millenaria civiltà, e la cui localizzazione si può presumere a largo di Roseto degli Abruzzi, (vedi "Mu: una realtà occultata", dello stesso Autore). A Mu, visto il nome, i bovini non potevano non avere un ruolo fondamentale, che è durato per millenni, fino al loro abbandono in volo del continente prima del suo sprofondamento.
Le rappresentazioni assire del toro alato, e quelle egizie del toro Api (vedi "con Api si vola: una realtà occultata", dello stesso Autore), ci dicono con evidenza dove i bovini di Mu siano atterrati dopo la scomparsa del loro continente.
In epoca augustea i bassorilievi dell'Ara Pacis ci mostrano una processione sacra, con un bue che non spicca il volo, solo perché palesemente trattenuto da un sacerdote con la corda, e lo stesso Virgilio (Bucoliche, I,59) ci parla addirittura di cervi volanti ("ante leves ergo pascentur in aethere cervi"), probabilmente a quote molto superiori a quelle dei bovini ("in aethere"), grazie anche all'apparato corno-navigatorio più sviluppato.
E' poi singolare la somiglianza tra il nome bupterìa, che indica il volo bovino, e quello del bùttero maremmano, che ci porta a concludere che in passato il buttero doveva avere mansioni più strettamente legate al volo bovino, forse quelle di assistente o controllore di volo, mentre con il successivo confinamento della bupterìa ad attività semiclandestina, in quanto scomoda per il potere, ad opera del razionalismo scientista imperante, la attività dei butteri si è dovuta limitare a quella di semplici bovari a cavallo.

Una testimonianza diretta


Chi scrive ha avuto modo più volte di vedere attività bùptere, ad opera di individui di ogni sesso ed età, ed in diverse condizioni atmosferiche: è chiaro che le mucche non volano a comando, né al cospetto di chiunque, dato che la secolare repressione scientista e razionalista nei loro confronti (vedi "Mucca pazza: una realtà occultata", dello stesso Autore), le porta ad essere prudenti, per evitare una sicura morte in caso di scoprimento delle loro attività aeree; la presenza di persone scettiche od ostili le inibisce quindi totalmente dal librarsi in volo.
Sicuramente altri cittadini avranno testimonianze in proposito e, forse, leggendo queste righe, qualche coraggioso avvistatore uscirà allo scoperto ed avrà il coraggio di testimoniare, infischiandosene dello scherno degli scettici, delle sciocche risate dei semplici e delle volgari insinuazioni delle Forze dell'Ordine ("ma che ti hai fumato?" è stato il brutale commento di un agente della Squadra Narcotici dopo la mia diligente segnalazione dell'ultimo avvistamento).

Una coraggiosa sperimentazione
Chi scrive, sulla scia delle eccezionali capacità volatorie dei bovini, sta cercando di librarsi in volo con modalità simili a quelle dei simpatici ruminanti, sfruttando diete ricche di alimenti che inducano la produzione di anidride carbonica e metano e, pur non essendo dotato di rumine, ha ottenuto buoni risultati, anche se con voli di pochi minuti e a basse quote, come riportato nell'opera di prossima pubblicazione: "Volo umano: una realtà occultata", dello stesso Autore.
Chi scrive è disposto ad effettuare dei voli di prova, in presenza di controllori del CICAP, senza alcuna condizione se non quella di effettuarli di notte (di giorno il pericolo di collisioni con gli uccelli o aeromobili lo inquieta e gli inibisce ogni capacità volatoria), in assenza di luna (per i ben noti effetti magneto-gravitazionali negativi sul volo umano) e con una distanza dei controllori non inferiore a 1000 m. (per evitare influssi psicocinetici negativi).
I controllori, inoltre, dovranno preventivamente firmare una dichiarazione di constatazione dell'avvenuto volo di chi scrive, per evitare la possibile negazione dell'evidenza, in seguito al verificarsi del prodigio. In mancanza di ciò chi scrive denuncerà alle più alte autorità in materia, come il "Maurizio Costanzo Show" la rinuncia del CICAP alla verifica, e quindi la conseguente certificazione delle proprie capacità.

Andrea GADDINI