Il paranormale normale

Un'intervista alla showgirl Elena Russo aiuta a capire come i media rendono il paranormale un evento quotidiano e declinato al femminile

image
©www.artedoestresse.blogspot.com
Molte delle ricerche che si sono occupate di studiare le convinzioni delle persone circa l’esistenza dei fenomeni paranormali hanno evidenziato una maggiore propensione delle donne ad interessarsi e a ritenere credibili questi fenomeni.

È chiaro, o dovrebbe esserlo, che la costruzione delle preferenze degli uomini e delle donne per certi temi, questioni o scelte, avviene attraverso quelli che chiamiamo i processi di socializzazione. Genitori, scuola, gruppo dei pari, mass-media agiscono infatti, a partire dall’infanzia e in tutto il corso dell’esistenza, per orientare il modo in cui ciascuno e ciascuna si viene definendo in quanto appartenente ad un genere, maschile o femminile.

Visto l’oggetto di questa rubrica, che tratta del modo in cui i mass-media si occupano di paranormale, pseudoscienze e fenomeni misteriosi, vorrei proporre un esempio che considero interessante di come i media possono contribuire a costruire una cultura diffusa del paranormale e a declinarla in chiave femminile.

Mi riferisco a un’intervista alla showgirl Elena Russo intitolata “Così curo corpo e anima” e pubblicata su “Più sani più belli”, mensile diretto della giornalista Rossana Lambertucci, la quale ha curato l’articolo (qui il link al testo: http://www.piusanipiubelli.it/salotto-rosanna/elena-russo-cosi-curo-corpo-anima.htm ).

L’occasione dell’intervista è data dall’avvio di una serie tv in cui recita la Russo, la quale viene presentata nelle prime parole del pezzo come «La bellissima attrice napoletana». È la stessa Russo a spiegare di che si tratta: «Questa pellicola è un giallo dai risvolti psicologici. Sono una mamma coinvolta involontariamente nello svolgimento di alcune indagini su un omicidio avvenuto molti anni prima. Mia figlia ha dei poteri, è particolarmente sensitiva e interpreta nei sogni fatti accaduti veramente. Anche nella realtà certe premonizioni possono succedere. Ho conosciuto un professore e sto studiando bioenergetica. È uno sciamano che mi aiuta a sciogliere le tensioni, lo stress del lavoro. E mi è utile per arricchire la mia spiritualità. Un aiuto per la parte più profonda di me».

Ho riportato per intero questa prima risposta poiché presenta secondo me due motivi di interesse.

In primo luogo, si può osservare una commistione tra paranormale e normale, tra parapsicologia e psicologia. Si parla infatti di “poteri”, di particolare “sensitività”, di “premonizioni”, ma allo stesso tempo si fa riferimento ai “risvolti psicologici” della storia e soprattutto al tema dell’interpretazione dei sogni, che di per sé potrebbe non presentare dei risvolti paranormali. “L’interpretazione dei sogni” è infatti un classico testo di Freud, nel quale viene presentata la teoria secondo cui è possibile interpretare i sogni, i cui contenuti sono di solito apparentemente insensati, come dei desideri dell’individuo che riescono ad esprimersi, se pure in forma simbolica, quando si attenua il controllo che durante la veglia è normalmente esercitato dalla coscienza. Del resto, che Freud sia in qualche modo un riferimento, se pure implicito o soltanto linguistico, sembra confermato anche dal fatto che, ad una successiva domanda dell’intervistatrice sull’interpretazione dei sogni, la Russo faccia riferimento al concetto di inconscio spiegando che: «Esistono, comunque, degli esercizi per sollecitare il nostro inconscio, farci visualizzare i problemi, che a volte non vogliamo vedere...».

In secondo luogo, in quella prima risposta si presenta un passaggio senza soluzione di continuità tra fiction e realtà: la trasmissione parla di eventi che accadono davvero e la testimonianza diretta dell’attrice, che ha conosciuto lo sciamano e studia la bioenergetica, ne offre la conferma. Anzi, potremmo dire una conferma molto autorevole, in quanto proviene da una persona famosa, la cui eccezionalità è confermata dal suo apparire in televisione e dall’intervista stessa che le viene fatta dalla direttrice della rivista.

