Il Goji miracoloso

E poi: il velo di Manoppello, le leggende metropolitane, l'incoerenza di Nostradamus, il monolite di Baalbek, l'effetto Kirlian...

Vi scrivo perché il mio istruttore di arti marziali mi ha consigliato il Goji, un frutto apparentemente quasi miracoloso. Cercando su internet, ho visto che è venduto da siti di orientamento New-Age, al che mi sono un po' insospettito. Sapete dirmi di più? Grazie e complimenti per il vostro lavoro.
Riccardo

Risponde Fabrizio Marchesano:
Il Goji (o Wolfberry) è il frutto della pianta nota con il nome scientifico di Lycium barbarum o più comunemente "licio". È un frutto molto nutriente e contiene diversi principi attivi. Nulla di diverso rispetto a molti altri prodotti della natura, dunque. Perché allora attorno al Goji è stato costruito un vero e proprio business di compravendita (è sufficiente inserire su Google la sola parola "Goji" come chiave di ricerca per verificarlo)? Perché grazie alle sue proprietà benefiche, il Goji è da sempre associato alla medicina tradizionale cinese, pratica che in Occidente viene spesso "spacciata" come miracolosa e mistica. Il che, detto per inciso, ha contribuito a ridurne l'importanza e il valore che ha da un punto di vista storico. Da qui alla vendita di Goji come "frutto miracoloso" il passo è stato breve. Alcune leggende non documentate parlano di monaci che, bevendo l'acqua di un pozzo in cui erano cadute alcune bacche di Goji, divennero eccezionalmente forti e longevi, scoprendo così le straordinarie capacità di questo frutto. In internet si trovano addirittura dei siti che propongono la vendita on-line di questo frutto, siti le cui pagine sono state scritte utilizzando evidentemente un traduttore automatico, per esempio questo: www.gojijuiceguide.com/italian.php (d'altronde, come tutti sanno, «con i secoli, le bacche di Goji si sono trasformate in una graffetta»... o no?). Questo non significa naturalmente che sia inutile o dannoso cibarsi del Goji: le sue proprietà nutritive sono reali. Ma non vale la pena spendere cifre elevate acquistandolo via internet quando probabilmente lo si trova a prezzi ben più accessibili in qualche negozio specializzato. E, ovviamente, è importante non aspettarsi un effetto "spinaci di Braccio di Ferro" dal suo utilizzo.

Manoppello: il volto di Gesù?


In occasione della visita papale a Manoppello, si è ricominciato a parlare di quella che secondo la cristianità è la raffigurazione del volto di Gesù. In giro, come al solito, si sentono le teorie più disparate; alcuni personaggi sfidano i cosiddetti "scientisti" a confutare la veridicità dell'oggetto. Come al solito, non si può puntare sulla televisione, che è diventata - soprattutto in questi ultimi tempi - il megafono della superstizione e dello spiritualismo (scambiati per "apertura mentale" e "antidogmatismo"). Ho sentito per esempio un prelato dire tranquillamente che l'immagine non è stata creata con alcun pigmento e che è sovrapponibile alla Sindone (la cui autenticità è stata già da tempo messa in dubbio in maniera oserei dire definitiva, grazie soprattutto al CICAP, e che ormai solo alcuni personaggi disperati continuano a prendere in considerazione). Non sarebbe meglio fornire delle informazioni riguardo all'immagine di Manoppello, in modo da impostare il discorso ascoltando anche la famosa "altra campana"? In sostanza: a che periodo risale? Sono state fatte ricerche sui pigmenti e in che modo? Ho notato una cosa: il telo è 17x24 cm: mi scusino gli apologeti, ma a me sembra un po' strano che un intero volto umano entri interamente (l'immagine mostra persino i capelli e c'è anche qualche centimetro di contorno esterno) in un telo così piccolo, considerando che deve essere steso e si deve adattare alle pieghe del naso, del mento, eccetera. Inoltre, mi dovrebbero spiegare come fanno gli occhi a rimanere impressi... A meno che, per spiegarlo, non si ricorra al solito espediente del "mistero"...
Valentino Salvatore

