I "nano oggetti" degli Urali

Stimato Polidoro,
sono un appassionato di studi sul cosiddetto paranormale, nonchè ammiratore dell'opera del CICAP. In virtù di questo, vorrei sottoporle un nuovo quesito, di cui ultimamente sto cercando una possibile spiegazione razionale. La qualcosa è però resa difficile dalla mancanza di fonti informative affidabili sull'argomento. Si tratta dei famigerati "nano-oggetti" degli Urali.

Stando alle mie "fonti", nel periodo 1991-1993 sarebbero stati trovati presso le rive del fiume Narada (assieme ad altri fiumi vicini) nella regione degli Urali, degli antichi oggetti inusuali, le cui dimensioni variano da un massimo di 3 centimetri fino ad un minimo di 0,003 millimetri. Gli oggetti sarebbero "stati trovati nel sottosuolo vicino ai fiumi a partire dai tre metri di profondità fino ai dodici metri" (sic). I più grossi oggetti sarebbero in rame, mentre i più minuti sarebbero composti di tungsteno e molibdeno, di foggia a spirale. La cosa che li rende degli "out of place artifacts", ovvero oggetti di cosiddetta "archeologia proibita", sarebbe la loro supposta datazione, che parte da ventimila anni fa fino ad arrivare a trecentomila anni fa (!), dipendentemente dagli strati del terreno in cui sono stati trovati. Oltre ovviamente al fatto che il tungsteno e il molibdeno siano metalli trattabili solo da una tecnologia sufficientemente evoluta, non certo alla portata delle popolazioni preistoriche di homo sapiens negli Urali. Se ne faccia un idea osservando lei stesso una fotografia qui (ma molti altri siti ne parlano).

Sono giunto quindi a formulare le seguenti possibili spiegazioni, dalla più probabile alla più impossibile:
- gli artefatti ritrovati non sono altro che prodotti di scarto dell'industria contemporanea, scaricati illegalmente nei fiumi della regione, e ritrovati sulla superficie del greto e non in profondità come affermato (e a favore di questa ipotesi ci sarebbe che non presentano segni di usura da parte dell'acqua);
- gli oggetti degli Urali sono manufatti genuini, non costituiti però da metalli come il tungsteno e di dimensioni ben maggiori;
- la falsificazione quindi sarebbe ad opera di chi ha fatto rimbalzare la notizia, di chi ha alterato i dati sulle dimensioni e imateriali solo per costruire una storiella di facile sensazionalismo;
- i nano oggetti in questione sono falsificazioni piazzate ad hoc da archeologi russi senza scrupoli in cerca di finanziamenti;
- sono oggetti alieni, atlantidei, dell'età dell'oro, divini, talismani magici, gli Stati Uniti hanno fatto patti con gli alieni/il diavolo/Santa Claus/Uri Geller/ecc, non-siamo-mai-stati-sulla-luna, veniamo da Marte, l'invasioneèincominciatasonotranoi, "i siensiati" fanno cover-up, siamo stati manipolati geneticamente dagli alieni in passato e io non le ho mai scritto questa lettera. Esimio Polidoro, lei che ne pensa? Confidando in una sua risposta la saluto.

Con stima,
Francesco "Olpus Bonzo" Sanson


Caro Francesco,
ti ringrazio per la stima e per l'interessante quesito che ci poni. In effetti mi sono occupato in passato di "Out of place artifacts" (artefatti fuori posto), come solitamente vengono chiamati tutti quegli oggetti che sembrano "impossibili" per l'epoca a cui vengono attribuiti (es. astronavi al tempo dei Maya, lampadine elettriche nell'antico Egitto, ecc...).

Questa volta, però, ho preferito chiedere un parere a Stefano Bagnasco, che oltre a essere un fisico del CERN e un Socio Effettivo del CICAP, sta anche diventando un esperto proprio di questa interessante "branca" di misteri. Dunque, ecco di seguito la sua risposta.

A presto,
Massimo Polidoro


«Come spesso accade per questi “oggetti impossibili,” è difficile farsi un’opinione fondata proprio a causa della mancanza di informazioni dettagliate ed attendibili. Ad esempio, non si riesce a sapere dove si trovino attualmente gli oggetti in questione.

«Secondo Hartwig Hausdorf, il tedesco emulo di Erich von Däniken che li ha portati all’attenzione del pubblico, un gran numero di questi oggetti sarebbero stati ritrovati negli anni novanta vicino ad alcuni fiumi nei monti Urali orientali, in strati geologici non profondissimi ma sufficientemente antichi da rendere “impossibile” la presenza in essi di manufatti tecnologici. Gli oggetti sarebbero stati esaminati da esperti di diverse istituzioni, che non avrebbero trovato una spiegazione accettabile della loro presenza. Esisterebbe addirittura, nel rapporto di un Istituto russo, la sorprendente conclusione che “the data obtained allow the possibility of an extra-terrestrial technogenic origin”: i dati a disposizione sarebbero compatibili con una origine artificiale extraterrestre, in altre parole potrebbero essere manufatti alieni.

«In tutto questo il condizionale è d’obbligo, poiché le informazioni che sono riuscito a reperire sono tutte di seconda o terza mano. È già successo molte volte che ritrovamenti di questo genere si rivelassero poi interpretazioni errate di oggetti più o meno banali, come il famoso “geode di Coso,” o addirittura falsi veri e propri, come nel caso dell’antica carta geografica che avrebbe dimostrato una “primogenitura” cinese della scoperta dell’America e di cui si è parlato recentemente sui giornali. È da notare come gli strati geologici nei quali gli oggetti sarebbero stati rinvenuti sono formati, secondo la descrizione fatta da Hausdorf, da materiale poco coeso (come la ghiaia), il che rende meno implausibile la possibilità di una contaminazione con materiali recenti, ad esempio filamenti di lampadina.

«Nell’attesa di trovare informazioni più precise e, per quanto possibile, di prima mano non si possono trarre conclusioni. Per quanto le ipotesi che propone siano tutte, almeno in line di principio, possibili, non sono certo tutte egualmente plausibili o probabili: prima di poter sostenere che questi oggetti sono una prova della visita di extraterrestri in un lontano passato, occorre ben più che qualche foto in bassa risoluzione; se ha fatto, come mi pare, qualche ricerca sul web avrà notato come esistano molte pagine che parlano degli oggetti in questione, ma riportano tutte le stesse, scarne informazioni (spesso con le stesse parole…).

«Si trova anche la notizia secondo la quale gli oggetti sarebbero stati datati, non si sa con che tecnica, da scienziati inglesi come risalenti agli anni sessanta, ma sembra avere ancora meno fondamento delle notizie originali. Ho scritto ad Hausdorf per avere copia della documentazione originale: speriamo di poter presto saperne di più».

Stefano Bagnasco