L'enigma dell'oro scomparso

G. Patton e R. Mackness<br>Newton & Compton,2000<br>pp.255, 14.93 &euro;

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  • 10-01-2003
  • di Paolo Cortesi

Rennes-le-Chateau è un paesino sconosciuto ai più, eppure su questo villaggio della Francia meridionale esiste una bibliografia che conta ormai quaranta anni di vita e migliaia di titoli. Ovviamente, non è possibile riassumere qui la storia di Rennes-le-Chateau; basterà dire che tutto comincia alla fine dell'Ottocento, quando il curato del paese, Berenger Sauniere, cambia repentinamente e vistosamente il proprio tenore di vita: dal pretino di campagna che stenta a sbarcare il lunario con le magre offerte delle beghine, è diventato un uomo ricco, che commissiona imponenti lavori di ristrutturazione della chiesa; si fa costruire una villa lussuosa, acquista vini e liquori costosi e cibi raffinati che offre con generosità principesca ai numerosi ospiti. (La ricostruzione storica più attendibile della vicenda di Rennes- le-Chateau è il bel libro di Jean Markale, Rennes-le-Chateau et l'énigme de l'or maudit, Paris, Pygmalion/Gérard Watelet, 1989).

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Si sparge subito la voce che Sauniere abbia trovato un tesoro. Da quel 1891, il mistero di Rennes ha scatenato ogni tipo di ricerche, ipotesi, illazioni, delirii. Ultimo nel tempo appare il libro di Guy Patton e Robin Mackness, L'enigma dell'oro scomparso, che presenta un intrigante collage di dati, teorie e suggestioni che ruotano attorno a un assunto tutto da dimostrare (ma non inedito): a Rennes-le-Chateau sarebbe nascosto il tesoro del Tempio di Gerusalemme, trasferito nel 70 d.C., messo al riparo dall'occupazione romana della Palestina e dal sacrilegio. Ma il tesoro nascosto a Rennes non sarebbe solo di natura materiale; gli autori non lo esplicitano mai, tuttavia lasciano trapelare in diverse occasioni che sarebbe anche un "tesoro spirituale", il che adombra un altro tema forte di certa letteratura pseudo-storica, ovvero a Rennes sarebbero occultate le prove (quali?) che Gesù Cristo avrebbe lasciato una discendenza diretta tutt'ora esistente lungo la linea genealogica della stirpe merovingia.

Fin qui, il libro di Patton e Mackness non presenta nulla di veramente nuovo: essi sono epigoni del noto e fortunato trio Baigent-Leigh-Lincoln (quest'ultimo è lo pseudonimo di Henry Soskin) che scrisse il primo best-seller della saga infinita di Rennes-le-Chateau: Il santo Graal. La novità, in questo libro, consiste nel fatto che Patton e Mackness leggono praticamen te tutta la storia moderna e contemporanea come una lotta segreta fra svariate società occulte alla ricerca del tesoro di Rennes, una ricerca senza esclusione di colpi. Cosi, tutte le grandi e terribili forze oscure della storia sfilano in questo saggio denso, talvolta incalzante, spesso confuso e impreciso, ma sempre curioso e stimolante. Dal nazismo magico al Priorato di Sion, dall'Opus Dei alla P2, dal Ku Klux Klan agli immancabili Templari, tutte le sette, società segrete e gruppi occulti sono presenti in questo libro che è un classico del genere "cospirazionista".

La tesi di base è evidentemente molto fragile: nulla prova che tutte le società segrete nel corso di tanti anni abbiano avuto un solo scopo. E' ancora più difficile sostenere che tanti gruppi di struttura, formazione e ideologia diverse abbiano agito verso un'unica direzione. Del resto, Patton e Mackness procedono soltanto per allusioni, accostamenti, ipotesi molto aperte, segnalando coincidenze spesso davvero labili.

Occorre anche rilevare certe inesattezze davvero gravi in un testo che vuole essere storiografico: la Rivoluzione Bolscevica scoppiò nel 1917 e non nel 1914 (pag.200); papa Niccolò IV mori nel 1292 e non nel 1294 (pag.197); Dagoberto II fu ucciso nel 678 e non nel 679 (pag.228); gli storici non riconoscono che abbia avuto un figlio a nome Sigeberto (ibidem), personaggio fantastico che avrebbe dato origine a una fantomatica stirpe regale merovingia discendente da Gesù; cosi come è ampiamente accertata là della "principessa visigota" Giselle de Razès (pag.34), il cui nome apparve per la prima volta in oppuscoli anonimi degli Anni Cinquanta.

L'Enigma dell'oro scomparso è un libro per certi aspetti godibile, ad esempio è notevole - anche se semplicistico - l'excursus attraverso le tante associazioni segrete che brulicano dalla Prima Guerra Mondiale a oggi. Il lettore conoscerà, forse con stupore, una storia parallela che troppo spesso e troppo sbrigativamente viene trascurata o sottovalutata. Ma l'enfasi e la univocità della tesi degli autori nuocciono alla loro credibilità; è davvero riduttivo, direi rozzo, ricondurre tutte le attività delle società segrete e dei centri di potere alla ricerca del mitico tesoro di Rennes-le-Chateau. Questo libro si potrebbe definire una bella occasione sprecata (o almeno non sfruttata come meritava). Dobbiamo anche rilevare che questo saggio contribuisce a mantenere una pericolosa tendenza: "fare storia" basandosi non su fatti e dati verificabili ma collezionando, rabberciando e unendo arbitrariamente ipotesi più o meno verosimili; elevando le leggende a fatti storici e manipolando questi per far quadrare certi assunti. Non è cosi che si scrive la storia. Forse si possono confezionare best-seller, forse si può creare un genere narrativo di storia romanzata, ma la storia esige riscontri, rigore, chiarezza che libri co me questo (pur di piacevolissima, trascinante lettura) non offrono.

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