Risponde Gian Marco Rinaldi:
Abbiamo già pubblicato un articolo sul Volto Santo di Manoppello sul n. 62 di S&P (luglio/agosto 2005) e l'articolo si può anche leggere sul sito del CICAP (per utenti registrati su CICAP Extra). Seguiamo con attenzione l'evolversi della vicenda e contiamo di tornare sull'argomento in un prossimo futuro. Infatti, questo caso è interessante perché fornisce un'occasione unica per assistere alla nascita della credenza in una reliquia di Cristo. Le reliquie di Terrasanta erano innumerevoli nel Medioevo, ma poi sono andate sparendo quasi tutte. Si pensava quindi che in epoca moderna si potesse veder morire una reliquia, ma non ci si aspettava di vederla nascere.
Non essendo io un esperto di storia dell'arte, nell'articolo non mi ero pronunciato sulla datazione e la provenienza del dipinto, in quanto mi aspettavo che avremmo presto sentito il parere di qualche storico. Non mi risulta che finora gli esperti si siano fatti vivi, almeno pubblicamente, e quindi aggiungo che, all'occhio di un profano, il ritratto di Manoppello sembra collocarsi in epoca fra Quattrocento e inizio Cinquecento e provenire da un Paese nordeuropeo. Quanto all'ipotesi che è stata avanzata (ne facevo cenno nell'articolo), secondo cui questo sarebbe il dipinto perduto del Dürer di cui parla il Vasari, non oso pronunciarmi. I quadri del Dürer sono troppo belli perché il Cristo di Manoppello possa reggere il confronto, se non si vuol pensare che il pittore fosse in quella occasione limitato dalla scelta di usare un supporto (un velo così sottile) e una tecnica insoliti. Tuttavia non ho potuto fare a meno di notare che una caratteristica singolare per quell'epoca, la bocca semiaperta con i denti visibili, si ritrova almeno tre volte nei dipinti del Dürer, senza contare disegni o incisioni. Ma di questo e altro avremo occasione di riparlare.

Coca-Cola e Mentos: intruglio mortale?


Vi scrivo riguardo alla "notizia" del ragazzo di San Paolo morto per aver ingerito Coca Cola e una Mentos. Ho cercato un po' in rete, ma non ho trovato né conferme né smentite convincenti. Vi invio di seguito il testo completo del racconto che si è diffuso via posta elettronica sperando che possiate fare chiarezza sulla vicenda. Grazie.
Massimo Chiari
«Nell'aprile dello scorso anno un ragazzo di 10 anni, studente nel collegio Dante Alighieri di San Paulo e senza alcun problema apparente di salute, bevve una lattina di Coca Cola Light nel bar della scuola. Rientrando in classe, ingerì una pasticca della famosa marca Mentos. E qui iniziarono i  problemi. Pochi minuti dopo, il ragazzo cominciò a sentirsi male. Sentì un forte dolore allo stomaco e cadde sul pavimento della classe. La professoressa, disperata, mandò a chiamare un'ambulanza, perché il ragazzo era pallido e in stato di incoscienza. I genitori furono avvertiti, ma il ragazzo arrivò morto all'ospedale con lo stomaco gonfio, e asfittico. La morte del ragazzo fu causata dalla vera e propria BOMBA che risulta dalla miscela delle sostanze presenti in questi due "alimenti". Secondo Alexandre B. Mergenthaler, Prof. Dott. dell'Istituto di Chimica dell'Università di San Paolo, l'origine dei problemi che condussero alla morte del ragazzo era la "pesante" miscela dei componenti esistente nei prodotti "light", come l'Acesulfame K INS 930 che, misturato agli  aromi artificiali contenuti  nelle pasticche Mentos, dà origine a una sostanza altamente venefica, la Ta9V4. Questa sostanza genera alti livelli di liberazione di gas fino all'esplosione! Vari casi simili (e anche mortali) già sono accaduti negli Stati Uniti. Intanto, la Coca-Cola e la Mentos non si pronunziano sul fatto.»

Risponde Silvano Fuso:
La notizia è curiosa e, già a prima vista, sa tanto di bufala telematica. Cercando un po' in rete, ho scoperto che il collegio "Dante Alighieri" esiste davvero. Tuttavia esiste anche una smentita ufficiale dello stesso collegio (visibile qui: www.cocacolabrasil.com.br/arquivos/boatos/carta.jpg ), in cui si afferma che nessun incidente del tipo descritto si è mai verificato. Inoltre, esiste anche una dichiarazione dell'Istituto di Chimica dell'Università di San Paolo in cui si precisa che non esiste alcun docente di nome Alexandre B. Mergenthaler. Il sospetto che si tratti quindi un una bufala viene presto confermato. Non è la prima volta che la Coca Cola è oggetto di leggende metropolitane. All'origine della bufala vi è probabilmente lo strano comportamento che si ottiene introducendo le caramelle Mentos nella Coca Cola. Comportamento che viene ben illustrato nel video che appare qui: www.eepybird.com/dcm1.html e in questo blog:http://gds75.blogspot.com/2006/08/esperi-mentos.html . La spiegazione che viene data nel testo della mail appare tuttavia piuttosto fantasiosa. Non si tratta infatti di strane reazioni tra gli ingredienti della bevanda e delle caramelle, ma di un fenomeno più semplice. La solubilizzazione degli zuccheri delle caramelle nella bevanda produce la liberazione dell'anidride carbonica disciolta nella bevanda stessa. Lo stesso fenomeno può essere osservato versando un cucchiaino di zucchero in un bicchiere di acqua minerale gassata: una vivace effervescenza si sviluppa istantaneamente.

