...E venne chiamata due cuori di Marlo Morgan

Come ti vendo l'aborigeno

Mario Morgan, nel suo libro ... E venne chiamata due cuori ci propone, in una veste letteraria avvincente, la solita, vecchia, bufala dei popoli primitivi dotati di straordinari poteri. Il libro racconta un viaggio di quattro mesi attraverso il deserto australiano, svolto dall'autrice assieme ad una tribù nomade di aborigeni. L'autrice ci informa che gli aborigeni l'hanno eletta a loro portavoce nel mondo dell'uomo civilizzato, che essi definiscono mutante. Durante questo viaggio a piedi, priva di ogni comfort, nutrendosi fra le altre cose di insetti e di radici, Marlo Morgan scopre una nuova forma di contatto profondo con la natura. Questa forma di contatto, oltre a garantire ai membri della tribù una completa soddisfazione e autorealizzazione, permette loro di comunicare telepaticamente (capacità che noi civilizzati avremmo perso per troppa chiusura in noi stessi), sentire in anticipo gli avvenimenti e altre amenità varie. Giusto per far inorridire i lettori medici, viene spacciata per vera la guarigione di una frattura esposta con un impacco d'erbe, nel breve volgere di una mezza giornata. Viene altresì detto che, grazie a tale rapporto privilegiato con la natura, gli aborigeni vivono 120-130 anni, scegliendo loro stessi il momento di morire. La parte più comica, a mio parere, è quando gli animali vengono ad offrirsi spontaneamente ai cacciatori della tribù per essere mangiati, coscienti che tale è il loro destino.

La domanda a questo punto sorge spontanea: perché Marlo non se ne è rimasta in Australia a godersi la sua felicità? Ovviamente, perché gli aborigeni l'hanno incaricata di portare a noi il loro meraviglioso messaggio. Che, guarda caso, potrebbe essere riassunto con "vogliamoci bene, abbiamo cura dell'ambiente, stiamo contenti". Perché poi non mostra a tutti questa meravigliosa tribù, propagandando così il messaggio in modo molto più efficace? Per proteggerli dalla curiosità, naturalmente. Incidentalmente, Marlo Morgan ci ha guadagnato personalmente almeno tre miliardi di lire. Il suo libro, che racconta com'era bello disidratarsi nel deserto raccogliendo sterco secco per accendere il fuoco la notte, non ha avuto difficoltà ad inserirsi nell'industria letteraria internazionale, divenendo un best-seller che conta almeno 17 traduzioni tra cui, purtroppo, quella in italiano. Il libro è molto diffuso e perciò mi capita di incontrare persone che lo hanno letto.

Ma cosa pensano gli aborigeni di tutto ciò? Grazie a Internet, ho potuto chiedere lumi direttamente in Australia. Ebbene, Marlo Morgan si è inventata tutto e la commissione per la conservazione della cultura aborigena si è recata negli USA per protestare, dicendo che "se si diffondono libri come questo, la prossima generazione di aborigeni non potrà più capire le proprie radici culturali". Non solo le parti magiche sono inventate, ma anche il resto!

Non voglio entrare nel merito dei vari espedienti narrativi che l'autrice mette in atto per convincere i lettori della veridicità di quanto affermato nel libro, tanto sono quelli che ben conosciamo, come ad esempio: "Che motivo avrei di mentire? Non ci guadagno nulla." Merita tuttavia una menzione d'onore la commovente lettera che chiude il libro, magnificandone le virtù e la veridicità, firmata da un ipotetico capo aborigeno di nome Burnam Burnam. A nulla vale ricordare che la tribù è stata ripetutamente descritta come analfabeta.

In ogni caso, tra breve anche i fortunati analfabeti (sono infatti più vicini alla natura) potranno godersi la storia di Marlo Morgan: sta per uscire infatti il film. Per i pochi che si fossero persi quello su Uri Geller.

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