La soprannaturale magia del CICAP-Fest

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  • 20-01-2018
  • di Ivo Silvestro
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Spero che il direttivo non decida di stracciarmi la tessera se per raccontare il CICAP Fest di Cesena mi avvalgo degli aggettivi solitamente usati da imbonitori e ciarlatani, ma non posso che descrivere la tre giorni di Cesena come ricca di energia, magica, miracolosa. Mi vedo addirittura costretto a tirare in ballo l’olismo – concetto di per sé nobile, ma talmente abusato dalla pseudoscienza da essere ormai soprattutto un chiaro indizio di bufala – per dire che il CICAP Fest è stato qualcosa di più della semplice somma di conferenze e spettacoli. Come altro raccontare un evento che ha riunito Piero Angela e James Randi o che ha visto Alfredo Castelli e Guido Barbujani, scelti casualmente tra il pubblico, fare da “spalla” a Silvan per i suoi numeri di magia, giusto per citare due dei tanti “momenti energetici” della manifestazione?

Per metterla giù un po’ meglio, e assicurare l’integrità della mia tessera di socio, posso dire che l’idea di trasformare il convegno nazionale del CICAP in un vero e proprio festival – dei fatti? dello scetticismo? della razionalità? fate voi – non puntando solo sulle conferenze ma sviluppando una solida rete di eventi collaterali e aggiungendo una seconda sede si è rivelata molto efficace, per quanto talvolta sia stato un po’ frustrante non poter far sempre domande ai relatori o non averli potuti avere sul palcoscenico per più tempo. Insomma, il CICAP Fest è stata a suo modo un’esperienza totale e come tale non può che essere raccontata “in soggettiva”, partendo dalle sensazioni personalmente vissute durante quegli intensi tre giorni. Che è quello che cercherò di fare da qui in avanti, ribadendo che si tratta di un resoconto personale e quindi, per forza di cose, incompleto e legato alle mie conoscenze e ai miei gusti.

Chiarita la natura personale del resoconto, ho pensato di dividere il racconto di questo CICAP Fest in quattro capitoletti. Iniziando dai momenti “bello, anche se...”: conferenze o incontri interessanti, ma con un ma. Il che non vuol dire deludenti: magari mi sono semplicemente apparsi un po’ fuori contesto o sono stati per me meno interessanti di quanto mi potessi aspettare. L’esatto contrario dei momenti “ma sai che”, quegli appuntamenti che si sono rivelati interessanti a dispetto di qualche pregiudizio sul tema oppure sull’oratore.

Abbiamo poi i momenti “ne voglio di più”, perché – pur apprezzando la scelta di un programma ricco e variegato e accettando la conseguente necessità di limitare rigidamente il tempo dei relatori – spesso era tanta la voglia di trattenere sul palco il relatore ancora qualche minuto.

Infine, i momenti “e io che credevo che”: interventi non solo interessanti, ma anche stimolanti; a loro modo, un pungolo a migliorare.

Fuori categoria, i momenti “magici”, quelli che ci spiace per chi non c’era, possiamo raccontarvi che cosa è successo ma non è la stessa cosa: il già citato incontro tra Piero Angela e James Randi per rievocare, quarant’anni dopo, la prima indagine televisiva sul paranormale condotta da Angela, i ricordi degli amici del CICAP che non ci sono più, la serata di magia con Silvan e Raul Cremona, la banda Osiris che racconta l’evoluzione con Telmo Pievani e Federico Taddia, la rassegna stampa mattutina con Marco Ferrari e Margherita Fronte, i numeri di mentalisti e prestigiatori nel foyer del teatro...

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Piero Angela, James Randi e Massimo Polidoro sul palco del CICAP-FEST ©Roberta Baria

Momenti “bello, anche se...”


Un momento per me un po’ così è stato l’intervento su miti e leggende della reggia di Versailles di Chiara Santini, argomento molto suggestivo ma forse un po’ fuori contesto nel CICAP Fest. E già che siamo in tema di “fuori contesto”, qualche perplessità mi ha suscitato anche il ‘riding tristoscientifico’ di Arianna Porcelli Safonov: bravissima lei e divertente il testo ma, per quanto l’idea di divertirsi anche ironizzando sulla scienza sia molto CICAP, allo spettacolo mi sembrava mancasse comunque qualcosa.

