La vita meravigliosa (recensione)

Stephen Jay Gould<br>Feltrinelli, 1999<br>pp. 350, L. 20.000

"Non mi piace parlare male dei paleontologi, ma in realtà non sono scienziati molto buoni. Essi assomigliano di più a collezionisti di francobolli": questo giudizio di Luis Alvarez, autore della teoria che collega l'estinzione dei dinosauri con la caduta sulla Terra di un oggetto extraterrestre, esprime la scarsa stima di molti scienziati per le discipline di tipo storico.

La vita meravigliosa di Stephen Jay Gould, docente di biologia, geologia e storia della scienza ad Harvard, smentisce questo preconcetto e rende il lettore protagonista dell'appassionante vicenda della reinterpretazione dei fossili di Burgess.

Nel 1909 il paleontologo americano Charles Doolittle Walcott scopre l'importante giacimento fossilifero di Burgess, nella British Columbia, ma la sua ottica fortemente tradizionalista gli impedisce di comprenderne l'importanza e lo porta a forzare tutti i generi studiati in gruppi tassonomici ben stabiliti.

Solo a partire dalla metà degli anni sessanta viene iniziato un progetto per riesaminare la Burgess Shale; nessuno si aspetta novità importanti, ma in vent'anni di meticolosa descrizione anatomica tre paleontologi britannici rovesciano l'interpretazione di Walcott e tutta la concezione tradizionale della "diversità crescente", che concepisce l'evoluzione come un cammino lineare dalle forme più semplici a quelle più complesse, finalizzato alla generazione della specie umana.

Gould evidenzia la casualità che ha portato all'apparizione della nostra specie, su un ramoscello secondario di un albero rigoglioso: "Forse noi siamo solo un ripensamento, una sorta di accidente cosmico, una decorazione appesa all'albero di Natale dell'evoluzione".

Al termine di questo profondo lavoro di revisione, dei 22 generi classificati da Walcott, solo due sono riconosciuti come membri legittimi dei gruppi cui furono assegnati.

Nella narrazione di scoperte tanto importanti, Gould segue un'impostazione cronologica e struttura la parte centrale del libro come un dramma in cinque atti, durante i quali il sospetto di trovarsi di fronte a importanti scoperte dapprima si insinua lentamente, poi si consolida per lasciare infine il posto all'affermazione della nuova concezione.

La descrizione del processo di ricerca è avvincente e lascia spazio alla personalità dei ricercatori, il "conservatore" Harry Whittington, il "rivoluzionario" Simon Conway Morris e il metodico Derek Briggs, che documentano una spiegazione articolata e del tutto nuova dell'evoluzione della vita pluricellulare.

Questa profonda revisione delle concezioni tradizionali offre a Gould lo spunto per interessanti considerazioni sul ruolo della contingenza nella storia e sul rapporto fra determinazione e casualità, che animano tutto il libro.

Parallelamente a questo argomento, emerge con continuità la rivendicazione vigorosa, per le scienze storiche, dello stato di parità con le altre scienze.

Gould osserva che molti grandi campi della natura, fra cui la cosmologia, la geologia e l'evoluzione, devono essere studiati con gli strumenti della storia, che sono di tipo descrittivo e non sperimentale, e critica la concezione stereotipata che ordina le scienze per status, con la fisica sul pinnacolo più alto e le scienze della complessità storica relegate alle posizioni di minor prestigio.

La richiesta inderogabile di ogni scienza risiede nella sua verificabilità, non nell'osservazione diretta: le scienze storiche si fondano sulla ricchezza e sulla diversità dei dati e ricercano modelli ripetuti, illustrati da prove così abbondanti e svariate da non lasciare spazio a nessun' altra interpretazione. Lo stesso Darwin pose coscientemente al centro dei suoi scritti lo sviluppo di una metodologia diversa, ma ugualmente rigorosa, per la scienza storica.

In conclusione possiamo dire che La vita meravigliosa offre diverse chiavi di lettura e stimola l'approfondimento della discussione sul metodo scientifico e il confronto fra i diversi metodi, specifici delle singole scienze.