Piccoli scienziati, scoperte interessanti

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Kathryn Aurora Gray
Questa volta voglio essere fedele al titolo della mia rubrica: “Non è mai troppo presto”. Qualcuno ha detto che i bambini, nel loro processo di scoperta e apprendimento del mondo in cui vivono, si comportano come piccoli scienziati.

Questo è sicuramente vero, ma due fatti di cronaca di qualche mese fa mostrano come i bambini, se opportunamente guidati, possano produrre vera scienza, con tanto di pubblicazione su importanti riviste scientifiche internazionali e riconoscimenti da parte di autorevoli istituzioni accademiche.

Il 30 dicembre 2010, sull’autorevole rivista Biology Letters della Royal Society inglese, è stato pubblicato l’articolo “Blackawton bees” (“Le api di Blackawton”) (la versione in pdf può essere scaricata da questo indirizzo: http://rsbl.royalsocietypublishing.org/content/7/2/168). A prima vista potrebbe apparire come un normale articolo scientifico, ma la cosa assolutamente singolare è che è stato scritto da bambini di età compresa tra gli otto e i dieci anni. Tutti frequentanti la scuola primaria di Blackawton, piccolo paesino del distretto South Hams di Devon, in Inghilterra, che dà il nome alle api di cui parla il titolo dell’articolo.

Per l’esattezza non si tratta proprio di api, bensì di Bombus terrestris, il simpatico e paffuto imenottero che capita spesso di veder svolazzare di fiore in fiore nei campi e nei nostri giardini. Gli autori, vale la pena citarli tutti, sono: S. Airzee, A. Allen, S. Baker, A. Berrow, C. Blair, M. Churchill, J. Coles, R. F.- J. Cumming, L. Fraquelli, C. Hackford, A. Hinton Mellor, M. Hutchcroft, B. Ireland, D. Jewsbury, A. Littlejohns, G. M. Littlejohns, M. Lotto, J. McKeown, A. O’Toole, H. Richards, L. Robbins-Davey, S. Roblyn, H. Rodwell-Lynn, D. Schenck, J. Springer, A. Wishy, T. Rodwell-Lynn e D. Strudwick. Come ultimo autore compare infine R. Beau Lotto, neuroscienziato presso l’University College di Londra. A qualcuno non sarà sfuggita l’omonimia del cognome con quello di uno dei bambini: R. Beau Lotto è infatti il papà di uno di essi.

I bambini-ricercatori hanno studiato la capacità dei bombi di ricordare e riconoscere colori e configurazioni spaziali. Nel loro esperimento i bombi sono stati indotti a dirigersi verso obiettivi di vario colore, dando loro in premio un po' di zucchero. Se sufficientemente “allenati” i bombi riuscivano a ricordare il colore degli obiettivi. Come si legge nell’articolo, i bambini hanno quindi dimostrato:

che le api possono risolvere rompicapo con l'apprendimento di norme complesse, ma a volte commettono errori. Possono anche lavorare insieme (indirettamente) per trovarne la soluzione. Il che significa che le api hanno personalità e hanno i loro “gusti” personali. Abbiamo anche appreso che le api potrebbero utilizzare la “forma” dei diversi modelli dei singoli fiori per decidere su quali fiori andare. Quindi sono molto intelligenti, perché possono memorizzare un modello. Questo potrebbe aiutarli a ottenere dai fiori più polline e a imparare quali fiori potrebbero essere migliori per loro, senza sprecare energia. Nella vita reale, questo potrebbe significare che essi raccolgono informazioni e le ricordano quando vanno in campi diversi. Quindi, se alcune piante muoiono, possono imparare a trovare nettare in un altro tipo di fiore.

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Schemi e tabelle utilizzata dai bambini della scuola primaria di Blackawton
Secondo i referees (revisori scientifici) che hanno valutato l’articolo prima della pubblicazione, i bambini hanno descritto correttamente obiettivi e metodi, anche se il tutto difettava un po’ di analisi statistica. In ogni caso il loro giudizio ha dato il via libera per la pubblicazione. È interessante leggere il commento che i bambini hanno espresso:

Abbiamo scoperto che i bombi possono utilizzare una combinazione di colori e relazioni spaziali per decidere quale sia il colore del fiore da cui nutrirsi. Abbiamo anche scoperto che la scienza è fresca e divertente, perché si arriva a fare cose che nessuno ha mai fatto prima.

Che la scienza possa essere divertente è sicuramente un’affermazione condivisa anche da Kathryn Aurora Gray, una bambina di dieci anni di Fredericton, in New Brunswick, Canada. La notte del 2 gennaio 2011, Kathryn, mentre stava osservando il cielo con il suo telescopio, vide degli strani bagliori.

Come lei stessa ha poi dichiarato:

Ero così emozionata che non ci ho dormito la notte prima di sapere se erano veramente nuove stelle.

Il giorno dopo con l’aiuto del padre Paul, anch’egli appassionato di astronomia, l’osservazione è stata confermata, escludendo che si trattasse di semplici asteroidi. Anche altri due astronomi amatoriali, l'americano Brian Tieman e il canadese Jack Newton, hanno successivamente confermato la singolare osservazione e ne hanno dato comunicazione all'Unione Atronomica Internazionale. Non c’era dubbio: quella osservata da Kathryn è stata l’esplosione di una supernova. L’Unione Astronomica Internazionale l'ha registrata sotto il nome di «Supernova 2010lt». La conferma definitiva alla scoperta di Kathryn è stata poi fornita dall’autorevole Royal Astronomical Society of Canada che ha stabilito che la supernova, di magnitudo 17, è stata trovata nella galassia UGC 3378, della costellazione di Camelopardalis (Giraffa), alla strabiliante distanza di 240 milioni di anni luce dalla Terra. Le supernove sono esplosioni stellari che rappresentano la fine violenta di stelle molto più grandi del nostro Sole. Sono eventi rari che possono fornire importanti informazioni che consentono, tra l’altro, di ottenere dati per stimare le dimensioni e l’età dell’universo. Kathryn è sicuramente la persona più giovane di tutti i tempi ad aver fatto una scoperta di questo tipo.

I due casi di cronaca citati mostrano chiaramente come sia possibile ed estremamente proficuo un approccio precoce alla scienza da parte dei bambini, purché adeguatamente guidato da adulti esperti. La straordinaria curiosità intellettuale dei bambini e la loro incredibile capacità di imparare dovrebbero essere senza dubbio maggiormente sfruttate per sviluppare in loro lo spirito di osservazione, il senso critico e le capacità razionali: in una parola la mentalità scientifica. Si tratta di una sfida che noi adulti dobbiamo affrontare. Se riusciremo a vincerla avremo contribuito a creare una società e un futuro migliore per tutti.