La macchina del moto perpetuo del Sig. Papf

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  • 05-08-2002
  • di Richard Feynman
Molto prima di diventare una figura popolare ed apprezzata, soprattutto negli Stati Uniti, con i suoi due fortunati libri Sta scherzando, Mr. Feynman? e Che ti importa di ciò che gli altri pensano? ed il suo importante contributo alla commissione di ricerca sullo Space Sbuttie Challenger, Richard Feynman era già una figura leggendaria nel inondo della scienza, rispettato e addirittura riverito dai suoi colleghi e studenti. Vincitore del Premio Nobel per la fisica nel 1965, trascorse la maggior parte della sua carriera al Caltech, Morì il 15 febbraio 1988.11 brano che segue (come un altro intitolato "Visita ad Un Geller" che verrà pubblicato prossimamente su Scienza & Paranormale) non è incluso in nessuno dei due libri ma è scritto nello stesso stile aneddotico.

Un giorno (nel 1966) alcuni studenti vennero a trovarmi a casa portando una rivista di automobili - Roadrunner o qualcosa del genere. C'era un articolo su un fantastico nuovo motore che funziona su un nuovo principio per ottenere energia e che ha davvero dell'incredibile. Non c'è bisogno di carburante per la macchina; il carburante viene iniettato nei cilindri al momento della fabbricazione del motore e dura per circa sei mesi. Poi bisogna riportarlo indietro dove lo ricaricano. Il motore è in grado di far correre un automobile ad 80 all'ora sull'autostrada.

C'era anche la foto del motore e del suo inventore, il sig. Joseph Papf, che era arrivato negli Stati Uniti dall'Ungheria. Lo si vede vicino al motore, mentre prende delle misure con uno strumento pieno di comandi. Nell'articolo c'erano i commenti di numerose persone che avevano esaminato il motore.

Il sig. Papf avrebbe dato una dimostrazione con il suo motore a Los Angeles, e gli studenti volevano che io andassi con loro per vederlo.

Dissi loro che niente ha energia sufficiente per funzionare per sei mesi in quel modo, a meno che non si tratti di un reattore nucleare, che di sicuro non era. "Ci sono sempre degli imbroglioni in giro", dissi, "e probabilmente queste persone stanno cercando qualcuno che finanzi il loro motore".

Poi raccontai loro delle storie sulle macchine di moto perpetuo, tipo quella che si trova nel museo di Londra contenuta in una scatola di vetro. Non era collegata a nessun filo, nonostante ciò continuava a muoversi. "Dovete chiedervi: 'Dove si trova il rifornimento di energia?' ", dissi. In quel caso, si tratta di un getto d'aria che arriva nella scatola attraverso un tubicino nascosto nella gamba del tavolo su cui è appoggiata la scatola di vetro.

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I ragazzi mi convinsero ad andare con loro per la dimostrazione. Ebbe luogo nel parcheggio di una compagnia di frigoriferi, una area a forma di L. Il motore si trovava ad un'estremità del parcheggio, mentre il pubblico, 30 persone circa, erano nella piega della L, ad una certa distanza dal motore. Il sig. Papf spiegò come

funzionava il motore, usando frasi vaghe e complicate sulle radiazioni, gli atomi, differenti livelli di energia, quanti, e questo e quello, ma niente aveva alcun senso e non avrebbe mai funzionato. Le altre cose che disse, però, erano importanti, perché ogni ciarlatano deve avere le caratteristiche giuste: il sig. Papf spiegò che aveva cercato di vendere il motore alle grandi compagnie automobilistiche, ma nessuno lo volle acquistare perché avrebbe messo in crisi tutte le compagnie petrolifere. Quindi, c'era chiaramente una cospirazione ai danni del meraviglioso nuovo motore del sig. Papf. Poi ci fu un riferimento all'articolo sulla rivista e l'annuncio che entro pochi giorni il motore sarebbe stato inviato allo Stanford Research Institute per una convalida. Ciò dimostrava, naturalmente, che il motore era autentico. Ci fu anche un invito affinché possibili investitori approfittassero di questa grande opportunità di guadagnare enormi quantità di denaro, poiché si trattava di uno strumento veramente potente. C'era anche un certo rischio!

Alcuni cavi collegavano il motore a degli strumenti che il sig. Papf diceva di utilizzare per effettuare delle misurazioni; c'era un variac, un trasformatore variabile con una leva che poteva modificare l'uscita del voltaggio. Gli strumenti, a loro volta, erano collegati ad un pannello elettrico sul lato del palazzo. Era abbastanza ovvio da dove arrivasse il rifornimento energetico.

