Houdini il genio della fuga

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  • 08-01-2003
  • di Alex Rusconi

Brescia. Nell'ambito della "Festa Internazionale del Circo Contemporaneo" è andato in scena nei giorni 1,2 e 3 luglio lo spettacolo di Raffaele De Ritis Houdini, il genio della fuga presso il Museo Diocesano di Brescia. La rappresentazione, a metà tra uno show di illusionismo e una piece teatrale, è interpretata da sei bravi attori che si alternano sulla scena con ottimi dialoghi e grande presa sul pubblico.

Il prologo si svolge nel chiostro del Museo, che per l'occasione immaginiamo essere il Palace Theatre nel 1919, con un banditore-impresario che, montato su un soppalco in legno, presenta le imprese del grande illusionista Houdini, vantandone i successi mondiali e rovistando tra gli aneddoti accaduti all'artista durante il suo girovagare. Il pubblico si assiepa in piedi, come in un'immaginaria fiera di inizio secolo, intorno al personaggio che non manca di divertire grazie anche a una spalla che interagisce con lui durante il monologo.

Improvvisamente sale sul palchetto lui, il grande Houdini (interpretato dall'attore francese Jean Clery), accompagnato dal fratello Theo e dal pigmalione professor Hoffman e, in via del tutto eccezionale, si lancia in un paio di numeri "improvvisati": la liberazione delle mani da una corda assicurata da due volontari e il chiodo nel naso, classico numero da fachiro.

Quindi la scena si sposta all'interno del teatro dove a fungere da presentatore è stavolta il fratello dell'artista, Theo, che con ironia e malcelata invidia, prosegue nell'elenco delle imprese dell'ineguagliabile Harry Houdini.

In teatro, con due volontari del pubblico che vengono invitati sul palco per assistere da vicino alle imprese dell'artista (per caso, lo scrivente e la sua compagna), l'illusionista stupisce e affascina con altre incredibili imprese: l'evasione da una cassa precedentemente controllata dal pubblico e chiusa ermeticamente con lucchetto e catena, la fuga da un sacco nel quale Houdini era stato chiuso legato mani e corpo con lucchetti e corde e infine la suggestiva evasione dalla camicia di forza.

A ogni impresa riuscita sale naturalmente l'invidia del fratello che, grazie a una grande capacità recitativa, non manca di regalare momenti esilaranti e di strappare qualche risata al pubblico affascinato. Lo stesso Theo, alla fine, si ritroverà ,tra là generale, definitivamente rinchiuso in quella stessa cassa dalla quale il fratello è evaso poco prima.

A fine rappresentazione, attendono il pubblico all'uscita gli attori che, con modi ottocenteschi, distribuiscono a tutti cartoline pubblicitarie del grande Houdini.

Uscendo si ha quasi l'impressione di essere tornati indietro di un secolo e di aver davvero assistito allo spettacolo di uno dei più grandi artisti che la storia ricordi, tutto per merito del De Ritis che, con una buona ricerca storica e culturale e una riconosciuta competenza teatrale ha creato questo gioiello che lascia il segno.

Un'omaggio sincero a Harry Houdini, sempre in bilico tra realtà e fantasia, che la città di Brescia ha accolto in maniera più che favorevole con il tutto esaurito nelle serate di spettacolo e tre repliche non previste gestite all'ultimo momento.

Al già citato Jean Clery nella parte del protagonista, si uniscono Giuseppe Bisogno, Michele Casarin, Massimiliano Masciello, Gianluca Castellani e lo stesso regista Raffaele De Ritis. Lo spettacolo è proposto in collaborazione con la Biennale di Venezia