Questa duplice sovrapposizione dei piani - psicologia e parapsicologia, fiction e realtà - realizza quella che possiamo definire una” normalizzazione del paranormale”, che diventa un evento quotidiano e che perde così le sue caratteristiche di fenomeno minaccioso o problematico. Non viene richiesto qui di riscrivere i libri di fisica o di rivedere conoscenze ormai acquisite, né è necessario aderire a una visione alternativa della realtà. Piuttosto si tratta appunto di accettare la normalità del paranormale, premessa indispensabile perché questi temi diventino cultura diffusa e senso comune, elementi che non necessitano di essere nascosti come devianti o marginali. Al contrario, questi poteri e questa sensitività possono essere rivendicati con orgoglio e devono essere praticati con la costanza che ogni studio richiede, come spiega ancora la Russo che, a proposito di interpretazione dei sogni, dice: «Ho letto molti libro a proposito. Bisogna imparare a interpretarli».

Questa normalizzazione del paranormale si accompagna, nel resto dell’intervista, ad una rappresentazione del femminile giocata su dimensioni stereotipiche, che in questo senso costituiscono una conferma del carattere rassicurante e non problematico dei temi trattati. All’attrice viene chiesto di spiegare come cura la sua forma fisica e la sua alimentazione, dando per assodato che, sia per lei che per il pubblico delle lettrici, si tratti di temi rilevanti poiché nella cultura di genere tradizionale l’attenzione alla cura del proprio corpo è definita come una caratteristica tipica del femminile. La risposte sono in effetti dettagliate, e soprattutto, vanno ancora nel senso di esibire un’auspicabile morigeratezza e una normalità quasi banale, come dimostra questa risposta sugli stili alimentari: «Cerco di mangiare in maniera salutare, senza privarmi del piacere di una cena al ristorante con un bicchiere di buon vino e una fetta di torta. Non vivo di privazioni. Certo, quando sono a casa e comunque generalmente mangio un po’ di tutto, senza esagerare: o scelgo un primo con le verdure o un secondo con contorno. E la frutta negli spuntini». Ancora in una logica di visione tradizionale dei ruoli di genere, vanno le ultime due domande dell’intervista, che riguardano le capacità dell’attrice di “stare ai fornelli”. Coerenti con questa impostazione anche le risposte, e in particolare la prima nella quale la Russo spiega «Mi piace cucinare, preparare piatti appetitosi, anche se leggeri. Il cibo deve essere un piacere. Certo è che preferisco stare ai fornelli quando sono fidanzata: lego molto la cucina all’amore!». In questo modo l’articolo si chiude e il quadro si completa garantendo alle lettrici la possibilità di una facile identificazione : la preferenza per i fornelli, quale territorio tipico del femminile, è la chiave per la conquista dell’amore, interesse primario di ogni donna. E questo vale anche per la “bellissima attrice” intervistata.

Al termine di questa analisi, torniamo alla questione iniziale, quella della maggiore propensione delle donne a credere nei fenomeni paranormali. L’esempio che ho portato mi pare offrire un possibile, per quanto limitatissimo, contributo alla comprensione di quel dato. Articoli come quello considerato mostrano, infatti, che il credere nel paranormale, nella sua versione rassicurante e new age (“la bioenergetica”, “la spiritualità”), può essere presentato dai media come una dimensione costitutiva del genere e della cultura femminile, alla pari con la cura per il proprio corpo, la capacità di essere brave cuoche, il pensiero sempre rivolto alla conquista dell’amore. In questo senso, viene stimolato l’interesse da parte di chi legge, e favorita l’accettazione dei fenomeni paranormali, perché essi vengono presentati come parte di un ovvio e scontato terreno femminile.

È chiaro che non sto pretendendo di offrire una spiegazione neanche vagamente completa di un fenomeno articolato come la propensione al credere nel paranormale. E questo sia perché, come per tutti i fenomeni sociali rilevanti, le spiegazioni non possono mai essere monocausali, sia perché, anche limitandosi ai mass-media, le rappresentazioni di femminile che essi forniscono sono anche diverse e non sempre così stereotipiche. Allo stesso tempo, nei limiti di spazio e di senso di una rubrica di questo genere, si è voluto portare un piccolo contributo alla comprensione di un tema complesso.