Giovanni Succi, il digiunatore

  • In Articoli
  • 13-04-2012
  • di Paola Dassori
C’è chi mangia per vivere,
chi vive per mangiare,
però ha maggior fortuna
chi per mangiar... digiuna.


Questa strofetta, tratta da un giornale del 1889, si riferiva al famoso digiunatore Giovanni Succi, i cui esperimenti erano popolarissimi e gli fruttavano incassi favolosi.
Nato a Cesenatico, il Succi da giovane si recò in Africa. In seguito ad una febbre che gli danneggiò il fegato, dovette stare un lungo periodo senza mangiare, e fu sorpreso nel sentirsi, anziché spossato e depresso, rinvigorito al punto da compiere marce di nove o dieci ore senza sosta.
Questa scoperta gli fece balenare l’idea che in lui si fosse reincarnato lo spirito del leone, il quale lo rendeva praticamente invulnerabile.
Tornato in Italia espose la sua idea ad alcuni circoli spiritisti di Roma, i quali però la accolsero con molto scetticismo: Succi si recò quindi al Cairo dove iniziò una serie di prove di digiuno accompagnate da libagioni di veleni e da pazze corse sul monte Ataka, protratte sino a nove ore consecutive.
Tutto ciò fece molto scalpore, ma il console d’Italia, allarmato per quelle strane manifestazioni, incaricò un famoso psichiatra di visitarlo e la diagnosi fu: paranoia ambiziosa. Così nel 1885 Succi fu internato in manicomio, e indirizzò alla regina Vittoria d’Inghilterra un messaggio che diceva: “Se liberato dal manicomio non vengo, la terra che mi circonda tremi e le città sprofondino… Il Re d’Italia non mi ha creduto, ma Casamicciola ha veduto… Se Vittoria non crederà, Inghilterra un castigo avrà”.
A quanto pareva la diagnosi non era proprio sbagliata...
Dimesso dal manicomio, Succi si recò a Forlì, dove si esibì in un digiuno di quattordici giorni sotto il controllo di un comitato di popolani. I giornali di provincia se ne occuparono, affermando che il suo segreto consisteva in un filtro magico portato da oltremare; Succi colse la palla al balzo e pensò bene di fabbricarsene uno, in realtà una semplice bevanda di acqua e zucchero.
Intanto la sua fama si andava diffondendo in tutta Italia: all’esperimento di Forlì ne seguì un altro a Milano che durò ben trenta giorni, durante i quali Succi si esibì in imprese sportive di ogni genere.
Forte dei successi ottenuti in patria, il Succi si recò a Parigi, ma qui fu contrariato da circostanze sfavorevoli. Desiderando far accertare le sue doti dalle più alte autorità scientifiche, si rivolse alla Académie de Médicine, la quale, però, pose condizioni talmente rigorose che lui non volle accettarle (chissà perché...) Trovò tuttavia un impresario che dispose la formazione di un comitato di sorveglianza composto di medici.
Il digiuno ebbe inizio nel novembre del 1886 sotto ottimi auspici, tra l’altro era stata messa in palio la bella somma di 15.000 franchi. Ma ecco che, contemporaneamente, fu annunciato un analogo esperimento eseguito da un giovane pittore italiano, tale Merlatti, che senza scopi pecuniari e senza l’uso di magici liquori, annunciava un digiuno di quaranta giorni, dieci di più del romagnolo.
Succi vinse la scommessa, ma ebbe lo scorno di vedersi battuto dal Merlatti, il quale digiunando quaranta giorni ottenne il primato mondiale.
Tornato in Italia, nel 1888 l’Accademia di Medicina di Firenze lo invitò a ripetere l’esperimento sotto il controllo di 220 medici, prova che suscitò un grandissimo interesse scientifico perché avallata dall’illustre professor Luigi Luciani, ordinario di fisiologia all’Università di Firenze.
Il Succi fu sottoposto a controlli continui: ogni momento venivano analizzate le sue urine, la sua saliva, gli veniva misurata la temperatura; lui dal canto suo si dedicava a corse e passeggiate, addirittura al ballo in un dancing popolare chiamato “Il Celeste Impero”.
Ormai era una celebrità: dopo l’esperimento di Firenze ripeté i digiuni in tutto il mondo, con intervalli di un mese o anche solo di 15 giorni, finché nel 1918, all’età di 68 anni, Giovanni Succi digiunò per sempre lasciando di sé un ricordo proverbiale.