Il complotto del pane maledetto

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  • 29-11-2014
  • di Paola Dassori
La notte del 23 agosto 1951 Monsieur Puche, abitante di un paesino francese chiamato Pont-Saint-Esprit, si svegliò di soprassalto e disse alla moglie: «Che caldo! Ho le antenne sulle punte dei piedi. Del resto non mi dispiace, finalmente potrò possedere una radio». Aggiunse che sentiva di essere un motore d’aviazione, e quindi scese dal letto, infilò le pantofole e si buttò dalla finestra sotto gli occhi della moglie allibita. Poteva sembrare un caso di pazzia isolato, ma nei giorni successivi si ebbe notizia di altre persone che, dopo essersi lamentate per il caldo, entravano in una specie di tranquillo delirio. Monsieur Nizan, un contadino di 75 anni che doveva morire poco dopo il trasferimento all’ospedale di Montpellier, aveva detto agli infermieri: «Ma perché volete portarmi via? Io sto benissimo; solo tagliatemi alla svelta questo piede, dopodiché mi sentirò perfettamente».
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Via via che le ore passavano, l’elenco dei colpiti dalla misteriosa pazzia aumentava sempre di più; era un male senza nome che piombava addosso all’improvviso, senza sintomi, tranne quella sensazione di caldo. Tra le dodici e le diciannove del 23 agosto, novanta persone furono colpite e trenta di loro caddero in delirio. All’Hotel-Dieu, l’ospedale del paese, non c’era più posto e i malati furono portati ad Avignone, a Nimes, a Montpellier; alcuni furono lasciati a casa, e questo fu un grave danno perché contribuì ad aumentare l’atmosfera di terrore che oramai si era diffusa nel paese.

Dopo la prima fase in cui gli ammalati erano tutto sommato tranquilli, ce ne fu una seconda che culminava in forme parossistiche: il garagista Marcel Sauvet, per esempio, sferrava nel delirio calci e pugni al vento, urlando ingiurie irripetibili all’indirizzo di una vecchia del paese morta da più di dieci anni. Queste “risse con i morti”, tutta gente del paese di cui non ci si ricordava quasi più, accompagnarono numerosi deliri. Altre persone sentivano nascere sul proprio corpo germogli di fiori mai sentiti nominare e pregavano i parenti di innaffiarli.

Finalmente, la mattina del 24 agosto, si ebbe il primo responso dai tossicologi di Marsiglia: il male si trovava nel pane. Bastò un controllo e si seppe che tutti coloro i quali erano impazziti avevano acquistato il pane dal fornaio Brian il 16 luglio. Una delle possibilità era che il pane fosse stato contaminato dalla segale cornuta, un parassita che causa una malattia chiamata ergotismo, sulla quale però non si sapeva molto dato che l’ultima epidemia in Francia risaliva al Medioevo: si scoprì quindi che un certo Mallet, mugnaio, aveva venduto al fornaio Brian tredici quintali di pessima farina probabilmente contaminata.

Mallet fu arrestato e la storia dell’intossicazione collettiva si concluse con un bilancio di quattro morti, ventuno impazziti e 170 intossicati.
Non tutti, però, furono soddisfatti dalla versione ufficiale, si diede la colpa di volta in volta alla stregoneria, alle trebbiatrici meccaniche, a varie potenze straniere… finché come sempre accade la cosa venne dimenticata.

Nel 2009 il giornalista statunitense Hank P. Albarelli pubblicò un libro in cui sosteneva la tesi che gli abitanti di Pont-Saint-Esprit erano rimasti vittima di un esperimento segreto in cui la CIA avrebbe contaminato il pane con LSD per testarne gli effetti. Questa tesi fu però rigettata come infondata, in quanto il pane “maledetto” era stato consumato una settimana prima dei sintomi e gli effetti dell’LSD invece sono immediati. A tutt’oggi le ipotesi più fondate sono quelle della contaminazione da micotossine, all’epoca ancora poco conosciute, oppure da parte di un agente sbiancante usato per migliorare l’aspetto della farina, tuttavia nessuna di queste tesi è stata mai ufficialmente adottata e la vicenda del “pane maledetto” rimane ancora misteriosa.