Dietro le quinte del Convegno

Teatro Verdi, Università di Padova - 29, 30, 31 Ottobre 1999

A causa di un errore del computer, mentre si svolgeva il Convegno del decennale, Sandro G. Masoni è riuscito a intrufolarsi dietro le quinte, nei camerini e quasi ogni dove...

Giunto al Teatro Verdi da meno di un'ora, avevo già assistito a un buon esempio di autocorrezione. Ricordate l'autocorrettività della scienza? Ebbene, anche gli organizzatori del convegno celebrativo dei primi dieci anni d'attività del CICAP sembrano aver mostrato tale capacità, invero fondamentale... In concreto, si trattava di collocare opportunamente un certo numeri di tavoli, ai quali si sarebbero poi avvicinati i partecipanti al convegno per registrarsi ufficialmente. Anch'io, insieme ad altri volontari appartenenti a diversi gruppi locali, ho contribuito a disporre i tavoli in una lunga fila, da una parte all'altra dell'ampia sala d'ingresso. Qualcuno di noi si è però reso conto, quasi immediatamente, che non sarebbe stato conveniente impedire al pubblico e ai relatori di accedere al teatro. Abbiamo pertanto risistemato tutti i tavoli, formando, questa volta, una sorta di labirinto - su indicazione, forse, di qualche socio abituato a condurre esperimenti con i topolini bianchi. C'è sembrato eccessivo, tuttavia, sottoporre a una simile prova tutti i partecipanti al convegno; in particolare, non ci sembrava giusto che ad alcune delle persone che avevano già pagato la quota d'iscrizione - e speso per il viaggio - fosse di fatto impedito di parteciparvi soltanto perché non erano sufficientemente abili nel muoversi all'interno di labirinti. Abbiamo allora dislocato i tavoli lateralmente: metà da una parte per la registrazione dei convegnisti e metà dall'altra per poter esporre pregiati "materiali scettici". Lo scenario, a quel punto, mi sembrava proprio bello: volontarie e volontari accoglievano già, con gentilezza e garbo, i primi partecipanti. Vedevo Elisa Polidoro (sospetto che, in vari momenti della vita del CICAP, il ruolo di Elisa sia stato più importante di quanto si creda), Elena Ruffinazzi (altra sospettata), Mariolina Aimone (farmacista scettica; ah, ce ne fossero di più!), Paola De Gobbi (brillante responsabile delle liste telematiche), Ilaria Zanetti (la nostra deliziosa cantante lirica!)... C'era anche Roberto "Fox" Mancin, il quale però rappresentava soprattutto il volontariato a favore della terza età, in quanto aiutava il sottoscritto a salire sugli autobus e a scendervi, a socializzare, etc. Ricordo poi il direttore di Avverbi, Riccardo Mancini, il quale ha voluto presentarmi il suo Ufficio Stampa: ragazzi, che Ufficio Stampa!

Le persone impegnate ai tavoli dell'ingresso e del piano rialzato, per svolgere le loro importanti mansioni, hanno rinunciato ad assistere a gran parte di quanto avveniva sul palcoscenico: un sacrificio non da poco... Il minimo che si può fare è citarle tutte quante. Dato che delle relatrici e dei relatori ha scritto Silvano Fuso nel suo esauriente articolo, ricordo qui Cristina Baggio, Marco Basso, Claudio Cocheo, Enrico Fagnoni, Matteo Filippini, Erika Galli, Livio Rosini, David Terranova e Tiziana Testa. Avrò modo di aggiungere altri nomi più avanti (se, alla fine, ne sarà stato tralasciato qualcuno, vi prego di rammentare che io sono soltanto l'ultima ruota del carro, come si dice).

Partecipare ai convegni significa anche aver occasione di chiacchierare informalmente, in qualche ritaglio di tempo, con molte persone che, nel resto dell'anno, hanno dialogato con noi soltanto per telefono o per lettera (via snail o email). Ciò permette di apprezzare ulteriori tratti della personalità dei colleghi, complice anche una certa qual atmosfera frizzantina (no, non mi riferisco alla "Bulldog Strong Ale") che rende un po' disinvolti persino soggetti alquanto timidi come sono, di norma, gli isolani - ma anche molti "continentali". Così, per esempio, il coordinatore del CICAP-Piemonte, il chimico fisico Alessandro Fronte, ha infine confessato (ormai posso rivelarlo: era stato Massimo Polidoro a mettermi sulla pista giusta) di far parte di un gruppo musicale. Non solo, anche i nostri amici musicisti piemontesi hanno ceduto alla tentazione di scrivere e comporre pezzi "scettici": canzoni o composizioni strumentali che, in qualche modo, affrontano diverse tematiche che stanno a cuore ai fautori del pensiero critico. Non rimangono pertanto isolati gli sforzi creativi dello stesso Polidoro e i miei (c'è bisogno di citare Il rasoio di Ockham, Disco mucca o L'occultista, quest'ultimo anche in una versione, curata dal menestrello Rob Grassi, per tenore e orchestra d'archi?). A proposito di musica, con Massimo Albertin si è discusso, naturalmente, di jethrotullterapia...