Momenti “ma sai che...”


Passiamo adesso ai momenti inaspettatamente interessanti, insomma alle piacevoli sorprese che ha riservato questo CICAP Fest. Iniziando dai due ospiti virtuali del festival: Francesco Lancia, i cui divertenti interventi da un distopico futuro in cui l’irrazionalità e il complottismo sono diventati la norma hanno fatto da frizzante entr’acte tra una conferenza e l’altra, e Francesco Gabbani che in un videomessaggio ha calorosamente manifestato la sua vicinanza ai temi del CICAP. E qui va anche citato il sindaco di Cesena Paolo Lucchi che nel suo istituzionale saluto alle autorità ha mostrato di conoscere e condividere l’operato del CICAP.

Altra sorpresa, Enrico Mentana: il direttore del TGLa7 è arrivato a Cesena per ritirare il premio ‘In difesa della ragione’ e qualche perplessità, visto soprattutto il suo tagliente atteggiamento sui social network, c’era. Invece ha tenuto — ovviamente a braccio — un discorso molto interessante, inquadrando correttamente il problema delle fake news che non solo diffondono bufale, ma «avvelenano i pozzi dell’informazione». Un giornalista deve essere equidistante, ma – ha insistito Mentana – non si può essere equidistanti tra fatti e controfatti.

Infine, ha piacevolmente stupito anche l’immunologa Antonella Viola che è partita da una semplice e interessante storia di ricerca scientifica – la scoperta della GFP, la proteina fluorescente verde usata nei laboratori di tutto il mondo – per arrivare a un appassionato e inaspettato elogio della lentezza, criticando l’attuale sistema di finanziamento della ricerca che, guidata dal mercato e dai bisogni immediati, «ci incatena al presente e impantana nelle sue urgenze».

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Federico Taddia, Telmo Pievani e la Banda Osiris ©Roberta Baria

Momenti “ne voglio di più”


Rientrano qui le sessioni di gruppo, come l’interessante tavola rotonda su scienza e fumetto – «una delle forme di comunicazione più importanti della nostra epoca» ha spiegato il moderatore Marco Ciardi, e tra le preferite dei soci CICAP, a giudicare dalle reazioni del pubblico – con il creatore di Martin Mystère Alfredo Castelli, Giulia Bona del museo del fumetto WOW! di Milano, il disegnatore Roberto Totaro e i due curatori del progetto Comics&Science, Roberto Natalini del Cnr e Andrea Plazzi di Panini Comics. Perché anche la finzione, se fatta bene e stando un minimo attenti a non illudere nessuno, può essere un modo molto efficace per ridare valore ai fatti.

Altro momento di gruppo, la discussione sui vaccini moderata dalla giornalista scientifica Roberta Villa. Iniziando dalla procedura con cui vengono prodotti e approvati i vaccini, illustrata da Graziella Morace dell’Istituto Superiore di Sanità, si è poi passati alle origini della paura dei vaccini che, ha rivelato lo storico della medicina Andrea Grignolio, non riguarda le persone meno istruite. Tra i contrari troviamo infatti laureati, genitori «troppo informati» che tendono a sopravvalutare i rischi, il che porta alla necessità, su cui ha insistito la presidente di ‘Io vaccino’ Alice Pignatti, di un nuovo modo di dialogare con gli antivaccinisti che non sono persone irresponsabili. Il problema è appunto come coinvolgere queste persone, ma già sul tema dell’obbligo vaccinale sono emerse sensibilità diverse che sarebbe stato bello approfondire...

