Presentazione

"Il ritorno della magia? Un viaggio nel mistero tra fascino, tradizione e rischi."
6, 7, 8 GIUGNO 2003 * AULA MAGNA POLITECNICO * TORINO

Gli ultimi due anni sono stati segnati da un ritorno di interesse per il mondo della magia e dell'occulto: le indagini della magistratura su truffe e imbrogli legati al mondo dell'occulto si sono moltiplicate, mettendo in luce la persistente diffusione del fenomeno e riflettendosi anche in sempre più numerose richieste di un intervento del CICAP.

Questi fatti ci hanno spinti a concentrarci sul tema della magia, mantenendo la tendenza degli ultimi convegni ad affiancare sempre più alle indagini la divulgazione scientifica, ma cercando di ampliare le modalità di analisi.

La domanda che ci poniamo non è tanto "la magia funziona?" quanto "perché la gente continua a credere nella magia?". Per dare una risposta soddisfacente occorre coinvolgere competenze specializzate (psicologi, antropologi, ecc.) non presenti nell'attività quotidiana del Comitato.

In questo senso la presenza di relatori esterni al CICAP, nel rispetto delle differenze di impostazione, è intesa anche come possibilità di formazione per i componenti del CICAP sulle caratteristiche delle credenze magiche.

Di conseguenza, gli stessi componenti e simpatizzanti del CICAP sono tra i primi destinatari del convegno; l'obiettivo è mettere insieme un quadro completo del fenomeno magia che raccolga tutti gli strumenti necessari per comprenderlo: dai dati socioculturali sulla diffusione del fenomeno alle analisi psicologiche delle sue caratteristiche.

Collateralmente, il CICAP si propone di mettere a disposizione del pubblico i risultati del convegno, fornendo anche suggerimenti e indicazioni pratiche per la prevenzione dagli abusi, in collaborazione con le associazioni di tutela dalle frodi.

Una "missione" educativa
La missione del CICAP non è solamente la sperimentazione ma anche la divulgazione dello scetticismo razionale

Promuovere lo scetticismo razionale non vuol dire schierarsi a favore di una particolare visione del mondo in competizione con altre: significa piuttosto divulgare quell'insieme di pratiche, sviluppato nell'esercizio quotidiano della ricerca scientifica da generazioni di ricercatori, che permette di esaminare criticamente idee e ipotesi riguardo al funzionamento della natura, scartando quelle che non portano progressi e applicandosi a quelle feconde. Questo procedimento, chiamato con impropria semplificazione metodo scientifico, non è una particolare teoria della natura, ma un insieme di requisiti attraverso cui tutte le conoscenze possono essere espresse e esaminate criticamente, con il risultato ultimo di farle sviluppare: "Non vogliamo in alcun modo imporre un pensiero unico, al contrario lottiamo in favore del dubbio, dello scetticismo, della curiosità e della scienza".

Il "metodo scientifico" raramente fa parte del bagaglio di conoscenze di chi ci troviamo di fronte

È importante che queste premesse siano chiare fra di noi, ed ancora più importante è trasmetterle all'esterno, cercando di scrollarci di dosso l'immagine di "sacerdoti della religione scientifica".

D'altra parte, molti di noi danno per scontata la conoscenza, da parte degli interlocutori o del pubblico generale, del metodo scientifico, ma di fatto le cose non stanno così. Il sistema educativo italiano, pur con alcune eccezioni, privilegia la trasmissione delle conoscenze, più che la formazione di una mentalità e di una vera cultura scientifica. Non sempre un curriculum ricco di studi di argomento scientifico è sufficiente per una comprensione del metodo scientifico, qualora questo non sia insegnato esplicitamente ; a maggior ragione, è difficile comunicare in modo efficace, a chi viene da una formazione diversa, informazioni che ne richiedano la familiarità, a causa di notevoli differenze che coinvolgono il linguaggio stesso.

Questo è spesso evidente nell'esperienza del CICAP, che come molti movimenti analoghi è nato tra gli esperti di scienze naturali.

Un fenomeno in crescita?
Sul tema della magia, abbiamo effettuato infinite sperimentazioni, ma perché si continua a crederci?

Il perdurare, se non addirittura la crescita, del ricorso a pratiche magiche e a credenze superstiziose da parte di ampie fasce della popolazione ci motiva ad andare oltre le tradizionali attività di indagini e divulgazione.