Che dire, poi, di Giuliano Bettella, coordinatore del CICAP-Friuli Venezia Giulia? L'imponente "professore" dissertava compitamente su alcuni sottili problemi epistemologici con un altrettanto autorevole collega, quando mi ha scorto e ha cambiato espressione: "Ueilà, Sandrino! Così tu vorresti fare l'umorista scettico? Guarda che anch'io so fare il giullare!". Poiché assai di rado uno scettico presenta un'affermazione che non sia confortata da qualche dato di fatto, l'oramai ilare coordinatore triestino ha snocciolato una serie di pensierini umoristici ambientati, per comodità espositiva ed esigenze spirituali, tutti in India.

Poi c'era Lisa Maccari, coordinatrice del CICAP-Toscana. Lisa Maccari! Se si farà un numero speciale di S&P dedicato a Lisa, it'll be my honour and privilege narrare di questa difficilmente descrivibile giovane scienziata; ma scriverne per poche righe non avrebbe senso. Sarebbe come se andaste a teatro e sentiste il capocomico dire: "Signore e signori, mi dispiace, oggi non abbiamo il tempo di far l'Amleto per intero; accontentatevi di questo: "Essere o non essere, questo è il problema". Bene, è tutto - tornate a trovarci!".

Faceva piacere anche poter scoprire finalmente le sembianze fisiche di molte persone con le quali si erano scambiate tante idee, intraprese numerose discussioni più o meno tecniche. I cartellini di riconoscimento - ciascun convegnista ne portava uno appuntato - rendono in genere piuttosto facile l'associare nomi già conosciuti a fisionomie nuove. Ciò non vale per me, purtroppo, in quanto trovo imbarazzante fissare lo sguardo sufficientemente a lungo all'altezza del cartellino - questo da quando una collega mi disse: "Sandro, cominceranno a chiedersi perché parli sempre con la mia scollatura..." A volte una frase può lasciare il segno, sapete. Be', anche se - detto tra noi - trovo che talvolta una scollatura ha molto da dire, cambio immediatamente argomento, perché avverto le vibrazioni assai preoccupate del caporedattore...

Tra i fenomeni strani che sembravano aver luogo nel corso del convegno, uno concerneva la moltiplicazione dei fratelli Grassi! In teoria, del CICAP-Lombardia farebbero parte due fratelli Grassi: Francesco e Roberto. Però ho visto con i miei occhi Francesco dietro uno dei tavoli all'ingresso (sì, proprio uno di quei tavoli), Roberto sul palcoscenico che parlava con Francesco Chiminello (voglio dire: Rob Grassi parlava con Chimi, non il palcoscenico), un altro Roberto nella cabina di regia sonora che discuteva con il fonico (come sopra), un ulteriore Francesco nel Ridotto - dov'era allestita una mostra di "fenomeni paranormali permanenti", oltre alle dimostrazioni Kirlian condotte da Claudio Marciano, alle prodezze da fachiro in cui si produceva Massimiliano Teso (ero più teso io, che l'osservavo) e alle esperienze psicofonetiche esplicate da Marco Morocutti, poi ho perso il conto... Non ho nemmeno tentato, d'altra parte, di tenere il conto delle manifestazioni di Marino Franzosi, dato che i Marini si materializzavano qua e là, sempre sorridenti, ovunque ve ne fosse bisogno - e ogni Marino aveva la sua Francesca Guizzo, e ogni Francesca il suo Marino... Poi mi è apparsa addirittura Luana! Nessuna traccia, invece, di Aquila Grigia - il che ha gettato una (pur piccola) ombra su uno scenario altrimenti assolutamente idillico.

A Padova s'è avuta anche una levitazione; per lo meno, sembrava proprio che il professor Umberto Tirelli si sentisse sollevato nel constatare come, almeno ai convegni del CICAP, un primario di oncologia possa tranquillamente parlare delle cure da prestare alle persone affette da neoplasie. Sapete, durante il "periodo Di Bella" l'avevo visto anch'io, qualche volta, alla TV; veniva spesso zittito da giornalisti, politici e un pretore, i quali, più o meno, gli dicevano: "Ma lei è un medico ufficiale! Non è mica giornalista, o politico, o un pretore... Che ne capirà mai, lei, di cancro? Lasci che se ne occupi il nostro canuto eroe. Ci faccia il piacere!"