Restando in ambito medico, il CICAP Fest ha ospitato anche Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, che ha puntato il dito contro le terapie alternative, in particolare ma non solo l’omeopatia, i cui sostenitori ignorano i fatti e il funzionamento della ricerca scientifica. Intervento interessante, quello di Garattini, che si completa idealmente con quanto poco prima aveva detto Gianluca Vago, rettore della Statale di MIlano, sul problema di come il non esperto possa orientarsi tra questi fatti, soprattutto quando sui media generalisti si trovano annunci reboanti – «abbiamo sconfitto il cancro 84 volte negli ultimi vent’anni», come recita il titolo dell’intervento – la cui responsabilità ricade anche sui ricercatori. Del resto il cancro è una delle nostre grandi paure ed è quindi difficile giudicare in modo obiettivo. La notizia che la tal sostanza sia cancerogena «scatena in noi dei cortocircuiti mentali, le cosiddette euristiche, che ci aiutano a prendere decisioni in tempi rapidi ma non ci aiutano a essere razionali», ha spiegato la giornalista scientifica Daniela Ovadia, illustrando la complessità che sta dietro le famose liste di cancerogenicità e le difficoltà a comunicare correttamente i fattori di rischio. E spesso a complicare questa valutazione del rischio c’è il pregiudizio che ciò che è naturale è per forza anche salutare, e questo quando proprio in natura troviamo veleni tra i più letali, come ha ricordato la chimica Margherita Venturi la quale ha insistito anche sulla aleatorietà del concetto di naturale, che spesso si identifica semplicemente con quello che siamo abituati a vedere e a mangiare. O a non mangiare, visto che a identificarci sempre più sono, più che le preferenze, le idiosincrasie alimentari, come la recente moda del gluten-free e altre ancora, raccontate dalla giornalista Sara Porro.

Molto riuscito il «confronto tra scettici» sulle possibili spiegazioni del miracolo di San Gennaro, con da una parte lo storico della scienza Francesco Paolo De Ceglia e dall’altra il chimico Luigi Garlaschelli, che hanno messo in sinergia competenze e approcci diversi alla “miracolosa“ liquefazione del sangue del santo.

Concludiamo questa sezione con alcuni degli incontri sul tema forte di questo CICAP Fest: bufale e fake news. Perché, se è vero che le notizia false sono sempre esistite, adesso «hanno raggiunto una diffusione e una velocità tali da determinare un nuovo panorama dell’informazione, mettendo a rischio la democrazia», ha spiegato la giornalista ed esperta di comunicazione Annamaria Testa. Ma come affrontare le bufale? Si è discusso molto dell’effettiva utilità del debunking, lo smontare punto per punto le false notizie, e il tema è stato affrontato anche al CICAP Fest con il giornalista Paolo Attivissimo, la divulgatrice Beatrice Mautino e il ricercatore Walter Quattrociocchi, autore di una recente ricerca che mostra come, almeno sui social network, il fact checking e in generale l’approccio duro abbia un effetto addirittura negativo, rinforzando le false credenze. E Quattrociocchi ha appunto insistito sulla necessità, per contrastare le bufale, di stare sempre attenti alla strategia migliore. Per valutare la quale, ha aggiunto Beatrice Mautino, è necessario – al di là delle tifoserie tra ‘scuole’ di comunicazione – prendere in considerazione che le persone non vogliono accettare passivamente quello che viene loro detto, ma scegliere autonomamente: ascoltare l’altro, prima di tutto. Ricordandoci, come ha spiegato Attivissimo, che il debunking non viene necessariamente fatto per battere gli avversari ma per migliorare la qualità dell’informazione «e poi ci divertiamo molto, a farlo» ha concluso. Il che è certamente una buona cosa, sempre che non ci siano effetti collaterali...

Momenti “e io che credevo che...”


Siamo così arrivati all’ultima sezione, quella che raccoglie gli interventi non solo interessanti ma anche, in un certo senso, spiazzanti, quelle conferenze che, come i colpi di scena nei film, non solo raccontano cose nuove, ma spingono anche a rivedere quello che si sapeva (o si credeva di sapere).