Nostradamus credeva a Nostradamus?


Sono un ragazzo di 21 anni molto appassionato a tutto ciò a cui l'uomo non è ancora riuscito a dare una risposta. Vorrei porre a Massimo Polidoro il seguente quesito: perché, secondo lei, se Nostradamus previde la fine del mondo per il 1999, continuò comunque a fare profezie per un futuro che non poteva esserci?
Luca Borroni
  Risponde Massimo Polidoro:
In effetti, se qualcuno si fosse fatto questa domanda, si sarebbe forse reso conto di quanto le profezie di Nostradamus siano solo parole scritte sulla sabbia. Probabilmente, nemmeno lui credeva tanto alle sue facoltà profetiche... Se vuoi saperne di più sull'argomento, ti consiglio di leggere due ottimi libri: il primo è Nostradamus - Profezie, a cura e traduzione di Paolo Cortesi, autore anche di diversi articoli sul tema per Scienza & Paranormale, che è stato pubblicato dalla casa editrice Newton nel 2003; il secondo è La maschera di Nostradamus, scritto da James Randi e pubblicato da Avverbi nel 2001.

Il monolite di Baalbek


Nella località di Baalbek, nel sud del Libano, si trova un monolite del peso stimato di 1.200 tonnellate. Vorrei sapere quante persone sono state necessarie per sollevarlo, spostarlo di tre chilometri e posizionarlo assieme ad altri tre in perfetto allineamento e facendo ciò senza utilizzare le tecnologie moderne, ma solo con i mezzi che erano disponibili circa 4.000 anni fa. Grazie.
M.G.
 
Risponde Marcello Garbagnati:
Non sono un esperto del "reperto" in questione, tenterò comunque di rispondere usando il buon senso e qualche conoscenza che ho acquisito studiando i grandi monumenti dell'antico Egitto. Cercando su internet informazioni sul monolite di Baalbek, ho trovato che il peso del masso varia tra le 750 e le 2.000 tonnellate; una notevole differenza che potrebbe far variare moltissimo le tecniche utilizzate per il suo trasporto. Secondo Wikipedia, in epoca ellenistica venne iniziata la costruzione di un tempio di forme greche per il quale si approntò una gigantesca piattaforma (88x48 m). Per questa costruzione vennero impiegati blocchi colossali: tre che costituiscono il cosiddetto trilithon e pesano circa 750 tonnellate ciascuno, mentre un quarto blocco, di dimensioni ancora maggiori (21,5 m di lunghezza con una sezione quadrata di 4,3 m di lato), oggi conosciuto con il nome di "pietra della gestante" venne abbandonato nella cava. Le problematiche relative al trasporto del monolite sono a mio avviso le stesse dei grandi blocchi delle piramidi egizie e per fornire una risposta plausibile bisogna perlomeno conoscere le caratteristiche dell'ambiente in cui si trova, o meglio si trovava al momento della posa in opera. Alcune delle informazioni essenziali riguardano la morfologia del terreno e il tipo di legname a disposizione. Si tenga presente che i romani hanno spostato l'obelisco Lateranense di ben 455 tonnellate per almeno 2.000 km (Karnak, Alessandria, Costantinopoli, Roma). Pur essendo trasporti che presentavano enormi difficoltà, venivano effettuati con una certa regolarità (così per esempio per tutte le colonne del Pantheon anch'esse provenienti da Karnak) e sempre ben documentati. In definitiva, direi che fare un calcolo di distribuzione del peso del monolite per n persone, senza conoscere tutti i particolari "ambientali", fornirebbe una risposta distante dalla realtà.