Le indagini su maghi, veggenti e fattucchieri, intese come verifiche sperimentali dell'efficacia delle loro pratiche, sono una delle attività più tradizionali per il Comitato, che ne ha fatte in gran numero; d'altra parte, "il loro nome è Legione" e non si finirebbe più di esaminarli tutti. Alla domanda "la magia funziona?" abbiamo provato a rispondere più volte, indagando, verificando e facendo la maggior pubblicità possibile ai risultati (tristemente, sempre negativi). Si tratta di fare un passo in più. La domanda successiva è "come mai, al di là di ogni possibile sconfessione razionale, queste discipline continuano ad avere un tale seguito"?

Le non numerosissime indagini demoscopiche sul tema mostrano infatti, con buona uniformità, come il progredire nella formazione culturale (anche nelle materie scientifiche) limiti solo marginalmente la credenza nell'occulto, che sembra in crescita specialmente tra i giovani: negli Stati Uniti, ad esempio, una delle categorie più superstiziose sono gli studenti dei College. Generalmente rispondiamo qualcosa come "la gente vuole (oppure ha bisogno di) credere". Ma questo è troppo generico.

Studiare il "magico" per capirne il fascino
Il problema ha molte sfaccettature.
In che modo il magico è più affascinante dello scientifico?

È generico perché il problema ha molte sfaccettature. Un esempio: che ruolo gioca il senso di mistero, meraviglia e fascino che un concetto vago come quello di "Torino, città magica" esercita anche su molti scettici? Oppure, che relazione c'è tra la percezione pubblica di ricerche scientifiche oscure (ad esempio, la fisica delle alte energie) e quella delle pratiche alchemiche o di magia cerimoniale che stanno tornando di moda?

In più, da un punto di vista eminentemente pratico, comprendere il fascino del mistero magico significa imparare ad essere più efficaci e corretti nei nostri interventi: sarebbe importante imparare a spiegare che la magia non funziona, senza per questo sottrarre alle favole o alle avventure di Harry Potter la loro attrattiva.

Gli strumenti concettuali per dare risposte approfondite a domande come queste non sono gli stessi che usiamo per indagare l'autenticità dei fenomeni paranormali, né - a rigore - fanno parte esplicitamente del mandato del CICAP.

Ma il "favorire la diffusione di una cultura e di una mentalità aperta e critica" richiede, a nostro parere, la comprensione dei motivi e dei meccanismi della diffusione di mentalità che non sono aperte, né critiche.

Studiare il "magico" per comprenderne il linguaggio

Bisogna adattare il linguaggio all'interlocutore; un approccio aggressivo non paga.

Se è utile esprimere il parere della scienza a proposito di un fenomeno, lo è ancor di più adattare il nostro linguaggio alle peculiarità dell'oggetto studiato. Altrimenti è difficile mostrare come il metodo empirico-critico possa affrontare certi fenomeni, rischiando di sentirsi rispondere che "la scienza non può ancora investigare sullo spirito".

Per far ciò in modo efficace e corretto crediamo sia importante, in primo luogo, il rispetto dell'interlocutore, delle sue conoscenze e del suo retroterra culturale e, conseguentemente, riteniamo fondamentale avere un approccio più centrato sulla mentalità dell'interlocutore.

Stimolare una riflessione a tutto campo
In questo convegno, gli interlocutori primari sono soci ed attivisti del CICAP

Oltre agli obiettivi specifici del CICAP, questo convegno si propone perciò di stimolare una riflessione il più possibile completa sul fenomeno. A differenza delle attività di divulgazione in senso stretto, come le conferenze (tra cui rientrano appieno le serate pubbliche e la mostra che avvengono parallelamente al convegno), ricordiamo che le sessioni vere e proprie sono indirizzate in primo luogo non a persone genericamente "desiderose di informarsi", ma ai soci e attivisti del CICAP desiderosi di approfondire le tematiche in esame al di là della trattazione divulgativa, con l'obiettivo di rendere più incisiva e coerente l'azione del CICAP.

Il CICAP ha bisogno di arricchire le proprie competenze in campo antropologico e sociologico

Sarà perciò necessario ricorrere in misura maggiore del solito a competenze esterne al Comitato, specialmente nei campi delle scienze umane, senza farsi dissuadere dalla tradizionale e reciproca diffidenza tra scienze umane e scienze della natura, cesura che si è già avvertita in passati convegni. Per fare un esempio, l'antropologia, sebbene ovviamente non si occupi della validità delle credenze studiate (atteggiamento chiaramente opposto ai propositi del CICAP), è molto utile anche al CICAP per comprendere l'origine e la funzione sociale di tali credenze.

