Ubiquità 

Mark Buchanan
Mondadori
16.53 €

Nel 1600, il medico inglese William Gilbert pubblicò un trattato dal titolo De Magnete in cui descrisse le proprietà dei magneti, strani pezzi di metallo capaci di attirare il ferro. Gilbert descrisse anche un fatto notevole: se portati ad alta temperatura i magneti perdevano le loro proprietà. Il meccanismo di questa transizione di proprietà è stato compreso solo nel Novecento.

Nel 1869, Lev Nikolajevic Tolstoj, nell'appendice di Guerra e Pace, si interrogò sul significato della storia e sul suo possibile legame con le scienze esatte. Discusse anche la contraddizione tra una visione meccanicista della storia e l'assunzione del libero arbitrio degli esseri umani.

Apparentemente tra De Magnete e l'appendice di Guerra e Pace non vi è alcuna relazione. Il libro di Buchanan è invece un tentativo di trovare un collegamento tra la transizione ferromegnetica descritta da Gilbert e la storia umana. E il collegamento ha interessanti implicazioni. Il titolo originale Ubiquity - The Science of History ... or Why the World Is Simpler Than We Think (Ubiquità - La scienza della storia ... o perché il mondo è più semplice di quanto pensiamo) descrive molto bene il contenuto e la filosofia di questo volume.

Ma cosa accomuna molti e diversi sistemi e fenomeni, dai terremoti agli incendi boschivi, dalla dinamica dei prezzi nei mercati finanziari allo sviluppo delle città, alle guerre, alle reti sociali, fino alla storia umana? Secondo Buchanan, tutti questi sistemi e fenomeni sono descrivibili mediante "leggi di potenza" caratteristiche di un particolare stato, lo "stato critico". Per esempio, nel caso dei terremoti, se l'energia raddoppia, il terremoto diventa quattro volte meno frequente. Per le guerre vale una legge simile. Se mettiamo in un grafico la frequenza di un conflitto armato in funzione del numero di morti da esso provocato, troviamo che al raddoppiare delle dimensioni, una guerra diventa 2,62 volte meno frequente. Leggi di questo tipo, dette leggi di potenza, sono presenti anche nella transizione ferromagnetica descritta da Gilbert. Il titolo (Ubiquità) si riferisce appunto alla presenza ricorrente delle leggi di potenza in situazioni tra loro apparentemente diversissime.

Bisogna precisare che le idee riportate da Buchanan circolano da tempo tra un cospicuo gruppo di fisici statistici interessati alle scienze sociali. Le reti sociali sono costituite da individui che interagiscono tra loro alla pari degli atomi e delle molecole. Anche se le interazioni sociali sono molto diverse da quelle fisiche tra atomi e molecole, qualora i sistemi sociali si trovino in uno stato critico, i dettagli risultano irrilevanti e contano solo le proprietà "geometriche" delle reti sociali e l'estensione territoriale delle interazioni tra individui. Questa semplificazione, che ritroviamo nei magneti, è conseguenza delle proprietà di invarianza di scala dello stato critico: un sistema che si trovi alla criticità appare identico a sé stesso se osservato a "ingrandimenti" diversi. Conseguenza di ciò è l'apparire di leggi di potenza del tipo di quelle descritte sopra.

È importante osservare che, in fisica, le leggi di potenza collegate allo stato critico sono di tipo statistico e non consentono di prevedere singoli eventi. Anche se una simile spiegazione dei fenomeni sociali fosse corretta, non potremmo usarla, come invece faceva Hari Seldon con la psicostoriografia nel ciclo della Fondazione di Asimov, per prevedere esattamente il futuro delle società. Potremmo però affermare che le cause dei grandi eventi non hanno nulla di peculiare rispetto alle cause di eventi minori.

Sono a questo punto necessarie due osservazioni. La prima è che, in realtà, manca una teoria completa dello stato critico per le reti sociali che ci permetta di prevedere quali leggi di potenza sono valide in determinate situazioni e di corroborare o di falsificare a posteriori la nostra previsione. In altre parole, l'argomentazione di Buchanan, anche se molto intrigante, procede solo per analogia. La seconda considerazione è che le leggi di potenza ubique possono sì avere una stessa origine, ma nulla vieta, allo stato attuale delle conoscenze, che abbiano origini differenti.

Non va, infine, dimenticato che molti specialisti dei vari settori implicati (dalla storia, alle scienze politiche, alla sociologia) o non conoscono questo punto di vista, o non lo capiscono, o non lo ritengono rilevante o, infine, lo ignorano. È un vero peccato perché la collaborazione tra fisici statistici e specialisti di varie discipline in questo campo potrebbe portare a risultati molto interessanti e inattesi.