I fiori di Bach e l'effetto placebo


Vi scrivo per avere informazioni circa l'efficacia delle terapie che utilizzano i fiori di Bach. In un articolo del Dott. Nobile e del Dott. Fuso, ho letto che questo metodo di cura, come gli altri definiti alternativi, non ha superato il test del "doppio cieco". In un altro articolo, il Dott. Garlaschelli scrive invece che pazienti sottoposti a medicamenti di tipo placebo arrivano a presentare miglioramenti fino al 30 per cento. Ciò che intendo sapere è: acclarato che la disciplina New Age porta con sé benefici concreti, un uso intensivo o l'associazione di più terapie può arrivare produrre gli stessi benefici di un farmaco? In altre parole, potenziando la cura, anche trattandosi di medicina alternativa, per quale motivo non possono ottenersi i medesimi risultati della medicina tradizionale?
Luca
  Risponde Silvano Fuso:
Per rispondere alla sua domanda, occorre chiarire una cosa fondamentale. L'effetto placebo è sempre presente in qualsiasi atto medico, tradizionale o alternativo che sia. Ma, affinché una pratica medica possa essere considerata efficace, deve dimostrare di avere un'efficacia superiore all'effetto placebo. La terapia dei fiori di Bach e molte altre terapie alternative non hanno mai ottenuto questa dimostrazione. Purtroppo non è affatto acclarato che le terapie di stampo New Age portino benefici concreti. Non capisco bene cosa lei intenda quando parla di potenziamento di una terapia. Credo che si riferisca all'aumento delle dosi dei rimedi impiegati. Se è così, non è detto che il "potenziamento" di una terapia inefficace produca effetti significativi. I farmaci efficaci hanno effetti biologici dimostrati, la cui intensità dipende generalmente dal dosaggio. Ma per i rimedi alternativi nulla di tutto ciò è mai stato dimostrato. Analogamente, l'associazione di più terapie inefficaci non produce affatto risultati apprezzabili.

La grafologia è una scienza?


Volevo sapere che cosa ne pensa il CICAP della grafologia; so che viene utilizzata nei tribunali per stabilire la paternità di uno scritto e attualmente è in uso come sistema di selezione del personale o per stabilire la personalità di un individuo. Nella mia città (Padova) vi è anche una scuola triennale e a Urbino addirittura ne hanno fatto un corso di laurea. Si può ritenere una valida disciplina o è da annoverarsi tra le numerose pseudoscienze? Grazie
A. C.
  Risponde Armando De Vincentiis:
La grafologia non è suffragata da alcuna conferma sperimentale. In alcune occasioni vengono effettuate addirittura delle diagnosi molto dettagliate solo sulla base di alcuni tratti caratteristici della grafia di una persona, tendenza del segno a destra, a sinistra, tratto insicuro, eccetera. Tuttavia, non vi è un riscontro con la realtà dei fatti. Inoltre non esiste nemmeno un esame specifico nei corsi di laurea in psicologia. Nella grafia si può riscontrare certamente un tratto nervoso, insicuro, ma nessuno può davvero affermare se una lettera piena e panciuta come la "b" o la "o" possa evidenziare un tipo di personalità differente rispetto a una persona che tratteggia delle "b" e delle "o" sottili e allungate. Diverso è il discorso per quanto riguarda le perizie calligrafiche utilizzate nei tribunali, che però si pongono unicamente l'obiettivo di stabilire la paternità o meno di una certa grafia. Per maggiori approfondimenti sulla grafologia può consultare l'articolo Grafologia: scienza o pseudoscienza? di Matteo Rampin, pubblicato su S&Pn. 55.

Effetto Kirlian e arti amputati


Ho notato che nell'articolo "Effetto Kirlian" di Marco Morocutti, sul vostro sito, non si prende minimamente in considerazione il fenomeno per il quale, anche dopo l'amputazione di un arto, permane la cosiddetta "aura" nella parte mancante. Come lo spiegate? Sarei curioso di saperlo.
Alessandro Reggiani