Moltiplicazioni d'individui e levitazioni a parte, l'ambiente degli organizzatori scettici appare caratterizzato da una sorta di piccola rivoluzione culturale permanente, grazie alla quale ciascuno di noi ha da svolgere una pluralità di mansioni le più diverse, passando - in men che non si dica - da lavori particolarmente intellettuali a lavori decisamente manuali e viceversa. Così ci si trova a rappresentare, in un dato momento, una figura di colto relatore che cerca di chiarire sofisticati concetti e, un attimo dopo, si è chiamati a scaricare delle casse da qualche furgone; poi, ancora, a esser chiamato "dottore" o "professore" da uno dei pochi giornalisti che provano rispetto nei confronti delle scienze, per essere definito, un istante dopo, "attrezzista inetto, vergogna della categoria"... Risulta del tutto implausibile che uno scettico impegnato pronunci con arroganza la celebre frase: "Lei non sa chi sono io!". Molto più probabilmente capiterà che dica: "Lei sa, per caso, chi sono io, in questo momento? Mi hanno chiesto di salire sul palco per presentare la relazione, oppure per spolverare le sedie?" Può quindi accadere che s'indossi la giacca prima di spostare una serie di polverosi scatoloni e la si levi poi per presentare la propria relazione - così ha fatto Lorenzo Montali, per lo meno. Il professor Adalberto Piazzoli, vicepresidente del CICAP, ha invece preso la parola dalla platea, presentandosi come "Piazzoli, università di Pavia", finché qualcuno s'è ricordato ch'egli è anche il nostro vicepresidente - e così ha preso posto sul palco accanto al presidente Ferluga.

Un aspetto particolarmente gradevole consiste nel poter incontrare tante persone delle quali si ammira moltissimo il lavoro da anni e anni: Piero Angela, Silvio Garattini, Margherita Hack (con la quale mi scuso pubblicamente per l'indicazione sbagliata che le ho dato all'uscita dal camerino: mi ero un po' smarrito anch'io...) e, naturalmente, "the Amazing" James Randi - favoloso! (Sapevate che ha collaborato anche con una rockstar "horror" come Alice Cooper?) A un certo punto, ero praticamente circondato da persone senza dubbio serie, ma che allo stesso tempo possono definirsi "personaggi televisivi" (come Dànilo Mainardi, Michele Mirabella, Roberto Vacca...), tanto che m'aspettavo di veder comparire, da un momento all'altro, l'intera famiglia Simpson - anzi, comin-ciavo a temere quel che avrebbe potuto combinare Bart nel teatro gremito. Ci sono poi diversi scettici che, a parer mio, dovrebbero apparire spesso alla TV; mi vengono in mente, tra gli altri, Sergio Della Sala - che sta affinando sempre più il suo Brit humour (forse anche perché vive in Scozia) - e Aldo Porciello, valido esponente dell'umorismo partenopeo (che, peraltro, per chi non ha pregiudizi non è poi tanto diverso). Gigi Garlaschelli dovrebbe invece darsi al cinema: in molti abbiamo trovato delizioso un breve provino - nella finzione, materiale d'archivio del KGB - nel quale il dottor Garlaschelli vestiva i panni di uno scienziato che aveva sintetizzato un'importante sostanza: l'Antigravitina... Un paio di gocce (si vedeva chiaramente nel filmato) e voilà, una comunissima penna si metteva a levitare. (Mi chiedo se si trattasse di una sostanza omeopatica: un estratto di massi pesantissimi, diluito e succusso cento volte.) Alla regia si è dedicata invece Anna F. Dal Dan, che ha manovrato la videocamera personalmente, come già aveva fatto ai suoi tempi, con la cinepresa a spalla, Stanley Kubrick per l'Arancia meccanica. (Strana ragazza, però... Dice a tutti che cosa significa la sua iniziale "F." - come se io andassi in giro a dire per che cosa sta la mia "G."!) Alle riprese si sono dedicati pure, ma senza disdegnare l'utilizzazione di un treppiede, Fabio Cilia del CICAP-Roma e Simone Capeleto del CICAP-Veneto. Buona parte della puntuale documentazione fotografica del convegno è merito dell'onnipresente Alberto Villa.

Come porgitore di microfono durante il question time, ho anche avuto modo di percepire da vicino l'irritazione di un importante medico omeopata nei confronti di una semplice - direi trasparente - dimostrazione, ideata da Francesco Chiminello e Roberto Vanzetto, della potenza delle diluizioni. Intervenendo, il dottore omeopata ha svolto una lunga serie di argomentazioni delle quali una sì e una no rappresentavano un attacco diretto a tale dimostrazione; la forza persuasiva degli attacchi è stata tale che il CICAP-Sardegna s'è ripromesso di presentare l'esperimento ogni volta che sarà possibile.

Incontrare di persona tanti scettici significa poter constatare, per l'ennesima volta, come l'immagine che qualcuno ci attribuisce - sapete: saremmo freddi, distaccati, tendenzialmente privi di emozioni - è del tutto falsa. A volte siamo forse sin troppo umani, corredati delle varie tipiche debolezze... Perché non esiste il gruppo locale CICAP-Lazio, ma esiste invece il CICAP-Roma? Si vocifera - ma la cosa va considerata con scetticismo, ça va sans dire - che ciò sia dovuto al tifo calcistico romanista, maggioritario in quel gruppo... Ricordo anche l'imbarazzo di alcuni scettici sorpresi a fumare dopo che Tullio Regge aveva ufficialmente definito il tabagismo stupido e pericoloso - all'incirca. (In una prima stesura di questo articolo avevo scritto i nomi di quegli scettici con il vizio del fumo, ma poi ho pensato che sarebbe stato più corretto rivelarli - o nasconderli - a pagamento; lasciate una busta al solito posto e nessuno si dispiacerà...).

Sandro G. Masoni
Segretario CICAP Sardegna