Ci piacerebbe, con questo convegno, dare spazio a voci diverse, seppure in parte discordanti rispetto alle nostre, pur di attingere a tutte le competenze necessarie per una riflessione a tutto campo.

Individuare i rischi
Il compito del Comitato non è combattere la superstizione, ma divulgarne i rischi

L'interesse che i media hanno verso il mondo dell'occulto è duplice; le più clamorose bufale "paranormali" sono generalmente presentate nella maniera più acritica, se non partecipe; salvo poi accorgersi dell'enorme giro d'affari che ruota intorno alla magia commerciale, quando la magistratura arriva ad occuparsi di qualche caso clamoroso.

Il CICAP, pur esprimendo preoccupazione per l'aumento di pratiche e credenze superstiziose, non può e non deve intervenire direttamente: Controllo delle Affermazioni va inteso come verifica e divulgazione, ma in nessun caso come repressione. Il compito del Comitato è quello di fornire una fonte di informazione controllata, riportando il risultato delle sue sperimentazioni, o il parere della comunità scientifica su argomenti controversi. L'azione che possiamo esercitare è soltanto di tipo indiretto, attraverso la nostra opera di divulgazione, ed è bene che tale intervento sia fatto nel modo più idoneo dal punto di vista della comunicazione.

Non sarà perciò obiettivo di questo convegno delineare una strategia per fronteggiare il problema, ma piuttosto esaminarlo nella maniera più completa possibile, evidenziando contestualmente i rischi che comporta, in modo da mettere i risultati a disposizione di chi ha il compito di intervenire.

Conclusioni

L'obiettivo del convegno è fornire un quadro completo del fenomeno "magia" attraverso relatori interni ed esterni al CICAP e mettere insieme i diversi strumenti necessari per comprenderne l'evoluzione e la diffusione, rivolgendosi in due direzioni:

  • fornire al pubblico una trattazione del fenomeno che completi con un'analisi socioculturale la verifica sperimentale già affrontata estesamente in precedenza;
  • la presenza di relatori esterni al CICAP (sia per attività sia per cultura) è intesa anche come possibilità di formazione per i componenti del CICAP sulla fenomenologia delle credenze magiche.

L'approccio sarà multidisciplinare, cercando di coniugare aspetti metodologici (l'applicazione del metodo scientifico all'analisi delle affermazioni dei "maghi"), psicologici, antropologici, esaminando la questione, se necessario, anche dal punto di vista storico e letterario.

Lo stile sarà rigoroso ma rispettoso delle idee e delle opinioni; si cercherà di dedicare una fetta consistente delle sessioni al dibattito con il pubblico in sala, cercando però di privilegiare (a causa della natura del Convegno) la discussione metodologica rispetto al confronto-scontro con gli "avversari".

Collateralmente, il CICAP si propone di mettere a disposizione quanto discusso durante il convegno, fornendo suggerimenti e indicazioni pratiche per la prevenzione a tutti i livelli (media, conferenze, scuole, pubblicazioni...) in collaborazione con le altre associazioni che si occupano più specificamente degli abusi.

Note e Riferimenti Bibliografici

Una definizione articolata di "scetticismo razionale" si può trovare in M. Shermer, "A skeptical manifesto", Skeptic 1 (1992), pp. 15-21, il testo è anche disponibile sul web all'URL http://www.skeptic.com/01.1.shermer-skep-manifesto.html .

F. Abd-El-Khalick, R. L. Bell, N. G. Lederman, "The nature of science and instructional practice: Making the unnatural natural". Science Education 82:417 (1998); N. G. Lederman, M. Druger, "Classroom factors related to changes in students' conceptions of the nature of science". Journal of Research in Science Teaching 22:649 (1985)

L'annosa querelle della contrapposizione tra discipline "umanistiche" e "scientifiche" esula dagli obiettivi di questa nota; pertanto nel seguito parleremo sempre, per comodità, di "scienze umane" e "scienze naturali". Cfr. ad esempio C. P. Snow, Le due culture, Milano: Feltrinelli (1964)

Ad esempio: G. Charpak, H. Broch, Devenez sorciers, devenez savants, Paris: Odile Jacob (2002)

S. A. Vyse, Believing in Magic, Oxford: Oxford University Press (1997), p. 29 e segg.