Il motore iniziò a girare e ci fu subito una delusione: la ventola girava silenziosa, senza il rumore tipico di un motore con tanto di esplosioni nei cilindri e tutto il resto - sembrava, piuttosto, un motore elettrico.

Il sig. Papf tolse la spina dal muro e la ventola continuò a girare. "Vedete, questo cavo non ha niente a che vedere con il motore; rifornisce solamente gli strumenti", disse. Si poteva capire facilmente che c'era una batteria nascosta nel motore. "Le spiace se tengo io la spina?", chiesi. "No, certo", rispose il sig. Papf e mi consegnò il cavo.

Non passò molto che mi chiese di restituirgli la spina. "Vorrei tenerla ancora un po", dissi, immaginando che se avessi aspettato abbastanza a lungo l'affare si sarebbe bloccato. Il sig. Papf andò in panico, così gli restituii la spina e lui la reinserì immediatamente nel muro. Dopo qualche secondo ci fu un'esplosione: un cono di materiale argenteo iniziò ad uscire e si mise a fumare. Il motore rovinato cadde su un lato. L'uomo vicino a me disse: "Sono stato colpito!"

Lo guardai ed aveva un lato del braccio completamente aperto, si potevano vedere le fibre muscolari, i tendini, tutto. Lo aiutai a sedersi.

Uno degli studenti più giovani sapeva cosa fare: "Legategli la cravatta come un laccio emostatico!", disse.

Poi iniziò ad effettuare una respirazione artificiale ad un altro uomo caduto a terra. Era veramente incoraggiante vedere uno studente così giovane tenere in mano la situazione con tutti quegli adulti intorno.

Quando arrivarono i medici, ci rendemmo conto che i feriti erano tre, quello coricato a terra era il più grave: aveva un buco nel petto (la respirazione artificiale sarebbe servita a poco) e alla fine morì. Gli altri due sopravvissero. Tremavamo tutti.

Mi rivolsi al giovanotto che era stato in grado di affrontare l'emergenza imprevista. "Io di solito non bevo", gli dissi, "ma andiamo in un bar e prendiamo un drink per calmarci i nervi". Andammo in un bar e ordinammo. Fui sorpreso quando scoprii che il ragazzo non aveva l'età per bere alcolici. Cominciammo a parlare del motore. Un uomo, che si era portato un ingegnere intenzionato a fare investimenti nel motore, disse: "Il mio ingegnere mi aveva consigliato di stare dietro l'angolo del palazzo e di sbirciare da là dietro durante la dimostrazione, perché questi nuovi motori sono a volte pericolosi".

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Qualcun'altro disse che il sig. Papf in passato aveva lavorato con dei razzi, e l'esplosione ricordava quella provocata dal carburante di un missile.

La mia idea era che se il sig. Papf avesse inviato il motore allo Stanford Research Institute come annunciato, il gioco non sarebbe durato che qualche giorno. Pertanto un'esplosione abbastanza potente da distruggere il motore avrebbe permesso di continuare più a lungo con la truffa; avrebbe mostrato il tremendo potere del motore e, più importante, avrebbe fornito una ragione agli azionisti per finanziare generosamente il progetto, ora che il motore doveva venire ricostruito. Fummo tutti d'accordo che l'esplosione era riuscita più grande di quanto il sig. Papf intendesse.

Dopo un simile disastro con i danni che ad esso seguirono, ci fu naturalmente un processo. Il sig. Papf denunciò me per avere rovinato il suo motore, accusandomi per il fatto che tenendo in mano la spina gli avevo fatto perdere il controllo dell'apparecchio. La Caltech ha un dipartimento legale per proteggere i suoi professori erranti, ne parlai con loro. Spiegai che pensavo non avesse alcuna speranza di vincere:

avrebbe dovuto dimostrare come funzionava il motore, e avrebbe dovuto dimostrare come togliere la spina aveva causato l'esplosione.

Il caso venne conciliato in via amichevole, e al sig. Papf venne pagato qualcosa. Credo ci sia una certa saggezza nel non ricorrere al tribunale, anche quando hai ragione, ma costai alla Caltech una certa somma di denaro per essere andato a quella dimostrazione. Penso ancora oggi di avere correttamente diagnosticato ciò che accadde con una ragionevole approssimazione.

E, naturalmente, non si seppe più niente dell'incredibile motore del sig. Papf.

Richard Feynman

© The Skeptical Inquirer - Vol 14, Fall 1989

 

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