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Sara Porro e Annamaria Testa ©Roberta Baria
Perché raccontare la scienza significa anche raccontare storie non proprio edificanti: storie di errori scientifici, di pregiudizi, di facilonerie e persino di complotti. A portare al CICAP Fest i veri complotti della medicina è stato il medico e divulgatore Salvo Di Grazia. «È un argomento delicato» – ha spiegato – «ma l’ho affrontato perché può sembrare facile smentire pratiche non scientifiche: affermare che un globulo omeopatico è solo zucchero è facile, perché è un dato di fatto; affermare che un farmaco venduto in farmacia e sperimentato da ricercatori che hanno pubblicato i risultati su riviste scientifiche è in realtà falso è invece più difficile, più scioccante anche, ma è giusto farlo». Insomma, «ci fidiamo a occhi chiusi di quello che dice la scienza, ma l’industria farmaceutica ha i suoi lati oscuri che hanno causato sofferenza e anche delle vittime». Parliamo di farmaci come il Vioxx, un antiinfiammatorio ritirato dal mercato, o dell’Avandia, un antidiabetico «i cui effetti collaterali sono stati nascosti dalla casa farmaceutica». Anche la scienza, essendo fatta da uomini, «può sbagliare o falsificare, ma l’unico modo per arginare questi errori è proprio il metodo scientifico perché non dimentichiamo che questi effetti collaterali sono stati scoperti da altri scienziati che hanno rifatto le sperimentazioni».

Altra storia difficile da raccontare è quella delle discariche abusive in Campania, in quella zona che è diventata famosa come la Terra dei fuochi. A portarla al CICAP Fest è stata la giornalista Silvia Bencivelli che, per i suoi articoli in cui evidenziava la complessità della situazione sanitaria al di là dello slogan «in Campania di rifiuti si muore», si è beccata l’accusa di essere amica della Camorra. Perché quando un evento viene inquadrato in una storia con buoni e cattivi, è difficile anche per uno scettico uscire da questo schema.

Un altro tema che al CICAP Fest è stato affrontato evitando di eccedere con gli entusiasmi è stato l’evoluzionismo, perché – come ha spiegato la moderatrice della sessione Beatrice Mautino – gli slogan sono belli ma semplici, e il CICAP dovrebbe invece affrontare la complessità, srotolarla e presentarla con onestà. E al CICAP Fest c’erano le persone giuste per questo: l’antropologo Giorgio Manzi, che ha illustrato il complesso «cespuglio» di scimmie bipedi che hanno popolato la Terra, il genetista Guido Barbujani che ha raccontato l’insostenibilità della suddivisione in razze dell’umanità, e il filosofo della biologia Telmo Pievani che si è chiesto come mai è così diffuso il negazionismo verso il lavoro, e persino la figura, di Darwin. «L’evoluzionismo, il fatto che noi uomini siamo qui per caso e avremmo potuto benissimo non esserci, contrasta con le nostre intuizioni e per questo può essere disorientante», ha spiegato Pievani. Siamo, noi tutti, dei dualisti intuitivi, una caratteristica del nostro cervello che ci arriva dall’evoluzione e che adesso ci rende difficile accettarla.

Della necessità di comprendere il funzionamento della mente umana aveva del resto già parlato in apertura di festival il presidente del CICAP Sergio Della Sala. Fornire informazioni corrette non basta, se non si ha anche la capacità di raccontare, di mettersi in comunicazione con le persone per coinvolgerle. Ed è interessante che la cosa fosse già nota da Aristotele: oltre al logos, alla razionalità dei fatti, servono anche l’ethos, la credibilità, e il pathos, la dimensione emozionale spesso trascurata.

E dell’importanza delle emozioni hanno parlato, a modo loro, i comunicatori scientifici Diego Rizzuto e Paolo Canova di Taxi1729, mostrando con molti e divertenti esempi come spesso le nostre scelte non siano del tutto razionali e che, per fare la cosa giusta come ridurre gli sprechi energetici, più che gli argomenti possa contare una sfida con i vicini a chi consuma meno...Approccio simile ha avuto lo scrittore, e chimico di formazione, Marco Malvaldi, con un interessante intervento su combinazioni e coincidenze che spesso sfidano le nostre intuizioni.

Un invito a prestare attenzione non solo alle credenze altrui, ma anche e soprattutto alle proprie perché – come ha ricordato il filosofo e biologo Massimo Pigliucci nel suo interessante intervento sull’epistemologia delle virtù – quello che ci distingue, ad esempio, dai creazionisti non è che noi abbiamo ragione e loro torto, ma che il nostro scopo è scoprire la verità, non apparire più intelligenti.