Ultima cena: il mistero che non c’è

Lo scorso luglio ha avuto grande spazio sui giornali la notizia di una "strabiliante" scoperta fatta da Slavisa Pesci, un informatico 36enne di Asola, provincia di Mantova, quando, sfogliando il magazine di Sky si è imbattuto in una foto del dipinto dell' Ultima cena di Leonardo da Vinci. Pesci ha infatti dichiarato di essersi accorto che: «C'era una strana ombra al centro, come un libro fotocopiato. Allora ho tagliato la foto e l'ho piegata seguendo l'asse di simmetria. Mi sono reso conto che alcuni particolari combaciavano». Preso dalla curiosità ha stampato due copie dell'opera: una normale e una su carta velina, poi girando su se stessa quest'ultima e sovrapponendola alla prima ha scoperto la presenza di nuovi elementi e nuovi personaggi nel quadro. In questo modo infatti si può osservare un templare alla sinistra dello spettatore, al posto di San Bartolomeo. Inoltre il coltello in mano a Pietro finisce sul piatto di carne dal lato opposto del tavolo, il vestito di Gesù diventa del tutto rosso e Filippo sembra avere in braccio un bimbo.
In un comunicato successivo, che ha però avuto un'eco molto minore sulla stampa, Giovanni Panunzio, fondatore di Telefono Antiplagio, ha spiegato che la presunta scoperta è priva di fondamento poiché «si tratta in realtà di coincidenze che possono essere cercate e trovate anche in altre opere di altri autori». E per dimostrarlo ha esaminato, seguendo lo stesso procedimento di Pesci, l'Ultima cena di Teramo Piaggio, un affresco dipinto nel 1540 e conservato a Chiavari, nel santuario di Nostra Signora delle Grazie. Anche in questo caso compaiono elementi nuovi e misteriosi che autorizzano inquietanti quanto improbabili significati e collegamenti: «1) Anche qui la veste di Gesù diventa completamente rossa, ma sul suo petto compare una grande M, iniziale del nome di Maria o della Maddalena; 2) la sovrapposizione della finestra e del paesaggio con le colline, sopra la testa di Cristo, compongono una croce rovesciata che ricorda la crocifissione di san Pietro: è composta, nel braccio verticale, da una crux simplex o palo e, nel braccio orizzontale, da un'asse templare; 3) tutti gli oggetti e i cibi sulla tavola sono perfettamente simmetrici; 4) sul capo di Giovanni, alla destra di Gesù, compare un'aureola che non esiste nel dipinto originario e che il quarto evangelista è l'unico ad avere: Giovanni fu l'unico apostolo, infatti, a fermarsi ai piedi della croce; 5) alla sinistra di Cristo si nota un volto di donna nascosto dietro gli apostoli: potrebbe essere la Maddalena; 6) nell'affresco originario sono presenti 12 apostoli, in quello sovrapposto se ne contano 11, più uno che ha le sembianze di Gesù bambino; 7) nella seconda immagine i profili alle spalle dei personaggi sono ombre, ma anche fantasmi, a significare paure e sensi di colpa; 8) nell'immagine originaria Cristo ha gli occhi semichiusi, nella seconda sono spalancati; 9) Gesù ha un copricapo che nella copia sovrapposta evidenzia un calice di luce; 10) il nodo della tunica di San Pietro, nella seconda immagine diventa la seconda mano di Giuda che tenta di allontanare Pietro da Cristo. In pratica le due versioni dell'affresco sembrano affrontare due momenti diversi: il primo coglie la spiritualità della scena, la versione sovrapposta rappresenta invece il tradimento di Giuda e la consapevolezza di Gesù Cristo». È evidente a questo punto che, come per il cenacolo di Leonardo (e il Codice da Vinci), non siamo di fronte a misteriose coincidenze, ma a coincidenze casuali dovute a una sovrapposizione che di misterioso non ha proprio nulla.