Risponde Marco Morocutti:
In effetti, sui testi che trattano della camera Kirlian viene talvolta citato il notevole fenomeno che lei ricorda. Secondo quanto si legge, in alcune immagini Kirlian vi sarebbe la persistenza di un'"aura" anche in corrispondenza di una parte del soggetto che è mancante. Ciò starebbe a indicare che la luminescenza è dovuta a una sorta di "corpo eterico", che si troverebbe in un certo senso "in parallelo" al corpo fisico. Quando una parte di quest'ultimo viene a mancare, si noterebbe comunque la presenza della componente "eterica", a conferma che in quella posizione vi era in precedenza una parte del corpo fisico. Una famosa immagine che illustra il fenomeno rappresenta una foglia a cui è stata tolta una parte, e in corrispondenza della parte mancante si vede ugualmente la luminescenza Kirlian. Il problema, relativamente a questo presunto "effetto arto fantasma", è molto semplice. Se si prova a eseguire una fotografia Kirlian usando ad esempio una foglia, e se ne rimuove una parte, ciò che accade è che non si vede nessuna luminescenza in corrispondenza della parte mancante. Io stesso ho fatto questa prova con una apparecchiatura Kirlian, e non ho riscontrato nulla di anomalo: la luminescenza circonda la sagoma della foglia e nella parte tagliata non si vede nulla. A mio parere, la vicenda dell'aura nella parte mancante ha tutti i presupposti per essere una storia senza dubbio affascinante, che viene raccontata da autore ad autore, trascritta su libri e riviste come se fosse vera, ma che non è mai stata verificata al di là di ogni ragionevole dubbio. Forse avrà notato anche lei che riguardo a questo non si trovano praticamente mai riferimenti precisi, e mentre esistono moltissime immagini Kirlian "normali", le rappresentazioni dell'"aura fantasma" sono quasi inesistenti. Insomma: ci sono tutti i presupposti per pensare che si possa trattare di una leggenda, particolarmente suggestiva perché ben si inquadra nella teoria secondo cui l'alone Kirlian rappresenterebbe l'aura che circonda ogni essere vivente. Un'altra indicazione del fatto che si tratti di una leggenda sta proprio in quello che lei racconta, parlando addirittura della fotografia Kirlian di un arto amputato. Qui si va molto oltre una semplice foglia ritagliata con le forbici: chi avrebbe eseguito la fotografia di un arto amputato? Su quale persona? Dove e alla presenza di chi? Con quali controlli? Io credo che, partendo dalla storia della foglia, peraltro mai verificata, la leggenda si sia tramandata di bocca in bocca, trasformandosi fino a raccontare di un'aura attorno a un arto mancante. A ogni modo, se lei fosse in possesso di riferimenti precisi, si potrebbe provare ad approfondirli per cercare di verificare la notizia. Come nota finale, preciso che esiste una piccola possibilità di ottenere un effetto "arto fantasma" per errore. Se si mette fra le piastre di una macchina Kirlian una foglia umida, e poi se ne elimina una parte, potrebbe vedersi ugualmente una debole luminescenza in corrispondenza della zona in cui è rimasta l'umidità della foglia. Dico "potrebbe", perché, come le dicevo, a me l'esperimento non è riuscito, e non conosco nessuno che sia stato in grado di riprodurre il fenomeno. A meno di non usare trucchi fotografici: un tempo difficili da realizzare, ma che al giorno d'oggi sono alla portata di ogni persona esperta nella grafica al computer; ma questa è tutta un'altra storia...

La leggenda del "munaciello"


A Napoli, molto diffusa è la credenza nel "munaciello", un omino dal corpo sproporzionato che vagherebbe in alcune abitazioni e, a seconda del grado di simpatia o antipatia verso gli abitanti, fa ritrovare o scomparire monete e oggetti preziosi. Addirittura, mi hanno raccontato che, un anno fa, in una villa vesuviana, abitava una famiglia con una neonata. La villa fu affittata pagando un canone molto basso, poiché si voleva sfatare la credenza di una probabile presenza di fantasmi in essa. I coniugi dovettero scappare, poiché tra i tanti comportamenti di questo fantasma ci furono per esempio: la scomparsa di vestiti della bimba e la comparsa "sfuocata", in ogni fotografia del battesimo, di un personaggio assolutamente sconosciuto e non invitato dalla famiglia! E questo autoinvitato, per di più, compare sempre alle spalle della piccola creatura. La famiglia ha conservato le fotografie. Come si spiega?
Vincenzo Tafuri

Risponde Silvano Fuso:
Ho sentito parlare del "munaciello" durante un mio recente soggiorno a Napoli. Parlando con le persone che ne sostenevano l'esistenza, mi sono reso conto che nessuno era stato testimone diretto dei fatti narrati, ma ne era venuto a conoscenza solamente da amici e conoscenti. In pratica anche per il munaciello si evidenzia il meccanismo di trasmissione tipico delle legende urbane. Non è nemmeno da escludere, inoltre, che in certi casi i fatti narrati siano frutto di scherzi di dubbio gusto realizzati da qualcuno per semplice spirito di burla o per fini particolari (ad esempio, il deprezzamento di un immobile, come nel caso da lei citato). In ogni caso, non vi è alcun elemento che possa far pensare a una reale esistenza del munaciello come creatura sovrannaturale.